FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA: COMUNICATO STAMPA

Comunicato stampa del 26/06/2014

 

 

Bonifiche. Miracolo del Governo Renzi, 30.000 ettari di nuove aree industriali in Sardegna e migliaia in altre parti d’Italia!

 E’ solo un favore ai vertici militari, si alzano i limiti per l’inquinamento dei suoli di 100 volte.

Il decreto 91/2014 pubblicato ieri sulla gazzetta Ufficiale, chiamato in maniera tragicomica “Ambiente Protetto” dal Ministro Galletti, è un vero e proprio vergognoso colpo di spugna sullo stato di contaminazione delle aree militari del paese.

l Governo Renzi moltiplica le aree industriali del paese ma l’obiettivo non è creare occupazione ma mettere sotto al tappeto la contaminazione dei suoli delle aree militari alzando anche di 100 volte i limiti di legge.

Il decreto 91/2014 pubblicato ieri sulla gazzetta Ufficiale, chiamato in maniera tragicomica “Ambiente Protetto” dal Ministro Galletti, è un vero e proprio vergognoso colpo di spugna sullo stato di contaminazione delle aree militari del paese. Decine di migliaia di ettari distribuiti in tutto il paese occupati da poligoni militari, campi di addestramento, caserme, e in cui sono state svolte per decenni attività che possono aver liberato sostanze pericolose (si pensi ai continui brillamenti di cariche nei poligoni) ora vengono equiparati ad aree industriali per i quali la legge prescrive soglie di contaminazione molto più alte.

Il decreto prevede, infatti, che nelle aree militari si deve far riferimento ai limiti della colonna B della tabella relativa alle soglie di contaminazione dei suoli del decreto Legislativo 152/2006, quella relativa alle aree industriali, e non già alla colonna A, quella con i limiti per le aree residenziali e a verde.

Per fare un esempio, nelle aree a verde la soglia per il Cobalto è 20 mg/kg mentre per le aree industriali è 250 mg/kg, più di 10 volte. Per la sommatoria dei composti policiclici aromatici (tra cui diversi tossici e/o cancerogeni) addirittura il limite per le aree industriali è più alto di 100 volte (1 mg/kg contro 100 mg/kg). Il benzene, cancerogeno di prima classe per lo IARC, ha un limite più alto di venti volte (0,1 mg/kg contro 2 mg/kg). Per il tetracloroetilene, un altro sospetto cancerogeno e tossico per il fegato, il limite è 40 volte più alto.

Il tutto in aree che spesso appaiono come ampie zone verdi coperte da macchia mediterranea e boschi! Si pensi a Capo teulada e Quirra (Perdasdefogu) in Sardegna oppure a Monte Romano in Lazio (vasto 5000 ettari!).

Il Decreto di fatto impedirà l’alienazione delle aree militari a favore di regioni e comuni che li richiedono da tempo per un loro uso civile perché si prevede che in tal caso si debba tornare a considerare la tabella A, quella con i limiti più stringenti. A quel punto chi sarà così incauto da proporre di spendere centinaia di milioni di euro per le bonifiche in presenza di una legge che consente di rispettare la legge con limiti molto più elevati e senza spendere un euro?

 

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2014/06/24/14G00105/sg

http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/06152dl2.pdf

https://www.facebook.com/media/set/?set=a.198176676859980.55303.168610433149938&type=3

QUIRRA, SUPERPERIZIA DEL TRIBUNALE

Sul caso Quirra le conclusioni del perito del Tribunale, prof.  Mariani, non confermano e non smentiscono la contaminazione ambientale, rinviano a ulteriori ricerche. I risultati non stupiscono. La metodologia di ricerca utilizzata dal superperito incaricato dal giudice Clivio si è rivelata da tempo inadeguata. E’ la stessa usata nel 2001 dall’UNEP (United Nations Environment Program) in Kosovo dove sono state sparate dieci tonnellate di uranio impoverito, stando alle documentazioni Nato corredate dalle mappe dei punti d’impatto. La “classica” analisi geochimica delle matrici ambientali (suolo, acqua ecc.) in quella situazione ha rilevato: “Non esiste alcuna contaminazione diffusa e misurabile”. L’UNEP, però, ha concluso con l’ ammissione di avere usato una tecnica non idonea e ha indicato metodologie più consone.

 

Scienza a parte, però, basta un briciolo di buon senso per capire che sostanze tossiche e nocive, se sparate o fatte brillare, si frantumano in un aerosol di polveri sottili e sottilissime, si disperdono a grandi distanze, non restano strette strette appollaiate su un albero o una roccia nel punto d’impatto, non resistono immobili per anni e anni alla forza dei venti, al dilavamento delle piogge, alla voracità di capre, api e pesci, ma in gran parte sono trasferite nel corpo di chi l’aerosol respirò, di chi quel formaggio, quel miele, quel pesce mangiò e si ammalò.

 

Dopo i risultati ottenuti dalla perizia la patata bollente torna al giudice Clivio, il 18 giugno dovrà decidere se affossare l’inchiesta del pm Fiordalisi o rinviare a processo gli imputati eccellenti o avviare l’ennesima puntata della telenovela “Ricerca scientifica infinita” come suggerisce il superperito prof. Mariani. Ricordiamo la valenza del principio di precauzione:

“L’assenza di certezze scientifiche non deve servire da pretesto per ritardare l’adozione di misure” ( ONU, art 15 protocollo di Rio 1992). “L’interesse nazionale cede di fronte al superiore interesse pubblico costituito dalla tutela della salute (…) che va protetta contro ogni iniziativa ostile da chiunque provenga e con la conseguenza che ha anche una valenza incondizionata. La tutela comprende le ipotesi in cui i rilievi scientifici non hanno raggiunto una chiara prova di nocività” (6/10/011 sentenza del TAR Sardegna di sospensiva all’installazione dei radar).

Comunicato Comitato Sardo Gettiamo le Basi

APOLOGIA DI REATO?

Il Capo di Stato maggiore della Marina, Binelli Mantelli, non si è fatto sfuggire i riflettori dei media sulle manovre di guerra in corso in Sardegna e ha colto l’occasione per reclamizzare la linea “classica”, illustrata anche lo scorso agosto dal ministro della Difesa in visita a Cagliari, in perfetta continuità con tutti i precedenti ministri e stati maggiori: il ruolo strategico della Sardegna è in crescendo per importanza, i poligoni concentrati nell’isola sono di alto valore militare, sono “i gioielli della Corona”, di conseguenza, sono intoccabili, indismissibili, l’occupazione militare si rafforza.

La valutazione della rilevanza militare dell’isola e dei poligoni-gioiello è ineccepibile, la conferma arriva persino dalla classifica delle forze armate Usa che pongono Capo Teulada tra i tre bombing test ranges di eccellenza dell’intero pianeta.
E’ invece intollerabile la conclusione dell’intangibilità e perpetuità della schiavitù militare inferta alla Sardegna. E’ configurabile come istigazione e apologia del reato compiuto ininterrottamente da tutti i ministri della Difesa con l’avallo dei rispettivi governi di vario colore politico. Infatti l’uguaglianza, l’equa ripartizione di obblighi e gravami, di qualunque tipo, tra cittadini come tra Regioni, è il pilastro dell’ordinamento giuridico dell’Italia. Nello specifico, la legge 104 del 1990 ha imposto al ministero della Difesa l’obbligo di eliminare le situazioni di squilibrio tra le Regioni, cioè liberare la Sardegna dall’abnorme e iniquo surplus di gravami militari che la penalizza – il + 60% rispetto alla penisola – porla in condizioni di parità con le altre Regioni.
Dal 1990 a oggi tutti i ministri della Difesa hanno evaso, impuniti, l’obbligo di legge.

Le dichiarazioni dell’ammiraglio e del ministro sono anche l’ennesimo, impietoso smascheramento della bufala della pronta liberazione di Capo Teulada e Capo Frasca senza colpo ferire spacciata ai sardi dai vari politicanti travestiti da liberatori della Sardegna dal giogo militare. Il seducente miraggio – messo a punto e ampiamente propagandato quando è diventato reale il “rischio” di chiusura del gioiello Quirra per intervento della magistratura – ha come “ovvia” contropartita proprio il potenziamento del poligono della morte Salto di Quirra. Grattate via le accattivanti parole dei “nostri rappresentanti”, si sprigiona il tanfo dell’apologia di reato e dell’istigazione a violare la legge a danno dell’isola. Infatti, non si esige il ripristino della legalità, l’equiparazione della Sardegna alle altre Regioni, si mendica lo smantellamento di solo un terzo del surplus obbligatorio da eliminare.
Il diritto di eguaglianza non è merce in vendita a saldo!
Anche la linea dei nostri politicanti è immutabile nel tempo. E’ riassumibile in pochi capisaldi: occultare, fingere d’ignorare il disposto normativo, l’indecenza di ministri della Difesa fuorilegge da oltre un ventennio; appellarsi a vaghe promesse ministeriali e vacui atti istituzionali non cogenti; dare ad intendere che sapranno convincere ministri e vertici militari che  due dei tre “gioielli della Corona” sono inservibili fondi di bottiglia; propinare stravaganti analisi geostrategiche sul nuovo ruolo della Nato di protezione civile e sostegno umanitario. A seguire le loro elucubrazioni parrebbe che la Nato abbia ripudiato la guerra e stia attuando il disarmo!

Una vertenza condotta su un’analisi bislacca della realtà e con strumenti spuntati ha la certezza del fallimento. Però è prevedibile che porti ai “salvatori della patria sarda” un po’ di voti, traducibili in poltrone. Il gioco, per loro, vale la candela.

 

Comitato sardo Gettiamo le Basi

LETTERA APERTA AL GOVERNO ITALIANO E ALLA CLASSE DIRIGENTE SARDA

CONFEDERAZIONE SINDACALE SARDA:

Prof. Mario Monti

Presidente del Consiglio dei Ministri

ROMA

Dr.Corrado Passera

Ministro dello Sviluppo Economico

ROMA

e p.c.

On.Ugo Cappallacci

Presidente della Giunta Reg. le della Sardegna

On.Claudia Lombardo

Presidente del Consiglio Reg. le della Sardegna

On.li Capi-Gruppo del Cosnsiglio Reg. le della Sardegna

CAGLIARI

Egregio Sig.Presidente,

Egregio Sig.Ministro,

le forti proteste, l’occupazione permanete dei pozzi della miniera di Nuraxi Figus da parte dei minatori, le manifestazioni che si susseguono in tutta l’Isola ormai da mesi non solo da parte degli operai dell’Alcoa ma di tutte le  categorie produttive dai pastori agli agricoltori, dagli operatori del commercio  e delle attività turistiche,dagli artigiani agli stessi imprenditori delle piccole e medie imprese , sono l’evidenza della gravità e drammaticità della situazione sociale e occupazionale della Sardegna percepita e diffusa in tutti i territori dell’Isola.

Questo è il significato vero e “nobile “ dell’ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio Regionale della Sardegna in soli tre minuti nella seduta del 29 agosto 2012 per sottolineare l’urgenza di un intervento del Governo nazionale e regionale  immediato ed efficace mirato a scongiurare ulteriori e pericolose tensioni sociali.

Non vorremmo però che questa unanimità oscurasse o peggio negasse le posizioni come la nostra ma di numerosissimi sardi di severa e aperta critica agli sprechi di gestione della Carbosulcis, che in 12 anni ha disperso quasi 700 milioni di euro e che ora dichiara perdite per 16 milioni di  euro. Non solo ,perciò,si rende necessario mandare a casa l’attuale dirigenza e l’intero CdA della Carbosulcis per manifesta incapacità, ma occorre assumere le decisioni urgenti sul Progetto CCS senza cedere a pressioni mirate da parte di chi mostra di avere altri interessi sul territorio del Sulcis per nulla coincidenti con gli interessi e le aspirazioni della popolazione che crede fortemente in un rilancio produttivo  e di sviluppo dell’intero territorio.

I lavoratori della Carbosulcis e dell’Alcoa lottano giustamente per il lavoro e sono determinati nel richiedere posti di lavoro veri e produttivi. Nessuno però deve confondere questa volontà né strumentalizzarla  a fini politici o peggio a bassa bottega elettorale come è avvenuto nel passato e purtroppo si ripete  ancora oggi.

La Confederazione Sindacale Sarda critica il nuovo Progetto conosciuto come CCS  (  Carbon Capture and  Storage ) sia perché siamo ben informati sugli esperimenti in atto in altri Paesi e soprattutto temiamo disastri come quello del Lago Nyos nel Camerum dove morirono migliaia di persone il 21 agosto 1986,ma anche perchè questo Progetto non porta sviluppo nel territorio e ha una ridotta ricaduta occupazionale.

L’investimento rilevante previsto ( 200 milioni ogni anno per  un periodo di 8 anni) potrebbe essere impegnato in imprese più efficaci unitamente all’apertura immediata e diffusa di cantieri per le bonifiche oggi ancora più urgenti. Si pensi solo alla pericolosità della presenza dei bacini dei fanghi rossi sette volte superiori all’entità del bacino che recentemente  ha provocato disastri in Ungheria.

Diversamente  il CCS rischia di trasformarsi nell’ennesimo aiuto di stato-sanzionabile dalla CE- col rischio concreto  di continuare ad alimentare l’assistenzialismo legato alle basse botteghe elettorali dei boss locali politici e purtroppo talvolta anche sindacali.

La Confederazione Sindacale sarda- CSS- unitamente a numerose Associazioni e Comitati di cittadini  come quello di Portoscuso e Carloforte  si batte perché siano attivati da subito i cantieri delle bonifiche dove troverebbero occupazione  molti lavoratori della Carbosulcis e della stessa Alcoa ed Euroallumina,ma anche molti giovani in cerca di occupazione e  numerosi cassaintegrati, che sono una grande forza lavoro in gran parte colpevolmente inutilizzata e forzatamente inoperosa.

Diciamo basta agli sprechi. Ci sono migliaia di giovani in Sardegna diplomati e laureati che hanno frequentato master nelle migliori Università d’Europa e del mondo. Essi sono scandalizzati ed impotenti davanti alle scelte che oggi si intendono fare e su cui sembra montante l’unanimismo di maniera grazie anche a certa Stampa e Tv che ci riempiono di programmi soporiferi o di falsae stucchevole solidarietà senza entrare nei problemi e quasi mai dando spazio alle voci critiche che non sono affatto una esigua minoranza anche in Sardegna,dove esiste una forte opposizione alle

Fabbriche come l’Alcoa , l’Euroallumina  e la Portovesme Srl fortemente inquinanti ed energivore che hanno assorbito fin troppe risorse pubbliche a scapito di altri progetti e produzioni come l’agroalimentare ,la pastorizia e agricoltura legata alle industrie di conservazione e trasformazione dei prodotti,la pesca,la cantieristica,l’artigianato e il turismo,settori dove è necessario modernizzare e investire e dove sono possibili migliaia di posti di lavoro a costi contenuti veri,utili e produttivi.

Chiediamo di essere ascoltati  come voci della società sarda perché l’unanimismo non sempre è vero consenso: c’è la paura, c’è il ricatto del posto di lavoro, c’è il venir meno della speranza.

C’è invece tanta intelligenza e voglia di nuova imprenditorialità in Sardegna che non è sufficientemente rappresentata né dall’attuale classe politica sarda né dalle stesse organizzazioni sindacali tutte in crisi di rappresentanza.

Serve giustamente una forte unità e coesione, ma essa deve poter raggiungere obiettivi credibili e concreti, altrimenti ci sovrasta nuovamente la maledizione dell’assistenzialismo che ci ha tarpato le ali e che ci ha consegnato la situazione catastrofica attuale. Oggi la Sardegna ed i Sardi hanno bisogno di scelte chiare e coraggiose,efficaci  senza ulteriori rinvii,capaci di aprire orizzonti nuovi.

Aiutateci a svoltare pagina, lasciandoci alle spalle gli errori del vecchio modello di sviluppo,che non solo è definitivamente tramontato, ma, che con la disperazione determinata dalla grave crisi socio-economica- occupazionale  rischia di ergersi come una barriera-ostacolo alla visione di futuro a cui hanno diritto tutti i sardi ad iniziare dalle giovani generazioni che meritano una  Sardegna migliore,pulita come è possibile oggi con le tecnologie e  con modelli di sviluppo ecocompatibili, che sono il segno del progresso moderno e della civiltà liberante.

CAGLIARI,31/08/2012

Il Segretario Generale della CSS, Dr Giacomo Meloni

I VENTI INDAGATI DELLO STRANO INQUINAMENTO DI QUIRRA

Clamorosi sviluppi dell’indagine sullo strano inquinamento di Quirra condotta dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Lanusei (OG) Domenico Fiordalisi: secondo notizie stampa, sembra che siano state ritrovate particelle di Torio, materiale radioattivo, nelle salme riesumate di pastori deceduti in zona.         

Indagati a vario titolo venti fra militari del Poligono Sperimentale e di Addestramento Interforze di Quirra, medici, docenti universitari, amministratori locali. 

Pesanti le ipotesi di reato contestate: omissione aggravata di cautele contro infortuni e disastri,   falso ideologico aggravato in atto pubblico e ostacolo aggravato alla difesa da un disastro, omissione di atti d’ufficio dovuti per ragioni di sanità e igiene, omissione dolosa aggravata di cautele contro infortuni e disastri e omissione di atti d’ufficio dovuti per ragioni di sanità e igiene, ostacolo aggravato alla difesa da un disastro e favoreggiamento aggravato.

 

Le valutazioni della Procura e le richieste di rinvio a giudizio saranno in seguito vagliate in sede di udienza preliminare dal G.I.P. di Lanusei.

 

SINDROME DI QUIRRA

In Sardegna è concentrato il 60% del demanio militare, 24.000 ettari di terra a fronte dei 16.000 distribuiti nella penisola. Al demanio si sommano le servitù, circa 11.000 hm, L’estensione delle zone aeree e marittime militarizzate non ha termini di raffronto, uno solo dei quattro tratti di mare annessi al poligono Salto di Quirra con i suoi 2.840.000 hm supera la superficie dell’isola, kmq 23.821. La quantità va collegata alla qualità.

Il 91% del demanio è usato per le devastanti attività life fire, con vero munizionamento da guerra, si articola in tre Poligoni Permanenti: Salto di Quirra (13.000 hm a terra), Capo Teulada (hm 7.200 a terra, 75.000 a mare) i più vasti e a più intenso utilizzo d’Europa, “i gioielli della Corona” stando alle valutazioni degli Stati Maggiori; Capo Frasca (hm 1.416 a terra, non quantificabili gli enormi spazi aerei e marittimi classificati Restricted e Danger). La limpida dicitura in inglese e spagnolo, “bombing test ranges” “campos de bombardeo”, indica bene l’impatto delle attività ed esime dal dettagliarne la distruttività.

I regolamenti Nato impongono la bonifica subito dopo ogni esercitazione, in Sardegna non sono mai stati applicati, la bonifica non è mai stata fatta. L’indagine commissionata dal ministero della Difesa al CNR (2005) su una parte del tratto di mare annesso al poligono di Teulada valuta tempi che non si discostano quelli standard indicati dai centri studi delle Forze Armate USA: 30 anni di lavori, a poligono spento, solo per rimuovere la ferraglia bellica. Nulla è stato fatto

La legge italiana (898/76, 104/90) sancisce che le installazioni militari causano alle popolazioni coinvolte un danno economico e sociale, di conseguenza, in base al principio di eguaglianza su cui si fonda tutto l’ordinamento giuridico, impone al ministro  della Difesa di provvedere all’equa redistribuzione dei gravami militari su tutto il territorio nazionale. Tutti i ministri hanno tranquillamente evaso l’obbligo.

Quirra è un pugno di case rurali a ridosso del più grande poligono d’Europa,il PISQ, “Poligono missilistico sperimentale Interforze salto di Quirra”. Il ridottissimo numero di residenti ha reso ben visibile e impossibile da nascondere la percentuale spaventosa di leucemie e alterazioni genetiche. E’ per questo motivo che in Sardegna dal 2001 si documenta e si denuncia la “Sindrome di Quirra”, l’espressione include le popolazioni decimate dalle stesse patologie, esposte ai veleni dei poligoni di Capo Teulada, Capo Frasca e della ex base nucleare US Navy di La Maddalena.

 Fino ad oggi Istituzioni, Autorità, classe politica, classi dirigenti, a livello nazionale e locale, si sono barricate e continuano a barricarsi dietro la negazione dell’evidenza . Dallo scorso anno il rifugio è sempre più precario a causa dell’intervento deciso della Magistratura. Tre generali comandanti del Pisq sono rinviati a giudizio con l’accusa di omicidio plurimo volontario, disastro ambientale e numerosi altri reati. Tre responsabili di due indagini “scientifiche” gestite da Nato e ministero della Difesa sono accusati di falso ideologico e collusione d’interessi.

L’Inchiesta della Procura di Lanusei, avviata nel gennaio 2011 in seguito alle notizie stampa del rapporto choc dei veterinari, ha portato e va portando alla luce  uno scempio ambientale che supera i  peggiori sospetti. Infonde speranza e allo stesso inquieta sapere che il procuratore Fiordalisi rappresenta un’eccezione nel panorama italiano governato dalla politica dello struzzo, preoccupa conoscere i tempi quasi biblici del sistema giudiziario dell’Italia, condannata ripetutamente dall’UE proprio per questa ragione. La strage in atto deve essere fermata subito. Intervenire con la dovuta urgenza, in tempi brevi, è compito del Governo, è decisione politica.

Si è arrivati al nocciolo del problema: l’incompatibilità in uno stesso luogo tra attività della popolazione e attività di guerra. La scelta è secca: prevale il principio di precauzione e il diritto alla salute e all’ambiente salubre o, invece, l’interesse economico e/o militare; si chiudono i poligoni o si deporta la popolazione.

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività” (art 32 Costituzione italiana).

Fonte dati

Comitato sardo Gettiamo le Basi   

…FINO A QUANDO?

« Questa terra non assomiglia ad alcun altro luogo. La Sardegna è un’altra cosa: incantevole spazio intorno e distanza da viaggiare, nulla di finito,   nulla di definitivo. È come la libertà stessa. »
(David Herbert Lawrence, da Mare e Sardegna, 1921)

Lo scenario.  Un territorio della superficie pari a 35.000 ettari è stato affittato alle installazioni militari. Sull’isola si trovano poligoni di tiro (Perdasdefogu), tratti di mare per le esercitazioni (capo Teulada), poligoni per le esercitazioni aeree (capo Frasca), aeroporti militari (Decimomannu) e depositi di carburante (nel cuore di Cagliari, alimentati da una conduttura che attraversa la città), senza contare le varie caserme e sedi di comando militare (Aeronautica, Marina). Si tratta di infrastrutture delle forze armate italiane e della NATO.

Alcune cifre: il poligono di Salto di Quirra – Perdasdefogu (Sardegna orientale) di 12.700 ettari e il poligono di Teulada di 7.200 ettari sono i due poligoni italiani più estesi, mentre il poligono NATO di Capo Frasca (costa occidentale) è pari a 1.400 ettari. A questi si devono aggiungere l’ex base NATO sull’isola della Maddalena, per sempre inquinata. Durante le esercitazioni militari, viene vietata la navigazione e la pesca su una superficie marina superiore ai 20.000 chilometri quadrati, una superficie quasi uguale a quella della Sardegna.

Che cosa si scopre? La valle di Quirra, una delle zone più belle e ancora selvagge della Sardegna, è stata trasformata in una cassaforte di veleni a cielo aperto. Nel corso degli anni si è messo il coperchio sulla pentola delle “polveri di guerra” che ha decimato un numero di abitanti e di militari che vivevano e lavoravano nel poligono e nei villaggi limitrofi. Ma adesso, grazie a un Procuratore, Domenico Fiordalisi, che è determinato a dare voce alle lamentele delle numerose vittime, la verità comincia a venire alla superficie. I “segreti” vengono alla fine portati alla luce della giustizia.

Con l’accusa di “disastro ambientale“, tre generali che sono stati al comando del poligono di Quirra, due tecnici e un ricercatore universitario sono accusati dal procuratore che sta indagando, da parecchi mesi, sui decessi per cancro di parecchi abitanti della zona di Quirra e su delle malformazioni dei neonati e del bestiame. Ci possiamo aspettare altri capi di accusa, visto il disastro ambientale e umano che, da anni, colpisce la Sardegna.

Tutto è iniziato nel 1956, quando il governo decise di installare, nel bel mezzo di una zona di incomparabile bellezza – dove nascono le viti, il mirto, gli aranci e che termina con una spiaggia ancora risparmiata dalle costruzioni -, un poligono di tiro, un centro di sperimentazione per i missili, un teatro per gli “war games” – giochi di guerra – a grandezza naturale e per la distruzione a cielo aperto di armi obsolete delle ultime guerre. Il poligono è affittato anche ad aziende di armamenti private, alla NATO e a vari eserciti di tutto il mondo, particolarmente a Israele. Durante gli anni, gli abitanti affermano di avere visto misteriosi camion, provenienti dall’”estero“, che sono entrati nel poligono e qui hanno scaricato armamenti dismessi che hanno fatto poi esplodere a cielo aperto. Durante gli anni, le guardie forestali hanno potuto constatare le malattie dei pastori e del bestiame, le pecore che saltavano in aria sulle bombe ancora funzionanti, sparse ovunque nei campi e sulla spiaggia.

Le più importanti aziende di armamenti (Aérospatial, Orlikon-contraves, Finmeccanica) ancora prendono in affitto questo spazio naturale per eseguire le loro sperimentazioni al prezzo di un milione di euro al giorno, somma che viene versata direttamente allo Stato.  Alla Sardegna restano i tumori e i bambini malformati. Quando si parla di 28 bambini che sono al momento malati e di 36 militari deceduti nella base, le autorità militari negano sempre la realtà, facendo sfoggio delle ricerche eseguite dalle università che hanno rilasciato i certificati di “correttezza ambientale“.

Questi certificati non hanno convinto il Procuratore inquirente. Vista la gravità della situazione, ha pronunciato all’inizio dello scorso mese di novembre un’ipotesi di imputazione per falso in atto pubblico nei confronti delle persone responsabili di queste ricerche e al comandante della base che li ha “gestiti“. Altri scienziati italiani “indipendenti” si sono messi a disposizione per eseguire proprie analisi sul posto. È già stata rinvenuta, nell’acqua e nel terreno, una grande quantità di torio, di tungsteno, di cesio, di arsenico, metalli pesanti che, con le parole di uno scienziato torinese, possono comparire solo grazie a una combustione a temperatura davvero elevata, come quella provocata dall’esplosione di armi all’uranio impoverito. Lo stesso scienziato ha rilevato tracce di uranio nelle ossa di un agnello morto per una malformazione genetica. Si stanno aspettando i risultati di analisi simili effettuate sui cadaveri riesumati di pastori deceduti per tumore.

A mano a mano che l’inchiesta avanza, le lingue si sciolgono. Alcuni veterinari hanno affermato, nel loro rapporto, che circa il 60% dei pastori che vive e custodisce il bestiame in prossimità o all’interno del poligono ha contratto vari tipi di tumore. Un militare, ora in pensione, ha testimoniato di fronte agli inquirenti che, nel corso degli anni, ha fatto esplodere circa 800 kg di esplosivi al giorno dopo aver scavato buche di 30 metri di diametro. Queste esplosioni rilasciavano nell’atmosfera nuvole nere e bianche che arrivavano fino ai villaggi vicini, spinte dal vento che soffia senza sosta. In queste buche andava a depositarsi l’acqua piovana che serviva per abbeverare il bestiame e che poi penetrava nelle falde acquifere sotterranee. Ha anche affermato che le esplosioni per distruggere gli armamenti si ripetevano per una ventina di giorni al mese, e questo per parecchi mesi consecutivi. Durante le esplosioni, lui e un suo collega dovevano rifugiarsi dentro ai camion. Questo collega è morto di tumore alcuni anni dopo. La stessa procedura ha avuto luogo a Capo Frasca, un campo per le esercitazioni ubicato più a sud. Si ritiene che ci sia un numero assai maggiore di militari e di lavoratori civili che sono deceduti a causa di tumori.

In base alle testimonianze, il Procuratore della Repubblica di Lanusei, Domenico Fiordalisi sta sempre più prendendo in considerazione l’ipotesi che la falda freatica che alimenta l’impianto dell’acqua potabile dei villaggi e delle città nei dintorni sia stata probabilmente contaminata. Un altro ex militare ha affermato che, tra il 1986 e il 2004, sono stati lanciati circa 1180 missili Milan (con l’ogiva al torio). Ogni giorno nuove testimonianze riportano notizie sempre più inquietanti che rendono manifesto un disastro dalle conseguenze probabilmente irreparabili da un punto di vista umano, e ancor più ambientale: per i geologi sarebbe impossibile ripristinare il terreno allo stato originario. Ma i militari e il Ministero italiano della Difesa continuano a negare. La salute delle persone costa cara, mentre gli armamenti portano invece soldi!

Tutte queste constatazioni ci portano a pensare di essere difronte ad un totale disprezzo delle popolazioni locali e  dell’ambiente naturale …..fino a quando?

Quirra, lavoro a ogni costo?

Ci sono delle vicende che sembrano proprio evidenziare molto bene il livello di mera sussistenza dell’economia di numerose parti della Sardegna.

Uno dei casi più eclatanti è quello che sta emergendo con prepotenza a Quirra.

I fatti sono ormai noti. Nel gennaio 2011, come accaduto varie volte nel corso degli ultimi 15 anni, la Stampa regionale porta alla ribalta alcuni parziali elementi nuovi riguardo lo strano inquinamento di Quirra.  Dieci allevatori su diciotto, impegnati in sette aziende agro-pastorali sulle dodici esistenti nell’area di Quirra (aziende operanti in un raggio di 2,7 km dal poligono) hanno contratto patologie tumorali nel periodo 2000-2010. Frequenti le malformazioni di animali da allevamento. Secondo i dati raccolti dal comitato “Gettiamo le basi”, i malati di tumori o linfomi sarebbero complessivamente ben 68 dal2001 a oggi (23 militari e familiari di militari e lavoratori presso il Poligono, 6 dipendenti della Vitrociset, 21 residenti a Quirra). Non risulta alcuna indagine epidemiologica ufficiale e risolutiva.

Il Procuratore della Repubblica di Lanusei Domenico Fiordalisi apre un’indagine penale, inizia a fare sopralluoghi, manda la polizia giudiziaria a svolgere tutte le attività di competenza, nomina consulenti tecnici, interroga testimoni, verifica date, immagini, relazioni sanitarie, fa analizzare “reperti”, raccoglie dati e informazioni dalle fonti più disparate, iscrive nel registro degli indagati varie persone, fra cui autori di indagini poco scientifiche.     Ha agito quale un magistrato investito delle funzioni inquirenti deve fare, in tutte le direzioni plausibili, senza preconcetti.         Ha tratto delle conclusioni provvisorie del suo ampio lavoro: vi sarebbero elementi seri e fondati che proverebbero l’inquinamento ambientale dell’area del Poligono e i rischi sanitari, per cui ha chiesto un provvedimento cautelare e, il 12 maggio 2011, l’ha ottenuto dal G.I.P. Paola Murru.  Il decreto di sequestro preventivo relativo a quasi tutta l’area del Poligono è stato confermato dal Tribunale del riesame di Lanusei in composizione collegiale.

Entro la fine luglio  il poligono dovrà esser sgombrato da migliaia di capi di bestiame, ma vi potrà, però, esser svolta l’attività militare e industriale preventivamente autorizzata dal Ministero della difesa

Numerosi giudici ormai, quindi, condividono le prime valutazioni emerse dall’imponente lavoro svolto dalla Procura di Lanusei eppure si preannuncia una grave forma di disobbedienza civile: nessun allevatore è disposto a lasciare i terreni del poligono.

Poco importa che siano scaduti i disciplinari di co-uso del territorio per quasi tutti i Comuni interessati, per cui i pastori non avrebbero da mesi nemmeno titolo per restarvi.  Soprattutto poco importano le prime conclusioni provvisorie raggiunte dalla Procura sul rischio ambientale e igienico-sanitario.

Una delle funzioni fondamentali del sequestro preventivo è proprio quella di evitare che l’eventuale reato abbia ulteriori conseguenze, in questo caso di natura ambientale e sanitaria.

La “colpa” del Procuratore Fiordalisi, del Giudice Murru, dei giudici del Tribunale del riesame sarebbe quella di essersi convinti che gli elementi fin qui raccolti facciano supporre l’eventuale commissione di reati ambientali e sanitari, con relativi danni e rischi.

Ma la folle applicazione di su connottu prevede che mucche, capre e maiali rimangano lì dove sono.

Amministratori locali, sindacalisti, forze sociali finora silenziosi quando non malcelatamente ostili al lavoro della magistratura preparano e sostengono la disobbedienza a oltranza.  Paventano il rischio che la prossima tappa sia la chiusura del Poligono Sperimentale e di Addestramento Interforze di Quirra, la grande industria del Sarrabus e dell’Ogliastra, con le sue centinaia di posti di lavoro militari e civili, diretti e indiretti.

Eppure a settembre, stando ai programmi, si terrà nella base di Capo San Lorenzo il meeting finale di scienziati che studiano la cosidetta Cimic, ovvero la “Civil military cooperation”. Entro l’estate, la stessa Vitrociset di stanza presso il poligono di Quirra comincerà la produzione dei carrelli per la diagnostica e manutenzione a terra dei caccia U.S.A. Anche quelli, come nei tempi migliori, verranno prodotti a Quirra grazie a un grosso appalto internazionale vinto nei mesi scorsi.

Soluzioni a breve-medio termine, con il coinvolgimento dello Stato e della Regione, devono vedere indennizzi per gli allevatori e la delocalizzazione dei pascoli e del bestiame, almeno fin quando non sarà definitivamente noto qual è il livello e l’ubicazione di questo “strano” inquinamento.   Dopo dovrà seguire la bonifica ambientale e le opportune modifiche delle attività del Poligono.  Contemporaneamente, grazie anche ai fondi comunitari 2007-2013, devono esser programmate attività di miglioramento dei sistemi produttivi e della commercializzazione dei prodotti agro-pastoralidell’area, mediante la messa in comune di attività (acquisto mangimi, ricovero bestiame, commercializzazione del latte, ecc.) che oggi continuano a esser svolte singolarmente con costi ormai proibitivi.

Solo con un serio percorso condiviso che metta al centro la legalità, la salvaguardia ambientale e la tutela della salute pubblica vi potrà essere una vera crescita economico-sociale.  Il resto è solo demagogia.