QUAGLIARIELLO E LA VERITA’ SULL’INDULTO

Quagliariello ha detto la verità: l’indulto e l’amnistia saranno applicate anche a Berlusconi. I suoi colleghi di governo facciano altrettanto. A cominciare dal Presidente della Repubblica Napolitano: vada in televisione a raccontarlo agli italiani.

http://www.beppegrillo.it/video_gallery.php?video=indulto_cittadini&image=http://www.beppegrillo.it/immagini/immagini/indulto_cittadini_vid.jpg&title=Gli italiani e l’indulto
“Se amnistia e indulto saranno legge dovranno essere “applicate a tutti i cittadini“, Silvio Berlusconi compreso. Con queste parole il ministro per le riforme Gaetano Quagliariello, intervistato a Radio 24, ha risposto al Guardasigilli Annamaria Cancellieri secondo la quale i provvedimenti di clemenza, verosimilmente, non saranno applicati al Cavaliere. “Credo che la Cancellieri sia stata fraintesa. Nessuno può ritenere che una legge possa non essere applicata solo a un cittadino. Sono convinto che una legge debba essere applicata a tutti i cittadini.Napolitano ha detto che amnistia e indulto è una parte della più generale riforma della giustizia che deve essere messa subito all’ordine del giorno dell’azione di governo“. Gaetano Quagliariello ha poi ricordato che “amnistia e indulto si devono fare entro maggio, questi sono i tempi europei“. ATM News

fonte blog di Beppe Grillo

IRLANDA: IL SENATO COSTA TROPPO? SI AUTOLICENZIA

Una decisione storica: 60 senatori irlandesi  hanno deciso di rinunciare alle proprie cariche per tagliare i costi dello Stato.

Una decisione forse da prendere d’esempio anche in altri paesi europei.

In Irlanda il Senato ha infatti deciso di “autolicenziarsi” per tagliare i costi dello Stato, che è alle prese con una profonda crisi economica, anche se la situazione è migliorata negli ultimi anni.

Sessanta  senatori hanno  ritenuto che il loro ruolo al momento risulta essere superfluo, pertanto hanno preso questa storica decisione, portando un risparmio di 20 milioni di euro l’anno.

Questa decisione  ancora più che dal lato economico, a nostro avviso  è importante dal punto di vista simbolico, con dei politici disposti a rinunciare ai propri stipendi per il bene comune.

A quando in Italia?

ZONA FRANCA INTEGRALE: IL PARERE DELLA RANDACCIO

Maria Rosaria Randaccio: «È l’ultima occasione per ottenere quello che ci spetta». Oltre ventimila iscritti al gruppo Facebook ZonaFranca e trecento sindaci in campo per far pressione sulla Regione.

CAGLIARI. La zona franca è il suo credo. Anzi, è «l’unica possibilità» per «salvare la Sardegna dalla povertà, dall’emigrazione e dallo spopolamento» e «sperare in un futuro migliore». Maria Rosaria Randaccio è una pasionaria del tema ma anche di debito pubblico ed Equitalia. Sul campo e dalla Rete, è stata eletta guida spirituale di un esercito che vuole riconosciuto il diritto di pagare la benzina meno rispetto alla terra ferma e anche la «possibilità di portare a casa un’infinità d’ investimenti che cambierebbero la faccia dell’isola, da Porto Torres a Cagliari». È dal lontano 1948, l’anno dello Statuto, che i sardi inseguono il sogno e Maria Rosaria Randaccio è secca nel dire: «Ora o mai più».

Perché?

«C’è una scadenza. Dopo il 24 giugno, entrerà in vigore il nuovo codice europeo doganale e le zone franche, come la nostra, saranno declassate a inammissibili aiuti di stato».

Sarà un colpo di spugna?

«Esatto. Per fortuna la Regione, a febbraio, ha inviato una lettera a Bruxelles e dichiarato che vuole avviare dopo 60 anni e più l’area di vantaggio fiscale. Finalmente c’è stato un atto concreto ed è quello che mancava».

E se l’Europa dovesse rispondere picche?

«Non può. Ci sono un’infinità di leggi a nostro favore. Può prendere solo atto che la Sardegna vuole diventare franca, com’è scritto in vari trattati internazionali, nello Statuto sardo, nei decreti legislativi dello Stato, nel vecchio codice doganale europeo e anche nel testo unico nazionale che regola i dazi, le accise, l’Iva e tutte le imposte dalle Alpi fino alle isole. La Sardegna è blindata e deve diventare tutta zona franca».

D’accordo, ma dalle nostre parti si è scatenata subito una polemica sui modelli. Qual è quello giusto?

«Sono discussioni inutili. La zona franca è una sola e deve essere extradoganale, senza confini, per tutta la vita e dal doppio binario: uno a favore della produzione, l’altro per il consumo. E fra questi modelli, come qualcuno vuol far credere, non c’è contrapposizione, bensì integrazione».

Serve un chiarimento.

«Eccolo. Intorno ai sei porti franchi della Sardegna, Olbia, Porto Torres, Oristano, Portovesme e Cagliari, dobbiamo immaginare delle aree, queste sì recintate, dove chi vuole e a certe condizioni potrà depositare le merci senza pagare dazi e altre imposte di transito».

Depositarle e basta?

«No, potranno essere anche lavorate e assemblate, come previsto dal codice europeo. Oltre ai vantaggi doganali, alle imprese dovremo offrire altri benefici fiscali, penso all’Irpef ridotta in base al numero delle assunzioni, e ancora servizi di qualità e zero burocrazia. Ed è questo il pacchetto che da sempre fa gola agli investitori. Dove c’è, ha fatto la fortuna di qualunque zona franca del mondo, dagli Stati Uniti alla Spagna. Perché attrae capitali, produce ricchezza e posti di lavoro».

Ma quelle merci potranno essere vendute in Sardegna?

«No, saranno solo in transito e quindi sottoposte a un regime doganale e fiscale speciale. In altre parole, godranno di quello che definirei uno status extracomunitario».

Bene. Poi c’è la zona franca destinata al consumo.

«Esatto, anche quella prevista da non so più quanto tempo da leggi, decreti e codici. Dunque, è un secondo diritto acquisito dalla Sardegna e non è alternativo al primo».

Serve una seconda spiegazione.

«Eccola. Qui non si parla più d’imprese, chi godrà del beneficio fiscale saranno i cittadini. È previsto per compensare chi vive nelle regioni europee svantaggiate. In Europa, dalle Azzorre alle Canarie. In Italia, da Livigno alla Valle d’Aosta o Trieste e poi di recente è stato infilata anche Gioia Tauro».

I vantaggi per i sardi?

«Che un lungo elenco di beni, dalla benzina al cioccolato, dall’alcool ai profumi, alle macchine fotografiche e anche i televisori, non saranno più gravati dall’Iva e dalle accise. Dunque, costeranno molto, molto meno».

Sarà così in tutta la Sardegna o solo nei porti franchi?

«Dappertutto, visto che siamo un’isola e il mare è la nostra barriera doganale. Aggiungo: dovrebbe essere già così da sessant’anni e più. Solo che finora non abbiamo fatto valere questo nostro diritto e la Sardegna non è nell’elenco delle zone franche ammesse dall’Europa, la Sardegna non c’è ancora. Ora con la delibera di febbraio, in extremis abbiamo colmato il vuoto, cioè ci siamo attivati. Finalmente».

Ma questo modello significa che anche avvocati, albergatori e rappresentati in Sardegna saranno esenti dall’Iva?

«Perfetto. Anche per loro lavorare da noi sarà più vantaggioso e redditizio».

Eppure c’è chi dice: l’Iva non pagata provocherà una voragine nell’entrate dell’isola.

«È sbagliato. Perché a quel punto sarà la Sardegna, con un’agenzia autonoma, a riscuotere i tributi, senza aspettare che lo Stato ci restituisca chissà quando la parte che ci spetta di Iva e Irpef. Tra l’altro cambierà anche il nostro rapporto fiscale con l’Italia visto che saremo obbligati a trasferire una percentuale d’imposte molto più bassa. Senza dimenticare che fra produzione e consumo, all’interno della zona franca, ci sarà più del triplo di benessere».

Chi stabilirà quali beni costeranno meno?

«La Regione, in accordo con lo Stato e tutti potranno comprarli. Anche i forestieri, seppure a certe condizioni».

Parliamo di tempi.

«Per la produzione dobbiamo aspettare che l’Europa prenda atto, entro giugno, del nostro diritto. Poi dovremo essere noi a mettere in moto la macchina, a cominciare dalla perimetrazione dei porti franchi, in cui potranno essere comprese le zone industriali. C’è chi ha saputo sfruttare da subito questo regime fiscale, la Saras e la Palmera».

E i tempi per quella al consumo?

«Direi pochi mesi, ma potremmo sfruttarla da subito con una comunicazione al ministero delle Finanze, ma non c’è fretta. Aggiungo una curiosità: potremo aprire anche i casinò».

Il suo appare un mondo perfetto: nessun svantaggio?

«I cascami fisiologici della criminalità. Nient’altro».

Proprio sicura che non ci saranno intoppi?

«Sono stata Intendente di Finanza, poi dopo la pensione ho diretto la Commissione tributaria, conosco le leggi a memoria e so che nessuno può scipparci un diritto costituzionale e sacrosanto. L’importante è che non continuiamo a farci del male da soli. Abbiamo già gettato via sessant’anni. Ora vogliamo la zona franca integrale con le buone o con le cattive».

Fonte la Nuova Sardegna 13 marzo 2013

COMUNICATO POLITICO N°51

Il MoVimento 5 Stelle parteciperà alle prossime elezioni politiche qualunque sia la legge elettorale. Non ci sarà alcuna alleanza con i partiti. I candidati saranno votati in Rete che rimarrà centrale durante il mandato elettorale sia come supporto agli eletti che come garanzia del rispetto del programma. Non dico nulla di nuovo, ma è opportuno ribadirlo. Le elezioni si possono vincere o perdere, in realtà in Italia si pareggiano da sempre, sono elezioni truccate. Vincono tutti, si spartiscono rimborsi elettorali, testate giornalistiche, canali televisivi, banche, concessionari. Tutto. Il MoVimento 5 Stelle partecipa per vincere e vincerà in ogni caso. Sia nel caso straordinario che venga chiamato a responsabilità di governo, sia che, come forza di opposizione, faccia da sentinella per i cittadini. Il MoVimento 5 Stelle non prenderà un solo euro di rimborsi elettorali, così come ha fatto per le elezioni regionali e proporrà l’abolizione di ogni contributo diretto e indiretto ai giornali. Dopo le recenti proiezioni di voto al 20% e la vittoria di Parma, il M5S è diventato il mostro da abbattere. Ogni problema del Paese viene in secondo piano rispetto a una guerra mediatica che sta assumendo proporzioni così gigantesche da farla apparire ridicola. L’obiettivo dichiarato del MoVimento 5 Stelle è di dare ai cittadini la responsabilità delle scelte attraverso strumenti come il referendum propositivo senza quorum, l’obbligatorietà della discussione delle leggi popolari in Parlamento con voto palese e la votazione diretta del candidato. I partiti hanno fatto della legge elettorale carne da porco e ne discutono ogni giorno sopra le spalle della Nazione, come se fosse roba loro, con il solo intento di spartirsi i voti. Discutono sul nulla. Un 4-4-2 all’italiana o un 3-5-1 alla tedesca o un fritto misto dalemacasinibersani o, ultimo nato, un provincellum. La partecipazione diretta degli italiani alla cosa pubblica è il motivo di esistenza del MoVimento 5 Stelle. I partiti sono un muro che ogni giorno ha una nuova crepa. Nessun partito governerà a lungo sulle macerie che ha creato. La cura Monti ha fatto aumentare il debito pubblico e lo spread continua salire, e di conseguenza gli interessi che paghiamo sui titoli pubblici. Il PIL è sceso a meno 2,4 e scenderà ancora. Nel cratere ci siamo già dentro. Una precisazione sull’euro. Io non sono contrario all’euro in principio. Ho detto che bisogna valutare i pro e i contro e se è ancora fattibile mantenerlo. Ma, se usciremo dall’euro, sarà solo a causa del nostro enorme debito pubblico. Chi oggi accusa il sottoscritto di anti europeismo farebbe bene a guardarsi allo specchio e sputarsi in faccia. Il debito lo hanno creato i partiti, Pdl e pdmenoelle in testa, e lo stanno facendo pagare ai cittadini con l’aumento delle tasse, la disoccupazione e il taglio dei servizi. Ci vediamo in Parlamento, sarà un piacere”.

UN SONDAGGIO MANDA IN TILT I POLITICI

Durante la  puntata del 6 aprile ad Agorà si è parlato nuovamente del “caso” Lega e delle dimissioni di Umberto Bossi. Ospiti in studio: Pina Picierno(PD), Osvaldo Napoli(PDL), Fabio Granata(FLI) e i giornalisti Francesco Specchia(Libero), Mario Aiello(Messagero) e Domenico Iannacone(inviato di Rai 3). In collegamento esterno Stefano Bruno Galli(Politogolo) e Massimo Caravaglia(Lega).

La puntata è stata deludente, quasi da sbadigli. Dopo le nove però è spuntato fuori un sondaggio di SWG sulle intenzioni di voto. Nella prima schermata vengono mostrati i partiti che stanno in Parlamento. Il PD è al 26% davanti al PDL(24,7%). Seguono Lega(7,9%), IDV(6,2%), UDC(6,2%), FLI(5%), Lista Bonino(1,2%) e MPA+API(0,3%). Fin qui nulla di anormale. Anzi, il “pidiellino” Napoli è stupefatto dal risultato del suo partito. La sorpresa arriva dopo.

Nella seconda schermata vengono visualizzati i partiti fuori dal Parlamento. Scoppia un putiferio.

Il primo nella lista è il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo con il 7,4%.

In studio si sente un brusio mentre il conduttore Andrea Vianello legge i dati. Tutti sono sconvolti dall’ottimo risultato del movimento di Grillo. Dai dati del sondaggio si evince che il M5S sarebbe il quarto partito italiano. Gli indecisi sono al 29%, mentre gli astenuti al 18,5%

 

ESITO REFERENDARIO IN SVIZZERA

Può far sorridere il fatto che sull’orario di lavoro, che nel resto d’Europa è stato oggetto di aspre lotte sindacali, in Svizzera si voti un referendum (e che per di più il popolo svizzero chieda di non ridurre l’orario di lavoro!). Ma la notizia del blocco alle seconde case avrebbe forse meritato qualche visibilità in più, qui da noi… 

No alle sei settimane di ferie, si ad una quota massima di residenze secondarie. È l’esito dei due referendum principali, nel voto in Svizzera di questo fine settimana.
L’iniziativa “6 settimane di vacanza per tutti”, lanciata dalla confederazione sindacale Travail.Suisse, ha ricevuto il consenso solo di un elettore su tre: circa il 66% dei votanti secondo le prime stime ha detto no. L’iniziativa chiedeva di ancorare nella Costituzione un minimo legale di sei settimane, contro le 4-5 attuali. Dunque è passata la tesi delle associazioni delle imprese, che hanno messo in guardia contro un innalzamento dei costi che avrebbe potuto incidere negativamente sul livello dell’occupazione. Non è d’altronde la prima volta che il popolo svizzero boccia proposte sull’aumento delle ferie o sulla riduzione dell’orario di lavoro settimanale.

La novità
È passata invece, seppur con un risicato 50,6% di si, l’iniziativa dell’ecologista Franz Weber:  “Basta con la costruzione sfrenata di abitazioni secondarie”.                 

In futuro ogni Comune elvetico dovrà quindi rispettare una quota massima del 20% per le residenze secondarie rispetto al totale del parco immobiliare esistente. Nuove abitazioni secondarie saranno vietate dall’anno prossimo in tutti i Comuni svizzeri in cui questo limite è già stato superato, che sono circa un quinto. Si tratta di un passo che avrà ripercussioni soprattutto nelle regioni alpine, in particolare nelle località turistiche. In alcune di queste le residenze secondarie superano oggi l’80% delle abitazioni esistenti.

 

Per quel che riguarda gli altri quesiti sottoposti al voto a livello nazionale, c’è da registrare la bocciatura dell’iniziativa popolare “Risparmio per l’alloggio”, che puntava ad accordare agevolazioni fiscali per i risparmi destinati al primo acquisto di un’abitazione (in Svizzera solo il 40% circa delle abitazioni è di proprietà) o al finanziamento di misure di risparmio energetico e di protezione dell’ambiente. La maggior parte dei votanti ha ritenuto che le misure esistenti siano sufficienti.

Sondaggi: Pdl al minimo storico! Vendola il leader più amato e Beppe Grillo supera Berlusconi

ROMA – Ormai il Pdl e il suo leader sono in un declino irrefrenabile. L’Istituto Statistico Demos ha pubblicato il consueto atlante politico e ha confermato la tendenza che va avanti da mesi. Il Pdl è calato al 26 % e così anche il suo alleato, la Lega Nord, ha perso 2 punti attestandosi al 10%. Facendo le somme, quindi, il blocco di sinistra riuscirebbe ad avere la maggioranza alla Camera ottenendo oltre il 40%.

Infatti, mentre il Pd continua la sua caduta libera attestandosi al 24,8 % (- 2), gli altri partiti godono di ottima salute.
L’Idv ottiene il 6.8 % (+ 1,3) , l’Udc il 6,7 % (+ 0,4), il Sel di Vendola 6,6 (+ 1,9), ma il dato più importante è il movimento di Gianfranco Fini che avrebbe raggiunto l’ 8,1 % con un clamoroso + 2 nei confronti del mese scorso. Il Movimento cinque Stelle di Beppe Grillo rimane fermo al 3,6 %.

Nel dato sugli schieramenti verrebbe fuori una situazione molto interessante: i partiti di sinistra avrebbero raggiunto il 40,2 %, mentre il Pdl+Lega sarebbe sceso al 37,3 %, ma il dato più interessante è il cosiddetto “terzo polo” che si attesterebbe ampiamente sul 16 %. Se fosse così i centristi potrebbero essere decisivi mandando in malora il tanto decantato bipolarismo.

Infine da annotare il gradimento dei leader con un Berlusconi in drammatica discesa ed un Vendola in entusiasmante ripresa. Difatti il premier scende al 32,4 % e il leader del Sel conquista il 47,5 %, risultando il politico più amato. Da registrare un’ultima cosa e cioè che Beppe Grillo supera Berlusconi di ben 3,5 punti percentuale affermandosi al 35, 9 % Questi dati confermerebbero quanto il “Berlusconismo” stia avviandosi pian piano al tramonto dopo 16 anni sulla cresta dell’onda.


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