A QUARTUCCIU LA SCUOLA PUBBLICA FESTEGGIA IL NATALE

La giunta Bentu Nou non si smentisce neanche quest’anno e, come per gli anni precedenti, è alla ricerca di un bel regalo di Natale in dono ai Cittadini di Quartucciu. Durante il dibattito in aula consiliare, in data 02 Dicembre u.s., viene respinta la mozione presentata dal consigliere del Movimento Cittadino Civico 5 Stelle di Quartucciu, che propone espressamente al sindaco di attivarsi, al fine di avviare tutte le procedure amministrative del caso e di presentare al governo la richiesta per destinare l’otto per mille all’edilizia scolastica. Inizialmente e, con l’istinto che contraddistingue l’attuale maggioranza, la proposta è stata arrogantemente rispedita al mittente e, con essa, l’opportunità di utilizzare fondi statali appositi, che possono essere destinati alla realizzazione di progetti finalizzati alla ristrutturazione, al miglioramento, alla messa in sicurezza, all’adeguamento antisismico e all’ottimizzazione del consumo energetico, degli immobili di proprietà pubblica, riservati all’istruzione scolastica.
Tale provvedimento è previsto dalla legge di stabilità del 2014, in seguito all’emendamento presentato in Parlamento dal Movimento 5 Stelle, e approvato a maggioranza.
L’assessore al bilancio, a suo dire, ha ritenuto “superflua” la nostra proposta. Per dissipare ogni dubbio, invitiamo gli interessati a seguire la registrazione del consiglio comunale del 2 Dicembre 2014, sul sito istituzionale del Comune. I nostri concittadini, infatti, potranno prendere visione, e constatare di persona, quanto i componenti della maggioranza non avessero la più pallida idea di cosa venisse da noi proposto, e potranno venire a conoscenza del tentativo maldestro dei suoi membri di collegarsi in diretta, e seduta stante, col sito del governo, alla ricerca della modulistica da compilare, per poter accedere ai finanziamenti previsti, nel goffo intento di scoprire le possibilità che offre la modifica della L. 222/1985 in materia di regolamentazione della disciplina, per la destinazione della quota dell’otto per mille dell’Irpef.
Ma se in precedenza – come volevano dare a intendere – fosse già stata avviata la procedura da parte degli uffici, per la richiesta dei contributi oggetto della mozione, non sarebbe allora dovuta intervenire la maggioranza in aula con tranquillità, disponendo di tutta la documentazione già inviata o da inviare, dimostrando tutto il suo efficientismo?
Pessima e triste figura, quella degli amministratori, che avrebbero dovuto attivarsi già dal mese di Gennaio del 2014, ma che non lo hanno fatto, continuando quel percorso autoreferenziale a senso unico, a discapito del Bene Comune!
Ma ecco il colpo di scena! Un articolo pubblicato sulla stampa locale suggerisce all’opinione pubblica l’idea che la maggioranza avrebbe espresso il proprio voto contrario, e preferito negare l’eventualità di ottenere dei benefici per la nostra comunità, pur di non dare merito alle iniziative della minoranza.
Alla fine, comunque, hanno vinto i Cittadini, e noi abbiamo ottenuto una bella soddisfazione civica. Dopo il duro scontro in aula fra il consigliere del Movimento, Martingano, e la maggioranza, quel che conta è il risultato alla fine raggiunto: in data 15 Dicembre, ecco la delibera della giunta, da presentare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, per la richiesta di contributo di oltre € 300.000, a valere sulla quota dell’otto per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche a diretta gestione statale, a favore delle scuole di Via Don Minzoni a Quartucciu. Le idee sono sovrane, non le persone, le idee !!!

 

HANNO VINTO I CITTADINI !!!

HANNO VINTO I CITTADINI !!!

MASSIMA SODDISFAZIONE CIVICA.

In seguito alla presentazione in aula della nostra mozione e lo scontro duro con la maggioranza quel che conta è il risultato : 
in data 15 Dicembre la delibera della giunta da presentare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per la richiesta di contributo di oltre € 300.000 a valere sulla quota dell’otto per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche a diretta gestione statale per le scuole di Via Don Minzoni a Quartucciu :

LE IDEE NON LE PERSONE – LE IDEE !!!

http://civico5stelle.it/wp-content/uploads/2013/02/MOZIONE-SU-ACCESSO-A-8-PER-MILLE-PER-EDILIZIA-SCOLASTICA.pdf

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QUARTUCCIU: LA MAGGIORANZA DICE NO AI SOLDI PER LA SCUOLA PUBBLICA

La giunta Bentu Nou non si smentisce neanche quest’anno e, come per gli anni precedenti, riserva un bel regalo di Natale a noi Cittadini di Quartucciu.

Nel mese di Dicembre del 2012 pensa bene di omaggiare il paese con la chiusura, in quattro e quattro otto, della sede storica dei reduci di guerra ed ex combattenti, da sempre punto di riferimento degli anziani e non, dove quotidianamente le persone potevano incontrarsi e socializzare trascorrendo le giornate all’insegna dell’amicizia e in compagnia dei conoscenti di vecchia data.

Si viene a scoprire improvvisamente che alla sede, adiacente all’edificio comunale, mancano alcuni requisiti di sicurezza e che l’impianto elettrico non è proprio a norma.

E’ compito dell’amministrazione tutelare l’incolumità dei propri Cittadini.

D’accordissimo!!!

Chi avrebbe dovuto negli anni adeguare i vari impianti alle nuove misure di sicurezza trattandosi di un edificio pubblico di proprietà dell’ente?

Nel 2013 sempre in prossimità delle feste natalizie, la maggioranza medita bene la chiusura del ponte in Via Quartu creando, a tutti gli effetti, dei disagi a parecchie persone.

Lo stato di isolamento a cui vengono indotte molte famiglie sono visibili agli occhi di tutti.

Nei primi mesi dell’anno era addirittura impossibile recarsi a piedi al di là del corso d’acqua sino a quando, in seguito ad una raccolta firme, la giunta si vede costretta a prendere in affitto una passerella, e consentire almeno ai ragazzi di andare a scuola a piedi.

Fino ad Ottobre i residenti non riusciranno ad attraversare il “nuovo confine” senza incorrere in mille peripezie.

Il progetto finalizzato a sollevare il ponte nasce da una vecchia idea, condivisa da tutti, che trova base e fondamento : evitare eventuali esondazioni del Rio Is Cungiaus in caso di piogge consistenti.

Prima di dare inizio ai lavori e ritrovarsi a doverli sospendere per parecchi mesi, la maggioranza avrebbe dovuto procedere ad una pianificazione programmata degli interventi , partendo dalla mappatura dei sottoservizi che comprendono le tubature, i cavidotti , cunicoli e percorsi riservati o protetti per distribuire i servizi urbani come le reti di energia elettrica, gas, telecomunicazioni e fognature etc…, incanalati in apposite condutture realizzate nel sottosuolo.

Ed infine ecco a voi la strenna natalizia per il 2014 .

Durante il dibattito in aula consiliare in data 02 Dicembre u.s., la maggioranza respinge la mozione del Movimento Cittadino Civico 5 Stelle di Quartucciu, che propone espressamente al sindaco di attivarsi al fine di avviare tutte le procedure amministrative del caso e di presentare al governo la richiesta per destinare l’8 per mille all’edilizia scolastica.

E’ stata respinta con arroganza l’opportunità di indirizzare dei fondi statali che possono essere destinati alla realizzazione di progetti finalizzati alla ristrutturazione, al miglioramento, alla messa in sicurezza e all’adeguamento antisismico ed efficientamento energetico, degli immobili di proprietà pubblica adibiti all’istruzione scolastica.

Tale provvedimento è previsto dalla legge di stabilità del 2014 in seguito all’emendamento presentato in Parlamento dal Movimento 5 Stelle.

L’assessore al bilancio ha ritenuto “superflua” la nostra proposta, dichiarando che pur condividendo l’iniziativa l’attuale amministrazione la respinge perchè già attiva nel reperire tutti i fondi messi a disposizione dallo Stato centrale.

Ormai non ci stupiscono più le affermazioni dell’assessore Giovanni Secci, non nuovo a delle boutades del genere, che in più occasioni si è reso protagonista di dichiarazioni che esprimono un concetto e poi lo negano durante lo stesso intervento.

Invitiamo tutti i Cittadini di Quartucciu a seguire la registrazione del consiglio comunale del 2 Dicembre 2014, quando verrà messo in rete sul sito istituzionale del comune:

https://www.magnetofono.it/streaming/quartucciu/

I nostri conCittadini potranno prendere visione e constatare di persona, che la maggioranza non avesse la più pallida idea di cosa veniva da noi proposto, e del tentativo maldestro dei suoi membri di collegarsi in diretta col sito del governo alla ricerca della modulistica da compilare per poter accedere ai finanziamenti, nell’ intento goffo di scoprire le possibilità che offre la modifica della L. 222/1985 in materia di regolamentazione della disciplina per la destinazione della quota dell’otto per mille dell’Irpef.

Pessima e triste figura di una maggioranza che avrebbe dovuto attivarsi già dal mese di Gennaio, ma che non lo ha fatto e che dichiara il falso sapendo di mentire.

Hanno preferito negare dei benefici   alla nostra comunità, pur di non dare merito alle iniziative della minoranza.

Continuano imperterriti nel loro percorso di autoreferenzialismo a discapito del Bene Comune.

Noi non molliamo, e loro ? Cosa vorranno riservarci per il prossimo Natale?

LE IDEE NON LE PERSONE !!!

 

CALAMANDREI : DISCORSO SULLA COSTITUZIONE GENNAIO 1955

Piero Calamandrei
Milano, 26 gennaio 1955

 

“L’art.34 dice: “i capaci ed i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.” E se non hanno mezzi! Allora nella nostra Costituzione c’è un articolo, che è il più importante di tutta la Costituzione, il più impegnativo; non impegnativo per noi che siamo al desinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi. Dice così: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli, di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. E’ compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare la scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’articolo primo “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” corrisponderà alla realtà. Perché fino a che non c’è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza con il proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica. Una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto una uguaglianza di diritto è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della Società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la Società. E allora voi capite da questo che la nostra Costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno, un lavoro da compiere.

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Quanto lavoro avete da compiere! Quanto lavoro vi sta dinnanzi! E’ stato detto giustamente che le Costituzioni sono delle polemiche, che negli articoli delle Costituzioni, c’è sempre, anche se dissimulata dalla formulazione fredda delle disposizioni, una polemica. Questa polemica di solito è una polemica contro il passato, contro il passato recente, contro il regime caduto da cui è venuto fuori il nuovo regime. Se voi leggete la parte della Costituzione che si riferisce ai rapporti civili e politici, ai diritti di libertà voi sentirete continuamente la polemica contro quella che era la situazione prima della Repubblica, quando tutte queste libertà, che oggi sono elencate, riaffermate solennemente, erano sistematicamente disconosciute: quindi polemica nella parte dei diritti dell’uomo e del cittadino, contro il passato. Ma c’è una parte della nostra Costituzione che è una polemica contro il presente, contro la Società presente. Perché quando l’articolo 3 vi dice “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli, di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana” riconosce, con questo, che questi ostacoli oggi ci sono, di fatto e che bisogna rimuoverli. Dà un giudizio, la Costituzione, un giudizio polemico, un giudizio negativo, contro l’ordinamento sociale attuale, che bisogna modificare, attraverso questo strumento di legalità, di trasformazione graduale, che la Costituzione ha messo a disposizione dei cittadini italiani. Ma non è una Costituzione immobile, che abbia fissato, un punto fermo. E’ una Costituzione che apre le vie verso l’avvenire, non voglio dire rivoluzionaria, perché rivoluzione nel linguaggio comune s’intende qualche cosa che sovverte violentemente; ma è una Costituzione rinnovatrice, progressiva, che mira alla trasformazione di questa Società, in cui può accadere che, anche quando ci sono le libertà giuridiche e politiche, siano rese inutili, dalle disuguaglianze economiche e dalla impossibilità, per molti cittadini, di essere persone e di accorgersi che dentro di loro c’è una fiamma spirituale che, se fosse sviluppata in un regime di perequazione economica, potrebbe anch’essa contribuire al progresso della Società. Quindi polemica contro il presente, in cui viviamo e impegno di fare quanto è in noi per trasformare questa situazione presente.

Però vedete, la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile. Bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità; per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica, indifferentismo, che è, non qui per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghi strati, in larghe categorie di giovani, un po’ una malattia dei giovani. La politica è una brutta cosa. Che me ne importa della politica. E io quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina, che qualcheduno di voi conoscerà di quei due emigranti, due contadini che traversavano l’oceano, su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca, con delle onde altissime e il piroscafo oscillava. E allora uno di questi contadini, impaurito, domanda a un marinaio “ ma siamo in pericolo?” e questo dice “secondo me, se continua questo mare, tra mezz’ora il bastimento affonda.” Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno, dice: “Beppe, Beppe, Beppe”,….“che c’è!” … “Se continua questo mare, tra mezz’ora, il bastimento affonda” e quello dice ”che me ne importa, non è mica mio!” Questo è l’ indifferentismo alla politica.

E’ così bello e così comodo. La libertà c’è, si vive in regime di libertà, ci sono altre cose da fare che interessarsi di politica. E lo so anch’io. Il mondo è così bello. E vero! Ci sono tante belle cose da vedere, da godere oltre che ad occuparsi di politica. E la politica non è una piacevole cosa. Però, la libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai. E vi auguro, di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno, che sulla libertà bisogna vigilare,vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica.

La Costituzione, vedete, è l’affermazione scritta in questi articoli, che dal punto di vista letterario non sono belli, ma l’affermazione solenne della solidarietà sociale, della solidarietà umana, della sorte comune, che se va affondo, va affondo per tutti questo bastimento. E’ la Carta della propria libertà. La Carta per ciascuno di noi della propria dignità d’uomo. Io mi ricordo le prime elezioni, dopo la caduta del fascismo, il 6 giugno del 1946; questo popolo che da venticinque anni non aveva goduto delle libertà civili e politiche, la prima volta che andò a votare, dopo un periodo di orrori, di caos: la guerra civile, le lotte, le guerre, gli incendi, andò a votare. Io ricordo, io ero a Firenze, lo stesso è capitato qui. Queste file di gente disciplinata davanti alle sezioni. Disciplinata e lieta. Perché avevano la sensazione di aver ritrovato la propria dignità, questo dare il voto, questo portare la propria opinione per contribuire a creare, questa opinione della comunità, questo essere padroni di noi, del proprio paese, della nostra patria, della nostra terra; disporre noi delle nostre sorti, delle sorti del nostro paese. Quindi voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendersi conto, questo è uno delle gioie della vita, rendersi conto che ognuno di noi, nel mondo, non è solo! Che siamo in più, che siamo parte di un tutto, tutto nei limiti dell’Italia e nel mondo.

Ora vedete, io ho poco altro da dirvi.

In questa Costituzione di cui sentirete fare il commento nelle prossime conferenze, c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie: son tutti sfociati qui negli articoli.

E a sapere intendere dietro questi articoli, ci si sentono delle voci lontane.

Quando io leggo: nell’articolo 2 “L’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà, politica, economica e sociale” o quando leggo nell’articolo 11 “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli”, “la patria italiana in mezzo alle altre patrie” ma questo è Mazzini! Questa è la voce di Mazzini.

O quando io leggo nell’articolo 8: “Tutte le confessioni religiose, sono ugualmente libere davanti alla legge” ma questo è Cavour!

O quando io leggo nell’articolo 5 ”La Repubblica, una ed indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali” ma questo è Cattaneo!

O quando nell’articolo 52 io leggo, a proposito delle forze armate “L’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica”, l’esercito di popolo, e questo è Garibaldi!

O quando leggo all’art. 27 “Non è ammessa la pena di morte” ma questo, o studenti milanesi, è Beccaria!!

Grandi voci lontane, grandi nomi lontani. Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti. Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa Costituzione!! Dietro ogni articolo di questa Costituzione o giovani, voi dovete vedere giovani come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa Carta. Quindi quando vi ho detto che questa è una Carta morta: no, non è una Carta morta.

Questo è un testamento, un testamento di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio, nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano, per riscattare la libertà e la dignità: andate lì, o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione.”

PROGETTO CONSIGLIO COMUNALE DEI RAGAZZI

Un primo passo verso la realizzazione del progetto che dovrà portare alla formazione del consiglio comunale dei ragazzi di Quartucciu.

L’incontro si è svolto presso le scuole medie di Via Nievo.

Presenti l’assessore alla pubblica istruzione Valeria Ledda, la Sig.ra Elisabetta Sanna docente di materie letterarie presso le scuole medie dell’istituto   comprensivo di Quartucciu, la Sig.ra Andreina Catta per il gruppo Bentu Nou ed il consigliere  Bruno Flavio Martingano  per il Movimento Civico 5 Stelle di Quartucciu autore e proponente della mozione.

Consiglio Comunale Ragazzi  1 Consiglio Comunale Ragazzi  2

DELIBERA   mozione consiglio comunale dei ragazzi approvata

 

Si è ritenuto opportuno coinvolgere inizialmente le 4 classi di prima media della scuola che contano 76 alunni, e che il primo consiglio comunale potrà essere  formato da 2 rappresentanti per classe più il candidato sindaco ( 8 + 1 ). Tutte le classi medie, dalla prima alla terza,  potranno  partecipare alla elezioni del consiglio comunale ed ogni classe potrà proporre iniziative tramite un rappresentante che diventerà il portavoce dei propri compagni all’interno del consiglio.

Il prossimo appuntamento fra dieci giorni circa.

Nel contempo la Sig.ra Elisabetta Sanna ha preso l’impegno di condividere l’iniziativa con gli altri colleghi insegnanti dell’istituto che verranno  coinvolti  ed in seguito ci porterà a conoscenza delle varie esigenze tecniche, operative che dovranno essere alla base del nuovo regolamento comunale da approvare in consiglio, ci auguriamo in tempi brevi.

In allegato copia del progetto presentato all’incontro dal consigliere comunale Martingano,  proposta da ritenersi un punto di partenza ed aperta a contributi e miglioramenti.

progetto CCR _2_

 

 

 

SOS ALUNNI DISABILI

A dispetto delle recenti dichiarazioni rilasciate dal ministro dell’Istruzione e dal presidente del Consiglio, i quali hanno annunciato nuovi investimenti nella scuola e in particolare per l’assunzione di insegnanti di sostegno, i docenti si trovano a dover affrontare la drammatica realtà “sul campo” dovuta alla riduzione delle ore di sostegno settimanali per gli alunni disabili, anche in situazione di gravità.

Infatti, i docenti delle commissioni H (insegnanti di sostegno) hanno dovuto prendere atto per quest’anno scolastico 2013-14 della dramamtica situazione dovuta alla riduzione delle ore (talvolta dimezzate) a favore degli alunni diversamente abili. Alunni che l’anno scorso erano seguiti da un insegnante di sostegno settimanalmente per 18 ore su 30 di lezione, quest’anno lo saranno per 9 ore su 30! E questa è una palese violazione del diritto allo studio di qualunque cittadino e in particolare di quelli più deboli. Come al solito in questa Italia contano i fatti e non i soliti proclami e i titoloni dei giornali che non raccontano la reale situazione.
Sarebbe utile aprire una discussione con la partecipazione di tutti i docenti della scuola pubblica e genitori, cominciando, per esempio a far presente la situazione in ogni singola scuola”

Gli insegnanti di sostegno dell’Istituto Comprensivo n.1 di Sinnai

ALL’ASILO CON IL GIUBBOTTO

QUARTUCCIU. Riscaldamenti spenti dalle 9,30: gelo nella materna di via Verdi

Scarseggia il gasolio e c’è un radiatore guasto

L’assessore alla Pubblica istruzione rassicura: «Le scorte sono sufficienti per alcuni giorni. Poi troveremo le risorse per acquistare altro gasolio per il riscaldamento».

I bimbi che frequentano la scuola materna in via Verdi, in questi giorni, devono equipaggiarsi bene: non bastano cuffia e giubbotto ma servono rigorosamente anche i guanti e i para orecchie. Nell’istituto, in particolare nella sala mensa, a detta di genitori e insegnanti, c’è più freddo che fuori. Colpa di un impianto di riscaldamento accesso a singhiozzo: dalle nove e mezzo del mattino i termosifoni restano spenti e così fino all’orario di uscita, nel pomeriggio, dopo il pranzo.

LA SITUAZIONE Si va avanti così da qualche giorno, ma la situazione è diventata critica soprattutto in questa settimana quando le temperature sono scese in picchiata. «Quando ho accompagnato mio figlio nella scuola in via Verdi», racconta un genitore, Renato Mascia, «l’insegnante mi ha detto che il bambino non era vestito adeguatamente per sopportare le temperature gelide delle aule e della sala mensa. Sempre l’insegnante mi ha suggerito d’ora in poi di fargli indossare un giubbotto più pesante, la sciarpa e i guanti». Alla richiesta di spiegazioni, racconta ancora Mascia, «la maestra mi ha detto che purtroppo era necessario spegnere il riscaldamento poco dopo le nove, altrimenti le scorte di gasolio non sarebbero bastate nemmeno fino a Natale».

LA PROTESTA Comprensibile lo sconcerto del genitore che denuncia: «È assurdo che i bambini così piccoli che frequentano la materna, siano lasciati al freddo. Dopo il pranzo c’è il rischio che venga loro anche una congestione. Ci auguriamo che la questione sia risolta immediatamente». Il riscaldamento, negli ultimi giorni, ha funzionato a singhiozzo anche nelle altre scuole di Quartucciu, ma i disagi sembrano ormai alla fine.

IL COMUNE «Appena abbiamo ricevuto le segnalazioni», assicura l’assessore alla Pubblica istruzione Valeria Ledda, «abbiamo subito dato ordine di tenere acceso l’impianto di riscaldamento per tutto l’orario scolastico. Le scorte di gasolio sono sufficienti ancora per qualche tempo poi troveremo in ogni modo le risorse per acquistarne delle altre. In ogni caso possiamo assicurare che i bambini non resteranno nemmeno un minuto in aule non adeguatamente riscaldate». Il problema di via Verdi è però un po’ più complicato. «Nella scuola materna», aggiunge l’assessore , «si è verificato un problema a un radiatore. I tecnici comunali stanno intervenendo e il guasto dovrebbe comunque essere risolto entro subito».

LE PRECAUZIONI Nel frattempo per non correre rischi, anche questa mattina i piccoli alunni della materna in via Verdi, è bene che arrivino a scuola con guanti e cappotto per evitare di stare al freddo tutta la mattina. Nelle altre scuole invece già da oggi il riscaldamento dovrebbe funzionare a pieno regime.

Fonte l’ Unione Sarda

LETTERA DI UN INSEGNANTE AL MINISTRO PROFUMO

Egregio Signor Ministro, ho letto come tutti la sua proposta di aumentare dall’anno prossimo a noi professori l’orario a 24 ore di docenza in classe. Gratis, naturalmente, nel senso che queste ore in più non saranno seguite da alcun aumento di stipendio. Ce lo chiede l’Europa, dice lei, per adeguarci agli standard degli altri paesi comunitari. E sarà vero, se Lei lo dice. Ma, da docente, non capisco perché, a questo punto, anche il mio stipendio non si dovrebbe adeguare a quello dei colleghi stranieri, che è notevolmente più alto. Ma anche lasciando stare i soldi, Egregio Signor Ministro, a farmi star male è proprio tutto il tono delle interviste da Lei rilasciate sull’argomento, a cominciare da quel “Con gli insegnanti ci vuole il bastone e la carota” citato nell’incipit. A casa mia il bastone e la carota sono cose che si usano con gli asini. Se Lei per primo, signor Ministro, ha una così alta considerazione della nostra categoria da considerare gli insegnanti equiparabili ai somari, cominciamo bene. Entrando però nello specifico del Suo provvedimento, ci sono parecchie cose che non mi tornano (del resto sono un asino, me l’ha cortesemente fatto capire Lei). Per esempio mi sfugge come alzare per tutti a 24 ore la presenza in classe dovrebbe portare automaticamente un miglioramento della qualità dell’insegnamento. A scuola, e sono la prima a riconoscerlo, ci sono anche docenti che fanno poco o nulla. Ma non certo per una questione di orario. Ora poltriscono per 18 ore, fategliene fare 24, poltriranno per 24 in classe, esattamente allo stesso modo. Chi invece si troverà nelle peste causa aumento dell’orario di docenza saranno quegli insegnanti che lavorano bene. Perché vede, Egregio Signor Ministro, da quanto si capisce queste ore in più, che farò gratis et amore dei, non saranno ore aggiuntive nelle mie classi. Fosse così, sarei anche contenta. Attualmente io alle medie ho 6 ore di italiano, 4 di storia e geografia. Vogliamo aumentare la qualità dell’insegnamento? Concedetemi di farne almeno 8 di Storia e Geografia e due in più di Italiano per classe. Potrei lavorare meglio, approfondire il programma, avere più tempo per i recuperi di chi rimane indietro e per fare esercitazioni. No, quelle 6 ore in più serviranno ad ammollarmi un’altra classe da seguire, e risparmiare così i soldi dello stipendio di un collega. Il che vuole dire, Egregio Signor Ministro, che io già oggi, con le classi stipate di 27/30 alunni, ho circa 90 ragazzini da seguire con le mie 18 ore; con 24 ne avrò circa 120. non voglio neanche pensare ai colleghi di altre materie, tipo lingue. Secondo lei, facendo anche un mero conto a spanne, la qualità del mio insegnamento migliorerà?No, peggiorerà. Perché adesso le ore a casa, nel pomeriggio, quelle che tutti credono dedicate al riposo, le passo a correggere pacchi di compiti, temi, test di grammatica: sono almeno quattro a quadrimestre, tacendo di quelli che assegno per casa e dei compitini di Storia e Geografia. E altro tempo lo spendo perché, pensi un po’, mi devo preparare le lezioni che tengo in classe: sono asina, che vuole, non sono capace di entrare alla mattina improvvisando. Ho bisogno, la sera prima, di prepararmi gli schemi, il materiale da consegnare, pensare a cosa dire perché poi ogni classe è diversa, e la lezione va impostata in modo differente. Tutto questo, Egregio Signor Ministro, lo faccio oltre alle ore in cui sono in classe, ma è sempre lavoro. E sono costretta a farlo a casa non perché sono privilegiata, ma per un semplice motivo logistico: a scuola, dove è la mia sede di lavoro, non ho né un ufficio né una scrivania, e il computer che uso per trovare i materiali o crearli è quello che mi sono comprata con i miei soldi, perché la scuola non me lo dà. Evidentemente ai tecnici del suo Ministero e a Lei tutto questo sfugge, perché pare che mi sia computato come “lavoro” solo il tempo che passo in classe, e tutto il resto non esista. Bene, ne prendo atto. Ma la conseguenza di tutto ciò è che, aumentandomi il tempo di docenza e il numero di alunni, avrò meno spazio per fare il resto. Il che vuole dire, Egregio Signor Ministro, che ridurrò giocoforza il numero di compiti scritti, riciclerò i materiali uguali per ogni classe senza personalizzarli. Finirò per lavorare di meno a casa e sicuramente peggio a scuola: non per cattiva volontà mia o per deliberata voglia di sabotare il Suo meraviglioso progetto, ma per forza di cose. Quindi il grande risultato della Sua idea non sarà, come dice, aumentare l’efficienza della scuola e la qualità, ma peggiorarla: chi non ha mai fatto un tubo continuerà a non fare nulla, chi invece riusciva bene o male a insegnare qualcosa, si vedrà costretto a ridurre quanto prima era sempre riuscito a fare, perché lo sforzo fisico di stare anche solo cinque ore di fila in classe con ragazzi adolescenti e preadolescenti, con i quali non ti puoi distrarre un attimo, si farà sentire. Per cui, Egregio Signor Ministro, da docente che ogni giorno entra in classe, questo le volevo dire. Approvi pure il nostro aumento di ore di docenza, per altro passando a tutti il messaggio che noi insegnanti siamo degli scansafatiche privilegiati che fino ad oggi han lavorato poco. Avrà il plauso popolare e Le riuscirà di certo, perché la società, dopo anni di martellamento mediatico, ne è già convinta, e la applaudirà. Ma non gabelli questo taglio per uno strumento per aumentare la qualità della scuola, o migliorare l’efficienza di noi docenti. E’ solo l’ennesimo taglio imposto ad una categoria che al momento non ha la forza di opporsi, né i mezzi, perché non facciamo neppure un lavoro considerato socialmente fondamentale, come i tassisti, ad esempio. In fondo siamo solo quelli che formano le prossime generazioni: degli asini che meritano un po’ di bastone e manco la carota, ha ragione Lei.

I BENI COMUNI I°PARTE

Le questioni legate ai beni comuni hanno forti implicazioni nel quotidiano.

Questo primo passo vuole essere un’occasione per cominciare a lavorare insieme, per misurarsi affrontando questioni concrete, e che attraverso la ricerca mirata a migliorare la qualità della vita, si possa anche ridefinire gli stili di vita e le relazioni fra i soggetti.

Mi auguro vivamente che  fra tutti noi ci sia il desiderio di fare qualcosa, capire il presente, formare il futuro, stare insieme, spiegare ed ascoltare punti di vista diversi.

Quando si parla di beni comuni si parla di emozioni,amicizia,umanità e non di gestioni, risorse, costi e benefici. L’emotività è parte integrante dell’approccio al problema. Un bene comune è innanzitutto un bene riconosciuto dalla comunità. E’ molto importante capire che il bene comune non debba essere concepito  come la riproposizione di un bisogno, ma l’affermazione di un diritto.

Attraverso questo tema affrontiamo un po’ il nocciolo dei problemi ecologici, che nascono dal fatto che c’è una appropriazione privata di beni e risorse che sono collettive e che restano tali soltanto se disponibili a tutti, perché solo in questo caso possono assolvere la loro funzione.

L’acqua, l’aria ed anche il petrolio per il quale si combattono ancora oggi le guerre in diversi parti del nostro pianeta, sono beni comuni, che una volta esauriti saranno finiti per tutti.

La prima questione sulla quale interrogarci riguarda la riappropriazione dei beni comuni da parte  di tutti noi cittadini che dobbiamo renderci conto, che questi beni sono di priorità e/o gestione collettiva comunitaria e pertanto ne pubblici ne privati.

La sfera pubblica, Stato o Parlamento, non deve appropriarsene o cercare di definirli o istituirli, ma deve avere due obiettivi: l’uno è quello di introdurre normative per proteggerli, l’altro agevolare la massima partecipazione della comunità nel disciplinarne l’accesso e l’uso. Un programma politico sui beni comuni potrebbe dare centralità ad una pluralità di possibili programmi e progetti tra cui la promozione su scala locale di fondi fiduciari aperti alla partecipazione pubblica, con lo scopo di tutelare i beni ed assicurare l’equa ripartizione o godimento dei benefici. Piuttosto che resuscitare modelli passati di controllo pubblico , andranno approntati tutti gli strumenti indispensabili per assicurare la protezione dei beni comuni dalle aggressioni del mercato e contemporaneamente lo svolgimento di processi autenticamente partecipativi e dinamiche grazie alle quali si possano combinare approcci tradizionali ed innovativi, e sviluppare strategie che possano al meglio assicurare il soddisfacimento dei bisogni locali. L’elemento cruciale quindi è quello di aumentare il potere contrattuale di coloro che vengono esclusi e marginalizzati dai processi politici.

Aumentare il potere contrattuale significherà accrescere il peso delle comunità locali intese come municipalità, o forme spontanee e/o auto-organizzate di iniziativa cittadina. Obiettivo primo di tale processo sarà quello di dare ai cittadini la possibilità di proteggere, o recuperare i beni comuni, o addirittura crearne di nuovi nelle modalità più consone alle situazioni, alle esigenze ed alle specificità locali. Concentrarsi sulla dimensione locale dei beni comuni non deve creare le premesse per formule politiche che rifuggono o addirittura negano la dimensione globale. Sono invece profondamente convinto che attraverso la questione dei beni comuni si possa contribuire a ricostruire una cultura ed una pratica politica in una prospettiva cosmopolitica: non possiamo prescindere dal riconoscimento di un unico destino dell’umanità, quello di vivere sulla stessa Terra, ed avere gli stessi diritti ad una vita degna, che il recupero dei beni comuni può rendere possibile.

Il tema che stiamo discutendo è la questione più importante con cui noi tutti oggi ci dobbiamo confrontare, anche se “noi” siamo la minoranza. La maggioranza non crede nei beni comuni e nella cultura dominante esiste in effetti una specie di abbandono del concetto. Ecco noi  dobbiamo dare battaglia non solo per recuperare la legittimità del concetto, ma sopratutto per cambiare la logica economista, dove il bene comune non ha prezzo e quindi “non costa”. Questo modo di pensare non corrisponde alla realtà infatti l’acqua potabile o l’energia elettrica ad esempio sono dei beni comuni  e costano invece tantissimo. Il bene comune non può essere analizzato in termini di analisi economica, l’essenzialità e la non sostituibilità di un bene o di un servizio lo fa entrare nel campo del diritto, e non del bisogno, pertanto significa che non ci può essere né rivalità, né esclusione  rispetto al bene e al servizio. Una delle questioni centrali è il finanziamento dei beni o servizi comuni, che deve includere tutti i costi necessari alla loro gestione, e deve avere natura collettiva, deve essere posto a carico della collettività. Oggi la tendenza è quella della privatizzazione.

Ma chi deve finanziare i beni comuni? La risposta più ovvia è il Tesoro pubblico, e per questo  ci siamo inventati il Ministero del Tesoro, proprio perché la finanza pubblica doveva finanziare  le scuole, gli ospedali, le strade. Al centro di tutto, quando si tratta di problemi legati ai beni comuni , locali o mondiali, c’è il cittadino. Se il cittadino, se noi, non partecipiamo a questi processi, ci troveremo come nella Repubblica di Platone, dove i saggi – quelli che sanno – decidono  le leggi per il resto della popolazione. Non possiamo pensare ad esempio alla terra, senza la partecipazione dei contadini alla sua definizione e gestione.

Esempi di questi tentativi di costruzione di un mondo “diverso e possibile” sono già operativi in molti paesi dell’Occidente evoluto ed anche in Italia. Per brevità mi limito solo a citarli: le banche del tempo, le reti e i distretti di economia solidale, le valute regionali complementari, le comunità di famiglie, gli eco-villaggi, gli orti urbani, i movimenti di ri ruralizzazione delle città , le cooperative di auto-approvvigionamento e varie forme di economia agricola associativa.

Tutte queste iniziative concorrono ad una maggiore responsabilizzazione dei cittadini nel governo e nella manutenzione dell’ambiente e degli stili di vita. Si tratta di riqualificare in modo sostenibile la nostra vita e la nostra cultura, le identità regionali, gli ecosistemi locali e l’intero futuro, nostro e delle prossime generazioni. Una grande sfida che potrebbe impegnare tutti per l’adozione comune di una rinnovata etica della terra e dei luoghi.

Oristano: uno sciopero della fame per salvare la scuola pubblica

Denunciare per l’ennesima volta la politica dei tagli della scuola pubblica.    Con questo obiettivo il Coordinamento Precari Scuola Oristano promuove uno sciopero della fame a staffetta.                                                                                  

“Gli effetti disastrosi dei tagli – si legge in una nota che spiega i motivi dello sciopero – sono ormai sotto gli occhi di tutti: precariato dilagante, licenziamenti di massa, la mancata retribuzione del servizio, violazione del diritto allo studio a tutti i livelli”. 

Il Coordinamento invita tutti i cittadini ad aderire alla protesta sulla pagina facebook “Scuola: dalla miseria alla fame”.

“Chiediamo – si legge nell’appello – a voi tutti, genitori, studenti, lavoratori, personale della scuola, e a chiunque voglia, di aderire a tale iniziativa offrendo una giornata alla causa. La scuola è a digiuno: non lasciamola morire di fame!”.

Lo sciopero della fame prenderà il via sabato 14 gennaio, giorno in cui non mangerà Maddalena Calvisi, l’insegnante precaria che per denunciare il ritardo nel pagamento degli stipendi ha piazzato le tende nel cortile della scuola di Oristano dove lavora

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