IL MIO COMMENTO SUL SITO ALGHER.IT

Bruno Flavio Martingano · Quartucciu

Buon giorno, sono consigliere comunale eletto nel 2012 a Quartucciu ( CA ) col 16% di preferenze. Non faccio parte di nessuna ” potente lobby”  all’interno del M5S Sardo: combattere le lobbies e le caste è uno dei  motivi che mi hanno spinto a  partecipare attivamente come Cittadino  assumendo un impegno  diretto in ambito locale. Esprimo un semplice concetto: Cagliari e la provincia di Cagliari e  la Sardegna TUTTA  non sono da ritenere terra di conquista da parte di nessuno, di invasioni ne abbiamo subite già tante, fin troppe direi. Viviamo in una realtà territoriale con mille problemi ed una infinità di emergenze:  è ora di dare delle risposte e delle soluzioni concrete.  Concludo precisando che  il gruppo di Quartucciu ed il sottoscritto non hanno ancora individuato il proprio candidato portavoce come da voi scritto. Grazie

SIAMO SARDI

Siamo spagnoli, africani, fenici, cartaginesi, romani, arabi, pisani, bizantini, piemontesi.

Siamo le ginestre d’oro giallo che spiovono sui sentieri rocciosi come grandi lampade accese.

Siamo la solitudine selvaggia, il silenzio immenso e profondo, lo splendore del cielo, il bianco fiore del cisto.

Siamo il regno ininterrotto del lentisco, delle onde che ruscellano i graniti antichi, della rosa canina,

del vento, dell’immensità del mare.

Siamo una terra antica di lunghi silenzi, di orizzonti ampi e puri, di piante fosche,

di montagne bruciate dal sole e dalla vendetta.

Noi siamo Sardi.

 

Grazia Deledda

 

ART ECO 21 22 23 NOVEMBRE A CAGLIARI

Ritorna ArtEco, il mercato delle idee, della creatività e della sostenibilità 

Programma ArtEco 2013

 

Ritorna ArtEco, il mercato delle idee, della creatività e della sostenibilità. Dopo il successo dell’anno scorso la Ong sarda AseCon e l’Asarp (Associazione sarda per l’Attuazione della Riforma Psichiatrica) riorganizzano a la festa dell’arte del riciclo e della riconversione ecologica. Una festa che aderisce al Mese dei Diritti Umani 2013, giunta alla sua terza edizione che animerà la Cittadella della Salute di Cagliari con tre intense giornate di confronti, mostre mercato e cultura.

ArtEco si svolgerà alla Cittadella della Salute – Via Romagna n°16 Giovedì 21, Venerdì 22 e sabato 23 Novembre nel giardino e gli spazi interni del padiglione E, oggi sede del dipartimento di salute mentale.

Appello alle cittadine e i cittadini liberi.

Esiste un legame molto stretto tra la mercificazione in atto nella nostra realtà quotidiana e la destrutturazione dei diritti civili e sociali delle persone. Ci rivolgiamo a tutte le cittadine e i cittadini, le realtà sociali, culturali, ed economiche che pensano che il cambiamento possa partire da noi. Siamo convinti che la società in cui viviamo debba cambiare radicalmente rotta. Immaginiamo un economia basata sui principi della solidarietà, dell’eguaglianza, della sostenibilità, della pace.

Un mondo più giusto e a portata di tutti, a partire da Cagliari.

Vogliamo che a Cagliari nasca un nuovo punto di vista che parta da un altra economia possibile e sostenibile. Un economia che metta al centro i bisogni, le necessità delle persone e la salvaguardia dell’ambiente, attraverso la riconversione ecologica. Vogliamo allontanarci dalle mostruosità prodotte da un economia di mercato che impoverisce tanti e arricchisce pochi. Non vogliamo più essere complici di una società fondata sui privilegi, sugli sprechi e sulle diseguaglianze.

ArtEco, il mercato dell’arte del riciclo e degli eco-scambi.

Abbiamo creato uno spazio pubblico, aperto e plurale, fondato sulla partecipazione e la condivisione dal basso. Uno spazio di sensibilizzazione, educazione e informazione sulle opportunità degli eco-scambi, dell’arte del riciclo, dell’alimentazione naturale e locale, sulle prospettive della bio-edilizia, delle energie rinnovabili e della valorizzazione della cultura e dei saperi locali. Uno spazio basato sull’autorganizzazione collettiva e democratica dove ognuno può portare il proprio banchetto, stand, laboratorio oppure dare semplicemente una mano d’aiuto all’organizzazione.

Il decalogo. Chi è ArtEco e come funziona.

1) ArtEco è gratis. 2) ArtEco è aperta: a tutte e tutti. 3) ArtEco è una sfida: vogliamo che Cagliari abbia il suo mercato permanente del riciclo e degli eco-scambi 4) ArtEco è confronto e progettualità: durante ogni giornata sarà possibile creare un momento di confronto e scambio di idee sulla sostenibilità. 5) ArtEco è arte e cultura: arte libera, gratuita e alla portata di tutte e tutti. Ogni artista, artigiano e operatore del settore può partecipare. 6) Arteco è interazione e comunicazione dal basso: ogni partecipante dovrà condividere l’evento tra tutti i suoi amici e contatti. 7) ArtEco è pulita. Tutti i partecipanti contribuiranno all’organizzazione mantenendo lo spazio ordinato, sereno e pulito. 8) ArtEco è senza limiti: in caso di laboratori per grandi e per bambini sarà possibile organizzare eventi a partire dalla mattina. 9) ArtEco è convivialità: possiamo organizzare delle cene sociali, dove ogni partecipante contribuisce portando qualcosa. 10) ArtEco è libertà: tutti possono partecipare e portare le proprie idee indipendentemente dalla loro etnia, religione, opinioni e cultura.

Segreteria organizzativa ArtEco

Roberta Manca 3383187899

Roberto Loddo 3316164008

Roberto Copparoni 3383187899

E-mail: arteco.cagliari@gmail.com il giornale online ondecorte sarà il Media Partner ufficiale dell’evento ArtEco 2013. La redazione scriverà un articolo per ogni creativo e creativa che parteciperà alla mostra mercato www.ondecortenews.it

Asarp

Asecon ong

Il Giardino di Clara

Coopi Sardegna

Espositori, creativi e artigiani:

1) Babballotti di Salvatore Egitto e Patrizia Meloni

2) Meraviglie di feltro e stoffa di Sandra e Patrizia

3) Pagu Pratica di Delia Murgia, Mariella Cocolicchia e Maddalena Busia

4) Mani Magiche di Donatella Marini e Katiscia Lai

5) la lepre marzolina di Giorgia cacioppoli

6) Dolly cucito creativo di Maria Dolores Pais

7) Saturno Creazioni di Francesca Corona

8) La Rosa Rossa Creazioni di Federica Cordeddu

9) Al cuor non si comanda di Valeria Simula

10) Fichi D’india Inspiration di Sara Montisci

11) L’artigianato di Nonno Giovanni di Federica Atzeni

12) Parabodis di Sara Pili e Romina Pili

13) Kart Milla di Simonetta Scalas

14) Fantasie Di Fili

15) Viviana Anedda Creazioni di Viviana Anedda

16) 100% Vita Equa di Anna Maria Sanna

17) Bibi Origami di Roberta Pillittu

18) Feltro E Frivolezze di Melania Ghironi

19) Laboratorio Incarta di Annalù

20) Micetta Minù di Giulia Marini Alviani

21) Trash Art a cura dell’Asarp

22) Rita Var Creazioni di Rita Viola

23) Black Cat Creations di Clarissa Abis

24) Spine Creazioni di Stefano Spine

25) Il Mondo di Mary Creazioni

26) Il Giardino del Ricamo di Mariangela

27) Idea e Crea di Michela Arrais

28) Jewel Lab di Valentina Arca

29) ArteMista Gì&Dò

30) L’Ago Magico

 

Sandalia Solidale parteciperà ad ArtEco 2013 nella serata di sabato 23 dalle ore 16.30 fino alle 20.00 con il banchetto informativo su endometriosi e dislessia , truccabimbi e palloncini modellabili.

 

La Ciclofficina Sella del Diavolo che curerà uno spazio espositivo e multimediale

 

PROGRAMMA ARTECO 2013

 

Giovedì 21 Novembre

Dalle ore 10.00 alle 18.00

Mostra Mercato e laboratori sull’arte del riciclo

 

ore 15.00

Confronto sulle culture della sostenibilità

Saluti di Augusto Contu, responsabile Dipartimento Salute Mentale di Cagliari

Partecipano Gisella Trincas, Presidente Associazione Sarda per l’Attuazione della Riforma Psichiatrica, Roberto Mura, responsabile del Campo delle Storie di Sadali, Giuseppe Carta, poeta, centro culturale Nai, Roberta Manca, presidente AseCon Ong, Tiziana Mori, Presidente Coopi Sardegna, Daniela Murgianu, Amici della Bicicletta Cagliari coordina Bettina Camedda, direttore Terzonline

 

ore 17:00

Sì, Se Puede! – Viaggio nell’Andalusia della speranza oltre la crisi.

Presentazione del libro reportage della giornalista Elvira Corona. Insieme all’autrice partecipano Roberto Loddo ArtEco 2013, Marco Ligas, direttore del Manifesto Sardo, Giorgia Caredda Editor

ArtEco-conferenze-300×225

Venerdì 22 Novembre

 

Dalle ore 10.00 alle 18.00

Mostra Mercato e laboratori sull’arte del riciclo

 

ore 15.00

Le potenzialità del turismo sostenibile Presentazione della guida multimediale del colle di sant’Elia e della Pro-Loco di Cagliari come strumento strategico. Con Massimiliano Deidda, presidente CSV Ambiente Sardegna e Roberto Copparoni, Presidente Amici di Sardegna Onlus.

 

ore 17.00

“No crisi! Consigli e rimedi per vivere meglio”, Arkadia Editore. Presentazione del libro della giornalista Alessandra Addari Con Roberto Loddo ArtEco 2013 e Cristina Ibba, redattrice del Manifesto Sardo e Daniela Inconis, Associazione di promozione sociale Qedora.

 

Sabato 23 Novembre

Dalle ore 10.00 alle 18.00

Mostra Mercato e laboratori sull’arte del riciclo

 

Dalle ore 15.00 alle 17.00

Eco sostenibilità: oltre le idee

Partecipano: Carlotta Usàla, Diego Collu, Daniela Mereu e Alessandro Mereu, del gruppo “Idee per un Paese Ecosostenibile”, coordina Roberta Manca, Presidente AseCon Ong

 

dalle 10.00 alle 20.00

Poesia Teatro e Blues a cura del centro culturale Nai

 

Anna Maria Cherchi, Anna Rita Furcas, Francesco Melis, Angelica Piras, Giuseppe Carta, Mauro Riki, Carlo Onnis alla poesia, attori Roberto Boassa e Nicola Padroni, Emanuele Lai per Demistifica Carlo Manca e Ricardo Trois al blues, Mario Luconi, Emanuele Bianco, Andrillo alla musica.

 

dice Demistifica significa SENZATOMICA !

dove Demistifica significa SENZATOMICA !

 

assieme a Francesco Melis suonerà Maurizio serra, fisarmonica.

 

SETTIMANA EUROPEA PER LA RIDUZIONE DEI RIFIUTI

In occasione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, 16 – 24 novembre 2013, patrocinata dalla Presidenza della Repubblica, Senato della Repubblica, Camera dei Deputati, Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione la Scelta e la Cultura; alcuni attivisti aderenti ai gruppi del M5S di Quartucciu e Selargius organizzeranno nel pomeriggio di sabato 16 novembre un flash mob sulla metropolitana leggera che da Monserrato conduce a Cagliari. Lo scopo della manifestazione è informare i Cittadini e sensibilizzarli sulla necessità di ridurre i rifiuti e di conseguenza migliorare l’ambiente e la vita.

COMUNICATO STAMPA DI CAGLIARI SOCIAL FORUM

Alla Redazione

Queste sono alcune delle nostre considerazioni

Vogliamo congratularci con Renato Accorinti, sindaco di Messina, per la chiara presa di

posizione per la pace, contro tutte le guerre e contro le spese militari.

Ha fatto questo in modo molto chiaro per tutti, tenendo in mano una bandiera della pace con

su scritto: “Svuotiamo gli arsenali strumenti di morte. Colmiamo i granai fonte di vita”e

ricordando l’Art.11 della nostra Costituzione in base al quale ‘L’Italia ripudia la guerra’

Il tutto mentre il presidente della Repubblica Italiana Napolitano sottolineava che la coperta è

corta per le spese sociali …ma non bisogna lesinare sulle spese militari!!!

 

Numerosi sono stati i luoghi in cui si sono fatte delle dimostrazioni, dei sit -in, diverse le

manifestazioni di dissenso nei confronti di questo tipo di commemorazioni che non hanno più

alcuna ragione di esistere perchè in contrasto con la Costituzione italiana e con il sentire di gran

parte del popolo italiano.

Noi del Cagliari Social Forum vogliamo invece ricordare coloro che si rifiutarono di partecipare

a quello che in realtà fu un massacro e vogliamo ribadire che:

mai più la Sardegna deve essere utilizzata come piattaforma da dove programmare guerre di aggressione verso altre terre ed altri popoli e dove addestrare a questo militari NATO e di tutto il resto del mondo;

mai più sperimentazioni di nuovi armamenti e strumenti di morte sulla nostra terra

Vogliamo il rispetto dell’Art.11

Vogliamo che la nostra sia una terra di pace

Vogliamo che il nostro territorio venga ripulito e bonificato da tutte le porcherie e le sostanze

inquinanti che ci sono dopo decenni di sfruttamento e utilizzo militare

Grazie dell’ attenzione

 

Per il Cagliari Social Forum

Rosalba Meloni

 

IL MIO PUNTO DI VISTA : L’AFFAIRE REGIONALI

Rispondo a  tutti coloro che in seno a mille perplessità   mi chiedono informazioni in merito  a ciò che accade in Sardegna ed ai contrasti sorti fra i vari gruppi territoriali. Cito alcuni passaggi  di un appello lanciato tempo fa da alcuni movimenti della società civile e che è stato la linea guida del nostro primo incontro pubblico a Quartucciu nel 2010,   il tema dell’incontro

IL BENE COMUNE : Ho sognato che un bel giorno, un giorno non lontano, stanchi di attendere e sperare in tempi migliori, i settori più attivi della società civile si riuniranno per organizzare tutti insieme il cambiamento politico nel nostro paese, creando un’alternativa credibile, seria, affidabile che tutti gli italiani potranno abbracciare al di là dei rispettivi percorsi politici di provenienza. Un nuovo soggetto politico, estraneo a tutte le vecchie logiche partitiche. Un movimento fondato semplicemente sul “buonsenso”.  E così, mostrando una saggezza che non si è mai vista in Italia, questi “leader” di un “movimento senza leader” sceglieranno consapevolmente di fare ciascuno un passo indietro, per poterne fare dieci avanti tutti insieme.” Ho sognato che ognuno metterà da parte per un attimo quel pizzico di orgoglio, più che legittimo… direi quasi sacrosanto, per i percorsi meravigliosi che ha creato fino ad ora e rinuncerà alla propria sigla, al proprio nome, al proprio logo, per vederne i contenuti aprirsi all’intera società. Sarà un atto di coraggio e grandezza d’animo, oltre che di lungimirante umiltà!

Ecco a mio modesto parere questo è un appello sul quale riflettere e fare ciascuno le proprie considerazioni. Ora sembra che questa visione non è     “sentita ”  da alcune persone all’interno della realtà regionale. Così come in una lettera aperta a tutti i gruppi in occasione delle consultazioni politiche nazionali chiedevo : “ Se pensiamo che il fine possa essere rappresentato da una torta finita, “la lotta” sarà per mangiarla tutta. Alla base c’è un atteggiamento di invidia (io ce l’ho e te no!) ed è sempre presente l’ansia che qualcun altro sottragga la porzione conquistata. Si attaccano tutti e tutto indistintamente. Se pensiamo invece che l’obiettivo deve essere solo ed esclusivamente il “BENE COMUNE”, allora ognuno può conquistare una fetta di quella torta – BENE COMUNE – in base alle proprie competenze, che sono riconosciute anche dagli altri, i quali a loro volta potranno mostrare stima e fiducia.”

Ora mi pongo un’altra domanda: ” Stiamo tentando la solita soluzione all’italiana, dove si cercherà una moderazione di comodo e temporanea  che possa agevolare tutti,  senza cambiare radicalmente la nostra mentalità ed il nostro modo di essere? Se così fosse dov’è il cambiamento ? E qual è la differenza con gli  altri partiti, e la dissomiglianza con le altre forze politiche che vogliamo e dobbiamo mandare a casa? ”

Confrontiamoci sulle proposte e sul programma!!!

Sii tu il cambiamento che vorresti vedere avvenire nel mondo ” Mahatma Gandhi Bruno Flavio Martingano [youtube id=”StohqP6TBKY” width=”600″ height=”350″]

SA MUNDANA CUMMEDIA – II PARTE –

SECONDA PARTE

 

1.

S’istoria legginde a pramu a pramu,

dae Adamu finas a Noè

no esistiat moneda ne Rè,

send’in vida su patriarca Abramu:

de sa.moneda esistidu est su ramu

lu narat in sa Genesi Mosè,

ma post’in cursu e perfezionada

da su re Cinesu Fu, est istada.

 

2.

De s’avarizia s’origin’ infame

sa moneda nat ch’est sa zente dotta:

sa prima istesit fatta ‘e terra cotta

sa segunda de pedde o de corame

poi de ferru, de prumu e de rame

cun su tempus andende s’ èst connotta

e in fine de carta oro e prata

e de nicchel ‘e brunzu istesit fatta.

 

3.

In possessu de sos avaros mannos

sa moneda est da epoca lontana,

prima d’esister s’Era Cristiana

dua mizza e già settighentos annos.

Non fin tantu in su mundu sos ingannos

Cando moneda no nde manizzàna.

Da cand’istada est sa moneda in usu

creschidu est s’ingannu prus e prusu.

 

4.

Cando moneda non s’agataiat

in cale modu si cummerziada?

Beniat pari pari iscambiada

sa merce chi dognunu produiat.

A su poveru chi trabagliaiat

comente tando su riccu pagada?

No mancat no, de lu rettribuire

in cosas de pappare e de bestire.

 

5.

In cussu tempus antigu e inopiu

senza moneda viviant l’ischimos:

oe chi sa moneda nois tenimos

forzis proffittu nd’hamos a su dopiu?

Paret a mie ch’istamos su propiu

e dae s’usu antigu no transimos;

ca sa moneda andamos a gastare

in bistimentu e in cosa ‘e pappare.

 

6.

Prima d’esser in usu su dinari

su poveru fit menzus favoridu,

ca su mundu non fìt tantu accanidu

tando comente oe, in dogn’affari:

mancari s’interessu pari pari

e i s’ingannu esserat esistidu:

non fit certu sa zente in dogni cosa

tantu comente oe, interessosa.

 

7.

Bene cumprenden sas dottas persones

cando moneda no si nd’agattada

in su mundu nessunu no pensada

a ponner in sa Banca miliones!

Ma pensaian d’haer provigiones

solu da una a s’atera annada:

senza su monetariu isquillu

fit prus su mundu in paghe, tranquillu.

 

8.

Mentres cun su sistema monetariu

creschida est s’avarizia senza contu,

ca finzamentas s’omine pius tontu

est diventadu in su mundu usuraiu,

siat bracciante siat proprietariu

pro regollet moneda est sempre prontu!

Cun asuria e cun avidu coro

massimamente de prat’e de oro.

 

9.

B’hat prus de unu riccu possidente

amante de moneda e abbramidu,

ch’istat isporcu e male bestidu

e si castigat finzas de sa brente;

de lavorantes puru similmente

medas economistos nd’hamos bidu,

de totu custos males senza pausa

sa moneda est s’origine sa causa.

 

10.

Cun sa moneda dogni birbantesimu

in su mundu fatt’hat grande progressu,

s’istrozinismu, su vile interessu,

s’ipocrisia, su gesuitesimu.

Medas si benden pro un cintesimu

s’anima, sa cussenzia, e oppressu

est pro sa monetaria materia

su lavorante d’estrema miseria.

 

11.

Si sun bidos alcunos principales

chi dinaris possedin a isportas,

fagher derettas sas causas tortas

in cortes de assisi, in tribunales:

cun falzos testimonzos illegales

personas reas benzesin assortas,

e cundennados tantos innocentes

chi de dinaris non fin possidentes,

 

12.

B’hat prus de unu fizu disonestu

de calch’omine riccu benistante,

d’haer dinaris a manu bramante

pregat finzas su babbu a morrer prestu!

Senza de cust’ est craru e manifestu

comente nd’ hamos bidu d’ogn’istante,

a sos dinaris pro haer amore

medas feminas mancan a s’onore.

 

13.

Naran chi sa moneda est preziosa

pro eleganza e pro comodidade

deo puru l’amito, in veridade

ma però de tott’ateru est dannosa.

Ca de malu nd’hat naschidu ogni cosa

superbia, egoismu e crudeltade;

omicidios, furtus, tradimentos,

cambiales e falsos testamentos.

 

14.

A bite servit s’oro e i s’argentu?

Narat s’omine dottu e sapiente;

servit pro fagher avara sa zente,

ma pro bestire ne pro nutrimentu.

Tottus l’ischimos pro isperimentu

sa moneda non servit a niente,

mentres chi, s’arga, disprezzada cosa

est meda prus de s’oro valorosa.

 

15.

Balet prus s’arga de su muntonarzu

de s’oro, de s’argentu e de su ramene.

Paragonare s’oro a su ledamene

m’hazis a narrer chi so faularzu?

Nademi trigu, simula e chivarzu

legumenes, erbaggios e fruttamene,

de s’oro, de s’argentu e de su ramene

o sun de su ledamene sos fruttos?

 

16.

Si fimis tottus in su mundu riccones

e nessunu pensàt de tribagliare,

dimis tottu de famene crepare

prata e oro teninde a muntones!

Ca senza su tribagliu ‘e sas persones

no nos podet sa terra alimentare;

e si a tribagliare no andimis

riccos d’oro, de famene morimis!…

 

17.

Lassamos como s’oro e i s’argentu,

sos miliardos cun sos miliones,

e faeddemus de sas religiones

si partin da Divinu fundamentu:

o si est tottu mundanu un’inventu

de birbantes, e furbos e mandrones;

s’est de Divinu o mundanu istituttu

connoscher la devimos dae su fruttu.

 

18.

Da’ su fruttu connota est sa pianta

si est de bona o mala calidade,

si dat fruttos d’amore e caridade.

Si podet narrer chi est bona e santa.

Ma si santa de lumene la nanta

e donat fruttos de barbaridade,

iscusa o mundu, cumpatti e perdona,

non poded esser ne santa, ne bona!

 

19.

Sa religione, amore e fratellanza

deve pro esser santa istabilire.

pro esser giusta devet abolire

sa servitudin’e sa padronanza,

e devet imitare s’uguaglianza

gosare tottus e tottus pattire!

E si no est de tale condizione

Santa e giusta no est sa Religione.

 

20.

Deo naro: s’esserat decrettada

sa religione tra s’umana zente

de unu Deus veru onnipotente,

una sola in su mundu fit istada.

Invece d’una ottighentas che nd’hada

e tottus tenen Deus differente

mentr’una sola e unu solu Deu

deviat esser in su mundu intreu.

 

21.

Bidinde finzas sos prus ignorantes

prestare cultu a tantas Deidades,

cumprenden chi sun tottu falsidades

e de mancuna diventana amantes;

aman de viver liberos pensantes

e da’ sas religiosas societades

connoschinde s’ingannu ei s’imbrogliu.

Fuin attesu che barc’a s’iscogliu.

 

22.

Pro chi siat dognunu a connoschenzia

presento in s’argumentu seguente

in cale modu tra s’umana zente

est bennida de Deus s’esistenzia;

de su creadu sa magnifìcenzia

s’idea ha fattu naschere in sa mente,

a s’omine terrenu abitadore

de un Ente supremu creadore.

 

23.

Istellas, Sole, Luna, terra e mare,

lampos e tronos tempestas e bentos

sun istados sos primos fundamentos

ch’han devidu sa fide fabbricare

d’unu Deus ch’hat devidu creare

astros de chelu e de terra alimentos;

dognunu in coro sou hat ideadu

unu Deus mirende su creadu.

 

24.

Deu s’jerru sa rigida frittura,

sos immensos calores de s’istade,

sos fruttos de s’attunzu in cantidade

e de sa primavera sa bellura;

omines fattos a dogn’istatura

animales de dogni calidade,

su naschere, su morrer in comunu

naran de Deus operas chi sunu.

 

25.

Duas semplices cosas sunu istadas

origine de Deu e fundamentu;

sa meraviglia unida a s’ispaventu

chi causadu han sas cosas creadas:

sos terremotos sas malas annadas

maladias de tristu avvenimentu,

e in Deus terrore o meraviglia

han fattu crere s’umana famiglia.

 

26.

Naran antigamente cunferidu

ch’hat Deus cun Adamu e cun Noè

Abramu, Isaccu, Giacobb’e Mosè.

Naran chi faeddadu l’hana e bidu;

ma si fìt beru, d’essere apparidu

a tottu custos su Divinu re,

lasso decider a sos sensos bostros

fit apparidu puru a tempos nostros.

 

27.

O tando a sos terrenos abitantes

cumpariat ca fin prus innocentes?

No. Ca leggimos a ojos videntes

chi tando che i como fin birbantes

fin de occhire e de furare amantes

forsis piùs de sos tempos presentes!

Si tando a sos birbantes cumpariat

Deus, puru oe cumparrer deviat.

 

28.

Si s’est lassadu su Deus celeste

bidere antigamente e faeddare,

a tempos nostros a nos visitare

poite mai cumpartu no este?

D’esser tando masedu como areste

Deus, custu non podet mai istare.

Sende su mundu e Deus su mattessi

diat cumparrer a a sos pabas nessi.

 

29.

In ses dies su Deus infinittu

narat Mosè chi su mund’hat creadu

senza nudda haer bidu ne toccadu

de cant’issu in sa Genesi hat iscrittu:

cando Mosè fit naschidu in s’Egittu

aiat trinta seculos passadu

d’Adam’ ed’ Eva sa creazione

e no est che imaginazione…

 

30.

Cheria de mi narrer in cust’attu

su pius de scienzia profundu,

si Deus est su ch’hat fattu su mundu

o si su mundu est ch’a Deus hat fattu?.

Pro parte mia ch’est su mundu ingrattu

naro ch’hat fatt’a Deus francu e tundu.

E i su mundu bos naro in comunu

chie l’hat fattu non l’ischit nessunu.

 

31.

Da’ tempus antighissimu remottu

curret de Deu in su mundu sa fama,

e tottu de connoscher sunu in brama

su fattore ‘e su mundu sende ignottu,

narrer sempre chi Deu hat fattu tottu

amos intesu de babbu e de mama,

ca gai da sos furbos sunu istados

issos puru che nois imparados.

 

32.

No nd’est seguru nessunu vivente

chi Deus hapat su mundu creadu,

pro chi su mastru chi l’hat fabbricadu

nessun’a bidu in s’epoca presente;

nessunu certu est chi personalmente

a ue est Deu est andad’e torradu?

No sende certos, namos de gasie

su mund’est fattu, e non l’ischit da chie.

 

33.

Da’ unu punzu ‘e pruere impastadu

fragile e insensibile sustanza,

a imagine sua o somiglianza

Deus naran chi s’omine hat creadu:

però de cale razza siat istadu

chi l’hat fattu, non nd’ hamos seguranza.

Mundu risolve narami e faedda

si fit de razza bianca o niedda?

 

34.

Si nd’hat fatt’unu de razza bianca,

su ruju, giallu, nieddu, olivastru,

fattu no est da su propriu mastru

oppuru fattu l’hat a manu manca.

Non podet mai essire dae farranca

de unu grande artista un’impriastru.

Sende fattos da’ Deu, est craru e nottu

fimis de una razza istados tottu!…

 

35.

Si costruidu esserat s’universu

da unu Deus giustu e sapiente,

bos naro in veridade, mundu e zente

deviat tenner sistema diversu:

non fit istadu coment’est perversu

in su tempus passadu in su presente:

ma dian esser tottu sos terrestes

uguale a sos Anghelos celestes,

 

36.

Si unu Deus d’amore e giustizia

fit istadu de s’omine fattore,

in nessunu terrenu abitadore,

non deviat regnare s’avarizia;

ne una parte de zente in delizia

deviat esser ne una in dolore,

ma tottus uguales e che frades

devimis essere o mi lu negades?

 

37.

Si fimis fattos de Deu e fizos

non fimis in discordia ne in gherra.

fit istadu su mundu a dogni perra

unu giardinu de rosas e lizos;

regnat delizias, dolores, fastizos,

ca semus tottu fizos de sa terra,

e coment’est su clima differente

in ogni parte, de gai est sa zente.

 

38.

Sos primos abitantes supponiana

in su Sole sa forza soberana,

comente e veru Deus l’adorana

e grazias da issu imploraiana,

ateru Deus no nde connoschiana

e finas oe in sa terra Africana,

tottu de Cam sa discendente prole,

basat sa terra e adorat su Sole.

 

39.

Cust’est prova chi tando no esistiat

su nostru babbu eternu nominadu,

proite si s’esseret agattadu

su mundu a issu ricconnotu aiat.

Bidinde s’omine chi adoraiat

Su Sole, it’Issu diat haer nadu?

Certu deviat narrer mundu ingrattu,

non conosches su Deus chi t’hat fattu?!

 

40.

Ca send’issu su grande architettore,

chi cun operas bellas s’est distintu,

diat haer sos populos costrintu

a connoscher s’insoro creadore;

cun castigos oppuru cun amore

sos africanos haiat cunvintu

de venerare a issu ch’est su mastru

de tottu, e non su Sole ch’est un astru,

 

41.

Bidinde sos de s’Asia adorare

sos Deos: Zoroastru, Budda e Brama,

provat de custu Deus s’alta fama

chi mai nd’hana intesu mentovare!

Ma s’issu primu hat depidu creare

su mundu, puru ‘e sa fide su drama

deviat haer tra custos diffusu

d’ateros Deos pro non fagher usu.

 

42.

A Cerere, a Diana e a Ciprigna,

daiat cultu sa Religios’arte,

e adoradu fit su Deus Marte

in sa ‘idda de Martis, in Sardigna;

ca de su babbu eternu s’alta insigna

non fìt tando connotta in custa parte,

e non teniat de Deus su gradu

finacando sos furbos bi l’han dadu!…

 

43.

In s’Antiga cittade sulcitana

ue Sant’Antiogu, est oe in die,

bigottu aberi s’oju naro a tie!

Deos diversos ancora adoràna;

sa suprema potenzia soberana.

De su babbu eternu mancu inie

no fit; ca narat una antiga lapide

chi adorana Iside e Serapide.

 

44.

Sos Ebreos, cun fide e veru coro,

lu narat s’iscrittura e nde so certu,

adoran de Sinai in su desertu

pro Deus veru unu vittellu d’oro.

Signu e prova chi non fit s’insoro

su Deus chi Mosé lis hat offertu;

ca si l’haian da’ tempus prolissu

connotu, adoradu ian a issu.

 

45.

S’esserat custu Deus esistidu

prima de nos mundanos eredeos,

no aiat su mundu ateros deos

prima de isso adoradu e servidu:

e nemanch’issu aiat permittidu

ad’ asianos ed europeos,

de venerare dae polu a polu

ateros deos che a issu solu.

 

46.

Sun trintamiza a lu narrer in Sardu

Deos antigamente chi adorana

prima ‘e su babbu eternu, e oe hana

credentes prus de unu miliardu,

su babb’ eternu naschid’est prus tardu

e cun sa forza sua soberana,

tenet solu tra tottu sos viventes

treighi miliones de credentes…

 

47.

Si de tottu sos deos sa possanza

su babb’Eternu haeret superadu,

sol’issu de credentes fit istadu

de dogn’ateru Deu in maggioranza;

ma send’issu su prus in minoranza

de dogn’ateru Deus veneradu:

est prova certa chi no hat podere

e ne de chelu e terra est issu mere!

 

48.

Resultat d’esser cust’eternu Rè

a dogn’ateru Deu inferiore,

pro chi s’istadu fìt superiore

si fit distintu pro natura in sè;

solu l’hat nadu e iscrittu Mosè

ch’est’issu onnipotente e creadore:

ma pro lu crere non bastat, de seguru,

su lu narrer; bi cheret provas puru!

 

49.

Est tottu imbrogliu o mundu ischire tese

de sos Deos e Deas s’impiantu,

mortu Mosè, s’apostoladu intantu

su babb’ eternu divisu hat in trese;

e tue prima in d’unu como crese

in babbu, fizu e ispiridu santu!

cheret narrer chi deos milli e unu

a gustu sou, nde faghet dognunu.

 

50.

Sette seculos pustis sepultadu

Cristos, fìzu de Deu e de Maria,

pro deu onnipotente in s’Arabia,

A Maometto s’ana incoronadu;

su nostru babbu eternu nomenadu

ne i su fìzu sou, su Messia.

No est dae sos arabos connotu

ch’a Maumetto dognunu est devotu.

 

51.

Tempus prima, sa cresia Romana,

d’esister Maumetto fit fundada;

su deus Giov’e Marte issa adorada

fina a cando s’est fatta cristiana;

provat chi sa potenzia soberana

de su babbu eternu, penetrada

in cussu tempus in issa non fiat,

si a Giov’e Marte adoraiat…

 

52.

Giove e Marte su mundu a tottu proa

dominàt prima de su babbu eternu;

si trattat ch’issu est bintradu in guvernu

battor’ mizza annos de custos a coa;

da s’era cristiana epoca noa

Roma connotu hat su Deus modernu;

e dadu a tando grorias a vantu

a babbu e fizu e ispiridu santu.

 

53.

Però happende sos contos tiradu

cun babbos, fizos, ispiritos santos,

chi non teniat introitos tantos

Roma, che prima in su tempus passadu;

e it’hat fattu? Hat santificadu

baranta mizza tra santas e santos

e costruidu hat cresias e colonnas

a treghentassessantotto Madonnas…

 

54.

Forsis Roma l’hat fattu pro ingannu

d’haer tantas madonnas tituladas?

No! L’hat fattu pro esser festeggiadas

tottu sas dies chi benin in s’annu.

Santos bi nd’hat unu numeru mannu

ch’in s’annu no han dies signaladas,

custos in biddas, cittades e portos

sun festegiados paris cun sos mortos!…

 

55.

Diffattis chi su die maccarrones

si pappat pro costumene connotu:

chie los pappat cun casu e regotu

chic cun bagna ‘e puddas e cabones.

santos e festas e processiones

bind’hat bundantes pro dogni bigotu,

chi tantu a bustu comente a chena

bistare poded’a bentre piena.

 

56.

Sa religione est una miniera

pro pabas, munsegnores e viccarios;

sos santos sunu tottus impresarios

chie in un’arte chie in d’una carriera;

o populu ignorante, cunsidera

ite fruttu ti dan sos santuarios?

Non bides santos, madonnas e Cristos,

ch’est unu isfruttamentu a sos artistos?!

 

57.

Osservas pro dogn’arte o mestieri

ch’hana postu unu santu protettore;

pro sos massajos est santu Sidore,

santu Vissente, ‘e su mastru ferreri,

santu Crispinu pro su sabatteri,

santa Barbara pro su minadore,

santu Giuseppe cantende a s’anninna…

est protettore ‘e sos mastros de linna.

 

58.

Santu Cosimu e santu Damianu

pro su dottore e pro su farmacista;

de sos chi sun guastos a sa vista

santa Lughia s’impresa hat in manu;

su pastore in ierru e in beranu

protegget santu Giuanne Battista;

a sant’Antoni, festadu in benharzu

l’hat fattu protettore ‘e su porcarzu.

 

59.

Santu Pedru impresariu de sas craes,

protegget sos craeris de sa Banca;

santu Micheli giughet in farranca

su pesu, e pesat sas animas graes,

santu Roccu tumores e piaes

curat de sos chi meda bettan s’anca,

Maria Madalena protetrice

est de dogni mundana peccatrice!…

 

60.

Tenimus puru a santu Costantinu

ch’est protettore de sos gherrieris

viaggiadores tottu e passizeris

han sa Madonna de Bonu Caminu;

sant’Andria protegget de continu

sos piscadores cun sos marineris;

Maria de su Nie prus benigna

prottegget sos chi benden carapigna.

 

61.

Infine: pro dogn’arte o maladia

unu santu reparat sa tempesta,

pro curare ogni male e dogni pesta

postu han de su remediu a Maria,

tiat bastare custa sola ebbia

però non bastat una sola festa:

ca senza tantas festas bene ischides

no poden benner riccos sos preides!

 

62.

E tiat esser unu grave dannu

senza festas non benner quattrinos,

su corpus de sos poveros mischinos

isfruttan sos padrones tottu s’annu,

s’anima, sos preides cun ingannu,

isfruttan de sos poveros…crettinos

e nd’hana da sa zente pusillanima:

su fruttu de su corpus e de s’anima!…

 

63.

Pro cunfortare dogni peccadore

puru a crere sos populos han dadu,

chi dogni santu in chelu est avvoccadu

de sos devotos suos difensore.

Chi l’est in vida in morte protettore;

e si benit da’ Deus cundennadu

a su fogu eternu pro brujare,

curret lestru su santu a lu salvare!

 

64.

Si trattat chi su regnu celestiale

est uguale a su mundu profanu;

chie tenet su gradu ‘e capitanu

chie de cumandante generale,

s’odiernu sistema padronale

in chelu che in terra l’hana a manu

e chie santu non tenet in corte

est in s’inferru in vida e in morte.

 

65.

Si pustis mortu sa vida beata

tue cheres in chelu acquistare,

caru devotu, bisonzat pagare

antecipadu in oro o in prata,

betta s’offerta tua a sa safata

chi est’a pes de su santu in s’Altare,

si cheres esser in chelu Segnore

si no! T’ingullet s’Inferru ah!, It’errore!!

 

66.

Criticat sa ecresia romana

sos Ebreos ca tottu cun decoro,

han adoradu un vitellu d’oro

comente e deidade soberana;

e issa, chi si vantat cristiana,

aradu e boes de Sant’Isidoro

adorat, cun su naschidu Messia

ancoras una mula in cumpagnia!!…

 

67.

Mira cun Santu Giorgi figuradu

in s’Altare unu caddu poderosu

e dae su credente religiosu

benit su caddu e su santu adoradu,

ed est puru su porcu veneradu

cun Sant’Antoni bellu gloriosu:

e giamat idolatra contra Deus

s’Ebreu, sende issa malepeus!

 

68.

Assumancu s’Ebreu solu a unu

animale fatt’hat festeggiamentu,

sa cresia romana piùs de chentu

nd’adorat, e de tantas razzas sunu!

Cust’est a dare a Deus importunu

pro chi cun vera fide e sentimentu

adoran sos fideles tottugantos

Deos impare a Bestias e Santos!!…

 

69.

Unidamente a madonninas bellas

adorat su cattolicu credente

su Coccodrillu, su vile Serpente,

su Sole, e i sa luna e sas istellas. .

E cun santu Micheli in sas capellas

adorat su Demoniu prepotente,

chi su mattessi santu hat suttapese

oh! bigotismu, a ite puntu sese!…

 

70.

Davide, in d’unu salmu ispiegare (il 115)

solit a tottu cun sentidos sanos,

sos deos giughen bucca, ojos e manos,

giughen pese e no poden caminare,

caminare, toccare, faeddare

no poden ca sun tottu idulos vanos,

e sos ch’in issos confìdana fissos

sun istattuas similes a issos…

 

71.

Sende s’omine in terra superiore

subra dogn’animale, ogni materia,

una scultura adorende a sa seria

benit a sa materia inferiore,

torrat dae padronu servidore

ruet in s’idolatra cattiveria,

ca pregat e s’invocat e s’inchinat

a sa materia chi s’arte cumbinat.

 

72.

Bastat: serremus custu repertoriu

de trapulas e santos de s’altare:

trattemus su pattire, su gosare

de chelu, de inferru e purgatoriu,

limosinas e missas de offertoriu

chi sos furbos han devidu inventare;

su riscattu de s’anima rivale

da’ sa purgante pena temporale!

 

73.

Ammitinde chi Deus a trint’annos

cundennerat un anima a sas penas,

sos preides, cun missas e novenas,

la salveran da penas e affannos;

risultat, chi piùs poderes mannos

de Deus hant sas personas terrenas;

già chi de annullare sa sentenzia

fatta da Deus s’omine hat potenzia!

 

74.

Sa bella est chi si faghene pagare

dae sos credulones ignorantes

pro salvare sas animas penantes

chi sunu in purgatoriu a brujare;

e, non paghende, las lassana istare

brujare in sos vulcanos fiamantes…

imbecilles!…si ruet ue passo

un’omine in su fogu, eo lu lasso?!…

 

75.

Dae su fogu pro giustu decoro

deo lu salvo su simile meu;

ma sos giamados ministros de Deu

de lu lassare brujende han su coro!

Ca crene solu in Deus de s’oro

isfruttadores de su mundu intreu:

chi supra a Deus, anima e peccadu

han su santu negoziu fundadu.

 

76.

S’eterna vida felice e amena,

su paradisu pius magnifìccu,

tue l’agatas in domo ‘e su riccu

pro chi de dogni grazia est piena:

gosat dogni delizia terrena

a giovanu, a betzu e a pitticcu.

Si tue chircas anima beatas

prus de domo ‘e su riccu, ue nd’agatas?

 

77.

Ei s’inferru ardente a meraviglia

de penas e dolores, su piùs tristu,

est in sa domo ‘e su poveru artistu,

massimu d’unu babbu de famiglia,

senza trigu dinari ne mobiglia,

de dogni bene e grazia isprovistu.

Nudu est issu e nudos hat sos fìzos

cust’est s’inferru ‘e veros martirizos!

 

78.

Tottu cuddos ch’in terra hana patire

durante vida dolore e piantu,

naran: Deus in chelu ateretantu

benes eternos det rettribuire;

ma custa vida d’eternu godire

l’agatat in sa fossa in campusantu!

Morit accabat sa vida penosa,

godit su paradisu intro sa losa.

 

79.

S’omine riccu ch’in su mundu passat

sa vida sua felice e cuntentu;

su morrer, certu, l’est pena e turmentu

ca dogni bene in custu mundu lassat;

piùs no si disvagat ne s’ispassat

in ballos, giogos de divertimentu;

inserradu in sa tumba dolorante,

ecco s’inferru de su benistante.

 

80.

Si creteran sos nobiles e dottos

de s’inferru in sas penas e turmentos,

e dae sos vulcanos elementos

d’essere poi mortos bene cottos

avaros non dian esser ma devotos

durante vida; e sos possedimentos

in limusinas tian consumare

pro no andare a s’inferru a brujare!!

 

81.

Invece coros duros e redossos

sun send’in vida; e han s’anima rude

e non pensan a s’ultima salude

che bonos religiosos ortodossos;

aman de isfruttare pulpa e ossos

a su poveru sende in gioventude:

e a bezzu lu mandan, pro condanna,

a mendicare dae gianna in gianna!…

 

82.

Ecco sos fruttos de sa santidade

de sos ch’in Deu e in s’anima crene!

Preigan in su mundu a fagher bene

e issos trattan cun barbaridade!

Amore sende in vida, e caridade.

no nd’hana mai usadu e ne nde tene,

e bidimos da su proceder feu

ch’in s’anima no crene ne in Deu!

 

83.

Chelu e inferru est tott’in custu Mundu,

bene da’ sè lu cumprendet dognunu,

e poi mortu no l’ischit nessunu

sos ch’ana fattu istudiu profundu,

si b’hat istadu infelice o giocundu

ca omines terrenos tottu sunu

sos chi Chelu, e Inferru han preigadu:

e nessunu a lu ider est andadu!

 

SA MUNDANA CUMMEDIA – I PARTE –

Salvatore Poddighe

(Sassari 1871 – Iglesias 1938)

Poeta autodidatta. Nato a Sassari da genitori dualchesi il 6 gennaio 1871, fece ritorno nel paese di origine solo dopo poche settimane di vita. A Dualchi visse fino ai diciotto anni e da qui, attratto dalle possibilità di trovare lavoro nelle miniere dell’Iglesiente, si trasferì ad Iglesias dove lavorò come minatore nei pozzi di Monteponi e San Giovanni. Dopo un breve soggiorno, ancora da emigrante, a Torino fece rientro ad Iglesias dove nel frattempo si era unito in matrimonio con Maria Zuddas di Sardara da cui ebbe sei figli.

A Iglesias Poddighe conobbe altri poeti con i quali si incontrava la sera nelle bettole per improvvisare. Sono Sebastiano Moretti di Tresnuraghes, Pietro Caria di Macomer, Antonio Bachisio Denti di Ottana. I loro versi “Contra a s’isfruttadore” sono ancora vivi nella memoria di molti.

Poddighe è influenzato dal pensiero anarchico e socialista. Le sue convinzioni politiche sono radicali, fuori dagli schemi, con una decisa propensione alla giustizia sociale. La durezza della miniera, il malessere, le vite sradicate dalle campagne.

E poi la rivolta, i morti di Buggerru del 1904, la sindacalizzazione, hanno forgiato il carattere del poeta che nel frattempo non aveva mai smesso di leggere. Nei villaggi minerari i libri non erano sicuramente diffusissimi, ma non si può escludere che Salvatore abbia conosciuto i classici del pensiero politico anche durante la permanenza a Torino dal 1910.

L’opera che gli diede fama in tutta l’isola e a cui è legata universalmente il suo nome è “Sa Mundana cummedia”. Opera che però creò non pochi problemi al suo autore. Sa mondana commedia è infatti un’opera di forte denuncia sociale dello sfruttamento del povero e in cui non manca un acceso anticlericalismo. L’argomento è chiaramente dichiarato dall’autore nelle prime ottave dell’opera: l’origine della ricchezza e della povertà, che per Poddighe non sono decreti divini ma unicamente conseguenze dell’ingiusta divisione dei beni che ha sostituito la proprietà comune.

A mantenere questo stato di cose contribuisce la religione, considerata oppio dei popoli da questo poeta scomodo e sfortunato.

 

Sa mundana commedia (57 ottave nella prima parte, 83 nella seconda, 91 nella terza: 1848 versi in tutto) fu pubblicata a spezzoni. Le tre parti dell’opera videro la luce tra il ’17 e il ’22 e furono pubblicate insieme per la prima volta nel ’24 dalla tipografia Varsi di Iglesias in ben 3500 copie. Nello stesso anno il Concilio dei vescovi sardi aveva vietato ai poeti estemporanei di trattare argomenti di dottrina ecclesiastica. E in un crescendo di multe e divieti, Chiesa e fascisti erano riusciti a bandire le gale poetiche dal ’32 al ’37. L’opera ebbe un’immensa fortuna e diffusione in tutta l’isola tanto da essere unanimemente riconosciuta da alcuni come una autentico capolavoro e altri come opera blasfema da criticare aspramente.

Ma l’ostacolo maggiore venne dall’autorità di polizia. Il 4 novembre 1935 il questore di Cagliari Laudadio vietava la diffusione del poemetto «perché incita all’odio di classe e al vilipendio della religione e dei suoi ministri», dando «disposizione al commissario di Iglesias perché sequestrasse tutte le copie ancora in vendita e perché trasmettesse in visione tutti gli altri opuscoli di produzione di Poddighe».

Salvatore Poddighe soffrì profondamente per questo ignobile atto di censura, cadde in una forte depressione e morì suicida ad Iglesias il 14 novembre 1938.

Fonte ICNUSSA

PARTE PRIMA

 

1.

De Dante su poeta de Toscana,

sa Divina Cummedia leggimos;

e noi sardos prite non faghimos

un’attera Cummedia mundana?

pro dare lughe a sa zente isolana

sos chi s’estru poeticu tenimos,

pro chi non bastat sa Divina sola

a sa Sardigna nostra a dare iscola.

 

2.

Dante, de una mente illustre e digna,

tra sos poetas hat sa prima sedia;

in versos hat descrittu una Cummedia;

contra a sa setta perfida maligna,

e nois cantadores de Sardigna

nos istamos a morrer de inedia?

no, no, frades, bintramos tottu in giostra,

a fagher puru sa partida nostra.

 

3.

Est beru chi fit Dante Alighieri,

de sentimentos fìeros, gagliardos,

e noi semus che fizos bastardos

contra de issu in tale mestieri.

Poi, chi balet unu furisteri,

naran a dicciu, prus de deghe Sardos,

ma tottu custu ispaventu e paura,

non faghet a sos donos de natura.

 

4.

Dante, hat cantadu cun ingegnu ed arte,

ca fit in poesia meda esattu;

hat fattu tantu sì, ma no hat fattu

nudda de prus che i sa sua parte,

tra sos poetas fit su grande Marte,

lu bidimos de s’opera in dogn’attu

e già ch’issu l’hat fatta, naro a bois,

sa parte sua, toccat como a nois.

 

5.

No isco bonu s’a cantare hap’essere,

pro ch’hapo sentimentos pagu espertos,

e istruidu non seo che certos

chi piùs bellos versos ischin tessere.

Intantu provo, si b’hapo a resessere

solu cun donos de natura offertos,

senza istruzione, e senza istoria

chi aggiuet sa debile memoria.

 

6.

Su tema ch’hapo in conseguenzia,

de risolvere deo, a dogni frade;

est, s’andamentu de s’umanidade

da cand’in terra hat happidu esistenzia.

Origine fundamentu e dipendenzia

de sa ricchesa e de sa povertade,

pro chi medas ancora no han cumpresu,

poveru e riccu coment’est dippesu.

 

7.

Ministros de su religiosu impreu,

a crere a sos populos han dadu;

chi chie est in su mundu isfortunadu

est, chi fortuna non l’hat dadu Deu,

su chi non creo giustu a parrer meu

ch’i Deus si siat mai interessadu,

de dar’a chie su male, a chi’ su bene

comente oe, sos bigottos crene.

 

8.

Deus che sapiente e bonu mastru,

send’unu babbu giustu imparziale;

hat dadu a tottu diritt’uguale

no hat fatt’unu fizu, unu fizastru,

no est pro naschere in bonu o mal’astru

s’istamos chie bene, e chie male,

tottu dippendet dae sa faccenda

de non esser comune sa sienda.

 

9.

Pro dare a s’impostura unu rimproveru,

presento ‘e sa Cummedia su prim’attu;

solu pro narrer s’est, Deus ch’hat fattu

in su mundu su riccu e i su poveru.

Tue Musa ch’in me, faghes riccoveru

risolve nende cun mettodu esattu,

Deus hat fatt’ogni bene comunu,

però, riccu ne poveru a nessunu.

 

10.

Tottu sa razza umana senza erranzia,

si dipesa est d’una sola famiglia;

duncas; no est nessuna meraviglia

s’aian dogni cosa in comunanzia,,

no esistiat tando padronanzia

e ne mancu discordia ne puntiglia,

comente fin sos benes de cumone

andàna a tribagliare in unione.

 

11.

De comente sa zente aumentiat,

e s’est tottu sa terra populada;

in dogni bidda cittade o burgada

su bene comunale tottu fìat.

Part’e dirittu dognunu teniat

comente de bessidas e d’intrada,

fit in comunu patimentu e gosu

e nessunu non fit necessitosu.

 

12.

Comunale tenian terra e fruttu,

bestiamene e cantu s’est connottu

su viver necessariu aian tottu

de vegetales e dogni produttu.

Non fit nessunu padronu assoluttu,

dogni frade a su frade istàt devottu,

e cun tale sistema beneficu

non fit nessunu povero ne riccu.

 

13.

Ma dogni tempus benit pro passare

regnat s’amore e i s’ingratitudine;

si cambiat sistema e abitudine

sos tempos fattos sun pro cambiare.

Cun su tempus s’est bida diventare

sa fratellanza in ischiavitudine,

e tottu cuddu bene comunariu

est poi diventadu propietariu

 

14.

Cun su tempus naschida est s’avarizia,

in su mundu s’orgogliu e i su fele;

su primu fit Cainu contr’Abele,

prepotenzia usare e ingiustizia;

poi de nobilesa e de pigrizia

s’avaru d’esser amigu fìdele,

dae Cainu sa crudelidade

istesit post’in usu dogn’edade.

 

15.

S’est bidu poi s’omine non bonu,

cun trassas, cun astuzias e affrontos;

intimidire sos omines tontos

cun ispaventos e superbu tonu,

pro dominare issu che padronu

si los hat resos dociles e prontos,

a lu servire, gai est chi s’astutu

leadu hat su cumandu assolutu.

 

16.

A su mandrone fit sistema duru,

istare in fratellanza e unione;

previa chi s’aradu, su marrone,

toccat a manizare a issu puru.

E pro esser felice in su venturu

tempus s’est postu in possessione

de sos terrinos, pro non tribagliare

ch’est prus arte leggera a cumandare.

 

17.

Sos oziosos e malintragnados,

o furcajolos comente los giamene;

de terrinu comunu e bestiamene

si sun antigamente appropiados.

Issos tando sun riccos diventados

a sos tontos lassadu hana su famene,

e dae tando su mundu formadu

de poveros e riccos est’istadu.

 

18.

Tottus cuddos chi s’hana impadronidu,

antigamente su bene fraternu;

de su mundu leadu han su guvernu

e i sa frattellanza han abolidu.

Unu de issos re l’hana eleggidu

pro haer su dominiu in eternu,

e sutta custos tottu omines bravos

sos tontos sun restados ischiavos.

 

19.

Da’ custos bonos e fieros Martes,

sos populos istesini obbligados;

send’ischiavos e umiliados

a tribagliare de tottu sas artes,

e divisos los hana in duas partes

una bracciantes e una soldados,

pro defender su regnu e i su tronu

e suggettare su malu a su bonu.

 

20.

Pro disciplina contra a sas chimeras,

de su populu ischiavu reduidu;

han puru antigamente costruidu

sos regnantes, presones e galeras.

Regulamentos e legges severas

pro sos ribelles hana istituidu;

e dogni pegus de s’umanu gregge

han suggettadu cunformas sa legge.

 

21.

Cuddos chi de prus grand’estensiones

de terrinos si sunu impossessados;

cun su tempus, si sunu nomenados

contes, ducas, marchesis e barones;

e distintos si sun menzus persones

de cuddos chi sun poveros restados,

gai s’astutu bennid’est civile

e i su tontu rusticcone e vile!

 

22.

Istituidu han omines fattores,

pro dirigentes de sos lavorantes,

Centuriones pro sos militantes

cun distintivos grados superiores.

De milites massajos e pastores,

custos fattesin de rappresentantes,

eseguinde ordines e doveres

giust’a sa volontade de sos meres.

 

23.

Ecco comente tra sa razza umana,

sos furbos su dominiu han leadu;

e cun barbaridade han guvernadu

a cantu sas istorias mi nàna.

Bendiana sa zente e comporana

a us’e bestiamene domadu

e da sos populos tottu sun istados

timidos, e che deos adorados.

 

24.

Tando est chi parziales sun bennidos

delizias mundanas e dolores.

E poveros da’ s’ epoca e segnores

in su mundu si sun distinguidos.

Ecco s’ origine de duos partidos

meres de cumandare e servidores,

e dae tando chie arat e zappat,

e chie senza sudore pane pappat.

 

25.

Torramos como a Deu onnipotente,

comente oe cret calch’unu maccu.

chi s’est de su terrestre impossesadu,

siat fattu da’ issu veramente.

Non Deus, ma s’astutu a s’innocente

hat obbligad’a fagher su teraccu.

E i s’astutu bennidu est servidu

cando su tontu s’est sottomittidu.

 

26.

Deus a nemos dadu hat martirizos,

e a nessunu sa felicidade;

e no hat fattu parzialidade

sende nois de issu tottu fìzos.

Est ingannu ‘e su mundu art’e manizos,

s’a chie est riccu e chie in povertade,

Deus lassadu hat sa terra comuna

e pro tottu uguale sa fortuna.

 

27.

Podimos sas delizias antigas,

nois cherinde, in su mundu gosare?

bastat però in comunu lassare

terrinos e produttos e fatigas.

Usende su sistema ‘e sas fromigas,

vivende in fratellanza tott’impare,

e s’hamos in comunu ogni materia

nessun est riccu e nessunu in miseria.

 

28.

S’esserat d’esser in d’ogni paisu

fruttos e territoriu in comunu;

de s’arte sua tribagliare ognunu

su produttu tra tottu esser divisu.

Faghimis una vida ‘e Paradisu

senz’essere isfruttados dae nessunu;

dimis esser felices e cuntentos

tottu, de grazias e de alimentos.

 

29.

S’antigu paradisu Eden terreste,

ch’han sos furbos istoricos giamadu,

certu chi cuddu tempus fortunadu

de sos benes comunes istad’este.

Inue naran su Deus celeste

ch’Adam’ed Eva aiat colloccadu;

ma sa giusta e sincera veridade

est, su prinzipiu ‘e s’umanidade.

 

30.

Su Serpente malignu ingannadore

ch’hat s’antiga innocenzia tentadu,

chie creides chi siat istadu

custu vile demoniu seduttore?

iss’est s’omine avaru usurpadore

chi s’est de su terrestre impossesadu,

e lassad’hat sos tontos pro disgrazia

ispozados de bene, e d’ogni grazia.

 

31.

E si da calchi furbu o ignorante

no est su narrer meu applaudidu,

mi lu fettat toccare cun su didu

su chi cret prus demoniu devastante.

Deo piùs de s’omine birbante

serpente ne demoniu hapo idu,

in su mundu capace a fagher male,

e custu est su demoniu infernale.

 

32.

Naran pro serpentina tentazione,

Adam’ ed Eva esser ruttu in peccadu;

e su peccadu chi siat istadu

de matrimoniu sa congiunzione

e ch’ in su mundu pro tale cagione,

s’est su bene e su male originadu,

degai hat dadu a crere s’impostura

pro occultare ch’istada est s’usura.

 

33.

Si sa congiunzione vietada,

fit de su matrimoniu comente

sa terra d’animales e de zente

podiat mai benner populada?

o infame impostura! retirada

faghe dae su coro e da sa mente,

ca sena matrimoniu ista certa

de viventes sa terra fit deserta.

 

34.

Si fit su matrimoniu unu reattu,

Deus “creschide e multiplicade”

nadu no iat a s’umanidade

ne omine ne femina iat fattu:

ma ca fit necessariu tal’attu

est ch’issu hat permitidu s’unidade

pro ch’esserat su mundu populadu

e s’est utile, certu no est peccadu.

 

35.

Veramente sa frutta proibida,

chi Deus de toccare non cheriat,

atera cosa esser non podiat

si no sa terra arbur’e sa vida.

Sende comune senza dividida

custa, pro tottus grazias daiat,

non lassende sa terra comunale

nde naschiat su bene e i su male.

 

36.

Fit su bene comunu eternu e sumu

su proibidu simbolicu fruttu

ma si calch’unu padronu assoluttu

s’esseret post’in su terrestre pumu

andàna sas delizias in fumu

e in peccadu s’omine fit ruttu;

ca da su paradisu fora essiat

cuddu chi possidenzia non teniat.

 

37.

Fit dada ‘e Deus sa permissione,

de sa terra ogni fruttu ‘e mandigare;

e i s’umanidade de istare

totu in fratellanza e unione.

Ma fatt’haiat proibizione

de sos terrinos a s’impossessare,

ca bene ischiat chi cun su possessu

beniat s’avarizia e s’interessu.

 

38.

Culpa de s’usurariu demoniu,

su poveru est de grazias ispozadu;

non pro ch’hapat cumittidu peccadu,

unidu a sa cumpagna in matrimoniu,

ma pro l’haer dirittu e patrimoniu

su malaittu serpente usurpadu,

ed est restadu senza nd’haer culpa

che ossu rosigadu senza pulpa.

 

39.

Ma furbamente s’omine impostore

a su tontu sa frase hat coloridu.

e narat, chi su fruttu proibidu,

est s’attu congiuntivu de s’amore:

e i su mundu esser ruttu in errore .

ch’Adamu a Deus hat disubididu;

e Deus pro dispettu de improvisu,

l’hat iscacciadu da su paradisu.

 

40.

Ma si tale impostura esserat vera,

da’ su giardinu terrestre iscacciados

tottu sos prinzipales fin istados

pro sa libidinosa violera.

De Adamu in sa propria manera

dian esser de grazias ispozados,

invece custos, giardinos e’fruttos

possedin e in peccadu … no sunt ruttos.

 

41.

S’impostura ad intender puru hat dadu

chi pro tale peccadu tantu forte,

est intrada in dominiu sa morte

e a morrer sa zente hat cominzadu;

da cando Adamu est ruttu in peccadu,

mentres chi prima tenian sa sorte

d’esser tottu che Deos immortales

tant’omines coment’e animales.

 

42.

Dèo non naro chi faula siat

cantu nat s’impostora propaganda,

però fagher cheria una dimanda

chi si mai nessunu no moriat,.

comente in terra sa zente cappiat?

devia benner certu a dogni banda

tottu su mundu interu, senza iscampu,

prenu de zente che s’erba in su campu.

 

43.

Deus Adamu chi deviat morrer

su die chi su fruttu eret toccadu,

nos narat s’iscrittura, chi l’hat nadu;

ma sa morte ch’hat devidu proporrer

lu podimos cumprender e supporrer

moriat d’essere in felice istadu,

e mandigaiat su pane cun pena

andende a tribagliare a terra anzena.

 

44.

Da cuss’epoca senza propriedade

in su mundu est sa povera zenia,

e fina a cando naschet su Messia,

ch’est, s’unione tra s’umanidade,

non det gosare prus felicidade

giustu comente nàt sa profezia,

naschidu su Messia de protesta

a su serpente ischiacciat sa testa.

 

45.

Narat chi Deus unu Cherubinu

ponzesit in giardinu cun s’ispada,

pro ch’esserat sa frutta rispettada

da cuddu poveru Adamu mischinu!

de modu chi in su terrestre giardino

non tenzerat prus drittu de intrada;

e si’a prepotenzia b’intraiat

s’Anghelu cun s’ispada lu punghiat.

 

46.

Gasi in su mundu sos Deos novellos

comente da’ s’antigu l’han connottu,

una legione formadu s’an tottu

d’anghelos cherubinos barracellos;

e terrinos, palazzos e castellos

custodiat s’agelicu cumplottu,

si calch’Adamu, chi ladru si narat

andat e fura. s’anghelu l’isparat!

 

47.

Naran chi Deus, culpa ‘e sos peccados,

mandesit in sa terra temporales:

e de su mundu tottu sos mortales

restesin in sas abbas annegados,

e ch’intro s’arca si sunu salvados

solu Noè, cun fizos e animales:

e fattu hat des sos malos isterminiu

a sos bonos pro dare su dominiu.

 

48.

Ma it’est in veridica materia,

de Noè, sa grand’arca salvatrice?

fit su vile sistema usurpatrice

chi cun sa sua infame cattiveria,

mandadu hat su deluviu de miseria

supra sa zente povera infelice,

e salvados si sun certu sos bonos …

chi de su mundu benzesin padronos.

 

49.

Ecco comente in su mundu est bennidu

s’origine de su bene e de su male:

sa disfatta ‘e su bene comunale

istesit su peccadu cumittidu.

E su s’haer sa terra impadronidu

intesit su diluviu universale,

e su nou sistema, su monarca

certu de salvamentu istesit s’arca.

 

50.

Sos ch’intro s’Arca hana fattu dimora

si sun da’ sas miserias salvados,

e contàna chi mortos sun istados

sos chi de s’arca restados sun fora;

ca senza possidenzia sun ancóra

poveros tottus e disisperados,

e morin in mesu s’inundazione

de povertade e disperazione.

 

51.

Pustis ch’est su deluviu cessadu

de sa facenda usurpante demonia,

leggimos chi sa turre ‘e Babilonia

han sos omines furbos fraigadu,

pro paura ch’appende aquistadu

già sa mundana suprema Egemònia,

da su podere no pottan crollare

beninde su diluviu a torrare.

 

52.

A cantu nàt s’istoria sagrada,

e diversas ancora opiniones,

nach’istesit de pedras e mattones

sa turre de Babele fraigada.

Pro me naro chi fìt edificada

de Barones, de principes, de Contes

de Ducas, Cavalieris e marchesis

in tottu sas cittades e paesis.

 

53.

Sa turre de Babele senza farta,

devet bene comprender dogni umanu,

chi no est unu fabbricu de manu

de comente sa oghe s’est isparta;

ma cudda turre politica e arta

de antigu dominiu sovranu,

custruida cun arte, e cun ingegnu

sa ch’est óe, esistente in dogni regnu.

 

54.

Ecco comente in su globo terrestre,

giamadu paradisu deliziosu,

su serpente malignu insidiosu

de dogni bene impadronidu s’este.

E de su proletariu pro peste

hat puru su dominiu poderosu

e cheret ubbididu si cumandat,

e guai de cuddu chi no andat!!

 

55.

Unu guvernu devet dominare

pro non succeder ne briga ne gherra,

ma fattigas e fruttos de sa terra

devian esser in comun’e pare:

no una parte sola profittare

e s’ater’ haer de pane una perra,

si su bene comune s’est connòttu

devimis tribagliare e goder tottu.

 

56.

S’est de tottu su Sole e i sa Luna

e s’aria de tottu a respirare,

si de nascher’e morrer ugualare

cherfidu hat sa natura, sa fortuna,

prite sa terra sienda comuna

de nois tottu non podet istare?

Subra custu su drittu de giustizia

mancat, proite? Culpa ‘e s’avarizia.

 

57.

Intes’hazis comente hat caminadu

s’umanidade de su mundu intreu?

cumpres’hazis chi culpa no nd’hat Deu

si chie est riccu e chie isfortunadu?

ben’hapo custos versos dedicadu

pro chi cumprendat s’omine babbeu,

si chie est riccu e chie mendicante

est causa de s’omine birbante.

 

 

 

 

 

APOLOGIA DI REATO?

Il Capo di Stato maggiore della Marina, Binelli Mantelli, non si è fatto sfuggire i riflettori dei media sulle manovre di guerra in corso in Sardegna e ha colto l’occasione per reclamizzare la linea “classica”, illustrata anche lo scorso agosto dal ministro della Difesa in visita a Cagliari, in perfetta continuità con tutti i precedenti ministri e stati maggiori: il ruolo strategico della Sardegna è in crescendo per importanza, i poligoni concentrati nell’isola sono di alto valore militare, sono “i gioielli della Corona”, di conseguenza, sono intoccabili, indismissibili, l’occupazione militare si rafforza.

La valutazione della rilevanza militare dell’isola e dei poligoni-gioiello è ineccepibile, la conferma arriva persino dalla classifica delle forze armate Usa che pongono Capo Teulada tra i tre bombing test ranges di eccellenza dell’intero pianeta.
E’ invece intollerabile la conclusione dell’intangibilità e perpetuità della schiavitù militare inferta alla Sardegna. E’ configurabile come istigazione e apologia del reato compiuto ininterrottamente da tutti i ministri della Difesa con l’avallo dei rispettivi governi di vario colore politico. Infatti l’uguaglianza, l’equa ripartizione di obblighi e gravami, di qualunque tipo, tra cittadini come tra Regioni, è il pilastro dell’ordinamento giuridico dell’Italia. Nello specifico, la legge 104 del 1990 ha imposto al ministero della Difesa l’obbligo di eliminare le situazioni di squilibrio tra le Regioni, cioè liberare la Sardegna dall’abnorme e iniquo surplus di gravami militari che la penalizza – il + 60% rispetto alla penisola – porla in condizioni di parità con le altre Regioni.
Dal 1990 a oggi tutti i ministri della Difesa hanno evaso, impuniti, l’obbligo di legge.

Le dichiarazioni dell’ammiraglio e del ministro sono anche l’ennesimo, impietoso smascheramento della bufala della pronta liberazione di Capo Teulada e Capo Frasca senza colpo ferire spacciata ai sardi dai vari politicanti travestiti da liberatori della Sardegna dal giogo militare. Il seducente miraggio – messo a punto e ampiamente propagandato quando è diventato reale il “rischio” di chiusura del gioiello Quirra per intervento della magistratura – ha come “ovvia” contropartita proprio il potenziamento del poligono della morte Salto di Quirra. Grattate via le accattivanti parole dei “nostri rappresentanti”, si sprigiona il tanfo dell’apologia di reato e dell’istigazione a violare la legge a danno dell’isola. Infatti, non si esige il ripristino della legalità, l’equiparazione della Sardegna alle altre Regioni, si mendica lo smantellamento di solo un terzo del surplus obbligatorio da eliminare.
Il diritto di eguaglianza non è merce in vendita a saldo!
Anche la linea dei nostri politicanti è immutabile nel tempo. E’ riassumibile in pochi capisaldi: occultare, fingere d’ignorare il disposto normativo, l’indecenza di ministri della Difesa fuorilegge da oltre un ventennio; appellarsi a vaghe promesse ministeriali e vacui atti istituzionali non cogenti; dare ad intendere che sapranno convincere ministri e vertici militari che  due dei tre “gioielli della Corona” sono inservibili fondi di bottiglia; propinare stravaganti analisi geostrategiche sul nuovo ruolo della Nato di protezione civile e sostegno umanitario. A seguire le loro elucubrazioni parrebbe che la Nato abbia ripudiato la guerra e stia attuando il disarmo!

Una vertenza condotta su un’analisi bislacca della realtà e con strumenti spuntati ha la certezza del fallimento. Però è prevedibile che porti ai “salvatori della patria sarda” un po’ di voti, traducibili in poltrone. Il gioco, per loro, vale la candela.

 

Comitato sardo Gettiamo le Basi

LA SARDEGNA IN ROSSO SI FA PUBBLICITA’ SU IL GIORNALE

 

La giunta di Ugo Cappellacci (Pdl) stanzia 136mila euro per sette inserti pubblicitari su “Il Giornale”. Andranno alla concessionaria della deputata, compagna del direttore Alessandro Sallusti
Stesso mare, stessa stagione. E stesso finanziamento, alla società di Daniela Santanchè. Ugo Cappellacci, governatore della Sardegna dal 2009 per il Pdl, non lesina sulla comunicazione. Con delibera dell’8 agosto scorso, approvata nell’ultima riunione di giunta prima delle vacanze, ha stanziato 136mila euro (Iva esclusa) per “sette inserti interamente dedicati alla Sardegna” su Il Giornale. Soldi pubblici che andranno “a favore della Società Visibilia srl”, come recita il documento. Ovvero, alla concessionaria di pubblicità “responsabile del progetto editoriale”, che ha come amministratore unico e proprietaria la Santanchè, compagna del direttore del Giornale, Alessandro Sallusti. Sempre nei pensieri di Cappellacci. Già l’estate scorsa, il governatore aveva destinato 141mila e 200 euro(Iva inclusa, quella volta) alla Visibilia per 6 inserti. Ovviamente, sul quotidiano di Sallusti. Insomma, passano gli anni, ma il governatore non si dimentica della regina dei “falchi” del suo partito. O meglio, delle iniziative editoriali per promuovere la sua Regione. 

QUEST’ANNO gli inserti saranno sette, di 4 pagine ciascuno. Informa la delibera: “Il progetto editoriale è dedicato alle azioni che hanno connotato l’attività istituzionale della Regione nei diversi settori strategici. Nell’ambito degli inserti saranno sviluppati i temi del turismo, dell’ambiente, dei trasporti, dell’economia, della sanità, dell’innovazione tecnologica, dell’agricoltura e della zona franca”.

Interessante l’ultima voce, relativa al progetto di rendere la Sardegna “un paradiso fiscale, una sorta di Montecarlo estesa”, come afferma il sito www.zonafrancasardegna.com. Un’idea pressoché irrealizzabile, norme alla mano. Ma Cappellacci la sta cavalcando, in vista della Regionali del prossimo anno. Quindi, quattro pagine a tema con i soldini regionali. Ma quando usciranno i sette inserti? La delibera non riporta date. Il portavoce del governatore, Alessandro Serra, afferma: “Saranno in edicola tra settembre e ottobre”.

Incerta la data, sicure le polemiche. Mario Bruno (Pd), vicepresidente del Consiglio regionale, ha dato notizia della decisione su Facebook. E punge: “Quale ricaduta dovrebbe portare la pubblicazione sul Giornale di questi inserti di propaganda, quali effetti concreti sul turismo o sul lavoro? E perché proprio sul giornale della famiglia Berlusconi?”. Il portavoce di Cappellacci replica: “La nostra campagna ‘Sardegna è tutta un’altra storia’ è stata pubblicata su l’Espresso, La Repubblica, Il Sole 24Ore , persino su Tiscali (di proprietà dell’ex sfidante di Cappellacci, il Pd Renato Soru, ndr). Si polemizza solo perché questa volta lavoriamo con il Giornale: questo è un atteggiamento bifronte”. Obiezione: ma pubblicare un inserto sul turismo dopo l’estate non è un controsenso? “Noi vogliamo ampliare la stagione turistica della Sardegna”. Certo è che sulle spese per la “pubblicità istituzionale” Cappellacci proprio non si tira indietro.

L’ESTATE SCORSA stanziò senza bando 796mila euro, versati a trenta tra emittenti e società, tra cui appunto la Visibilia della Santanchè. Michela Murgia, scrittrice e neo candidata alla Regione, protestò: “La giunta decide spese che sono un elenco di indecenze: eppure ha appena tagliato del 20 per cento le risorse per le manifestazioni culturali e tolto 94mila euro ai fondi per la tutela dei beni librai”. L’anno prima, nel 2011, fu bufera per la crescita esponenziale delle spese pubblicitarie. Il consigliere regionale Paolo Maninchedda (Gruppo Misto) denunciò: “Per il 2011 erano già stati stanziati 3 milioni e 865mila euro: nel corso dell’anno i fondi per la pubblicità istituzionale sono schizzati a 6 milioni e 470mila euro”. Bel lusso, per una Regione con un tasso di disoccupazione al 18,5 per cento (quello nazionale è del 12,1), e che nel solo 2012 ha perso 43mila occupati, stando ai dati dell’Agenzia regionale per il lavoro. Cifre da emergenza, per la Sardegna che finirà sugli inserti: ma in autunno.

da il Fatto Quotidiano del 23 agosto 2013