PREMIO AICA AL FORUM SALVIAMO IL PAESAGGIO

Una piacevole notizia: AICA-Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale il prossimo martedì 3 giugno consegnerà a Torino i tre premi annuali destinati a chi, attraverso le proprie campagne di comunicazione, porta all’attenzione dei cittadini i problemi ambientali, contribuendo alla creazione di una coscienza e di una cultura ambientale. Anche quest’anno il  Premio è suddiviso in tre categorie: “Comunicare ai cittadini fa bene all’ambiente”, il Premio Speciale “Comunicare il Protocollo di Kyoto” ed il Premio alla Carriera “Beppe Comin”. La prima categoria verte ogni anno su un tema specifico che quest’anno sarà “Comunicare il consumo di suolo”. Il nostro Forum nazionale è stato scelto con questa motivazione: Nella categoria: Comunicare ai cittadini fa bene all’ambiente: comunicare il consumo di suolo, il premio è stato vinto dal Forum “Salviamo il Paesaggio”.Il Forum Nazionale “Salviamo il Paesaggio – Difendiamo i Territori” è un aggregato di associazioni e cittadini di tutta Italia (sul modello del Forum per l’acqua pubblica), che, mantenendo le peculiarità di ciascun soggetto, intende perseguire un unico obiettivo: salvare il paesaggio e il territorio italiano dalla deregulation e dal cemento selvaggio. Celebre è la prima campagna nazionale del Forum: il censimento in tutti i Comuni italiani degli edifici sfitti o non utilizzati e rimasti vuoti.

Felicitazioni a tutti (noi ….) !!!
http://civico5stelle.it/wp-content/uploads/2013/02/mozione-salviamo-il-paesaggio-approvata.pdf

 

RENZI PREMIER: SOLDI PER LA SCUOLA O PER LA TAV

“Faccio notare al governo nazionale che in tempi di crisi l’idea di investire un miliardo e rotti in questa opera, fra tunnel e stazione, che non serve a nulla non è una buona idea. L’Alta velocità a Firenze c’è già e i treni veloci qui già si fermano. Perché se hanno un miliardo di euro da buttare via in questo modo non lo mettono sulla scuola?”.

Con queste parole Matteo Renzi sindaco di Firenze stroncava quattro anni fa, era il giugno 2010, il progetto di stazione faraonica TAV sotto il centro di Firenze, patrimonio mondiale UNESCO dell’Umanità.

Cinque anni prima, a novembre 2005, Matteo Renzi, presidente della Provincia di Firenze, aveva organizzato a Palazzo Medici Riccardi con TAV SpA una mostra celebrativa dal titolo “Firenze Bologna: Sotto e Sopra l’Appennino”, proprio mentre nel Tribunale di Firenze si celebrava il processo per i danni ambientali che la TAV, quella TAV, aveva causato alle acque e al territorio di Siti incontaminati classificati “di Importanza Comunitaria”, sotto e sopra quell’Appennino. “Un’opera comunque straordinaria”, scriveva Renzi nell’opuscolo di presentazione della mostra, dove “i momenti difficili hanno però visto sempre in prima linea le istituzioni, a partire dalla Provincia di Firenze, in un ruolo di tutela dei diritti e dei legittimi interessi delle popolazioni interessate dai lavori, dell’ambiente e del territorio”. Si è appena riaperto, sulle conseguenze di quella cantierizzazione, un nuovo processo di appello a Firenze.

Ad agosto 2011, infine, Matteo Renzi sindaco di Firenze monetizzava la resa della città alla TAV: il definitivo ok alla stazione faraonica e al doppio sottoattraversamento contro-falda in cambio di 80 milioni pubblici cash promessi (quanti arrivati?) a Palazzo Vecchio.

Lo stesso giorno si perfezionava l’ultimo atto – maturato nei colloqui di Arcore – della cessione da parte del Comune di Firenze allo Stato della più grande e prestigiosa scuola media superiore della Toscana, l’ITI “Leonardo da Vinci”: il definitivo smantellamento di un’esperienza centenaria di autonomia gestionale, di organici stabili e collaudati, di continuità didattica, fucina di generazioni di tecnici di avanguardia, avveniva dietro richiesta esplicita al ministro Gelmini da parte di chi ciò nonostante sosteneva (e ancora sostiene?) che la spesa sulla scuola non è un costo ma un investimento (!).

Domanda: chi è l’uomo politico che giura oggi al Colle dichiarando guerra agli sprechi e ai carrozzoni?

È il politico che ha celebrato i fasti nefasti della cantierizzazione TAV del Mugello? È il politico che ha consegnato il sottosuolo di Firenze a una mega-talpa poi bloccata, ancor prima di iniziare a operare, dalla Direzione Distrettuale Antimafia, e a conci poi giudicati dalla magistratura pericolosamente taroccati, anch’essi sequestrati a gennaio 2013? O è piuttosto il sindaco indignado del 2010, che il miliardo e rotti di denaro pubblico (iniziali) per la TAV fiorentina avrebbe preferito vederli investiti, mettiamo, nella scuola?

Idra auspica che la versione premier 2014 assomigli a quella dell’indignado 2010.

A Renzi pervenuto al governo nazionale Idra fa notare quello che lui stesso ha dichiarato da sindaco. E cioè che “in tempi di crisi l’idea di investire un miliardo e rotti in questa opera, fra tunnel e stazione, che non serve a nulla non è una buona idea. Perché se hanno un miliardo di euro da buttare via in questo modo non lo mettono sulla scuola?”

Di più. La TAV rischia di ingoiare non uno, ma parecchi miliardi e rotti di euro, se allarghiamo lo sguardo al resto d‘Italia. Un investimento capital ultra-intensive e labour ultra-saving: esattamente il contrario di quello che occorre all’economia. Dalle sponde dell’Arno Idra lancia dunque l’ennesimo appello a chiudere per sempre e su tutto il territorio nazionale, dall’alto di Palazzo Chigi, il delirante incubo erariale TAV: dalla Val di Susa a Genova, al Trentino, a Trieste, a Napoli, a Bari. Adesso Renzi versione 2010 ne ha facoltà. Sono, e sono sempre state altre le priorità morali e materiali del Paese con cui ripartire, se davvero si intende cambiare verso: da L’Aquila a Modena, dalle montagne (che franano) alle pianure (che si allagano), dalla scuola (indecente nell’edilizia e nell’organizzazione) al patrimonio culturale (mesta cenerentola, e dovrebbe esser regina!).

Associazione di volontariato Idra e-mail  idrafir@tin.it web www.idraonlus.it

RIFORMA DELLA LEGGE SUI PARCHI: ATTACCO ALLA NATURA?

COMUNICATO STAMPA

 

Caccia nei parchi, silenzio assenso sulle nuove opere di trasformazione del territorio, tassa sugli impatti ambientali, gestione dei parchi in mano ai Comuni, interessi privati delle imprese agricole nei consigli direttivi, così il Senato prepara l’attacco alla Natura d’Italia.

La Commissione Ambiente del Senato ha completato la discussione sulle proposte di Legge per la modifica della normativa quadro sulle aree naturali protette, la Legge 394 del 1991, definendo il testo unico che andrà all’approvazione definitiva. Le maggiori Associazioni ambientaliste, CTS, FAI, Italia Nostra, LIPU, Mountain Wilderness, Pronatura, Touring Club Italiano e WWF Italia lanciano l’allarme per un autentico ed inaccettabile attacco alla natura. La proposta di legge prevede l’introduzione del silenzio assenso per il nulla osta rilasciato dagli Enti Parco, la caccia nei parchi mascherata da controllo faunistico per tutte le specie, royalty per le opere ad elevato  impatto ambientale, aumento del potere dei Comuni nella gestione dei parchi e nuove categorie di parchi per soddisfare solo gli interessi di alcuni territori.

Le 8 maggiori Associazioni ambientaliste si appellano ai Senatori chiedendo di fermare questo colpo di mano che rischia di trasformare la Legge quadro sulle aree naturali protette in uno strumento per sferrare un attacco mortale al patrimonio naturale del nostro Paese. Questa proposta di riforma della Commissione Ambiente del Senato non è solo inopportuna ma è pericolosa per le sorti della natura italiana.

Le Associazioni ambientaliste chiedono per questo l’eliminazione dal testo unificato che sarà portato in aula per l’approvazione definitiva delle modifiche ritenute lesive dei principi e finalità della Legge quadro approvata nel 1991 e rivolgono un appello ai Senatori della tredicesima Commissione affinché sia fermata questa sciagurata riforma.

Le Associazioni ambientaliste, CTS, FAI, Italia Nostra, LIPU, Mountain Wilderness, Pronatura, Touring Club Italiano e WWF Italia chiedono al Parlamento di favorire le condizioni per un ampio confronto con tutte le parti interessate sul rilancio del ruolo dei parchi e delle riserve naturali per garantire una efficace conservazione del patrimonio naturale del Paese e si adopereranno nei prossimi giorni per far meglio comprendere al Senato la necessità di fermare questa riforma.

Roma, 6 marzo 2014

WWF Italia ufficio stampa – tel. 06 84497373

COSA PREVEDE LA RIFORMA DELLA LEGGE 394/1991 PROPOSTA

DALLA COMMISSIONE AMBIENTE DEL SENATO:

Ecco le principali proposte di modifica della Legge quadro sulle aree naturali protette che preparano il nuovo attacco alla Natura d’Italia:

1. CONTROLLO DELLA FAUNA SELVATICA NELLE AREE NATURALI PROTETTE:

Le Associazioni evidenziano i rischi di pericolosi effetti collaterali delle modifiche proposte alla Legge quadro sui parchi sulla normativa nazionale sulla caccia (la Legge n.157/92), che porterebbero sicuramente all’avvio di una nuova procedura d’infrazione dal parte dell’Unione Europea. Con artifizi giuridici si vuole legittimare l’ingresso dei cacciatori nei parchi per la gestione della fauna selvatica, confermando pratiche che si sono già diffuse in molti parchi senza una soluzione concreta dei problemi dovuti al sovrannumero di alcune specie, come il cinghiale.

2. SILENZIO ASSENSO SUL NULLA OSTA DEGLI ENTI PARCO:

La proposta di modifica prevede la sostituzione dell’art. 13 della Legge quadro introducendo nella procedura del nulla osta rilasciato dagli Enti Parco sulle nuove opere e progetti all’interno dell’area protetta il silenzio assenso dopo 60 giorni. Un provvedimento che rischia di ridurre la capacità di controllo degli Enti Parco sulle trasformazioni del territorio, in considerazione anche delle ridotte e inadeguate piante organiche degli Enti di gestione.

3. GESTIONE DEI PARCHI IN MANO AI COMUNI:

La proposta di riforma del Senato prevede nella procedura di approvazione del Piano del Parco, il principale strumento di gestione dell’area naturale protetta, l’obbligo dell’intesa con i Comuni. Il Piano del Parco viene oggi adottato dal Consiglio Direttivo dell’Ente costituito al 50% dai Comuni, dopo consultazione della Comunità del Parco costituita dai Comuni e da altri Enti Locali. La proposta del Senato introdurrebbe anche l’obbligo dell’intesa con i Comuni da parte della Regione che approva definitivamente il Piano. Si consegna definitivamente in questo modo la gestione dei Parchi nelle mani dei Comuni.

4. FINANZIAMENTO DEI PARCHI ATTRAVERSO ROYALTY:

Contestato dalle Associazioni ambientaliste il meccanismo di pagamento di royalty agli Enti Parco da parte di titolari di attività economiche ad elevato impatto ambientale operanti o possibili all’interno delle aree naturali protette e nelle aree contigue. Il rischio di gravi condizionamenti dell’operato degli Enti Parco è senza dubbio elevato se dovesse essere confermato l’approccio previsto dalla proposta del Senato. Serve piuttosto un necessario approfondimento per introdurre nel nostro ordinamento il tema del pagamento dei servizi ecosistemici per assicurare comunque la prevalenza della tutela della natura su altri particolari interessi economici e, al tempo stesso, il rafforzamento dei divieti nella legge, in modo da porre il Parco più al riparo dalle possibili, e anzi probabili pressioni finalizzate all’ingresso di nuove attività.

5. COMPOSIZIONE DEI CONSIGLI DIRETTIVI:

Dopo l’approvazione del DPR n.78 del 2013 che ha rivisto la composizione dei Consigli direttivi dei Parchi nazionali, portando da 12 a 8 i componenti e modificando i soggetti coinvolti, si ritiene inopportuno intervenire di nuovo con l’inserimento di un rappresentante delle Associazioni di categoria degli agricoltori, senza rivedere la composizione ed il ruolo della Comunita’ del Parco. Nell’organo di governo dei parchi nazionali devono sempre prevalere gli interessi pubblici generali rispetto a pur legittimi interessi particolari e di settore. In una eventuale revisione della composizione dei Consigli direttivi dovrebbe essere valutato anche l’inserimento di un esperto in temi di tutela paesaggistica e beni culturali. Su questo tema tra l’altro è già intervenuto il Governo con un articolo presente nel collegato ambientale alla Legge di Stabilità.

6. NASCONO I PARCHI GEOLOGICI SOLO A VANTAGGIO DI ALCUNI TERRITORI:

Viene introdotta nella Legge quadro la categoria dei Parchi geologici nazionali, categoria non prevista dalla classificazione internazionale dell’IUCN, per finanziare la fallimentare esperienza dei parchi geominerari. Il condivisibile obiettivo del recupero delle miniere e cave abbandonate non può essere spacciato per conservazione della natura favorendo la nascita di Parchi nazionali speciali con una ridotta tutela del patrimonio naturale (nei parchi geologici sarebbe ad esempio consentita la caccia). La Legge 394 del 1991 già consente oggi la nascita di Parchi nazionali per tutelare emergenze geologiche e geomorfologiche, come già avvenuto nel caso del Parco Nazionale del Vesuvio.

7. IL RUOLO DELLA FEDERPARCHI:

La proposte di Legge dei Senatori attribuirebbero a Federparchi il ruolo esclusivo di rappresentanza degli Enti gestori delle aree naturali protette, sebbene Federparchi sia un’Associazione di categoria che non riunisce tutti i soggetti che hanno oggi la responsabilita’ della gestione delle aree naturali protette. Si costituirebbe per legge una sorta di monopolio della rappresentanza degli Enti gestori dei Parchi e Riserve naturali del nostro Paese che davvero non pare giustificato e corretto. La richiesta delle 8 maggiori Associazioni ambientaliste è di stralciare questi punti dal testo che il Senato dovrà approvare nelle prossime settimane, favorendo un percorso diverso e mirato al rilancio delle aree protette e della loro missione.

 

COLPEVOLI DI DIFENDERE LA NOSTRA TERRA E I BENI COMUNI

COLPEVOLI DI DIFENDERE LA NOSTRA TERRA E I BENI COMUNI.

CHIEDIAMO A TUTTI UN APPOGGIO E UNA SOLIDARIETA’ CONCRETA.

Il tribunale ordinario di Torino, sezione distaccata di Susa, in data 7/1/2014 depositata in data 14/1/14 ha sentenziato: “dichiara tenuti e condanna Alberto Perino, Loredana Bellone e Giorgio Vair, in solido tra di loro, al pagamento a parte attrice [LTF] di euro 191.966,29 a titolo di risarcimento del danno;” oltre al pagamento sempre a LTF di euro 22.214,11 per spese legali, per un importo totale di euro 214.180,40. La causa civile era stata intentata da LTF perché a suo dire gli era stato impedito di fare in zona autoporto di Susa il sondaggio S68 la notte tra l’11 e il 12 gennaio del 2010. I sondaggi S68 e S69 erano inutili e infatti non sono mai stati fatti né riproposti sia nel progetto preliminare sia nel progetto definitivo presentato per la tratta internazionale del TAV Torino – Lyon.

Quella notte, all’autoporto centinaia di manifestanti erano sulla strada di accesso all’area per impedire l’avvio del sondaggio. La DIGOS aveva detto che non sarebbero arrivate le forze di polizia per sgomberare il terreno dai manifestanti ma che sarebbero venuti gentilmente a chiedere di poter fare il sondaggio, se avessimo rifiutato se ne sarebbero andati. E così avvenne.

Poi si scoprì che era una trappola per tagliare le gambe ai NO TAV con una nuova tecnica: richiesta di danni immaginari per centinaia di migliaia di euro a carico di qualche personaggio del movimento.

LTF aveva nascostamente stipulato un contratto di utilizzo di due aree di circa 150 mq cadauna, mai registrato, con la CONSEPI spa, che vantava un diritto di superficie sull’area di proprietà del comune di Susa per una cifra completamente folle: 40.000 euro per i primi quattro giorni e 13.500 euro al dì per i giorni successivi per un totale dichiarato di 161.400 euro IVA compresa. Questo contratto serviva solo per gonfiare i costi e quindi la richiesta di danno. In merito la CONSEPI SPA nella relazione di bilancio 2010 scriveva testualmente:

“Si tratta di una vicenda a tutti ormai ben nota e che risale ad un periodo nel quale l’attività dei corsi di guida sicura di Consepi, rivolti soprattutto ai ragazzi neopatentati erano al amassimo del loro svolgimento.”  ….“La Società interpellata dalla stessa Prefettura oltre che da LTF, fece chiaramente presente tali considerazioni chiedendo un rinvio di qualche settimana dei sondaggi, rimarcando il fatto che se questi fossero stati procrastinati l’onere per LTF sarebbe stato di gran lunga inferiore a quelli che contrattualmente si assumevano.”  …. “L’onere sopportato da LTF deriva pertanto dal fatto che quest’ultima e la Prefettura, nonostante le esplicite richieste di rinvio di Consepi, sono state irremovibili sulle date dei sondaggi.”

Infatti LTF aveva stipulato con la CONSEPI, in violazione di ogni principio di buon andamento della gestione dei fondi pubblici, una scrittura privata per accedere ai predetti terreni, sborsando ben 161.400 euro alla stessa CONSEPI per avere in concessione un terreno di pochi metri quadrati già oggetto di una autorizzazione amministrativa per occupazione temporanea a costo quasi zero, come prevede la legge italiana sugli espropri ed occupazioni temporanee.

Il fatto che sia del tutto ingiustificata la somma pagata da LTF a CONSEPI è sancita in modo inequivocabile anche dalla Commissione Europea che, come confermato dall’OLAF (Ufficio antifrode europreo) rispondendo ad una nostra segnalazione in merito, con la lettera Prot. N° OF/2010/0759 in data 29/10/2013 affermava che “La Commissione Europea non ha pagato le spese in quanto non ammissibili”

Il fatto che tutta l’inutile campagna di sondaggi di inizio 2010 fosse solo un colossale bluff per dire all’U.E. che i lavori erano iniziati, è testimoniato dal fatto che dei 34 sondaggi previsti ne furono effettuati soltanto 5 per una lunghezza complessiva di metri lineari 243 rispetto ai 4.418 metri lineari previsti.

Ora gli avvocati del movimento presenteranno appello, ma essendo una causa civile, se LTF pretende il pagamento immediato, occorrerà pagare al fine di evitare pignoramenti o ipoteche sui beni delle tre persone condannate al risarcimento.

Il MOVIMENTO NO TAV non ha le possibilità economiche per fare fronte a queste pretese. Tutto questo è stato concertato e messo in atto solo al fine di stroncare la nostra lotta.

Non a caso sul quotidiano “La Stampa” del 22 settembre 2010, poco prima dell’inizio della causa, si leggeva “Il ricorso alla causa civile contro i No Tav potrebbe così diventare uno strumento di dissuasione che i soggetti incaricati della progettazione o dell’esecuzione dei lavori potrebbero utilizzare per contenere la protesta”.

Il MOVIMENTO NO TAV sta già sostenendo un pesantissimo onere per le difese legali, a cui si aggiunge questa batosta tremenda, che da solo non può sopportare. Per questo, con molta umiltà, ma altrettanta dignità e fiducia,  chiedea tutti quelli che ci dicono: “Non mollate!”, “Siete l’unica speranza di questo Paese”, “Resistete anche per noi” di dare un concreto appoggio aiutandoci economicamente in modo che possiamo resistere ancora contro questo Stato e questi Poteri Forti e mafiosi che ci vogliono per sempre a cuccia e buoni.

Ci sono più di 400 persone indagate per questa resistenza contro un’opera imposta, inutile e devastante sia per l’ambiente sia per le finanze di questo Stato e che impedisce di fare tutte le altre piccole opere utili.

ANCHE UTILIZZANDO QUESTI SPORCHI MEZZI NON RIUSCIRANNO A FERMARE LA RESISTENZA DEL POPOLO NO TAV.

Aiutateci a resistere, grazie.

MOVIMENTO NO TAV

http://www.notav.info/

I contributi devono essere versati esclusivamente sul conto corrente postale per le spese legali NO TAV

Conto BancoPosta Numero: 1004906838 Intestato a: DAVY PIETRO CEBRARI MARIA CHIARA IBAN – IT22L0760101000001004906838

DDL CONTENIMENTO DEL CONSUMO E DEL SUOLO RIUSO DEL SUOLO EDIFICATO

 

Il testo in entrata al consiglio dei ministri in data 13 Dicembre. Non sappiamo ancora se siano state introdotte modifiche o se il testo è stato approvato interamente.

https://www.facebook.com/media/set/?set=a.724850607525915.1073741838.168610433149938&type=1&l=b9f3c5cb61

SETTIMANA EUROPEA PER LA RIDUZIONE DEI RIFIUTI

In occasione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, 16 – 24 novembre 2013, patrocinata dalla Presidenza della Repubblica, Senato della Repubblica, Camera dei Deputati, Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione la Scelta e la Cultura; alcuni attivisti aderenti ai gruppi del M5S di Quartucciu e Selargius organizzeranno nel pomeriggio di sabato 16 novembre un flash mob sulla metropolitana leggera che da Monserrato conduce a Cagliari. Lo scopo della manifestazione è informare i Cittadini e sensibilizzarli sulla necessità di ridurre i rifiuti e di conseguenza migliorare l’ambiente e la vita.

FERMIAMO L’ECOCIDIO IN EUROPA

C’è ancora tempo (fino a Gennaio 2014) per sottoscrivere questa importante iniziativa ICE: 

www.endecocide.eu

Si tratta di una petizione a livello europeo (una sorta di proposta di legge) per rendere l’Ecocidio un crimine e per proteggere il nostro futuro.

L’ Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) è una forma di democrazia diretta che permette ai cittadini europei di proporre emendamenti o nuove leggi europee. Possiamo dire che sottoscrivere un’ICE ha dunque lo stesso potere di un voto …

LA LEGGE DELL’ECOCIDIO

La distruzione ambientale deve diventare un crimine. Un crimine per il quale le persone colpevoli devono essere ritenute responsabili. Questo crimine ha un nome: Ecocidio.

Eco-cidio deriva dal greco oikos, che significa casa. In latino, caedere significa distruggere, demolire, uccidere. Ecocidio si può intendere come la distruzione della nostra casa.

Attraverso questa ICE, si invita dunque la Commissione Europea ad approvare una legislazione che proibisca, prevenga ed ostacoli l’ecocidio – il danneggiamento estensivo, la distruzione o la perdita dell’ecosistema di un determinato territorio.

Per fare qualche esempio concreto, potenziali casi di ecocidio possono essere le sabbie bituminose di Alberta, la fratturazione idraulica (fracking), lo spianamento delle montagne, lo spopolamento degli alveari …

Obiettivi principali:

1. Introdurre il reato di Ecocidio e garantire che sia le persone fisiche quanto quelle giuridiche che commettono un Ecocidio siano considerate responsabili secondo il principio della responsabilità di comando (e sottoporre le persone fisiche o giuridiche ad una valutazione pubblica del rischio e/o dell’effettivo danneggiamento estensivo).

2. Proibire e prevenire ogni atto di Ecocidio sul territorio europeo o nelle acque territoriali sotto giurisdizione europea, in aggiunta ad atti esterni all’UE commessi da persone giuridiche ufficialmente riconosciute nell’UE o da cittadini dell’UE.

3. Instaurare un periodo di transizione per agevolare l’evoluzione verso un’economia sostenibile.

Perchè ne abbiamo bisogno:

– Per disporre di una legge che ponga fine a diversi tipi di distruzione ambientale – Perché le persone in grado di decidere siano ritenute responsabili dirette – Per preservare e proteggere la biodiversità – Per proteggere gli ecosistemi, non solo i suoi componenti come il suolo, l’aria, la flora e la fauna – Per avviare la trasformazione verso un mondo sostenibile – Per assicurare un futuro alle prossime generazioni – Per contribuire a un cambiamento nei valori e nei diritti che attribuiamo alla terra

Le firme possono essere prodotte in modo tradizionale ma anche direttamente via web, sullo specifico sito (a livello europeo lo strumento web viene infatti formalmente ed ufficialmente accettato): www.endecocide.eu

Occorre raggiungere almeno un milione di voti di cittadini europei da almeno 7 Paesi, in tal modo la legge dovrà essere discussa a livello europeo: come potete notare questa petizione, essendo vincolante, ha dunque il potere di influenzare il mondo della politica.

Al momento, le firme raccolte solo attraverso la sottoscrizione on line raggiungono circa quota 60.000: è necessario l’impegno di tutti per raggiungere il traguardo!

Il Forum nazionale Salviamo il Paesaggio appoggia questa iniziativa dei cittadini europei e promuove la raccolta firme sia on line e sia attraverso i propri comitati locali, che possono essere contattati direttamente (qui trovate tutti i riferimenti: http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/info_sul_forum/comitati-locali/).

EARTH OVERSHOOT DAY 2013

Anche quest’anno è arrivato, con due giorni di anticipo: è l’Earth Overshoot Day, il giorno in cui l’umanità consuma tutte le risorse naturali rinnovabili che la Terra riesce a produrre nell’intero anno.

Da “Global Footprint Network”. Traduzione di MR

In 8 mesi, l’umanità esaurisce il budget della Terra per l’intero anno.  

Il 20 agosto è l’Earth Overshoot Day (EOD) 2013, la data che marca il giorno in cui l’umanità ha esaurito il budget della natura per l’intero anno. Ora stiamo operando scoperti. Per il resto dell’anno manterremo il nostro deficit ecologico prelevando riserve di risorse locali ed accumulando biossido di carbonio nell’atmosfera.  Proprio come un estratto conto traccia gli ingressi e le uscite, il Global Footprint Network (GFN) misura la domanda dell’umanità e l’offerta di risorse naturali e di servizi ecologici. E la data fa pensare. Il GFN stima che in circa otto mesi, richiediamo più risorse rinnovabili e sequestro di CO2 di quanto il pianeta possa fornire per un anno intero.

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Nel 1993, l’EOD – la data approssimativa in cui il nostro consumo di risorse di un dato anno eccede la capacità del pianeta di ricostituirle – era stato il 21 ottobre. Nel 2003, l’Overshoot Day è stato il 22 settembre. Date le attuali tendenze di consumo, una cosa è chiara: l’EOD arriva qualche giorno prima ogni anno.

L’EOD un concetto sviluppato originariamente dal partner del GFN, nonché gruppo di esperti del Regno Unito, fondazione per una nuova economia, è il segnale annuale di quando cominciamo a vivere oltre le nostre possibilità in un dato anno. Mentre è solo una stima delle tendenze di tempo e risorse, EOD è quanto più vicino la scienza possa arrivare nella misurazione del divario fra la nostra domanda di risorse e servizi ecologiche e quanto il pianeta ne possa fornire.

Durante gran parte della storia, l’umanità ha usato le risorse naturali per costruire città e strade, per fornire cibo e creare prodotti e per assorbire il nostro biossido di carbonio ad un tasso che rimaneva ben all’interno del budget della Terra. Ma a metà degli anni 70, abbiamo superato una soglia critica: il consumo umano ha cominciato a superare ciò che il pianeta può riprodurre.

Secondo i calcoli del GFN, la nostra domanda di risorse ecologiche rinnovabili e dei servizi che esse forniscono ora equivale a quella di più di 1,5 Terre. I dati ci mostrano che siamo sulla strada per aver bisogno di due pianeti molto prima di metà secolo.

Il fatto che stiamo usando, o “spendendo”, il nostro capitale naturale più rapidamente di quanto possa essere riprodotto è simile ad avere spese che superano continuamente i redditi. In termini planetari, i costi del nostro eccesso di spesa ecologica stanno diventando più evidenti oggi. Il cambiamento climatico – un risultato dei gas serra che vengono emessi più rapidamente di quanto possano venire assorbiti da foreste e oceani – è il più ovvio e probabilmente pressante risultato. Ma che ne sono altri – riduzione delle foreste, perdita di specie, collasso della pesca, prezzi dei beni più alti e disordine sociale, per nominarne solo alcuni. Le crisi economica e ambientale che stiamo vivendo sono sintomi di una catastrofe incombente. L’umanità sta semplicemente usando più di quanto il pianeta possa fornire.

Metodologia e Proiezioni 

Nel 2011, l’EOD è arrivato poche settimane più tardi di quanto non abbia fatto nel 2010. Questo significa che abbiamo ridotto il superamento globale? La risposta, sfortunatamente, è no.

L’EOD è una stima, non una data esatta. Non è possibile determinare col 100% di precisione il giorno in cui esauriamo il nostro budget ecologico. Le correzioni della data nella quale andiamo “in superamento” sono dovute alla revisione dei calcoli, non agli avanzamenti ecologici da parte dell’umanità. Secondo le ipotesi attuali, i dati del GFN ora suggeriscono che dal 2001 l’EOD ha anticipato il suo arrivo di tre giorni ogni anno.

Visto che la metodologia del GFN cambia, le proiezioni continueranno a spostarsi. Ma ogni modello scientifico usato per contare la domanda umana dell’offerta della natura mostra una tendenza robusta: siamo ben al di là del budget e il debito sta aumentando. E’ un debito ecologico e gli interessi che stiamo pagando su questo debito montante – scarsità di cibo, erosione del suolo e l’accumulo di CO2 in atmosfera – arrivano con costi umani e monetari devastanti.

 

Il tuo paese è un debitore o un creditore ecologico? Verificalo nella mappa interattiva dei creditori e debitori ecologici del GFN e di ESRI 

LE CASE MOBILI DIVENTANO IMMOBILI

Con il nuovo decreto del Fare, in discussione in questi giorni al
Senato, si potranno realizzare case mobili, anche in aree vincolate, senza
permesso di costruire.

E’ paradossale che, in un momento nel quale praticamente tutte le forze politiche dichiarano che una delle priorità di queste Paese è quella di
evitare l’indiscriminato consumo di territorio, il Governo e l’attuale maggioranza facciano a gara per massacrare le nostre coste e le zone d’Italia
più suggestive.

Il tutto è avvenuto, come di solito succede, in un comma (4) nascosto dentro l’art. 41 del decreto legge c.d. “del fare”, dal rassicurante titolo
“Disposizioni in materia ambientale”, salvo poi rivelarsi una disposizione devastante per l’ambiente stesso.

Il tema è presto detto: le case mobili o “mobil house” si potranno realizzare senza più la necessità del permesso di costruire. Questa
disposizione non viene neanche integrata con disposizioni limitative in ordine alle dimensioni e ai materiali, cosicchè potremmo trovarci palazzine
viola costruite a pochi metri dalla costa. Già perché, ed è qui una ulteriore assurdità di questa disposizione, queste case-palazzine mobili
potranno essere realizzate all’interno delle strutture ricettive all’aperto (i campeggi, per intenderci) e ben sappiamo che i campeggi hanno la
caratteristica di essere posizionati proprio nei punti più suggestivi del nostro Paese, lì dove la speculazione edilizia, fino ad ora, aveva avuto più
difficoltà ad entrare. Questo grimaldello permette di mettere le mani su queste zone e di decretare la fine dei campeggi come li abbiamo sempre
immaginati. Infatti quale sarà il gestore di campeggi che deciderà, avendone ora la possibilità, di dedicare alle tende le aree per la sosta anziché a
dei suggestivi chalet dove alloggiare i propri clienti? Quale gestore non correrà subito a ordinare le sue casette prefabbricate nella prospettiva di
affittarle a decine di euro al giorno contro la possibilità di fare qualche misero euro per l’utilizzo delle piazzole per tende?

Ed ecco l’obiettivo raggiunto: i campeggiatori si trasformeranno in fittavoli, i gestori si trasformeranno in albergatori e le nostre coste ed i
campeggi si trasformeranno in piccole lottizzazioni.

Se qualcuno ha cercato di difendere il provvedimento invocando il fatto che si tratterebbe di case-palazzine ma pur sempre mobili è stato smentito clamorosamente dalla modifica apportata in sede di conversione alla Camera, dalla maggioranza e dal Governo. Infatti una “manina” nella seduta notturna
di commissione (Affari costituzionali e Bilancio) ha tolto la parola “posizionati” riferita a queste case prefabbricate, con la parola “installati”, tanto se a qualcuno fosse rimasto qualche dubbio
sulla vera intenzione di questa disposizione.

A nulla sono valsi gli emendamenti soppressivi e gli ordini del giorno (n. 9/1248 AR/160 Basilio – M5S) tutti inesorabilmente respinti.

Ora il provvedimento è al Senato fino alla fine di questa settimana e speriamo che sia corretto eliminando questa dannosa disposizione, è l’ultima occasione per evitare l’ennesimo sfregio al territorio del Paese e la fine di quella che viene definita “la filosofia del campeggio”, almeno in Italia.

 

COMUNICATO STAMPA

                                Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio

Campagna nazionale “Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori

Il Movimento Civico 5 Stelle di Quartucciu  aderente  al Forum Nazionale dalla primavera

del 2012 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/info_sul_forum/associazioni-locali-aderenti/

 

Una Legge per arrestare il consumo di suolo in Italia:

che si faccia ma insieme ai cittadini anziché commettere errori gravi,

come nel caso della proroga dell’utilizzo da parte dei Comuni degli

oneri di urbanizzazione per finanziare le spese correnti.

 

La rete delle 911 organizzazioni che compongono il Forum nazionale Salviamo il Paesaggio (www.salviamoilpaesaggio.it) esprime la propria soddisfazione nel registrare il vivace fermento con cui i componenti della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati stanno preparandosi ad avviare la discussione di una possibile nuova norma contro il consumo di suolo.

 

Nelle scorse settimane ci risultano essere stati depositati diversi disegni di legge che testimoniano come, finalmente, il delicato tema del consumo di suolo sia entrato a far parte delle priorità dell’agenda politica nazionale e non soltanto delle attese dei cittadini.

Altri testi sono stati annunciati da ulteriori forze politiche.

 

L’avvio di tale copiosa produzione dovrà portare a un testo unificato che sarà alla base della discussione parlamentare cui il nostro Forum nazionale ritiene di dover essere considerato parte integrante e per la quale si rende pienamente disponibile. Il primo testo “Norme per il contenimento dell’uso di suolo e la rigenerazione urbana”, è stato presentato il 15 marzo 2013 dagli onorevoli Realacci, Catania e altri.

Tale testo di riferimento ha già sollevato critiche da parte di insigni giuristi, urbanisti e intellettuali che sono state seguite dal ritiro della firma di uno degli autorevoli sottoscrittori del disegno di legge, il sottosegretario ai Beni Culturali Ilaria Borletti Buitoni, già presidente del Fai.

 

Tali situazioni ci inducono a ipotizzare che la stesura del testo meriti una attenta analisi rispetto ai possibili elementi contraddittori rispetto all’obiettivo dichiarato dal suo titolo e non si diriga nella direzione che il nostro Forum nazionale considera la assoluta priorità: “Fermare il consumo di suolo e di territorio“.

 

Il nostro Forum aveva partecipato lo scorso anno, in un processo aperto e inclusivo, all’integrazione del Disegno di legge quadro in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo (“DDL “Salvasuoli”): tale DDL, nuovamente presentato a firma dell’onorevole Catania ed altri, crediamo debba prioritariamente essere posto in discussione nelle commissioni competenti e giungere alla sua rapida approvazione (all’attuale stesura, approvata dal Consiglio dei Ministri del governo Monti, il Forum ha proposto alcuni suggerimenti migliorativi che sono a disposizione di tutti i parlamentari).

 

A nostro avviso il disegno di legge proposto da Realacci ed altri rischia di poter innescare un “passo indietro” nei confronti del DDL “Salvasuoli”, aprendo all’edificazione – seppure disincentivata – su territori ancora intatti e suoli liberi.

 

Apprezziamo che molte delle nostre proposte siano entrate in alcuni dei testi che dovranno essere a breve discussi in Commissione, ma per favorire una organicità concettuale crediamo sarà indispensabile l’audizione di nostri tecnici.

 

Il momento economico, sociale e ambientale che stiamo vivendo è caratterizzato da una difficile interpretazione delle scelte migliori per il nostro futuro: attorno alla corretta definizione di un quadro urbanistico nazionale crediamo sia possibile disegnare i contorni netti di una visione di società davvero sostenibile e solidale.

 

Per questo invitiamo tutti i parlamentari a non compiere scelte affrettate e all’ascolto – attento – delle istanze che provengono dai cittadini e dalle loro aggregazioni.

 

Tale invito lo formuliamo anche alla luce dell’approvazione – alla Camera e al Senato – del decreto sblocca debiti P.A. (Dl n. 35/2013) che contiene la proroga – per due anni – della possibilità per tutti i Comuni italiani di continuare ad utilizzare le entrate derivanti dagli oneri di urbanizzazione anche per far fronte alle spese correnti indifferenziate (fino al 50 %).

 

Per i Comuni meno virtuosi convertire il suolo libero in moneta sonante, attraverso nuove edificazioni, rimane così ancora una (nefasta) possibilità.

 

Tale decisione va in netto contrasto con uno degli articoli dell’indicato “DDL “Salvasuoli”  (articolo 7) – contenuto anche nello stesso testo presentato da Realacci (Articolo 8) – che ridefinisce i cosiddetti oneri di urbanizzazione destinandoli “esclusivamente alla realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria, al risanamento di complessi edilizi compresi nei centri storici, a interventi di qualificazione dell’ambiente e del paesaggio, anche ai fini della messa in sicurezza delle aree esposte a rischio idrogeologico”, riprendendo pressoché in toto una precisa proposta fatta dal nostro Forum nazionale.

 

E’ infatti questo che i cittadini richiedono, da anni, alla Politica nazionale !  Non certamente continuare a tagliare i finanziamenti agli Enti Locali per indurli a sacrificare suoli e territori.

 

Ancora una volta chiediamo a Governo e Parlamento di voler comprendere i danni causati dalla frettolosa cancellazione del principio previsto dalla legge Bucalossi (L. 10/1977, art. 12), che stabiliva che i proventi da oneri di urbanizzazione dovevano essere obbligatoriamente utilizzati dai Comuni per “le opere di urbanizzazione primaria e secondaria, il risanamento di complessi edilizi compresi nei centri storici, le spese di manutenzione ordinaria del patrimonio comunale”.

 

E invitiamo la Commissione Ambiente a voler considerare prioritariamente nella definizione del disegno di legge che scaturirà dal dibattito dei testi presentati, l’abrogazione di questa grave ed errata proroga approvata con troppa leggerezza dai parlamentari di tutte le forze politiche.

 

 

Firme

 

 

Il Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio/Salviamo il Paesaggio è stato costituito formalmente il 29 Ottobre 2011 a Cassinetta di Lugagnano (Milano).

Si tratta di un aggregato di associazioni e cittadini di tutta Italia (sul modello del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua), che, mantenendo le peculiarità di ciascun soggetto aderente, intende perseguire un unico obiettivo: salvare il paesaggio e il territorio italiano dalla deregulation e dal cemento selvaggio.

Vi aderiscono attualmente migliaia di persone a titolo individuale e 911 Organizzazioni (90 associazioni nazionali e 821 tra associazioni e comitati locali), tra cui tutte le principali realtà italiane operanti nel campo della salvaguardia del territorio, dell’ambiente, del paesaggio e dei suoli agricoli, associazioni fra Enti Locali, urbanisti e architetti, agronomi, associazioni agricole e turistiche; l’elenco aggiornato è visibile qui: http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/info_sul_forum/associazioni-aderenti-2/).