GRILLO FOR PRESIDENT. ECCO IL POTERE 5 STELLE

Esce oggi «Grillo for president» di Alberto Di Majo, pubblicato da Editori Internazionali Riuniti. Un viaggio nel MoVimento 5 Stelle.

I partiti non riescono più a filtrare la volontà dei cittadini. Né a intercettare il consenso né a gestire il dissenso. Sono trascorsi vent’anni da Tangentopoli ma le speranze che dal terremoto giudiziario nascesse la Seconda Repubblica, più giusta e più libera, sono ormai completamente disperse. Le strade dei partiti e dei cittadini anziché avvicinarsi e convergere si sono allargate a dismisura. E mentre la politica degradava, la crisi economica ne mostrava inesorabilmente anche l’incompetenza. Le nuove circostanze hanno costretto gli esponenti di maggioranza e minoranza a lasciare il campo ai “tecnici”.

Certamente a malincuore ma intimamente convinti di poterla spuntare, di riuscire a restare in sella in attesa che il ciclone del malcontento si esaurisca e gli elettori tornino all’ovile. È desolante osservare che ciò che caratterizza ancora oggi tanti politici è la considerazione illimitata di se stessi, uno sfrenato narcisismo che dà luogo a scene patetiche simili a quelle dei vecchi tromboni dell’avanspettacolo d’altri tempi convinti di essere ancora perfettamente in grado di tenere la scena quando invece non riuscivano più neanche a cogliere le parole del suggeritore nascosto nella buca della ribalta. Non si accorgono che la società reale, più o meno “civile”, li ha superati da tempo e che, piuttosto, dovrebbero “permettere” alle nuove generazioni di provare a cambiare il Paese, di recuperare i contenuti che loro hanno buttato via, preoccupati più che altro dei contenitori. Dal 1992 i nomi dei partiti sono stati modificati continuamente e hanno abbandonato qualsiasi riferimento alle ideologie. Ma le facce sono rimaste le stesse.

Il rinnovamento più volte annunciato è finito per diventare l’occasione per i soliti noti di riaccreditarsi con nuove sembianze. Poi sono comparsi gli attivisti 5 Stelle. Tutti i movimenti di rottura, per affermarsi, hanno bisogno, almeno all’inizio, di forti provocazioni per smuovere una società adagiata su consolidate cattive abitudini. Movimenti che intercettano una psicodinamica di gruppo per cui quelli che hanno accettato per anni idee e comportamenti che hanno sfidato il ridicolo e il burlesque, aizzati e sospinti da una forza opposta cambiano d’un tratto di campo. Beppe Grillo è riuscito a realizzare questa metamorfosi. Un fenomeno nuovo e diverso o un film già visto? Una forma di giustizialismo o le premesse per un diverso e migliore ordine sociale ed economico? Si vedrà. Grillo intanto ha cominciato ad aggregare persone, soprattutto giovani. A delineare un quadro alternativo, convinto che con la Rete si possano cambiare le cose: superare le barriere imposte dall’informazione tradizionale e costruire un’intelligenza collettiva in grado di mettere alla berlina i partiti tradizionali. Una sfida con un’alta posta politica: la costruzione di un modello orientato alla democrazia diretta. Un rovesciamento. Il passaggio dal politico come “delegato” degli elettori ma senza vincoli (se non morali) nei loro confronti, al “portavoce” dei cittadini, loro “dipendente”, e quindi anche licenziabile, che ha il compito, almeno sulle questioni importanti, di raccogliere il parere delle persone che rappresenta. L’avanzata di Grillo e del MoVimento è stata inarrestabile. Prima il blog, che nel giro di pochi anni è entrato nella classifica dei più letti del mondo. Poi l’approdo, con tutti i suoi fedelissimi, a meetup, un social network americano, una piattaforma per mettere in rete i cittadini. Era il 2005. Due anni dopo c’è stato il primo V-Day per reclamare un Parlamento pulito. Nel 2008 il secondo V-Day, per richiedere un’informazione veramente libera. Poi le elezioni comunali a cui hanno partecipato le liste civiche “sponsorizzate” da Beppe Grillo.

Ha cominciato a prendere corpo l’idea che fosse possibile costruire un’alternativa: i consensi sono arrivati subito, come i primi eletti nelle istituzioni locali. Gli attivisti sono andati avanti. Nel 2009 è nato il MoVimento 5 Stelle. Si sono susseguiti incontri, dibattiti, proposte. Nel 2010 il mega evento Woodstock, organizzato dagli attivisti a Cesena, ha confermato la forza del non partito. Già, perché il comico genovese e il suo alter ego, il guru del web Gianroberto Casaleggio, hanno costruito un MoVimento senza tessere, senza sedi, senza dirigenti. Con tanti gruppi locali e un livello nazionale, il blog Beppegrillo.it, un punto di riferimento ma sempre distinto dagli attivisti. Sono giovani, che spesso appaiono ingenui. L’ingenuità può essere una grande virtù per chi vuole occuparsi di politica in modo alternativo rispetto a chi, più che badare alla sostanza delle cose, propone formule ed etichette, foto più o meno sbiadite o persegue l’unico fine di aggregare tutti coloro, anche se diversi e divergenti, che hanno l’unica caratteristica comune di essere opposti allo schieramento avverso. Ma poi si tratta veramente di ingenuità o di una sofisticata riflessione così ben studiata da apparire ingenuità?

Di certo sono ragazzi preparati che, seguendo uno dei comandamenti lanciati dal comico, hanno separato i soldi dalla politica. Per questo i consiglieri regionali 5 Stelle si sono tagliati lo stipendio dell’80% e non hanno preso i rimborsi elettorali. Per questo ogni anno rimettono il mandato ai loro sostenitori. Hanno un programma lungo, che mira al buon senso ma ha solide basi ideali se non ideologiche in senso classico. Lo hanno definito, e lo arricchiscono continuamente, con il confronto sul web e nelle iniziative che organizzano. Altro che antipolitica o demagogia, accuse con cui i politici tradizionali liquidano il MoVimento. L’ambiente e l’economia, inscindibili, sono la base di ogni ragionamento degli attivisti. Criticano l’idea che la crescita sia infinita, il consumismo, avanzano dubbi sull’euro e le banche. Fuggono dalle tv nazionali, contano sulla forza del web e della trasparenza. Nei loro programmi ricorrono le idee di Latouche, Illich, Castoriadis, Georgescu-Roegen. Sono legati ad economisti come Stiglitz o Krugman. Hanno studiato i progetti più all’avanguardia su energia e rifiuti. Vorrebbero referendum senza quorum e più potere per i cittadini. Sanno che Grillo, che è il fondatore e il megafono del MoVimento, non detta la linea, non impone, non sceglie. Anche se alcune ombre sul suo ruolo (e su quello di Casaleggio) restano. Sanno anche che se Grillo sbraita e provoca da un palco, loro, nelle istituzioni, devono seguire un registro differente.

Il comico genovese ha capito prima dei politici quello che stava accadendo e ha contribuito a velocizzare il processo. Adesso si gode i risultati. In fondo chi tenta di speronarlo, marginalizzandolo come un pifferaio-demagogo, finisce per fargli un favore. Per lui e gli attivisti si apre una sfida senza precedenti, governare Parma e le altre tre città conquistate alle Amministrative del 2012. Allo stesso tempo puntare al Parlamento. Sfida gigantesca ma necessaria.

Diceva il fisico Georg Lichtenberg, che nella seconda metà del Settecento insegnò all’università di Goettingen: «In coscienza, non so dire se la situazione sarà migliore quando cambierà; posso dire che deve cambiare se si vuole che diventi migliore».

Fonte Il Tempo.it

QUORUM ZERO: FIRMA ANCHE TU

Ultima chiamata per i veri democratici, per i cittadini che vogliono dimostrare di desiderare davvero un cambiamento dell’attuale stato di cose della politica italiana. Al di là delle lamentele e delle critiche verbali, c’è un modo concreto per dimostrare di voler avere più voce in capitolo oltre alla semplice croce su una scheda elettorale ogni cinque anni.

Basta una firma per la proposta di legge ‘Quorum Zero e Più Democrazia’. Bisogna raccoglierne 50.000 in tutta Italia.

Un ultimo sforzo tutti insieme! 50.000 firme non sono un obiettivo irraggiungibile se siamo in tanti a collaborare per il nostro stesso bene, per ottenere strumenti di democrazia diretta che attualmente non esistono, per rinnovare la modalità del rapporto tra elettori ed eletti, per dare una rinfrescata al sistema di democrazia rappresentativa che già da tempo ha mostrato le sue lacune e debolezze proprio perché non ancora affiancato e sostenuto da adeguati strumenti di controllo da parte di un popolo mai più bue.

Comitato ‘Quorum Zero e Più Democrazia’

I moduli vidimati sono depositati presso l’ufficio anagrafe del Comune di Quartucciu, per chi volesse sostenere l’iniziativa basta recarsi  durante l’orario di apertura e firmare. Grazie

INIZIATIVA QUORUM ZERO: RACCOLTA FIRME

RACCOLTA FIRME SABATO 23 GIUGNO DALLE ORE 10,30 ALLE ORE 12,30        IN VIA MANDAS SPAZIO ADIACENTE ALL’UFFICIO POSTALE

 RACCOLTA FIRME LUNEDI’ 25 GIUGNO DALLE ORE 10,30 ALLE ORE 12,30      IN VIA PERTINI ANGOLO VIA ROSSELLI

 

LA REPUBBLICA SIAMO NOI

Roma, sabato 2 Giugno 2012                                                                                                  Ore 15.00 P.zza della Repubblica

LA REPUBBLICA SIAMO NOI

 

Manifestazione nazionale per l’attuazione del risultato referendario, per la riappropriazione sociale e la tutela dell’acqua e dei beni comuni, per la pace, i diritti e la democrazia, per un’alternativa alle politiche d’austerità del Governo e dell’Europa. Ad un anno dalla straordinaria vittoria referendaria, costruita da una partecipazione sociale senza precedenti, il Governo Monti e i poteri forti si ostinano a non riconoscerne i risultati e preparano nuove normative per consegnare definitivamente la gestione dell’acqua agli interessi dei privati, in particolare costruendo un nuovo sistema tariffario che continua a garantire i profitti ai gestori.

Non solo. Da una parte BCE, poteri forti finanziari e Governo utilizzano la crisi economico-finanziaria per rendere definitive le politiche liberiste di privatizzazione dei beni comuni e dei servizi pubblici, dismantellamento dei diritti del lavoro, del welfare e dell’istruzione, di precarizzazione dell’intera vita delle persone. Dall’altra le politiche d’austerità ridimensionano il ruolo dell’intervento pubblico per poi alimentare l’idea che la crescita sia possibile solo attraverso investimenti privati, che in realtà si appropriano dei servizi e devastano il territorio.

E’ in atto il tentativo di imporre definitivamente il dominio delle “esigenze dei mercati” sulla democrazia, ovvero il diritto di tutte e di tutti a decidere collettivamente sul proprio presente e futuro.

Il 2 giugno è da sempre la festa della Repubblica, ovvero della res publica, di ciò che a tutte e tutti appartiene. Una festa ormai da anni espropriata alle donne e agli uomini di questo Paese e trasformata in parata militare, come se quella fosse l’unica funzione rimasta ad un “pubblico”, che si vuole progressivamente consegnare agli interessi dei grandi gruppi bancari e dei mercati finanziari.

Ma la Repubblica siamo noi.

Le donne e gli uomini che nella propria quotidianità ed in ogni territorio lottano per la riappropriazione sociale e la tutela dell’acqua e dei beni comuni, per un welfare universale e servizi pubblici di qualità, per la dignità del lavoro e la fine della precarietà, per il diritto alla salute e all’abitare, per l’istruzione, la formazione e la conoscenza, per la trasformazione ecologica della produzione, a partire dal Forum Alternativo dei Popoli di Rio+20, per politiche di pace e cooperazione.

 Le donne e gli uomini che, come nel resto d’Europa, pensano che i beni comuni siano fondamento di un nuovo modello produttivo e sociale.

Le donne e gli uomini che dentro la propria esperienza individuale e collettiva rivendicano una nuova democrazia partecipativa, dentro la quale tutte e tutti possano contribuire direttamente a costruire un diverso futuro per la presente e le future generazioni.

Crediamo sia giunto il momento in cui siano queste donne e questi uomini a riempire la piazza del 2 giugno.

Con l’allegria e la determinazione di chi vuole invertire la rotta.

Con la consapevolezza di chi sa che il futuro è solo nelle nostre mani.

Promuovono: Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Per adesioni scrivere a segreteria@acquabenecomune.org

LA SARDEGNA E L’OPPORTUNITA’ DI UN’ “ASSEMBLEA COSTITUENTE”

Dopo la tornata referendaria di maggio e  giugno 2011,  il 6 Maggio 2012 per la Sardegna sarà un’altra giornata di democrazia diretta. Gli elettori dell’Isola sono chiamati ad esprimersi su ben dieci quesiti referendari, sia in forma abrogativa sia in modo consultivo.

I quesiti proposti, per i quali sono state raccolte 30.000 firme, rappresentano una possibilità di riscatto per i Sardi: l’abolizione di nuove province ritenute inutili fonti di spreco e burocrazia, l’abolizione dei consigli di amministrazione di alcuni enti regionali, l’abrogazione della legge Regionale che stabilisce l’indennità e lo status dei consiglieri regionali, l’istituzione delle votazioni primarie nella scelta dei candidati per la presidenza della Regione autonoma e – dulcis in fundo – la creazione della base giuridica per l’elezione dell’Assemblea Costituente Regionale.

Quest’assemblea verrebbe incaricata di riscrivere lo Statuto speciale della Regione Sardegna.

Quindi non solo un freno alla proliferazione di enti pubblici con le relative poltrone e carrozzoni, ma anche un tentativo di riforma delle regole della democrazia sull’Isola, promossa dal basso. L’idea dell’elezione di un’Assemblea Costituente per riformare lo stesso statuto speciale, una novità dirompente e illuminante nello sviluppo delle regioni d’Italia in generale.

Ricalcando il modo classico di elaborare costituzioni, ultimamente seguito dall’Islanda noi Sardi potremmo aprire una strada innovativa e più democratica per organizzare la democrazia e il funzionamento della nostra Regione . Anziché lasciare la definizione dello Statuto, giustamente considerato una specie di Costituzione Regionale, ad una piccola cerchia di persone dei vertici dei partiti fra Cagliari e Roma, tutto il processo di costituente sarebbe rimesso a delegati direttamente legittimati dalla Popolazione Sarda, da svolgersi in modo pubblico e trasparente, coinvolgendo i Cittadini nel dibattito sulla futura istituzione “Regione Autonoma”. Naturalmente per completare il carattere democratico di questo “processo costitutivo” ci vorrebbe il referendum confermativo sul testo dello Statuto elaborato dall’Assemblea Costituente.

Purtroppo, finora mancano i presupposti giuridici per tali votazioni, così come mancano gli strumenti essenziali per una partecipazione dei Cittadini più incisiva: il referendum confermativo per le leggi e gli atti amministrativi regionali di grande portata, l’iniziativa popolare a votazione popolare, l’iniziativa statutaria diretta che consentirebbe ai Cittadini Sardi di modificare singole norme del nostro Statuto Regionale.

 Infine, come nel resto d’Italia, l’efficacia dei diritti referendari è condizionata dal quorum di partecipazione che nella nostra Isola è collocato al 33%.

A questo punto è quasi d’obbligo la scelta dei prossimi quesiti referendari, da indire per il giugno 2013: l’abrogazione della legge regionale Sarda sui referendum, troppo restrittiva, l’abolizione del quorum, l’introduzione degli strumenti più importanti di democrazia diretta. Speriamo che la voglia dei Sardi di più partecipazione sia di ampio e lungo respiro.

Abbiamo un’ altra opportunità non sprechiamola!!!

SARDEGNA: REFERENDUM REGIONALI

Sono stati ammessi tutti i dieci quesiti referendari regionali. Ad annunciarlo, al termine dei lavori dell’ufficio regionale, è il presidente della Regione, Ugo Cappellacci.

“In tempi brevissimi – ha dichiarato il presidente – adotterò il decreto per l’indizione dei referendum”. Secondo la legge la consultazione potrà svolgersi in una domenica compresa tra il 1 aprile e il 30 giugno 2012.

Questi i dieci quesiti su cui saranno chiamati a pronunciarsi i sardi:
1. Volete voi che sia abrogata la legge regionale sarda 2 gennaio 1997, n. 4 e successive integrazioni e modificazioni recante disposizioni in materia di “Riassetto generale delle Province e procedure ordinarie per l’istituzione di nuove Province e la modificazione delle circoscrizioni provinciali?”

2. “Volete voi che sia abrogata la legge regionale sarda 1 luglio 2002, n. 10 recante disposizioni in materia di “Adempimenti conseguenti alla istituzione di nuove Province, norme sugli amministratori locali e modifiche alla legge regionale 2 gennaio 1997, n. 4?”

3. “Volete voi che sia abrogata la deliberazione del Consiglio regionale della Sardegna del 31 marzo 1999 (pubblicata sul BURAS n. 11 del 9 aprile 1999) contenente “La previsione delle nuove circoscrizioni provinciali della Sardegna, ai sensi dell’art. 4 della legge regionale 2 gennaio 1997, n. 4?”

4. “Volete voi che sia abrogata la legge regionale sarda 12 luglio 2001, n. 9 recante disposizioni in materia di “Istituzione delle Province di Carbonia-Iglesias, del Medio Campidano, dell’Ogliastra e di Olbia-Tempio?”

5. “Siete voi favorevoli all’abolizione delle quattro province “storiche” della Sardegna, Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano?”

6. “Siete voi favorevoli alla riscrittura dello Statuto della Regione Autonoma della Sardegna da parte di un’Assemblea Costituente eletta a suffragio universale da tutti i cittadini sardi?”

7. “Siete voi favorevoli all’elezione diretta del Presidente della Regione Autonoma della Sardegna, scelto attraverso elezioni primarie normate per legge?”

8. “Volete voi che sia abrogato l’art. 1 della la legge regionale sarda 7 aprile 1966, n. 2 recante “Provvedimenti relativi al Consiglio regionale della Sardegna” e successive modificazioni?”

9. “Siete voi favorevoli all’abolizione dei consigli di amministrazione di tutti gli Enti strumentali e Agenzie della Regione Autonoma della Sardegna?”

10. “Siete voi favorevoli alla riduzione a cinquanta del numero dei componenti del Consiglio regionale della Regione Autonoma della Sardegna?”.

Fonte: Sito della Regione Autonoma della Sardegna