NOI E IL NOSTRO FUTURO

Le cose per cui vale veramente la pena vivere non sono tanto le nostre certezze, quanto la volontà di evolversi e di essere travolti dalla voglia di cambiare.

Abbiamo sempre la facoltà di fare due scelte nella vita: : accettare le condizioni in cui viviamo, continuando ad essere come siamo sempre stati, favorendo lo stato delle cose e del mondo esattamente come è stato finora, oppure possiamo decidere di assumere la responsabilità di cambiarle e di combattere per un mondo migliore.

Due forze sono sempre presenti in natura: una che porta al mantenimento di ciò che già esiste, e un’altra al cambiamento.

L’evoluzione non può prescindere dal cambiamento.

Restare aggrappati alle vecchie certezze è sempre stata la via più facile. Non vogliamo di certo condannare chi lo fa, perchè segue la via più semplice. L’essere umano è fondamentalmente abitudinario e la paura e la non conoscenza, lo trattengono nel voler conservare anche tutto ciò che andrebbe buttato via. Passare dalla sfera del noto a quella dell’ignoto richiede grande coraggio e determinazione. Non tutti gli uomini sono disposti ad accettare la sfida. Molti preferiscono rimanere ben saldi su uno scoglio conosciuto piuttosto che affrontare il mare aperto per approdare in lidi nuovi.

Il coraggio richiesto si nutre di conoscenza, fiducia e speranza.

Il M5S è innanzitutto un grande sogno. Nulla potrà succedere, nulla potrà mai cambiare se prima non lo sogniamo. L’evoluzione dell’uomo si è avverata solo grazie agli uomini che hanno sognato l’impossibile e lo hanno realizzato. Anche noi stiamo sognando l’impossibile: vogliamo un Paese giusto, un Paese che si regge sulla democrazia diretta, un Paese che ha la sua dignità in Europa, un Paese che non sia governato da una classe dirigente corrotta che fa i propri interessi e quelli di pochi amici, un Paese dove ogni uomo sia un Uomo e non solo un contribuente da spremere o un consumatore da plagiare.

Il nostro è un sogno enorme nella sua semplicità.

Quando un grande ideale appare in una società inconsapevole, l’uomo comune impaurito e confuso reagisce attaccandolo in quanto diverso.
La consapevolezza e la conoscenza diventano strumenti fondamentali che possono intaccare la corazza inespugnabile che si oppone al cambiamento.

Dobbiamo armarci di molta pazienza e tanta determinazione e prima o poi  succederà che la nostra rivoluzione culturale, coi nostri ideali di democrazia diretta, condivisione e la partecipazione di tutti, entreranno a far parte del pensiero della gente, anche di quelli più resistenti al cambiamento e i capisaldi della democrazia diventeranno pian piano l’aspirazione di tutti.

Noi stiamo vivendo un grande momento, una grande avventura. Un grande sogno, che vogliamo estendere ad una società più vasta.

Chi si impegna in un’avventura storica ha il dovere di sognare anche per chi dorme e questo sogno non riesce ad immaginarlo.

In questa lotta ci sono due frontiere : chi ha il potere e chi non ce l’ha.

Noi siamo quelli senza potere. Chi ha il potere odia il cambiamento perchè non ha nessun interesse a cambiare lo status quo.

Chi non ha il potere può solo convincere. Se vuoi convincere qualcuno, non avendo dalla tua parte l’informazione, puoi solo mostrare te stesso come esempio e per poterlo fare il lavoro maggiore lo devi fare su te stesso.

Molti uomini odiano i cambiamenti, hanno il terrore e la paura di cambiare.

Noi del M5S per molti Italiani rappresentiamo ancora l’ignoto, qualcosa di sconosciuto. Significhiamo la paura di quello che non conosci. Delle idee che non capisci. La paura del cambiamento, del futuro.

Noi sappiamo consapevoli di una cosa : il nostro futuro lo vogliamo diverso, e vogliamo agire per renderlo migliore.

La maggior parte degli uomini cerca di salvaguardare le briciole di quel poco che gli riserva il presente, e vive nel terrore di poter perdere anche quelle.

Per tutti coloro invece che vogliono migliorare il futuro la vera grande paura è che tutto resti uguale.

C’è un mondo nuovo nel nostro futuro. La vera rivoluzione sta nell’ andare a prenderlo.

 

10 MAGGIO 2014 QUARTUCCIU: LET’S CLEAN UP DAY PULIAMO L’EUROPA

Tre generazioni a confronto, Cittadini attivi per il Bene Comune.L’inquinamento ambientale nei comuni costituisce un problema sempre più attuale e preoccupante.La nostra speranza è che le amministrazioni interessate intervengano non solo attraverso la rimozione dei rifiuti ma anche e soprattutto attraverso un piano educativo finalizzato a sensibilizzare i cittadini alla cura e al rispetto
dell’ambiente in cui si vive, fin dalla più tenera età.
Ecco perché alcuni liberi cittadini di Quartucciu, assieme ai propri figli ,
hanno aderito alla 1° edizione della giornata Europea – Let’s Clean Up Day ( puliamo l’Europa ) un progetto della Commissione Europea a cui aderisce l’Italia con il ministero dell’Ambiente e con il comitato italiano che organizza la Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti.Il progetto intende sensibilizzare ed educare i cittadini alla cura e alla salvaguardia dell’ambiente attraverso azioni di raccolta e pulizia straordinaria di porzioni del territorio in cui si vive.L’unico modo per mantenere pulito l’ambiente è far comprendere alle persone che si tratta di un bene comune che appartiene a tutti.Grazie a tutti i partecipanti.
Una bella giornata trascorsa in allegria e serenità

Video , grazie Andrea
https://www.youtube.com/watch?v=ZaNlPe6U_tk&feature=youtu.be

 

10 MAGGIO 2014 A QUARTUCCIU PRIMA GIORNATA EUROPEA LET’S CLEAN UP DAY

0001L’inquinamento ambientale  nei comuni  costituisce un problema sempre più attuale e preoccupante.

La nostra speranza è  che le amministrazioni interessate intervengano non solo attraverso la rimozione dei rifiuti ma anche e soprattutto attraverso un piano educativo finalizzato a sensibilizzare i cittadini alla cura e al rispetto

dell’ambiente in cui si vive, fin dalla più tenera età.

 

Ecco perché alcuni liberi cittadini di Quartucciu, assieme ai propri figli ,

hanno aderito alla 1° edizione della giornata Europea –  Let’s Clean Up Day  ( puliamo l’Europa )  un progetto della Commissione Europea a cui aderisce l’Italia con il ministero dell’Ambiente e con il comitato italiano che organizza la Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti.

 

Il progetto intende sensibilizzare ed educare i cittadini alla cura e alla salvaguardia dell’ambiente attraverso azioni di raccolta e pulizia straordinaria di porzioni del territorio in cui si vive.

 

L’unico modo per mantenere pulito l’ambiente è far comprendere alle persone che si tratta di un bene comune  che appartiene a tutti.

 

L’appuntamento è in Via dell’ Acqua  a Quartucciu  Sabato 10 Maggio dalle ore 09:00 alle 13: 00 ed è aperto a tutti i cittadini che intendono partecipare.

 

Munirsi di guanti, qualche sacchetto per la raccolta indifferenziata e… tanta voglia di rendere più pulito uno scorcio del nostro comune.  

Per ulteriori informazioni rivolgersi al numero 340 3732009

 

NEL LONTANO 1984

George Orwell si poneva una domanda chiedendosi se fosse possibile assicurare una forma di governo politico di tipo oligarchico con il potere concentrato nelle mani di un ristretto gruppo di persone.

Un sistema dove un gruppo di individui più furbo degli altri riesce a consolidare il proprio potere acquisendo crescenti vantaggi, facendo credere agli altri, attraverso il plagio, che farà anche i loro interessi.

In questa società gestita da pochi potenti descritta da Orwell, qualsiasi forma di democrazia è scomparsa, non è tollerata alcuna critica né lotta politica, non è consentito il dissenso, non esiste l’informazione.

E’ significativo che i dissidenti vengano giustiziati soltanto dopo la loro “spontanea” adesione al regime, quando sono convinti dell’ “equità” della loro pena.

Il partito unico domina la società perché si è impadronito delle menti dei sudditi.

Nello stato assolutista raccontato da Orwell conta solo il gruppo dominante, che comanda e che aspira al potere massimo e lo vuole gestire in modo esclusivo , rimuovendo qualsiasi forma di vigilanza o arresto, mentre a tutti gli altri considerati inferiori, è concessa l’incombenza di servire, ubbidire.

Nel romanzo sociale “1984” Orwell descrive un mondo dove non vorremmo vivere.

“1984” è la storia di ciò che accade se si permette a un certo tipo di casta, senza scrupoli ne morale, di agguantare il potere e di usarlo per i propri fini.

In questo stato dispotico il capo dei vincitori avrà la pretesa di prevaricare gli altri, cercando di aumentare sempre più i propri privilegi.

Orwell ci vuole mostrare cosa accade quando poche persone concentrano il potere su di sé, creando gli strumenti che impediscono di fatto ogni rivoluzione dal basso, bloccando qualsiasi tipo di evoluzione, cercando di ostacolare persino la formazione di un pensiero alternativo, contrastando ogni pensiero critico e distruggendo in modo graduale la democrazia.

NOI IN SARDEGNA FACCIAMO COSI’?

“Quando una persona è stanca di subire passivamente, quando una persona si ribella alla quieta disperazione, noi apriamo le nostre porte e le diamo la possibilità di diventare protagonista senza dover leccare piedi maleodoranti per minimo 20 anni.

Noi nel M5S facciamo così.

Quando durante i nostri comizi i cittadini chiedono la parola, noi diamo loro il microfono in mano senza alcuna paura, senza alcun timore e rispettiamo la loro eventuale critica.

Noi nel M5S facciamo così.

I parlamentari, i consiglieri regionali, i consiglieri comunali del M5S che stanno girando l’Italia per fare campagna elettorale passano le notti a casa di amici, cenano insieme a centinaia di cittadini che non conoscono, si spostano sulle auto degli attivisti.

Noi nel M5S facciamo così.

Quelli che si montano la testa e che iniziano a vantarsi di essere deputati o senatori, noi li deridiamo e li umiliamo col sorriso e il sudore degli attivisti che combattono senza guadagnare un euro.

Noi nel M5S facciamo così.

Quelli che cambiano idea, quelli che si comportano male, quelli che si vogliono intascare soldi dei cittadini, quelli che vogliono fare carriera, quelli che si attaccano alla poltrona, quelli che provano a creare gerarchie, quelli che non rispettano i sacrifici dei loro colleghi, quelli in cerca di visibilità a tutti i costi, noi li mettiamo al giudizio democratico della rete e li lasciamo liberi, a disposizione dei partiti che amano i furbacchioni e i frustrati.

Noi nel M5S facciamo così.

I nostri portavoce sanno cosa votano e quando non sono sicuri, ammettono di avere un dubbio e chiedono informazioni con grande umiltà.

Noi nel M5S facciamo così.

I nostri portavoce eletti nelle istituzioni portano a termine il loro mandato, non si candidano per altri ruoli a metà mandato ed ognuno di noi non supera i due mandati politici. Crediamo nelle idee, nella forza della comunità e non abbiamo bisogno di leader o leaderini.

Noi nel M5S facciamo così.

Noi facciamo politica a bassissimo costo, rinunciando ai rimborsi elettorali e a tutti i privilegi ingiustamente regalati ai politici. Noi siamo sovvenzionati dalle offerte libere e volontarie di cittadini che credono in noi e nel nostro progetto. Non abbiamo lobby, non abbiamo sponsor, non abbiamo aziende o gruppi industriali alle nostre spalle. Viviamo di energia pura e di vera passione politica.

Noi nel M5S facciamo così.

Noi non vogliamo che nessuno rimanga indietro. Crediamo che in questo mondo ci sia posto per tutti, la natura è ricca ed è sufficiente per tutti noi. Bisogna solo ridare potere al popolo, togliendolo dalle mani delle multinazionali che hanno guidato la politica e affamato il Paese con politiche economiche scellerate.

Noi nel M5S facciamo così.

Noi forse stiamo portando avanti una battaglia impossibile e già persa in partenza contro poteri troppo forti, ma la sensazione nelle piazze, in mezzo alla gente e davanti allo specchio, è quella di avere già vinto

Noi nel M5S facciamo così”.

Max Bugani Fonte blog di Beppe Grillo

CALAMANDREI : DISCORSO SULLA COSTITUZIONE GENNAIO 1955

Piero Calamandrei
Milano, 26 gennaio 1955

 

“L’art.34 dice: “i capaci ed i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.” E se non hanno mezzi! Allora nella nostra Costituzione c’è un articolo, che è il più importante di tutta la Costituzione, il più impegnativo; non impegnativo per noi che siamo al desinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi. Dice così: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli, di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. E’ compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare la scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’articolo primo “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” corrisponderà alla realtà. Perché fino a che non c’è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza con il proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica. Una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto una uguaglianza di diritto è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della Società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la Società. E allora voi capite da questo che la nostra Costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno, un lavoro da compiere.

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Quanto lavoro avete da compiere! Quanto lavoro vi sta dinnanzi! E’ stato detto giustamente che le Costituzioni sono delle polemiche, che negli articoli delle Costituzioni, c’è sempre, anche se dissimulata dalla formulazione fredda delle disposizioni, una polemica. Questa polemica di solito è una polemica contro il passato, contro il passato recente, contro il regime caduto da cui è venuto fuori il nuovo regime. Se voi leggete la parte della Costituzione che si riferisce ai rapporti civili e politici, ai diritti di libertà voi sentirete continuamente la polemica contro quella che era la situazione prima della Repubblica, quando tutte queste libertà, che oggi sono elencate, riaffermate solennemente, erano sistematicamente disconosciute: quindi polemica nella parte dei diritti dell’uomo e del cittadino, contro il passato. Ma c’è una parte della nostra Costituzione che è una polemica contro il presente, contro la Società presente. Perché quando l’articolo 3 vi dice “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli, di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana” riconosce, con questo, che questi ostacoli oggi ci sono, di fatto e che bisogna rimuoverli. Dà un giudizio, la Costituzione, un giudizio polemico, un giudizio negativo, contro l’ordinamento sociale attuale, che bisogna modificare, attraverso questo strumento di legalità, di trasformazione graduale, che la Costituzione ha messo a disposizione dei cittadini italiani. Ma non è una Costituzione immobile, che abbia fissato, un punto fermo. E’ una Costituzione che apre le vie verso l’avvenire, non voglio dire rivoluzionaria, perché rivoluzione nel linguaggio comune s’intende qualche cosa che sovverte violentemente; ma è una Costituzione rinnovatrice, progressiva, che mira alla trasformazione di questa Società, in cui può accadere che, anche quando ci sono le libertà giuridiche e politiche, siano rese inutili, dalle disuguaglianze economiche e dalla impossibilità, per molti cittadini, di essere persone e di accorgersi che dentro di loro c’è una fiamma spirituale che, se fosse sviluppata in un regime di perequazione economica, potrebbe anch’essa contribuire al progresso della Società. Quindi polemica contro il presente, in cui viviamo e impegno di fare quanto è in noi per trasformare questa situazione presente.

Però vedete, la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile. Bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità; per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica, indifferentismo, che è, non qui per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghi strati, in larghe categorie di giovani, un po’ una malattia dei giovani. La politica è una brutta cosa. Che me ne importa della politica. E io quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina, che qualcheduno di voi conoscerà di quei due emigranti, due contadini che traversavano l’oceano, su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca, con delle onde altissime e il piroscafo oscillava. E allora uno di questi contadini, impaurito, domanda a un marinaio “ ma siamo in pericolo?” e questo dice “secondo me, se continua questo mare, tra mezz’ora il bastimento affonda.” Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno, dice: “Beppe, Beppe, Beppe”,….“che c’è!” … “Se continua questo mare, tra mezz’ora, il bastimento affonda” e quello dice ”che me ne importa, non è mica mio!” Questo è l’ indifferentismo alla politica.

E’ così bello e così comodo. La libertà c’è, si vive in regime di libertà, ci sono altre cose da fare che interessarsi di politica. E lo so anch’io. Il mondo è così bello. E vero! Ci sono tante belle cose da vedere, da godere oltre che ad occuparsi di politica. E la politica non è una piacevole cosa. Però, la libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai. E vi auguro, di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno, che sulla libertà bisogna vigilare,vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica.

La Costituzione, vedete, è l’affermazione scritta in questi articoli, che dal punto di vista letterario non sono belli, ma l’affermazione solenne della solidarietà sociale, della solidarietà umana, della sorte comune, che se va affondo, va affondo per tutti questo bastimento. E’ la Carta della propria libertà. La Carta per ciascuno di noi della propria dignità d’uomo. Io mi ricordo le prime elezioni, dopo la caduta del fascismo, il 6 giugno del 1946; questo popolo che da venticinque anni non aveva goduto delle libertà civili e politiche, la prima volta che andò a votare, dopo un periodo di orrori, di caos: la guerra civile, le lotte, le guerre, gli incendi, andò a votare. Io ricordo, io ero a Firenze, lo stesso è capitato qui. Queste file di gente disciplinata davanti alle sezioni. Disciplinata e lieta. Perché avevano la sensazione di aver ritrovato la propria dignità, questo dare il voto, questo portare la propria opinione per contribuire a creare, questa opinione della comunità, questo essere padroni di noi, del proprio paese, della nostra patria, della nostra terra; disporre noi delle nostre sorti, delle sorti del nostro paese. Quindi voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendersi conto, questo è uno delle gioie della vita, rendersi conto che ognuno di noi, nel mondo, non è solo! Che siamo in più, che siamo parte di un tutto, tutto nei limiti dell’Italia e nel mondo.

Ora vedete, io ho poco altro da dirvi.

In questa Costituzione di cui sentirete fare il commento nelle prossime conferenze, c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie: son tutti sfociati qui negli articoli.

E a sapere intendere dietro questi articoli, ci si sentono delle voci lontane.

Quando io leggo: nell’articolo 2 “L’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà, politica, economica e sociale” o quando leggo nell’articolo 11 “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli”, “la patria italiana in mezzo alle altre patrie” ma questo è Mazzini! Questa è la voce di Mazzini.

O quando io leggo nell’articolo 8: “Tutte le confessioni religiose, sono ugualmente libere davanti alla legge” ma questo è Cavour!

O quando io leggo nell’articolo 5 ”La Repubblica, una ed indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali” ma questo è Cattaneo!

O quando nell’articolo 52 io leggo, a proposito delle forze armate “L’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica”, l’esercito di popolo, e questo è Garibaldi!

O quando leggo all’art. 27 “Non è ammessa la pena di morte” ma questo, o studenti milanesi, è Beccaria!!

Grandi voci lontane, grandi nomi lontani. Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti. Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa Costituzione!! Dietro ogni articolo di questa Costituzione o giovani, voi dovete vedere giovani come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa Carta. Quindi quando vi ho detto che questa è una Carta morta: no, non è una Carta morta.

Questo è un testamento, un testamento di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio, nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano, per riscattare la libertà e la dignità: andate lì, o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione.”

IL PORTAVOCE

” Dio mi guardi dall’uomo  che si proclama fiaccola  che illumina il cammino dell’umanità.  Ben venga l’uomo che cerca il suo cammino  alla luce degli altri.” 

 Khalil Gibran

IL PORTAVOCE
Non deve necessariamente essere plurilingue, plurialureato, scienziato e santo
Non deve necessariamente avere competenze
Non deve necessariamente avere conoscenze di diritto internazionale e/o bancario
Non deve necessariamente tirarsi dietro amici per portargli le borse
Non deve necessariamente essere fotogenico
Non deve necessariamente avere un eloquio coinvolgente.
Non deve necessariamente essere un socio fondatore di Meet Up
Non deve necessariamente vivere di proclami
Non deve necessariamente rilasciare opinioni personali
Non deve necessariamente usare gli attivisti come comparse
Non deve necessariamente essere un volantinatore e montatore di gazebi
Il candidato Portavoce deve necessariamente avere una dote: la capacità di discernere e l’umiltà nell’accettare istanze, consigli di chi ha le competenze e le critiche, senza reagire con isteria o peggio con la violenza.
Il Portavoce deve semplicemente saper ascoltare ed essere in grado di portare la voce dei Cittadini.

SARA’ RIVOLUZIONE…

…quando tutti i Cittadini sentiranno il dovere di presentare delle  istanze ai portavoce mettendoli nelle condizioni di lavorare, quando tutti i portavoce accoglieranno le istanze dei Cittadini e si adopereranno per trovare delle soluzioni,quando l’interazione diventerà   ininterrotta e bilaterale, a tutti i livelli e in tutti i contesti, allora sarà RIVOLUZIONE!!!

Siamo onesti con noi stessi, apriamo le nostre menti e i nostri cuori.

Il mondo che abbiamo creato è il prodotto del nostro pensiero e dunque non può cambiare se prima non modifichiamo il nostro modo di pensare.” ( e di essere n.d.r. )(Albert Einstein)

IL TRENO DEL CAMBIAMENTO

“Ho sentito uno storia.
Di un gruppo di sognatori che volevano cambiare il mondo. Armati di buone intenzioni e di grandi progetti andarono alla stazione per prendere il treno del cambiamento, ma si accorsero che ci voleva il biglietto.   Mi ricordo che era una storia a lieto fine, perchè, sognando sognando, trovarono la pentola con le monete d’oro alla fine dell’arcobaleno e poterono pagarsi il biglietto.   Sono proprio stati fortunati quei sognatori. Non sempre si trovano le risorse e i grandi sogni si infragono sulla rocciosa realtà.
Mi hanno detto che il nostro gruppo M5S si è dato appuntamento alla stazione e che, al momento di comprare il biglietto, hanno guardato a quanto avevano in cassa e si sono accorti che non ne avevano neanche per comprare un caffè.   Per aiutarli, gli suggerii di addormentarsi che, fortunati anche loro, avrebbero trovato la pentola con le monete d’oro.   Loro, pragmatici, mi risposero: “Chi dorme non piglia pesci. Adesso ci diamo da fare e vedrai che troveremo le risorse che ci servono.”
E cosi hanno fatto. Insieme hanno deciso di autotassarsi, ognuno secondo le proprie disponibilità, ognuno secondo quando ci teneva a prendere quel treno. Ognuno ha messo in condivisione i soldi. E ha permesso agli altri di salire sul treno. Infatti sul treno del cambiamento non si vendeno più i biglietti singoli ma solo quelli comitiva.   Ho sentito di uno che, alla fine, è rimasto alla banchina della stazione, forse aspetta il prossimo treno o forse no. Ho sentito anche di un altro che ha promesso che avrebbe dato un contributo non pecuniario, in quanto impossibilito, ma che lui, su quel treno, ci sarebbe stato.
Alla fine ho saputo che sono partiti. Adesso sono in viaggio. “