DISPERAZIONE SOCIALE

Qualcuno ha paragonato le ormai famose cinque giornate siciliane come un sussulto del popolo siciliano, una sollevazione dalla valenza storica così come quella del movimento antagonista alla dominazione angioina dei Vespri siciliani . Alcuni commentatori, più pratici di oroscopi che di cronache, hanno predetto l’innesco di un movimento che infiammerà l’intero Sud, così come è già avvenuto in diversi paesi del Mediterraneo. Alcuni lo temono, molti lo auspicano.

La crisi economica e finanziaria che il Paese sta affrontando con un governo di salute pubblica ed una manovra rigorosa e potenzialmente recessiva, ha reso più profondo il divario territoriale italiano. La Sardegna ed il Mezzogiorno sono stati sorpresi dalla crisi in una situazione di forte squilibrio dell’economia reale. La sopravvivenza di queste aree dipendeva e dipende ancora oggi dalle erogazioni e dai trasferimenti della Pubblica Amministrazione ad ogni livello. Si profilano  situazioni paragonabili a quelle che si ebbero qualche anno fa in Grecia.

L’unica applicazione dell’Autonomia Regionale Sarda che potrà esserci non potrà non passare da un esercizio rigoroso e responsabile delle risorse del territorio, da affidare ad un’amministrazione più agile e snella e ad una società più articolata e capace di generare nuove opportunità nella piena salvaguardia dell nostra terra.

Si ripropone con forza una questione  che oggi può diventare il presupposto reale di una svolta per l’intero Paese e per la nostra Isola in particolare.  Occorre catturare i segnali di un desiderio di autonomia e di responsabilità che emerge dai movimenti di protesta e convogliarlo verso un percorso istituzionale che sappia generare nuove forme organizzative .

Per fare questo occorre una politica nuova intesa in primo luogo come spazio di partecipazione dei cittadini, come movimento di idee e di dibattito, come espressione organizzata di interessi e obiettivi con una valenza sociale e non individualistica, rinunciando all’ennesima tentazione di rispondere all’emergenza con nuove erogazioni e trasferimenti la cui gestione e intermediazione aprirebbe nuovi spazi ad una classe politica incapace di fare altro.
Accompagnare questo processo significa in primo luogo operare un cambiamento di mentalità ed un rinnovamento profondo ed interiore che riguarderà i Sardi e le genti del Sud.
Ci auguriamo che il desiderio di riscatto che vediamo in queste ore trasudare dai volti provati dalla sofferenza e segnati dalla fatica dei tanti lavoratori onesti non vada strumentalizzato dai soliti “opportunisti”,  sfruttatori del lavoro e delle disgrazie altrui.  Speriamo che  questo tragico modo di interpretare il Sud e le Isole  ci venga risparmiato per il prossimo futuro.

IL SISTEMA??? SIAMO NOI

 Volevo riproporvi questo articolo da noi pubblicato più di un anno fà, abbinato ad un monologo di Bergonzoni : a mio parere  il risultato è un binomio che risulta essere  molto interessante. Buona lettura e buon ascolto.

” La vera rivoluzione è quella che compie l’individuo nella sua vita di tutti i giorni se questa è lo specchio delle sue idee, e la coerenza con queste guida le sue azioni. Per vita intendo qui non solo quella  intesa in modo filosofico,  ma anche di quella cosa “banale” che tutti, bene o male, siamo costretti a “subire”, da quando ci svegliamo al mattino, a quando usciamo di casa per andare a lavorare o a fare la spesa, o all’ufficio postale. Se queste cose, diciamo “comuni”, non vanno come dovrebbero, alla fine ci si ritrova che non si vive un granché bene.

 I movimenti di massa “rivoluzionari” non mi servono a molto se entro dal droghiere e questo mi tratta male e mi vende il formaggio scaduto, se subisco un torto in un pubblico ufficio, se in un ospedale non vengo curato a dovere.  D’altro canto le “eminenze grigie” non si occupano mai di queste “bazzecole”. Possiamo sgolarci a parlare all’infinito di riforme della scuola, della Sanità, della Pubblica Amministrazione, ma a pensarci bene non c’è quasi mai una scuola che funzioni bene così per grazia divina, in genere c’è quel professore che è bravo, o quel direttore didattico che è capace e fa andare le cose per il verso giusto. Se un ufficio pubblico funziona, per lo più dipende da  quel impiegato che lavora con coscienza. In questa Italia gli individui, con nomi e cognomi fanno la differenza.

[youtube id=”qwzmrgXFzUs” width=”600″ height=”350″]

L’identità è la qualificazione di una persona per cui essa è tale e non altra, e per rifiutare il potere, quando questo opprime e ci violenta, ce ne vuole tanta di identità, e occorrono inoltre delle teste pensanti,  molta intelligenza e tanta cultura ed informazione, altrimenti, ce lo insegna la storia, si rischia di essere manovrati dal primo furbastro che passa, si rischia di non accorgersi di acclamare idoli e salvatori della patria che sono uguali a quel potere che si crede di stare combattendo. Si rischia di diventare religiosi e creare  santini solo perché sanno gridare quello che ci vogliamo sentir dire.

Ora è importante capire quello che deve essere forse la fase finale di un processo che deve iniziare prima in noi stessi. Noi dovremmo essere diversi e responsabili, e poi tutto il resto verrebbe con sé.

Per assurdo non occorrerebbe neanche una rivoluzione, classicamente intesa, se si avessero quelle poche  ma essenziali caratteristiche. Basterebbe avere un giusto e coerente  rapporto con la realtà, adoperarsi per il bene comune,  nutrire  interesse per gli altri esseri umani che devono essere sempre il fine di ogni nostra azione e mai un mezzo. Poi ai massimi sistemi ci si pensa, perché se intorno a noi, invece di avere avvoltoi che ci rendono la vita difficile, ci fossero persone diverse, e grazie a questo non devo trascorrere il mio tempo a difendermi ed arrabbiarmi, avrò più tempo e più serenità per occuparmi di altro.

Il sistema insomma siamo anche e principalmente noi.

OBBEDIENZA CIVILE

Questa mattina gli attivisti del Comitato romano per Acqua Pubblica, come in molte altre città italiane, ha dato vita ad un’azione comunicativa occupando il Ministero dell’Economia per la difesa dei referendum vinti nello scorso Giugno. 

L’attuale Governo Monti è pronto infatti a varare un decreto legge con cui si appresta a lanciare una nuova ondata di privatizzazione dei servizi pubblici. 

Per quanto riguarda l’acqua il Governo esclude la possibilità di gestione tramite aziende pubbliche e  vincola il servizio idrico alle SPA e al mercato.

In questo modo si agirano i risultati referendari e la volontà popolare producendo un grave atto contro la democrazia e la richiesta esplicita di un cambio di rotta nelle scelte politiche economiche di questo paese. Si rilancia, invece, con forza la ricetta del libero mercato, dello sfruttamento dei beni comuni e la tutela dei profitti.

[youtube id=”55SZGjHW8xA” width=”600″ height=”350″]

È un furto di diritti, quello che stanno compiendo sotto i nostri occhi, senza che ce ne accorgiamo. Col pretesto della crisi, la scusa dell’austerità, il ricatto dei mercati, ci stanno togliendo ciò che dopo tanti anni ci eravamo riconquistati, con un magnifico atto di democrazia: l’acqua!!!

Il decreto liberalizzazioni che il governo Monti si appresta a varare nella giornata di domani, ed in particolare due articoli del provvedimento  il 19 ed il 20   attaccano direttamente i servizi pubblici locali, protetti dai quesiti referendari. 

L’articolo 19 ha un titolo piuttosto eloquente: “Privatizzazione dei servizi pubblici locali”. In pratica prevede che le amministrazioni comunali cedano progressivamente a privati quote sempre maggiori dei servizi che gestiscono. Un sistema molto simile a quello previsto dal “pacchetto anti-crisi” varato da Berlusconi in agosto, che a sua volta riproponeva elementi della legge Ronchi-Fitto abrogati dal referendum. 

Ma passiamo oltre. È l’articolo 20 quello in più aperto contrasto con gli esiti referendari. Esso impedisce la gestione pubblica dell’acqua e degli altri servizi pubblici locali. Già, non avete letto male, “impedisce”. Come fa? Semplicemente eliminando la possibilità di creare enti di diritto pubblico, come aziende speciali o consorzi, per la gestione dei servizi “di rilevanza economica generale”.

Per questo non arretreremo e saremo in mobilitazione permanente per far ritirare il decreto e per far prendere posizione al Parlamento ma, sopratutto, per far si che ancora una volta i cittadini e le cittadine italiane prendano parola in prima persona per riconquistare i propri diritti e il proprio futuro.

Il nostro voto va rispettato, fuori l’acqua pubblica dal mercato.

L’UOMO NELL’ARENA

(…) Non è il critico che conta, né l’individuo che indica come l’uomo forte inciampi, o come avrebbe potuto compiere meglio un’azione. 

L’onore spetta all’uomo che realmente sta nell’arena, il cui viso è segnato dalla polvere, dal sudore, dal sangue; che lotta con coraggio; che sbaglia ripetutamente, perchè non c’è tentativo senza errori e manchevolezze; che lotta effettivamente per raggiungere l’obiettivo; che conosce il grande entusiasmo, la grande dedizione, che si spende per una giusta causa; che nella migliore delle ipotesi conosce alla fine il trionfo delle grandi conquiste e che, nella peggiore delle ipotesi, se fallisce, almeno cade sapendo di aver osato abbastanza. Dunque il suo posto non sarà mai accanto a quelle anime timide che non conoscono né la vittoria, né la sconfitta.

 di T. Roosevelt

PUO’ LA BELLEZZA SALVARE IL MONDO?

Il messaggio che bellezza, piacere o paesaggio siano i veri presupposti per un´ecologica gestione della cosa umana non è ancora del tutto compreso oggi.

Mentre si risvegliano tante coscienze ambientaliste, il bello e il buono purtroppo restano spesso dei tabu, confusi con un lusso per pochi.

Devono invece essere la norma per tutti, a partire dalla loro più immensa semplicità, se vogliamo che la qualità della vita diventi qualcosa di reale, piuttosto che una buona intenzione ripetuta all´infinito.

2012 AUGURI

 L’augurio per il nuovo anno è quello di porre la parola FINE.

FINE ad un film che parla di bellezza, e di onestà .

Un film che narra la storia di una comunità di Cittadini che si riappropria del proprio diritto-dovere di essere animali politici, di un gruppo di persone che a un bel momento decide che è arrivato il tempo di non perder più tempo dietro alle promesse vane del potente di turno.

E con un colpo di reni, e di umiltà, unisce le varie anime che ognuna per il proprio ambito, e per il proprio tema caro, ha costruito giorno per giorno un immaginario diverso di società. Il momento realmente complesso e incasinato, quello con più azione e le scene più pericolose del film, è quando i vari gruppi di cittadinanza attiva decidono di mettersi in ascolto, intorno a un tavolo, volendo rinunciare tutti al proprio bollino, al proprio simbolo e alla bella e luccicante bandierina.

Il momento del passaggio, delicato e complicatissimo, dalle parole ai fatti, dalle dichiarazioni alle azioni conseguenti…

Non osiamo svelarvi la fine di questo film, anche perché deve ancora essere girato.

Ci piace però gustarne i pezzi che raccontano delle tante cose già fatte, delle migliaia di progetti e pratiche quotidiane che incantano il pubblico in sala, e che dimostrano che il mondo si può cambiare proprio perché lo stiamo già facendo!

La bellezza del film, il suo fascino maggiore, è la mancanza di un regista, di uno sceneggiatore, delle comparse. Il senso stesso del film, e delle esperienze narrate, è proprio quello di dimostrare che ognuno dei partecipanti è, al tempo stesso, regista e sceneggiatore, protagonista e comparsa, attore e pubblico.

Crediamo che sia arrivato il momento di vedere come va a finire la storia, crediamo che ciascuno di noi debba sentirsi parte di un cambiamento che dal basso abbiamo in parte realizzato e che chiede il nostro protagonismo collettivo per travolgere le istituzioni nazionali.

Buon Anno a Tutti Noi.

 

Abbiamo un SOGNO!!!

Ho fatto un sogno, è meraviglioso e non intendo più svegliarmi.

Ho sognato che un bel giorno, un giorno non lontano, stanchi di attendere e sperare in tempi migliori, i settori più attivi della società civile si riuniranno per organizzare tutti insieme il cambiamento politico nel nostro paese, creando un’alternativa credibile, seria, affidabile che tutti gli italiani potranno abbracciare al di là dei rispettivi percorsi politici di provenienza.

Un nuovo soggetto politico, estraneo a tutte le vecchie logiche partitiche.

Un movimento fondato semplicemente sul “buonsenso”; quanto basta a capire che la raccolta differenziata è mille volte meglio degli inceneritori, che il risparmio energetico e le rinnovabili sono le vere alternative alla follia del nucleare, che le grandi opere servono solo ai grandi affari mentre sono le “piccole opere” quelle che migliorano davvero la vita della gente!

Un movimento che sa dire sì quando è il momento di dire sì e no quando è il momento di dire no, in modo chiaro e comprensibile a tutti: sì all’integrazione, al rispetto delle diversità, al pluralismo, alla libertà d’informazione, alla pace. No al razzismo, all’esclusione, al monopolio dell’informazione, alla censura, alla guerra e ad ogni forma di violenza.

Sarà così, riflettendo tutti insieme sui contenuti, che i rappresentanti della società civile -raccolti intorno a un tavolo- si accorgeranno di avere fra di loro molti più punti in comune di quanti non ne abbia mai avuti al proprio interno nessun partito nella storia repubblicana. Si renderanno conto cioè di avere creato in tutti questi anni di impegno silenzioso, non soltanto un orizzonte di valori comuni, ma anche un vero “programma” di azioni da realizzare per risollevare il paese, un programma fondato su una visione della società che nessun partito -fino ad ora- ha mai realmente promosso.

E così, mostrando una saggezza che non si è mai vista in Italia, questi “leader” di un “movimento senza leader” sceglieranno consapevolmente di fare ciascuno un passo indietro, per poterne fare dieci avanti tutti insieme.

Ho sognato che ognuno metterà da parte per un attimo quel pizzico di orgoglio, più che legittimo… direi quasi sacrosanto, per i percorsi meravigliosi che ha creato fino ad ora e rinuncerà alla propria sigla, al proprio nome, al proprio logo, per vederne i contenuti aprirsi all’intera società.

Sarà un atto di coraggio e grandezza d’animo, oltre che di lungimirante umiltà!

Un gesto di portata storica, che aprirà uno scenario nuovo per il paese.

E sarà così che in un solo giorno decideranno di fondersi tutti insieme -per un obiettivo comune- le associazioni di volontariato, i comitati, i movimenti e le liste civiche territoriali, le reti di comuni e gli enti locali virtuosi, il mondo del commercio equo e dei gruppi di acquisto solidale, le esperienze di finanza etica e di consumo critico, il mondo ecologista e quello pacifista, i comitati per i beni comuni e quanti si battono contro tutte le mafie… per creare uno straordinario progetto politico unitario ed aprirsi ad ogni singolo cittadino onesto del nostro Paese!

E tutti insieme creeranno un Partito ispirato al buonsenso e fondato sull’onestà, che inizierà da subito a presentare il proprio programma su internet, nelle piazze, in tutte le riviste della società civile, nei bagni in spiaggia e nelle baite in montagna, nelle liste d’attesa dei pediatri e delle poste, nei pub e ai concerti… spinto dall’entusiasmo di milioni di volontari di ogni età che ritroveranno finalmente il piacere di impegnarsi civilmente per il proprio paese.

I sondaggi presto rileveranno il peso enorme di questo partito, per cui presto anche le tv non potranno più ignorarlo e la visibilità sarà così moltiplicata. I tentativi di screditarlo -e ve ne saranno diversi- falliranno miseramente, perché la credibilità delle persone che lo rappresentano è tale che non potrà essere smontata così facilmente.

I migliori esponenti della società civile, infatti, si impegneranno in questa sfida che la storia ha posto sul loro cammino.

Gli altri partiti, terrorizzati, reagiranno come possono, alla vecchia maniera, facendo mirabolanti promesse a cui nessun italiano ormai crede più e insinuando che i rappresentanti del nuovo “partito” non possono essere all’altezza della sfida, troppo inesperti dei meccanismi della politica e dell’economia…

A quel punto però nessuno li ascolterà, né replicherà, perché il “programma di governo” della nuova realtà è ormai chiaro a tutti e soprattutto pare scritto dalla gente, finalmente.

Si taglieranno gli inutili e costosissimi investimenti in armi, così come tutti i vergognosi privilegi della Casta, si riaffermerà con forza il valore della cultura, dell’istruzione pubblica, della sanità pubblica, dell’acqua pubblica, si ridistribuirà finalmente la ricchezza nel paese dopo decenni di accresciuta disuguaglianza, si stringerà un patto di solidarietà fra le generazioni che interromperà quella odiosa “guerra fra genitori e figli” sul piano professionale, sociale ed economico.

Liberi dalla paura, così a lungo strumentalizzata per fini elettorali, si ritroverà il piacere di uscire di casa, di stare insieme, di incontrare l’altro. Il razzismo sarà sconfitto dall’amicizia (e quando è il caso anche dall’amore) promossa da precise politiche volte a favorire l’incontro fra le culture.

Le esperienze virtuose -dopo innumerevoli e conclamati successi- verranno prese a modello per tracciare le politiche nazionali, finalmente improntate su una sana ricerca della felicità, più che sulla assurdità della crescita illimitata del PIL.

L’occupazione ripartirà fondata su base più solide, libera dalle fluttuazioni e dalle speculazioni della finanza e più concretamente incentrata sull’economia reale, sull’energia verde, sugli scambi locali, sulla solidarietà. Una solidarietà che andrà anche oltre le frontiere affrontando le sfide globali della fame, della sete, dell’analfabetismo, del lavoro minorile, con la necessaria efficacia.

Ho sognato che la stragrande maggioranza degli italiani -gente onesta che si alza la mattina per andare a lavorare, fa la fila in posta, rispetta il rosso al semaforo- troverà nel “Partito del buonsenso e dell’onestà” il proprio riferimento naturale alle elezioni, e milioni di cittadini che avevano abbandonato il voto perché esasperati e delusi, ritorneranno alle urne non dovendo più scegliere il “meno peggio”, ma potendo finalmente scegliere il “meglio”!

E così alle elezioni sarà un vero trionfo e la gente tornerà a sorridere, libera da quel velo grigio che impedisce oggi di guardare al futuro con speranza e serenità.

Le divisioni ideologiche presto saranno dimenticate e i nostri nipoti un giorno non riusciranno a capire, studiando la storia sui libri di testo, come noi abbiamo potuto impiegare tanto tempo prima di renderci conto di avere la forza necessaria e le capacità sufficienti per realizzare questa rivoluzione pacifica, prima di divenire consapevoli che questo sogno poteva davvero divenire realtà.