LIBERATE VOI STESSI LIBERANDO LA PALESTINA

L’Arcivescovo Emerito Desmond Tutu, in un articolo in esclusiva per Haaretz, ha lanciato un appello per un boicottaggio globale di Israele, chiedendo con urgenza a israeliani e palestinesi di essere migliori dei loro leader, nel cercare una soluzione sostenibile alla crisi in Terra Santa.

Di Desmond Tutu

14 Agosto 2014 | 21:56 
Originale pubblicato su http://www.haaretz.com/opinion/1.610687 – Traduzione realizzata dalla Comunità di Avaaz. 

Le scorse settimane hanno visto una mobilitazione senza precedenti della società civile di tutto il mondo contro l’ingiustizia e la brutalità della sproporzionata risposta israeliana al lancio di razzi dalla Palestina.

Se si contano tutte le persone che si sono radunate lo scorso fine settimana a Città del Capo, a Washington DC, a New York, a Nuova Delhi, a Londra, a Dublino, a Sidney ed in tutte le altre città del mondo per chiedere giustizia in Israele e Palestina, ci si rende subito conto che si tratta senza dubbio della più grande ondata di protesta di sempre dell’opinione pubblica riguardo ad una singola causa.

Circa venticinque anni fa, ho partecipato a diverse grandi manifestazioni contro l’apartheid. Non avrei mai immaginato che avremmo rivisto manifestazioni tanto numerose, ma sabato scorso a Città del Capo l’affluenza è stata uguale se non addirittura maggiore. C’erano giovani e anziani, musulmani, cristiani, ebrei, indù, buddisti, agnostici, atei, neri, bianchi, rossi e verdi… come ci si aspetterebbe da una nazione viva, tollerante e multiculturale.

Ho chiesto alla gente in piazza di unirsi al mio coro: “Noi ci opponiamo all’ingiustizia dell’occupazione illegale della Palestina. Noi ci opponiamo alle uccisioni indiscriminate a Gaza. Noi ci opponiamo all’indegno trattamento dei palestinesi ai checkpoint e ai posti di blocco. Noi ci opponiamo alla violenza da chiunque sia perpetrata. Ma non ci opponiamo agli ebrei.”

Pochi giorni fa, ho chiesto all’Unione Internazionale degli Architetti, che teneva il proprio convegno in Sud Africa, di sospendere Israele dalla qualità di Paese membro.

Ho pregato le sorelle e i fratelli Israeliani presenti alla conferenza di prendere le distanze, sia personalmente che nel loro lavoro, da progetti e infrastrutture usati per perpetuare un’ingiustizia. Infrastrutture come il muro, i terminal di sicurezza, i posti di blocco e gli insediamenti costruiti sui territori Palestinesi occupati.

Ho detto loro: “Quando tornate a casa portate questo messaggio: invertite la marea di violenza e di odio unendovi al movimento nonviolento, per portare giustizia a tutti gli abitanti della regione”.

In poche settimane, più di 1 milione e 600mila persone in tutto il mondo hanno aderito alla campagna lanciata da Avaaz chiedendo alle multinazionali che traggono i propri profitti dall’occupazione della Palestina da parte di Israele e/o che sono coinvolte nell’azione di violenza e repressione dei Palestinesi, di ritirarsi da questa attività. La campagna è rivolta nello specifico a ABP (fondi pensionistici olandesi); a Barclays Bank; alla fornitura di sistemi di sicurezza (G4S), alla francese Veolia (trasporti); alla Hewlwtt-Packard (computer) e alla Caterpillar (fornitrice di Bulldozer).

Il mese scorso 17 governi della UE hanno raccomandato ai loro cittadini di astenersi dal fare affari o investimenti negli insediamenti illegali israeliani.

Abbiamo recentemente assistito al ritiro da banche israeliane di decine di milioni di euro da parte del fondo pensione olandese PGGM e al ritiro da G4S della Fondazione Bill e Melinda Gates; e la Chiesa presbiteriana degli Stati Uniti ha ritirato una cifra stimata in 21 milioni dollari da HP, Motorola Solutions e Caterpillar.

Questo movimento sta prendendo piede.

La violenza genera solo violenza ed odio, che generano ancora più violenza e più odio.

Noi sudafricani conosciamo la violenza e l’odio. Conosciamo la pena che comporta l’essere considerati la puzzola del mondo, quando sembra che nessuno ti comprenda o sia minimamente interessato ad ascoltare il tuo punto di vista. È da qui che veniamo.

Ma conosciamo anche bene i benefici che sono derivati dal dialogo tra i nostri leader, quando organizzazioni etichettate come “terroriste” furono reintegrate ed i loro capi, tra cui Nelson Mandela, liberati dalla prigione, dal bando e dall’esilio.

Sappiamo che, quando i nostri leader cominciarono a parlarsi, la logica della violenza che aveva distrutto la nostra società si è dissipata ed è scomparsa. Gli atti di terrorismo iniziati con i negoziati, quali attachi ad una chiesa o ad un pub, furono quasi universalmente condannati ed i partiti responsabili furono snobbati alle elezioni.

L’euforia che seguì il nostro votare assieme per la prima volta non fu solo dei sudafricani neri. Il vero trionfo della riappacificazione fu che tutti si sentirono inclusi. E dopo, quando approvammo una costituzione così tollerante, compassionevole e inclusiva che avrebbe reso orgoglioso anche Dio, tutti ci siamo sentiti librerati.

Certo, avere un gruppo di leader straordinari ha aiutato.

Ma ciò che alla fine costrinse questi leader a sedersi attorno al tavolo delle trattative fu l’insieme di strumenti persuasivi e non violenti messi in pratica per isolare il Sudafrica economicamente, accademicamente, culturalmente e psicologicamente.

A un certo punto – il punto di svolta – il governo di allora si rese conto che preservare l’apartheid aveva un costo superiore ai suoi benefici.

L’interruzione, negli anni ’80, degli scambi commerciali con il Sud Africa da parte di aziende multinazionali dotate di coscienza, è stata alla fine una delle azioni chiave che ha messo in ginocchio l’apartheid, senza spargimenti di sangue. Quelle multinazionali avevano compreso che, sostenendo l’economia del Sud Africa, stavano contribuendo al mantenimento di uno status quo ingiusto.

Quelli che continuano a fare affari con Israele, che contribuiscono a sostenere un certo senso di “normalità” nella società Israeliana, stanno arrecando un danno sia agli israeliani che ai palestinesi. Stanno contribuendo a uno stato delle cose profondamente ingiusto.

Quanti contribuiscono al temporaneo isolamento di Israele, dichiarano così che Israeliani e Palestinesi in eguale misura hanno diritto a dignità e pace.

In sostanza, gli eventi accaduti a Gaza nell’ultimo mese circa stanno mettendo alla prova chi crede nel valore degli esseri umani.

È sempre più evidente il fallimento dei politici e dei diplomatici nel fornire risposte e che la responsabilità di negoziare una soluzione sostenibile alla crisi in Terra Santa ricade sulla società civile e sugli stessi abitanti di Israele e Palestina.

Oltre che per le recenti devastazioni a Gaza, tante bellissime persone in tutto il pianeta – compresi molti Israeliani – sono profondamente disturbate dalle quotidiane violazioni della dignità umana e della libertà di movimento cui i Palestinesi sono soggetti a causa dei checkpoint e dei posti di blocco. Inoltre, la politica Israeliana di occupazione illegale e di costruzione di insediamenti cuscinetto in una terra occupata aggrava la difficoltà di raggiungere in futuro un accordo che sia accettabile per tutti.

Lo stato di Israele si sta comportando come se non ci fosse un domani. Il suo popolo non potrà avere la vita tranquilla e sicura che vuole – e a cui ha diritto – finché i suoi leader continueranno a mantenere le condizioni che provocano il conflitto.

Io ho condannato quanti in Palestina sono responsabili dei lanci di missili e razzi contro Israele. Soffiano sulle fiamme dell’odio. Io sono contrario ad ogni manifestazione di violenza.

Ma dobbiamo essere chiari che il popolo palestinese ha ogni diritto di lottare per la sua dignità e libertà. È una lotta che ha il sostegno di molte persone in tutto il mondo.

Nessuno dei problemi creato dagli esseri umani è irrisolvibile, quando gli esseri umani stessi si impegnano a risolverlo con il desiderio sincero di volerlo superare. Nessuna pace è impossibile quando la gente è determinata a raggiungerla.

La Pace richiede che israeliani e palestinesi riconoscano l’essere umano in loro stessi e nell’altro, che riconoscano la reciproca interdipendenza.

Missili, bombe e insulti non sono parte della soluzione. Non esiste una soluzione militare.

È più probabile che la soluzione arrivi dallo strumento nonviolento che abbiamo sviluppato in Sud Africa negli anni ’80, per persuadere il governo della necessità di modificare la propria linea politica.

Il motivo per cui questi strumenti – boicottaggio, sanzioni e disinvestimenti – si rivelarono efficaci, sta nel fatto che avevano una massa critica a loro sostegno, sia dentro che fuori dal Paese. Lo stesso tipo di sostegno di cui siamo stati testimoni, nelle utlime settimane, a favore della Palestina.

Il mio appello al popolo di Israele è di guardare oltre il momento, di guardare oltre la rabbia nel sentirsi perennemente sotto assedio, nel vedere un mondo nel quale Israele e Palestina possano coesistere – un mondo nel quale regnino dignità e rispetto reciproci.

Ciò richiede un cambio di prospettiva. Un cambio di mentalità che riconosca come tentare di perpetuare l’attuale status quo equivalga a condannare le generazioni future alla violenza e all’insicurezza. Un cambio di mentalità che ponga fine al considerare ogni legittima critica alle politiche dello Stato come un attacco al Giudaismo. Un cambio di mentalità che cominci in casa e trabocchi fuori di essa, nelle comunità, nelle nazioni e nelle regioni che la Diaspora ha toccato in tutto il mondo. L’unico mondo che abbiamo e condividiamo.

Le persone unite nel perseguimento di una causa giusta sono inarrestabili. Dio non interferisce nelle faccende della gente, ha fiducia nel fatto che noi cresceremo ed impareremo risolvendo le nostre difficoltà e superando le nostre divergenze da soli. Ma Dio non dorme. Le Scritture Ebraiche ci dicono che Dio è schierato dalla parte del debole, dalla parte di chi è senza casa, della vedova, dell’orfano, dalla parte dello straniero che libera gli schiavi nell’esodo verso la Terra Promessa. Fu il profeta Amos che disse che dobbiamo lasciar scorrere la giustizia come un fiume.

La giustizia prevarrà alla fine. L’obiettivo della libertà del popolo palestinese dall’umiliazione e dalle politiche di Israele è una causa giusta. È una causa che lo stesso popolo di Israele dovrebbe sostenere.

Nelson Mandela disse che i Sudafricani non si sarebbero potuti sentire liberi finché anche i Palestinesi non lo fossero stati.

Avrebbe potuto aggiungere che la liberazione della Palestina libererà anche Israele.

ASSEMBLEA INTERNAZIONALE CONTRO LE ESERCITAZIONI ISRAELIANE IN SARDEGNA

Un granello di sabbia nella macchina del massacro. 

Per una assemblea internazionale contro le esercitazioni israeliane in Sardegna e per il rilancio della campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni

 

Un granello di sabbia nella macchina del massacro. Per una assemblea internazionale contro le esercitazioni israeliane in Sardegna e per il rilancio della campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni. Per settimane lo stato di Israele ha seminato morte e distruzione nella striscia di Gaza, bombardando deliberatamente ospedali, scuole, strutture civili, abitazioni, persino cimiteri.

Quasi 2000 vittime, in larghissima parte civili, donne e bambini sono stati assassinati scientemente dall’esercito, dall’aviazione e dalla marina israeliana che hanno trasformato l’enorme prigione a cielo aperto di Gaza in un mattatoio, dove si vive e si muore “per un sì o per un no”, perché si è andati a fare la spesa nel momento sbagliato, perché ci si è rifugiati in una scuola dell’ONU, perché si lavora o ci si cura in un ospedale, perché, semplicemente, si vive nella Striscia di Gaza.

Lo stato di Israele e il suo governo sono i soli responsabili della situazione in cui versa Gaza e tutta la Palestina: non solo perché in maniera tronfia cercano di ammazzarne o espellerne gli abitanti oggi, ma perché perseguono la politica di occupazione e de-arabizzazione della regione da oltre sessant’anni.

In tutto il mondo è montata la rabbia e la protesta per porre fine al massacro e perché i governi non si rendano ancora complici, con trattati commerciali, militari e di cooperazione con uno stato che opprime, soggioga, uccide e nega il diritto di esistenza ai palestinesi.

L’Italia è oggi il principale partner europeo in materia di armamenti dello stato di Israele. In Sardegna le forze armate israeliane svolgono, ormai da anni, parti rilevanti delle loro esercitazioni e delle loro sperimentazioni, cosa che ha portato uno stato europeo evidentemente più sensibile dell’Italia, la Svezia, a rifiutare le esercitazioni congiunte con Israele. Le stesse armi che vengono sperimentate nei poligoni dell’Isola, causando danni all’economia, alla salute e alla libertà dei sardi, portano distruzione e morte in Palestina. Già nel 2006 alle esercitazioni congiunte effettuate dalle forze armate israeliane in Sardegna seguì, di poco, l’aggressione al Libano.

Non possiamo rimanere silenti di fronte a questi fatti; non possiamo né vogliamo essere complici del massacro di Gaza, dell’occupazione e dell’apartheid in Palestina; non possiamo continuare a sopportare l’occupazione militare della Sardegna.

Da settembre riprenderanno le esercitazioni militari israeliane nella nostra isola. Deve essere chiaro a tutti che quelle armi, testate qui in Sardegna, sono congegni di morte che uccidono i civili palestinesi a Gaza e in Cisgiordania.

L’addestramento e l’esercitazione fanno pienamente parte del dispositivo militare di offesa che lo stato di Israele utilizza nei teatri di guerra. La collaborazione approntata dallo Stato italiano è dunque collaborazione con uno stato in guerra. Fermare questa collaborazione è un aiuto concreto alla popolazione martoriata dall’aggressione: ogni giorno di sospensione delle esercitazioni israeliane in Sardegna è un granello di sabbia nella macchina bellica che opprime e massacra il popolo palestinese. La Sardegna è dunque diventata nel corso degli anni uno snodo importante per le politiche di guerra, anche per quelle israeliane.

Facciamo appello, dunque, a tutti i democratici, ai pacifisti, al mondo della solidarietà internazionale e della cooperazione, a tutti i solidali col popolo palestinese per una mobilitazione generale finalizzata a bloccare le esercitazioni e rilanciare la campagna BDS.

Chiediamo alla Giunta Regionale della Sardegna e a tutte le istituzioni democratiche di ogni ordine e grado, a partire dai Comuni,di prendere una posizione chiara nel merito e di attivarsi per esigere la sospensione delle esercitazioni previste.

Proponiamo una assemblea generale, da tenersi in Sardegna, a Cagliari, il 30 agosto, per costruire un percorso concreto di mobilitazione per il blocco delle esercitazioni e per il rilancio della campagna BDS.

       

Per adesioni e informazioni: assembleapalestinacagliari@gmail.com

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QUANDO PIANGO PIANGO PER TUTTI E DUE

“Ho incontrato Abu Mazen a Ramallah.
Credo che il leader palestinese voglia veramente la pace con Israele, ma purtroppo non posso dire lo stesso del mio premier.  Ci sono soltanto due parti in questo conflitto, ma non sono Israeliani e Palestinesi, Ebrei ed Arabi. Sono i moderati e gli estremisti.
Io appartengo ai moderati, ovunque essi siano. Loro sono la mia fazione. E questa fazione ha bisogno di unirsi. Sono terrorizzata, angosciata, depressa, frustrata ed arrabbiata. Ogni ondata di emozioni  si confronta con l’altra per il dominio del mio cuore e della mia mente. Nessuna prevale ed io affondo in quell’oceano ribollente che è fatto da tutte loro combinate insieme. C’è un’allerta missile ogni ora, da qualche parte vicino casa mia. A Tel Aviv è anche peggio.
Ho voglia di prendere la testa tra le mani e scomparire, sulla Luna, se possibile quando leggo i sermoni dei rabbini Ginsburg e Lior, che parlano della morte romantica e dell’omicidio nel nome di Dio. O quando leggo  le incredibili parole di razzismo scritte da alcuni miei connazionali, le urla di gioia quando i bambini palestinesi vengono uccisi, il disprezzo per la vita umana.
Il fatto che abbiamo la stessa fede religiosa e lo stesso passaporto  per me non vuol dire nulla. Io non ho niente a che fare con certa gente. Allo stesso modo, anche gli estremisti dell’altra parte sono miei acerrimi nemici. Ma la loro ira non è soltanto diretta verso di me, ma anche verso i moderati della loro stessa società; il che fa di noi fratelli in armi!
Proprio come esorto gli Arabi moderati, ovunque essi siano, a fare tutto ciò che è in loro potere per respingere l’estremismo, non ho alcuna intenzione di chiudere gli occhi dinanzi alle responsabilità nostre per il fallimento in atto.  Il governo guidato da Netanyahu ha fatto ogni cosa in suo potere  per reprimere ogni intervento di riconciliazione. Ha indebolito ed insultato Abu Mazen, leader della più moderata OLP, che ha più volte ribadito di essere interessato alla pace. Quando Abu Mazen ha fatto quelle dichiarazioni sull’olocausto, chiamandolo la più immane tragedia nella storia umana, lo hanno deriso e liquidato senza dargli peso. Non hanno rispettato gli accordi che essi stessi hanno firmato. Se ci rifiutiamo di riconoscere i diritti di entrambe le parti e di farci carico dei nostri obblighi, se ciascuno di noi rimane aggrappato alla propria versione, con disprezzo e sprezzo di quella dell’altro, se continuiamo a preferire le spade alle parole, se santifichiamo la terra e non le vite dei nostri figli, saremo presto tutti costretti a cercare una colonia sulla Luna, perché la nostra terra sarà così zuppa di sangue e così intasata di lapidi che non vi resterà più niente per vivere. Io ho scritto le parole che seguono  e le ho cantate insieme alla mia amica Mira Awad. Oggi sono più vere che mai: ‘Quando piango, piango per tutti e due. Il mio dolore non ha nome. Quando piango, piango rivolta al cielo spietato e dico: Dev’esserci un’altra via’”.

Achinoam Nini , in arte Noa,  cantante israeliana.

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1951 – 2002 72 RISOLUZIONI ONU MAI APPLICATE

Le risoluzioni sono citate per numero e data. In estratto se ne illustra il contenuto.

1) RISOLUZIONE N. 93 (18 MAGGIO 1951) Il CS decide che ai civili arabi che sono stati trasferiti dalla zona smilitarizzata dal governo di Israele deve essere consentito di tornare immediatamente nelle loro case e che la Mixed Armistice Commission deve supervisionare il loro ritorno e la loro reintegrazione nelle modalita’ decise dalla Commissione stessa.

2) RISOLUZIONE N. 101 (24 NOVEMBRE 1953) Il CS ritiene che l’azione delle forze armate israeliane a Qibya del 14-15 ottobre 1953 e tutte le azioni simili costituiscano una violazione del cessate-il-fuoco (risoluzione 54 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU); esprime la più forte censura per questa azione, che può pregiudicare le possibilità di soluzione pacifica; chiama Israele a prendere misure effettive per prevenire tali azioni.

3) RISOLUZIONE N. 106 (29 MARZO 1955) Il CS osserva che un attacco premeditato e pianificato ordinato dalle autorità israeliane e’ stato commesso dalle forze armate israeliane contro le forze armate egiziane nella Striscia di Gaza il 28 febbraio 1955 e condanna questo attacco come una violazione del cessate-il-fuoco disposto dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
4) RISOLUZIONE N. 111 (19 GENNAIO 1956) Il CS ricorda al governo israeliano che il Consiglio ha già condannato le azioni militari che hanno rotto i Trattati dell’Armistizio Generale e ha chiamato Israele a prendere misure effettive per prevenire simili azioni; condanna l’attacco dell’11 dicembre 1955 sul territorio siriano come una flagrante violazione dei provvedimenti di cessate-il-fuoco della risoluzione 54 (1948) e degli obblighi di Israele rispetto alla Carta delle NazioniUnite; esprime grave preoccupazione per il venire meno ai propri obblighi da parte del governo israeliano.

5) RISOLUZIONE N. 127 (22 GENNAIO 1958) Il CS raccomanda ad Israele di sospendere la “zona di nessuno” a Gerusalemme.

6) RISOLUZIONE N. 162 (11 APRILE 1961) Il CS chiede urgentemente ad Israele di rispettare le decisioni delle Nazioni Unite.

7) RISOLUZIONE N. 171 (9 APRILE 1962) Il CS riscontra le flagranti violazioni operate da Israele nel suo attacco alla Siria.

8) RISOLUZIONE N. 228 (25 NOVEMBRE 1966) Il CS censura Israele per il suo attacco a Samu, in Cisgiordania, sotto il controllo giordano.

9) RISOLUZIONE N. 237 (14 GIUGNO 1967) Il CS chiede urgentemente a Israele di consentire il ritorno dei nuovi profughi palestinesi del 1967.

10) RISOLUZIONE N. 248 (24 MARZO 1968) Il CS condanna Israele per il suo attacco massiccio contro Karameh, in Giordania.

11) RISOLUZIONE N. 250 (27 APRILE 1968) Il CS ingiunge a Israele di astenersi dal tenere una parata militare a Gerusalemme.
12) RISOLUZIONE N. 251 (2 MAGGIO 1968) Il CS deplora profondamente la parata militare israeliana a Gerusalemme, in spregio alla risoluzione 250.

13) RISOLUZIONE N. 252 (21 MAGGIO 1968) Il CS dichiara non valido l’atto di Israele di unificazione di Gerusalemme come capitale ebraica.

14) RISOLUZIONE N. 256 (16 AGOSTO 1968) Il CS condanna gli attacchi israeliani contro la Giordania come flagranti violazioni.

15) RISOLUZIONE N. 259 (27 SETTEMBRE 1968) Il CS deplora il rifiuto israeliano di accettare una missione dell’ONU che verifichi lo stato di occupazione.

16) RISOLUZIONE N. 262 (31 DICEMBRE 1968) Il CS condanna Israele per l’attacco all’aeroporto di Beirut.

17) RISOLUZIONE N. 265 (1 APRILE 1969) Il CS condanna Israele per gli attacchi aerei su Salt in Giordania.

18) RISOLUZIONE N. 267 (3 LUGLIO 1969) Il CS censura Israele per gli atti amministrativi tesi a cambiare lo status di Gerusalemme.

19) RISOLUZIONE N. 270 (26 AGOSTO 1969) Il CS condanna Israele per gli attacchi aerei sui villaggi del Sud del Libano.

20) RISOLUZIONE N. 271 (15 SETTEMBRE 1969) Il CS condanna Israele per non aver obbedito alle risoluzioni dell’ONU su Gerusalemme.

21) RISOLUZIONE N. 279 (12 MAGGIO 1969) Il CS chiede il ritiro delle forze israeliane dal Libano.

22) RISOLUZIONE N. 280 (19 MAGGIO 1969) Il CS condanna gli attacchi israeliani contro il Libano.

23) RISOLUZIONE N. 285 (5 SETTEMBRE 1970) Il Cs chiede l’immediato ritiro israeliano dal Libano.

24) RISOLUZIONE N. 298 (25 SETTEMBRE 1971) Il CS deplora che Israele abbia cambiato lo status di Gerusalemme.

25) RISOLUZIONE N. 313 (28 FEBBRAIO 1972) Il CS chiede che Israele ponga fine agli attacchi contro il Libano.

26) RISOLUZIONE N. 316 (26 GIUGNO 1972) Il CS condanna Israele per i ripetuti attacchi sul Libano.

27) RISOLUZIONE N. 317 (21 LUGLIO 1972) Il CS deplora il rifiuto di Israele di rilasciare gli Arabi rapiti in Libano.

28) RISOLUZIONE N. 332 (21 APRILE 1973) Il CS condanna i ripetuti attacchi israeliani contro il Libano.

29) RISOLUZIONE N. 337 (15 AGOSTO 1973) Il CS condanna Israele per aver violato la sovranità del Libano.

30) RISOLUZIONE N. 347 (24 APRILE 1974) Il CS condanna gli attacchi israeliani sul Libano.

31) RISOLUZIONE N. 425 (19 MARZO 1978) Il CS ingiunge a Israele di ritirare le sue forze dal Libano.

32) RISOLUZIONE N. 427 (3 MAGGIO 1979) Il CS chiama Israele al completo ritiro delle proprie forze dal Libano.

33) RISOLUZIONE N. 444 (19 GENNAIO 1979) Il CS deplora la mancanza di cooperazione di Israele con il contingente di peacekeeping dell’ONU.

34) RISOLUZIONE N. 446 (22 MARZO 1979) Il CS determina che gli insediamenti israeliani sono un grave ostacolo alla pace e chiama Israele al rispetto della Quarta Convenzione di Ginevra.

35) RISOLUZIONE N. 450 (14 GIUGNO 1979) Il CS ingiunge a Israele di porre fine agli attacchi contro il Libano.

36) RISOLUZIONE N. 452 (20 LUGLIO 1979) Il CS ingiunge a Israele di smettere di costruire insediamenti nei territori occupati.

37) RISOLUZIONE N. 465 (1 MARZO 1980) Il CS deplora gli insediamenti israeliani e chiede a tutti gli stati membri di non sostenere il programma di insediamenti di Israele.

38) RISOLUZIONE N. 467 (24 APRILE 1980) Il CS deplora con forza l’intervento militare israeliano in Libano.

39) RISOLUZIONE N. 468 (8 MAGGIO 1980) Il CS ingiunge a Israele di annullare le espulsioni illegali di due sindaci e un giudice palestinesi, e di facilitare il loro ritorno.

40) RISOLUZIONE N. 469 (20 MAGGIO 1980) Il CS deplora con forza la non osservanza da parte di Israele dell’ordine di non deportare Palestinesi.

41) RISOLUZIONE N. 471 (5 GIUGNO 1980) Il CS esprime grave preoccupazione per il non rispetto da parte di Israele della Quarta Convenzione di Ginevra.

42) RISOLUZIONE N. 476 (30 GIUGNO 1980) Il CS ribadisce che le rivendicazioni israeliane su Gerusalemme sono nulle.

43) RISOLUZIONE N. 478 (20 AGOSTO 1980) Il CS censura con la massima forza Israele per le rivendicazioni su Gerusalemme contenute nella sua “Legge Fondamentale”.

44) RISOLUZIONE N. 484 (19 DICEMBRE 1980) Il CS formula l’imperativo che Israele riammetta i due sindaci palestinesi deportati.

45) RISOLUZIONE N. 487 (19 GIUGNO 1981) Il CS condanna con forza Israele per l’attacco alle strutture nucleari dell’Iraq.
46) RISOLUZIONE N. 497 (17 DICEMBRE 1981) Il CS dichiara nulla l’annessione israeliana delle Alture del Golan e chiede ad Israele di annullare immediatamente la propria decisione.

47) RISOLUZIONE N. 498 (18 DICEMBRE 1981) Il CS ingiunge a Israele di ritirarsi dal Libano.

48) RISOLUZIONE N. 501 (25 FEBBRAIO 1982) Il CS ingiunge a Israele di interrompere gli attacchi contro il Libano e di ritirare le sue truppe.

49) RISOLUZIONE N. 509 (6 GIUGNO 1982) Il CS chiede che Israele ritiri immediatamente e incondizionatamente le sue forze dal Libano.

50) RISOLUZIONE N. 515 (19 GIUGNO 1982) Il CS chiede che Israele tolga l’assedio a Beirut e consenta l’entrata di rifornimenti alimentari.

51) RISOLUZIONE N. 517 (4 AGOSTO 1982) Il CS censura Israele per non aver ubbidito alle risoluzioni dell’ONU e chiede ad Israele di ritirare le sue forze dal Libano.

52) RISOLUZIONE N. 518 (12 AGOSTO 1982) Il CS chiede ad Israele piena cooperazione con le forze dell’ONU in Libano.

53) RISOLUZIONE N. 520 (17 SETTEMBRE 1982) Il CS condanna l’attacco israeliano a Beirut Ovest.

54) RISOLUZIONE N. 573 (4 OTTOBRE 1985) Il Cs condanna vigorosamente Israele per i bombardamenti su Tunisi durante l’attacco al quartier generale dell’OLP.

55) RISOLUZIONE N. 587 (23 SETTEMBRE 1986) Il CS ricorda le precedenti richieste affinché Israele ritirasse le sue forze dal Libano e chiede con urgenza a tutte le parti di ritirarsi.

56) RISOLUZIONE N. 592 (8 DICEMBRE 1986) Il CS deplora con forza l’uccisione di studenti palestinesi dell’Università’ di Birzeit ad opera delle truppe israeliane.

57) RISOLUZIONE N. 605 (22 DICEMBRE 1987) Il CS deplora con forza le politiche e le pratiche israeliane che negano i diritti umani dei Palestinesi.

58) RISOLUZIONE N. 607 (5 GENNAIO 1988) Il CS ingiunge a Israele di non deportare i Palestinesi e gli chiede con forza di rispettare la Quarta Convenzione di Ginevra.

59) RISOLUZIONE N. 608 (14 GENNAIO 1988) Il CS si rammarica profondamente che Israele abbia sfidato l’ONU e deportato civili palestinesi.

60) RISOLUZIONE N. 636 (14 GIUGNO 1989) Il CS si rammarica profondamente della deportazione di civili palestinesi da parte di Israele.

61) RISOLUZIONE N. 641 (30 AGOSTO 1989) Il CS deplora che Israele continui nelle deportazioni di Palestinesi.
62) RISOLUZIONE N. 672 (12 OTTOBRE 1990) Il CS condanna Israele per violenza contro i Palestinesi a Haram al-Sharif/Tempio della Montagna.

63) RISOLUZIONE N. 673 (24 OTTOBRE 1990) Il CS deplora il rifiuto israeliano di cooperare con l’Onu.

64) RISOLUZIONE N. 681 (20 DICEMBRE 1990) Il CS deplora che Israele abbia ripreso le deportazioni di Palestinesi.

65) RISOLUZIONE N. 694 (24 MAGGIO 1991) Il CS deplora la deportazione di Palestinesi ad opera di Israele e ingiunge ad Israele di assicurare loro un sicuro e immediato ritorno.

66) RISOLUZIONE N. 726 (6 GENNAIO 1992) Il CS condanna con forza la deportazione di Palestinesi ad opera di Israele.

67) RISOLUZIONE N. 799 (18 DICEMBRE 1992) Il CS condanna con forza la deportazione di 413 Palestinesi da parte di Israele e chiede il loro immediato ritorno.

68) RISOLUZIONE N. 904 (18 MARZO 1994) Il CS: sconcertato dallo spaventoso massacro commesso contro fedeli palestinesi nella Moschea Ibrahim di Hebron il 25 febbraio 1994, durante il Ramadan; gravemente preoccupato dai conseguenti incidenti nei territori palestinesi occupati come risultato del massacro, che evidenzia la necessità di assicurare protezione e sicurezza al popolo palestinese; prendendo atto della condanna di questo massacro da parte della comunità internazionale; riaffermando le importanti risoluzioni sulla applicabilità della Quarta Convenzione di Ginevra ai territori occupati da Israele nel giugno 1967, compresa Gerusalemme, e le conseguenti responsabilità israeliane, condanna con forza il massacro di Hebron e le sue conseguenze, che hanno causato la morte di oltre 50 civili palestinesi e il ferimento di altre centinaia e ingiunge ad Israele, la potenza occupante, di applicare misure che prevengano atti illegali di violenza da parte di coloni israeliani, come tra gli altri la confisca delle armi.

69) RISOLUZIONE N. 1402 (30 MARZO 2002) Il CS alle truppe israeliane di ritirarsi dalle città palestinesi, compresa Ramallah.

70) RISOLUZIONE N. 1403 (4 APRILE 2002) Il CS chiede che la risoluzione 1402 (2002) sia applicata senza ulteriori ritardi.

71) RISOLUZIONE N. 1405 (19 APRILE 2002) Il CS chiede che siano tolte le restrizioni imposte, soprattutto a Jenin, alle operazioni delle organizzazioni umanitarie, compreso il Comitato Internazionale della Croce Rossa e l’Agenzia dell’ONU per l’Assistenza e il Lavoro per i Profughi Palestinesi in Medio Oriente (Unrwa).

72) RISOLUZIONE N. 1435 (24 SETTEMBRE 2002) Il CS chiede che Israele ponga immediatamente fine alle misure prese nella città di Ramallah e nei dintorni, che comprendono la distruzione delle infrastrutture civili e di sicurezza palestinesi; chiede anche il rapido ritiro delle forze di occupazione israeliane dalle città palestinesi e il loro ritorno alle posizioni tenute prima di settembre 2000.

[fonte: Paul Findley, Deliberate Deceptions: Facing the Facts about the US/Israeli Relationship (Chicago: Lawrence Hill, 1993)]

 

APPELLO UNIONE DEI COMITATI DELLE DONNE PALESTINESI

Urgente Appello ad Agire

 

L’Unione dei Comitati delle Donne Palestinesi, una delle organizzazioni di donne attive in Palestina, diffonde un urgente appello ad agire rivolto a tutto il mondo al fine di fermare i massacri e la massiccia violenza militare in atto contro il nostro popolo. L’imponente fase di oppressione tuttora in corso è iniziata a metà giugno, quando le forze israeliane hanno invaso l’intera Cisgiordania e hanno dato inizio alla campagna di arresti, alla demolizione delle case e alle uccisioni di massa. A Al-Quds (Gerusalemme), un gruppo di coloni ha rapito il bambino Mohammed Abu Khdeir e lo ha bruciato vivo. Da 8 giorni, la Striscia di Gaza è oggetto di incredibili e massicci attacchi militari effettuati con le armi più potenti al mondo, i massacri a Gaza non si sono ancora fermati; il numero dei martiri aumenta ogni secondo e migliaia di palestinesi sono diventati profughi o sono feriti, tutti questi crimini accadono con il supporto degli stati dell’Occidente guidati dagli Stati Uniti. Più della metà di questi martiri sono donne e bambini, persino la casa di cura per ragazze disabili è stata attaccata e distrutta dai missili, e i loro corpi sono stati ridotti a brandelli.

È giunta l’ora di fermare il conteggio delle vittime in Palestina e di sostenere la lotta e la resistenza del nostro popolo fino al raggiungimento della libertà e dell’indipendenza. È giunta l’ora di agire per fare pressione sul governo e sulla comunità internazionale affinché sia responsabile del nostro popolo e fermi immediatamente questa aggressione, fornendo in primo luogo una temporanea protezione internazionale dal potere coloniale sionista.

Nello scrivere questo appello ringraziamo tutte le donne, gli uomini, i gruppi, le organizzazioni, le unioni, i partiti e i movimenti che si sono mobilitati in molte parti del mondo: noi dipendiamo dal vostro supporto!

 

Con solidarietà,

Unione dei Comitati delle Donne Palestinesi – Palestina

15/07/2014

LA GUERRA DELL’ACQUA: COME ISRAELE TIENE AL CAPPIO LA PALESTINA

In Palestina c’è una guerra che non finisce nei servizi televisivi. Una guerra che fa più morti dei missili lanciati sulle case di Gaza. E’ la guerra dell’Acqua, il conflitto per il controllo di una delle risorse più preziose del medio oriente. Quello che è stato definito “l’oro blu” della Palestina proviene da due uniche sorgenti: il fiume giordano e una rete di falde sotterranee chiamate “montagne acquifere”. Nel corso dei decenni Israele ha trovato il sistema di controllarle entrambe: il primo annettendosi il corso del fiume a monte, le seconde colonizzando le aree fertili e prospicienti le sorgenti con i suoi kibbuz.

In occidente non abbiamo una visione chiara di cosa questo significhi, vivendo per la maggior parte in condizioni di sovrabbondanza d’acqua. Ma se si pensa che i palestinesi hanno a disposizione una quantità di acqua potabile che è tra le più basse del mondo e ben al di sotto della soglia di carenza assoluta, forse è possibile farsi un’idea di quanto sia importante per israele controllare le risorse idriche e poter così applicare una continua pressione politica, economica e sociale sui palestinesi.

Lo squilibrio nell’accesso all’oro blu fa si che in Cisgiordania, ad esempio, i coloni israeliani consumino nove volte il quantitativo di acqua consumato dai palestinesi. E stiamo parlando della stessa regione geografica, cosiddetta West Bank. I coloni israeliani, proprietari del 17% dei pozzi, estraggono più della metà delle riserve a disposizione, potendo raggiungere per legge delle falde poste ad una profondità alla quale i pozzi palestinesi non possono (sempre per legge) arrivare. Ne consegue che l’agricoltura palestinese possa attingere all’acquedotto solo per il 10%. Il restante novanta sopravvive raccogliendo acqua piovana o acquistando, a prezzi esosi, la stessa acqua pompata via dagli israeliani, e rivenduta agli arabi da compagnie private.

Questa cronica carenza ha portato i palestinesi a disfarsi progressivamente delle terre arabili della West Bank. Ad oggi i coloni israeliani controllano l’86% delle terre arabili, gli arabi il 6%. Il resto della terra fertile ricade sotto la zona militarizzata o prospiciente il muro di cinta che circonda la Cisgiordania, e quindi rimane off limits per gli agricoltori. I contadini esasperati che costruiscono pozzi abusivi vedono le loro pompe distrutte, anche quando queste sono finanziate dall’Unione Europea o da altri enti internazionali riconosciuti da Israele. Nella striscia di Gaza la situazione è anche più critica: a causa dei continui danneggiamenti operati dai bombardamenti israeliani, la rete idrica è al collasso. Oltre a questo, pure nella”ribelle” Gaza gli ebrei riescono a pompare via tutta l’acqua che possono, inaridendo le falde ed aumentando la salinità dell’acqua, ormai quasi del tutto contaminata e imbevibile.

Questo stato di cose è sancito, con la benedizione delle grandi potenze, da un vero e proprio contratto, incluso negli Accordi di Oslo. Secondo le clausole contenute nel documento, ai palestinesi sono stati assegnati 118 milioni di metri cubi di acqua l’anno da tre falde acquifere tramite perforazione, pozzi agricoli, sorgenti e precipitazioni. Lo stesso accordo ha assegnato ad Israele 483 milioni di metri cubi dalle stesse risorse. Un accordo capestro che vizia ogni confronto tra Ramallah e Tel Aviv, e che permette agli ebrei di fare il bello e il cattivo tempo in una terra dalla quale avrebbero dovuto ritirarsi per sempre da almeno vent’anni.

Fonte: Il Primato Nazionale

MANIFESTAZIONE SOLIDARIETA’ CON LA PALESTINA VENERDI’ 18 LUGLIO

L’assemblea popolare tenutasi il 16 luglio 2014 presso Piazza San Domenica a Cagliari organizzata dall’Associazione Culturale Amicizia Sardegna Palestina e del Circolo Togliatti denuncia la politica di aggressione israeliana contro il popolo palestinese.

Si impegna a programmare azioni di solidarietà attiva nei confronti della popolazione di Gaza martoriata dai bombardamenti.

 

–          Chiede che si ponga termini ai bombardamenti.

–          Denuncia la complicità del governo italiano e il suo sostegno, anche militare, alle forze armate attraverso la produzione e la vendita di armi e l’uso di poligoni anche in Sardegna

–          Chiede che la Regione Autonoma della Sardegna si attivi per bloccare le esercitazioni israeliane nei poligoni in Sardegna;

–          Chiede che gli enti locali sardi valutino la possibilità di rescindere accordi con aziende israeliane attualmente in essere;

–          Chiede che le forze politiche democratiche prendano una posizione chiara contro l’occupazione e per il riconoscimento dei diritti fondamentali dei palestinesi;

–          Denuncia le mistificazioni del governo israeliano in merito agli accordi con le forze politiche del Kurdistan iracheno, affermando la necessità della solidarietà internazionale fra popoli oppressi;

–          Sostiene la campagna di sottoscrizione “Emergenza Gaza” per portare aiuti concreti alla popolazione colpita dai bombardamenti;

–          Individua come momenti prossimi di mobilitazione e informazione una manifestazione che si terrà venerdì 18, con raduno alle ore 18.00 in piazza Garibaldi a Cagliari e che, attraversando via Garibaldi, via Manno, Largo Carlo Felice, via Roma, via Sassari, terminerà in Piazza del Carmine.

 

 

Si accettano adesioni all’evento

https://www.facebook.com/events/739008706156512/?context=create&ref_dashboard_filter=upcoming&source=49

 

ALCUNE CONSIDERAZIONI SULLA VITA QUOTIDIANA DEI PALESTINESI

Un piccolo contributo di riflessione sulla situazione in PALESTINA!

 

Sono stata qualche anno fa in Palestina, in Cisgiordania, e precedentemente ho visitato diversi CAMPI PROFUGHI palestinesi in Libano.

Ho così potuto vivere direttamente alcune delle situazioni di cui avevo precedentemente solo letto o visto in TV o su internet .

La grande sofferenza quotidiana dei Palestinesi, il non sapere mai, appena alzati,come sarà la loro giornata, se potranno andare a scuola (dalla scuola materna all’ università) o al lavoro, o a coltivare il proprio campo.

Dipenderà dai CHEK POINT: i valichi saranno aperti o chiusi e per quante ore?

E “i soldati israeliani mi faranno passare e poi mi consentiranno di rientrare nella mia città e nella mia casa?”, “cosa deciderà di fare di me il soldato di turno?”

E poi “una volta superato un chek point, cosa potrà succedere al successivo?”

Potrà andare a visitare i suoi familiari o i suoi amici?  partecipare al matrimonio di sua sorella?  visitare i suoi morti?

E ancora, potrà semplicemente uscire di casa per comprare da mangiare o da bere?

L’acqua è fortemente razionata o non c’è proprio.

Numerose sorgenti e pozzi sono stati sequestrati o sottratti,facendoci passare intorno il famigerato MURO, e poi utilizzati per le COLONIE ebraiche.

In alcune famiglie padre o figli maschi non possono vivere con gli altri familiari, madre, figli o fratelli, nella propria casa, perchè sono stati minacciati, durante precedenti violente INCURSIONI NOTTURNE, di arresto e PRIGIONE AMMINISTRATIVA.  Questa può essere fatta senza alcun capo di imputazione e l’arrestato viene spesso sottoposto a totale isolamento ed a MALTRATTAMENTI e VIOLENZE, nell’ impossibilità per i familiari di sapere dove sia stato portato,per quanto tempo e con quale capo di imputazione.

Questo trattamento viene riservato talvolta anche a ragazzini al di sotto di 12 anni.

Durante il mio breve viaggio di 10 giorni in Cisgiordania diverse volte ho visto infliggere da parte di giovani soldatini israeliani maltrattamenti fisici e psicologici a donne, bambini, ragazzi, adulti palestinesi e subire da parte di questi ultimi gravi umiliazioni senza alcuna motivazione o colpa se non quella di essere Palestinesi.

Mi chiedo: se io per aver solo assistito casualmente a tali fatti ho provato rabbia,

astio e voglia di rivalsa, cosa potrà provare chi subisce quotidianamente tali soprusi o li vede infliggere ad un proprio caro?  Cosa potranno provare familiari, amici o semplici concittadini di  tre ragazzi uccisi da soldati israeliani solo per non essersi fermati ad un posto di blocco? Io stessa ho partecipato al funerale di uno di loro a Betlehemme; c’era   una enorme quantità di persone che partecipava in maniera emotivamente molto forte.

 

Cosa dire di quanto succede in questi giorni in Palestina e in particolare a Gaza, della eventuale invasione da terra di Israele e dei razzi lanciati da Hamas? 

Voglio citare una recentissima dichiarazione radio di  Moni Ovadia, “bisogna ricordare -ha detto- che LA PALESTINA è SOTTO OCCUPAZIONE da 50 anni e ora, con le due uniche uscite da Gaza blindate, i Palestinesi sono SOTTO ASSEDIO e quindi in pratica è stata già dichiarata la guerra”.

Gaza è costantemente sotto assedio, sottoposta a continue azioni di guerra, a bombardamenti e omicidi mirati da parte israeliana.

Nel 2013 sono state ammazzate più di 33 persone, nel 2014 sono già oltre 120 e numerosi sono i feriti; gran parte sono civili inermi.

Tra gli edifici colpiti in quanto ‘covo di terroristi’ ci sono scuole e asili!

Rosalba Meloni

LETTERA APERTA PER LA PALESTINA

Questa lettera aperta vi raggiunge in un momento in cui l’Italia assume una responsabilità in Europa e nel momento in cui, l’Europa ha la possibilità di attuare interventi virtuosi che liberino Gaza dal blocco completo a cui è sottoposta, mettendo in atto gli accordi di sorveglianza della frontiera per cui esiste già dal 2005 l’appropriato strumento Europeo, la EUBAM (European border surveillance at Rafa) e promuovendo con forza l’apertura e riadattamento del porto di Gaza come via marittima di commercio e traffici, anche questo un progetto Europeo approvato e finanziato nel 2000 e mai portato a termine.

 

Anche solo implementare questi progetti già approvati ”automaticamente” renderebbe possibile la comunicazione tra le due parti della Palestina, la libera circolazione, dei ministri, delle persone, delle merci tra le due parti dello Stato Palestinese e rappresenterebbe una linea vitale per crescere nella sua autonomia economica e dignità.

 

Il forte sostegno che le Fedi hanno per la risoluzione pacifica dei conflitti fa si che porgiamo anche ai rappresentanti di queste la nostra richiesta di attenzione continua e sostegno per un popolo che soffre e va sostenuto nel difendersi da continue aggressioni e punizioni collettive nel modo più costruttivo possibile, sostenendolo nella possibilità di essere liberato dalla occupazione, frammentazione e blocco.

 

Da parte nostra allargheremo il sostegno a questa richiesta aprendo una petizione on line*, e soprattutto con il continuo dibattito ed informazione sui fatti.

 

Perchè diventi un tema centrale per l’Italia, l’Europa e che l’attenzione delle Fedi non si spenga.

 

*http://firmiamo.it/la-palestina-e-sotto-attacco

 

 

 

COMUNICATO STAMPA DI CAGLIARI SOCIAL FORUM

Alla Redazione

Queste sono alcune delle nostre considerazioni

Vogliamo congratularci con Renato Accorinti, sindaco di Messina, per la chiara presa di

posizione per la pace, contro tutte le guerre e contro le spese militari.

Ha fatto questo in modo molto chiaro per tutti, tenendo in mano una bandiera della pace con

su scritto: “Svuotiamo gli arsenali strumenti di morte. Colmiamo i granai fonte di vita”e

ricordando l’Art.11 della nostra Costituzione in base al quale ‘L’Italia ripudia la guerra’

Il tutto mentre il presidente della Repubblica Italiana Napolitano sottolineava che la coperta è

corta per le spese sociali …ma non bisogna lesinare sulle spese militari!!!

 

Numerosi sono stati i luoghi in cui si sono fatte delle dimostrazioni, dei sit -in, diverse le

manifestazioni di dissenso nei confronti di questo tipo di commemorazioni che non hanno più

alcuna ragione di esistere perchè in contrasto con la Costituzione italiana e con il sentire di gran

parte del popolo italiano.

Noi del Cagliari Social Forum vogliamo invece ricordare coloro che si rifiutarono di partecipare

a quello che in realtà fu un massacro e vogliamo ribadire che:

mai più la Sardegna deve essere utilizzata come piattaforma da dove programmare guerre di aggressione verso altre terre ed altri popoli e dove addestrare a questo militari NATO e di tutto il resto del mondo;

mai più sperimentazioni di nuovi armamenti e strumenti di morte sulla nostra terra

Vogliamo il rispetto dell’Art.11

Vogliamo che la nostra sia una terra di pace

Vogliamo che il nostro territorio venga ripulito e bonificato da tutte le porcherie e le sostanze

inquinanti che ci sono dopo decenni di sfruttamento e utilizzo militare

Grazie dell’ attenzione

 

Per il Cagliari Social Forum

Rosalba Meloni