M5S NUOVO SISTEMA OPERATIVO

Il Sistema Operativo del M5S si evolve con Rousseau per votare, condividere e promuovere in Rete

È in arrivo “Rousseau”: “Sarà il sistema operativo del Movimento 5 Stelle”, spiega GianrobertoCasaleggio, con Beppe Grillo fondatore del Movimento. “Il nome Rousseau deriva da uno dei padri della democrazia diretta, Jean-Jacques Rousseau, e ha l’obiettivo di offrire servizi a eletti e iscritti: per votare, condividere, promuovere iniziative attraverso la Rete”. Sarà “lanciato” fra tre o quattro settimane con alcune funzioni già operative, come quelle legate al processo legislativo tra eletti e iscritti. “Dovrebbe essere completato nella versione 1.0 per fine anno, ma tra miglioramenti e nuove funzioni non sarà mai finito. Sarà possibile accedervi dal blog di Beppe Grillo”.

Come nasce “Rousseau”?

Dall’idea che per il M5S i politici sono dipendenti dei cittadini, stipendiati per far passare le decisioni dei cittadini, per realizzare il programma per cui sono stati votati. Un sistema operativo, per esempio Linux, è alla base del funzionamento di un computer. Così “Rousseau” ha l’ambizione di rendere il M5S fruibile in ogni sua manifestazione. Il suo fine è il funzionamento del Movimento on line.

Come è articolato?

È composto, a oggi, da dieci funzioni, alcune per gli eletti, altre per tutti gli iscritti al M5S. Chi non è iscritto non potrà accedervi. Chi accede dovrà essere un iscritto identificato in Rete e potrà fare azioni in funzione della sua identità. Per esempio, potrà votare per il candidato comunale di Milano se è residente a Milano o intervenire su una legge regionale in Lombardia se risiede in Lombardia.

Quali sono le funzioni “legislative”?

“Lex Europa” per le leggi europee, “Lex Nazionale” per il Parlamento italiano, “Lex Regionale” per i Consigli regionali. Poi c’è la funzione “Fund Raising”, per finanziare le campagne politiche ed elettorali del Movimento e iniziative: il M5S non fa cene da mille euro a testa donati da persone dall’incerta o ignota reputazione e ha rifiutato i cosiddetti “rimborsi elettorali” per 42 milioni di euro. La funzione “Sharing” permette la condivisione delle proposte di legge, delle interpellanze, degli atti tra tutti gli eletti 5Stelle in Parlamento, nelle Regioni, nei Comuni. “E-learning” offrirà una piattaforma di apprendimento agli eletti (per esempio: come si fa un’interpellanza? Una proposta di legge? Come funziona una commissione parlamentare?). Lo “Scudo della Rete”, già attivo, raccoglie fondi per assistere e difendere chi è attaccato strumentalmente per iniziative legate al M5S. “Activism” sarà utilizzato per condividere materiali cartacei o digitali, per realizzare campagne su vari argomenti come il reddito di cittadinanza.

E poi c’è “Vote”.

Sì, è lo strumento con cui gli iscritti al Movimento votano ormai da più di un anno per scegliere le liste elettorali o su temi legati al M5S. Lo abbiamo usato per scegliere i candidati per le prossime elezioni regionali.

Come garantirete la correttezza del voto?

Come abbiamo già sperimentato, per le votazioni importanti – come le Presidenziali del 2013 – impegniamo una società esterna che certifica i risultati. Inoltre abbiamo costantemente inserito, e inseriamo, misure di sicurezza informatica contro gli attacchi di hacker. La nostra prima votazione on line è del dicembre 2012, da allora ne abbiamo fatte 66, circa due al mese e sono in continuo aumento.

Siete stati criticati perché alcune decisioni (per esempio alcune espulsioni dal movimento) le avete prese con un numero di votanti molto basso.

Vota chi decide di votare. Tutti gli iscritti sono interpellati. Che cosa vuol dire basso? 26 mila o 50 mila votanti certificati sono pochi? In rapporto a che cosa? Per i giornali e per i partiti i nostri votanti sono sempre pochi. Quanti hanno votato alle primarie in Liguria per Cofferati? Pochi? Tanti? Chi li ha certificati? Oggi il Movimento ha oltre 100 mila iscritti: questa è la nostra platea dei votanti (in crescita), che speriamo si ampli sempre più. Chi vuole vota, e la maggioranza decide.

Esperienze simili all’estero, come quelle del Partito dei Pirati tedeschi, non hanno funzionato.

Usavano il programma Liquid Feedback, che abbiamo provato anche noi. È scarsamente usabile. Probabilmente i pirati tedeschi hanno pagato la loro inesperienza organizzativa e non hanno saputo sviluppare le loro scelte informatiche iniziali che andavano arricchite.

In Senato, qualche giorno fa, avete votato contro la legge anticorruzione, assieme a Forza Italia.

Perché insieme? Noi votiamo quello in cui crediamo. Non mi interessa come abbia votato Forza Italia. La proposta anticorruzione preparata da Pietro Grasso è stata sostanzialmente svuotata degli elementi fondanti e il M5S ne ha preso atto.

Vi è stato rimproverato di aver detto un ennesimo no, mentre “qualcosa è meglio che niente”.

È da trent’anni che votiamo il meno peggio. Basta, io voglio il meglio-meglio. Non aveva senso votare una proposta che lo stesso Grasso non riconosce più: finirà come la Cirielli, diventata ex-Cirielli. Comunque di non votare lo hanno deciso gli iscritti, non io e Beppe Grillo, e non era scontato. Ci sono stati casi in cui il Movimento ha deciso il contrario di quello che voleva Beppe, per esempio quando lo ha mandato a incontrare Renzi.

Il Movimento 5 Stelle ha avuto risultati elettorali clamorosi alle ultime elezioni politiche. Siete stati premiati perché eravate fuori dalle istituzioni. Ora anche voi siete visti interni al sistema politico e criticati perché non avete ottenuto grandi risultati.

Bisognerebbe introdurre in questo Paese un’informazione libera. Se ti senti dire ogni giorno dall’informazione mains t re a m (tv e giornali) che noi siamo come gli altri, piano piano questo mantra ti convince. Ma non potrà durare in eterno e questo lo sanno sia i media, sia il Pd.

Gli ultimi sondaggi danno comunque il M5S in crescita. Come lo spiega?

Con le parole di Lincoln: ‘Potete ingannare tutti per qualche tempo e alcuni per tutto il tempo, ma non potete ingannare tutti per tutto il tempo’.

Il Movimento 5 Stelle ha però perso parte di quel consenso che, per esempio in Veneto, aveva conquistato tra i piccoli imprenditori.

Probabilmente loro volevano risultati più immediati. Se poi alla gente si dice che in Veneto ci sono tre candidati, e quello del Movimento 5 Stelle neppure viene citato (a proposito: si chiama Jacopo Berti) è difficile restare in partita.

Una parte della protesta contro la politica potrebbe essere incarnata da Matteo Salvini, che fa “il Grillo di destra” e potrebbe rubarvi elettori.

Salvini fa gli interessi della Lega, che è molto diversa da noi e ha altri obiettivi. Certamente noi non vogliamo prendere consensi facendo una manifestazione con Casa Pound per caratterizzarci come ultradestra. Il M5S parla al cervello, non alla pancia della gente.

A Strasburgo avete però fatto gruppo con un partito di destra, l’Ukip di Nigel Farage. Siete pentiti di quella scelta?

No. Farage è più vicino alla destra di David Cameron che a quella di Marine Le Pen o di Alba Dorata. E poi al Parlamento europeo abbiamo dovuto necessariamente fare un’alleanza con qualcuno per creare un gruppo parlamentare e avere voce nelle commissioni. Farage ci ha cercato, abbiamo posto la condizione di non avere alcun obbligo di votare come Ukip e Farage ha accettato.

A proposito di democrazia interna al Movimento, il “direttorio” sta funzionando?

Direttorio è una parola inventata da qualche giornalista che aveva in mente la Rivoluzione francese… Comunque sì, sta funzionando, è uno strumento operativo per legare gli eletti con il territorio, non una struttura ‘politica’, e sta facendo, secondo la mia opinione, molto bene. Grillo e io abbiamo cercato il supporto operativo, su alcuni temi, di cinque persone che conoscono bene il Movimento. Ognuno di loro ha compiti in un settore specifico come le piccole e medie imprese, i meet-up, le amministrazioni locali. Pensiamo di aumentare nel tempo le persone che possono dare un supporto operativo. Il M5S ha ormai circa 1.500 eletti nelle istituzioni, più di 100 mila iscritti certificati e circa 160 mila iscritti ai meetup, i circoli autonomi di supporto al M5S. “Rousseau” servirà anche a gestire questa complessità.

Vi viene rimproverato di stare in Parlamento, di dire sempre no e di non ottenere niente.

I risultati li ottieni se hai i numeri, quindi se governi e se non viene fatto un uso spregiudicato dei decreti legge, evitando ogni discussione parlamentare, come fa il Pd con l’aiuto delle sue mosche cocchiere. Se non hai i numeri e giochi con regole incostituzionali, le tue proposte le bocciano sistematicamente, soprattutto se sono buone e possono influenzare positivamente la pubblica opinione. Ne abbiamo fatte parecchie. Quando andremo al governo, faremo tutto quello che abbiamo promesso. Non è vero comunque che non abbiamo fatto nulla. Voglio citare alcune proposte per le piccole e medie imprese. L’istituzione del Fondo per il microcredito di Stato, creato con le restituzioni delle eccedenze sugli stipendi dei parlamentari M5S: consentirà ad aspiranti imprenditori e a giovani imprese di ottenere un finanziamenti fino a 35 mila euro. La proposta di legge per l’abolizione dell’Irap per le micro-imprese e le start-up. La revisione delle aperture festive nel commercio, per proteggere i piccoli esercizi di prossimità. Abbiamo ottenuto la compensazione tra cartelle Equitalia e crediti verso la Pubblica amministrazione. E una delle principali vittorie del M5S nella discussione dell’ultima legge di Stabilità, poi, è la possibilità per famiglie e imprese di chiedere la sospensione della quota capitale del proprio mutuo o prestito per il periodo 2015-2017, continuando a pagare solo gli interessi. E un mucchio di altre proposte…

Oggi il patto del Nazareno si è sfilacciato e il rapporto tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi sembra più debole. In questo clima, il Movimento 5 Stelle ha più possibilità di ottenere qualche vittoria in Parlamento, votando insieme al Pd?

Non è il nostro modo di affrontare il problema. A noi non interessano le alleanze, ma i contenuti. Il M5S fa le sue proposte ed è contento se altri le votano. Votiamo anche proposte fatte da altri, se ci convincono. Lo abbiamo fatto sulla proposta di legge elettorale avanzata più di un anno fa da Giachetti, che è del Pd. È stato il Pd a votare contro. E prima ancora avevamo proposto come presidente della Repubblica un personaggio che era stato presidente del Pds, non dei 5Stelle, Rodotà: è stato il Pd a non votarlo.

Volete ancora un referendum sull’euro?

Certo. Abbiamo delineato un percorso. Raccogliere le firme per una legge di iniziativa popolare per ‘spingere’ un referendum, poi votarla in Parlamento e infine avviare un referendum consultivo, come fu fatto nel 1989, facendo decidere ai cittadini se rimanere o meno nell’euro. La nostra opinione è che sia una zavorra per l’economia, ma saranno gli italiani a deciderlo.

Lei non è “stanchino” (come disse di sé Beppe Grillo)?

No, sto abbastanza bene. Certo, avere sempre tutti contro, dopo un po’ ti logora.

Ultima domanda: i bilanci della Casaleggio Associati?

Sono depositati alla Camera di commercio di Milano. Chiunque li può richiedere. Ma se la domanda è se sono diventato ricco con il Movimento, la risposta è no. La vicinanza al Movimento non ha fatto aumentare, ma semmai diminuire fatturato e profitti della Casaleggio Associati. Abbiamo perso tanto e parlo ovviamente anche a nome degli altri soci. Però rifarei tutto.

Gianroberto Casaleggio: “Ecco il Rousseau a 5Stelle, mica siamo stanchini”
di Gianni Barbacetto

Fonte Il Fatto Quotidiano, 9 aprile 2015

AMMINISTRATIVE 2015

Buon giorno !!!

Abbiamo deciso di attendere proprio questo giorno per esprimere il nostro ” IN BOCCA AL LUPO ” a tutte le lista certificate in Sardegna per le prossime amministrative 2015.
Il lunedì dell’Angelo per l’anno liturgico cattolico rappresenta
” IL GIORNO DELLA SPERANZA “.
In tanti ormai crediamo in un vero cambiamento, una rinascita
” OLTRE “.
Cambiare il vecchio modo ormai superato di fare politica, con le sue divisioni e le vecchie logiche di partito.
La politica intesa come strumento al servizio della comunità con lo scopo di diffondere le idee di bene comune e democrazia diretta. Politica dei Cittadini, protagonisti attivi delle scelte da prendere. Cittadini che possono proporre idee e progetti per migliorare lo stato sociale e la qualità della vita.
Cittadini responsabili che si impegnano a dare il proprio meglio con forza, determinazione e competenze.
La consapevolezza di dover rispondere del nostro operato nei confronti della comunità.
Il coraggio di dire la verità e far seguire i fatti alle parole.

” IN BOCCA AL LUPO CITTADINI ” di

Il Movimento Cittadino Civico 5 Stelle di Quartucciu

IO NON SO

Io non so se il MoVimento 5 Stelle risolleverà le sorti della politica italiana.

Io non so se il MoVimento 5 Stelle avrà ancora altri parlamentari o senatori che andranno via.

Io non so quanto il MoVimento si possa “allontanare” da Beppe.

Io non so se Alessandro, Luigi, Carla, Carlo e Roberto riusciranno nel loro enorme compito di mediare senza strutturare (approfitto per abbracciarli).

Io non so se per il MoVimento 5 Stelle sia giusto andare in tv o meno.

Io non so se il MoVimento 5 Stelle stia perdendo o acquisendo consensi (e francamente mi interessa poco).

Io non so se il MoVimento 5 Stelle sarà la forma definitiva per la cittadinanza attiva rispetto a partiti ormai autoreferenziali ed ingessati.

Ma una cosa la so.

So che ieri mentre noi eravamo in riunione. Quella riunione che i media vi hanno raccontato in ogni modo e che invece è stata il punto di partenza per cercare di risolvere alcuni problemi che noi Portavoce abbiamo. Di tanto in tanto lanciavo uno sguardo sui Social e notavo tante foto di attivisti impegnati a studiare carte dei loro comuni, a seguire i loro consigli comunali o addirittura fare da consiglieri nelle loro città.

Ebbene sono certo che questo non si fermerà più.
Questo seme di cittadinanza attiva fiorirà.
Tutte quelle immagini mi hanno dato una sola ed unica grande certezza:
Noi abbiamo già vinto!!!

Grazie a tutti voi Cittadini da un cittadino.  G.D’Ambrosio

 

ndr    Grazie Beppe per  aver riacceso in noi la voglia di cambiare.

Cittadino B.F.Martingano

CITTADINI AL CIRCO MASSIMO

Questa foto a me piace molto: rivedo le firme di tante persone che sono venute a trovarci al gazebo di Quartucciu durante la manifestazione .al Circo Massimo di Roma: portavoce alla camera, al senato, al parlamento europeo e attivisti, ma soprattutto semplici Cittadini, emigrati Sardi o persone che vivono e lavorano in Italia e all’estero, giovani universitari e pensionati. E’ per tutti loro che la Rivoluzione ha un senso, per noi, per i nostri figli e per ogni abitante dei piccoli comuni e delle grandi metropoli. Dobbiamo cambiare questo paese prima che sia troppo tardi. Dobbiamo avere il coraggio di dirlo a voce alta e di stare in mezzo alla gente.

Bruno Flavio Martingano

NOI E IL NOSTRO FUTURO

Le cose per cui vale veramente la pena vivere non sono tanto le nostre certezze, quanto la volontà di evolversi e di essere travolti dalla voglia di cambiare.

Abbiamo sempre la facoltà di fare due scelte nella vita: : accettare le condizioni in cui viviamo, continuando ad essere come siamo sempre stati, favorendo lo stato delle cose e del mondo esattamente come è stato finora, oppure possiamo decidere di assumere la responsabilità di cambiarle e di combattere per un mondo migliore.

Due forze sono sempre presenti in natura: una che porta al mantenimento di ciò che già esiste, e un’altra al cambiamento.

L’evoluzione non può prescindere dal cambiamento.

Restare aggrappati alle vecchie certezze è sempre stata la via più facile. Non vogliamo di certo condannare chi lo fa, perchè segue la via più semplice. L’essere umano è fondamentalmente abitudinario e la paura e la non conoscenza, lo trattengono nel voler conservare anche tutto ciò che andrebbe buttato via. Passare dalla sfera del noto a quella dell’ignoto richiede grande coraggio e determinazione. Non tutti gli uomini sono disposti ad accettare la sfida. Molti preferiscono rimanere ben saldi su uno scoglio conosciuto piuttosto che affrontare il mare aperto per approdare in lidi nuovi.

Il coraggio richiesto si nutre di conoscenza, fiducia e speranza.

Il M5S è innanzitutto un grande sogno. Nulla potrà succedere, nulla potrà mai cambiare se prima non lo sogniamo. L’evoluzione dell’uomo si è avverata solo grazie agli uomini che hanno sognato l’impossibile e lo hanno realizzato. Anche noi stiamo sognando l’impossibile: vogliamo un Paese giusto, un Paese che si regge sulla democrazia diretta, un Paese che ha la sua dignità in Europa, un Paese che non sia governato da una classe dirigente corrotta che fa i propri interessi e quelli di pochi amici, un Paese dove ogni uomo sia un Uomo e non solo un contribuente da spremere o un consumatore da plagiare.

Il nostro è un sogno enorme nella sua semplicità.

Quando un grande ideale appare in una società inconsapevole, l’uomo comune impaurito e confuso reagisce attaccandolo in quanto diverso.
La consapevolezza e la conoscenza diventano strumenti fondamentali che possono intaccare la corazza inespugnabile che si oppone al cambiamento.

Dobbiamo armarci di molta pazienza e tanta determinazione e prima o poi  succederà che la nostra rivoluzione culturale, coi nostri ideali di democrazia diretta, condivisione e la partecipazione di tutti, entreranno a far parte del pensiero della gente, anche di quelli più resistenti al cambiamento e i capisaldi della democrazia diventeranno pian piano l’aspirazione di tutti.

Noi stiamo vivendo un grande momento, una grande avventura. Un grande sogno, che vogliamo estendere ad una società più vasta.

Chi si impegna in un’avventura storica ha il dovere di sognare anche per chi dorme e questo sogno non riesce ad immaginarlo.

In questa lotta ci sono due frontiere : chi ha il potere e chi non ce l’ha.

Noi siamo quelli senza potere. Chi ha il potere odia il cambiamento perchè non ha nessun interesse a cambiare lo status quo.

Chi non ha il potere può solo convincere. Se vuoi convincere qualcuno, non avendo dalla tua parte l’informazione, puoi solo mostrare te stesso come esempio e per poterlo fare il lavoro maggiore lo devi fare su te stesso.

Molti uomini odiano i cambiamenti, hanno il terrore e la paura di cambiare.

Noi del M5S per molti Italiani rappresentiamo ancora l’ignoto, qualcosa di sconosciuto. Significhiamo la paura di quello che non conosci. Delle idee che non capisci. La paura del cambiamento, del futuro.

Noi sappiamo consapevoli di una cosa : il nostro futuro lo vogliamo diverso, e vogliamo agire per renderlo migliore.

La maggior parte degli uomini cerca di salvaguardare le briciole di quel poco che gli riserva il presente, e vive nel terrore di poter perdere anche quelle.

Per tutti coloro invece che vogliono migliorare il futuro la vera grande paura è che tutto resti uguale.

C’è un mondo nuovo nel nostro futuro. La vera rivoluzione sta nell’ andare a prenderlo.

 

IL CASO GRILLO-FARAGE, OVVERO: BASTONA IL CANE FINCHE’ NON AFFOGA

Anche ai più smaliziati arriva solo la notizia che Farage sarebbe sessista, omofobo e razzista, un vero fascista albionico. Tutto falso, ecco perché [Pino Cabras]

La Repubblica e il resto del coro del giornalismo in mano agli oligarchi italiani – ringalluzziti dalla recente vittoria elettorale del loro cavallo di razza, Matteo Renzi – continuano la loro campagna contro Beppe Grillo su un nuovo fronte, nato dai recenti colloqui del leader dei cinquestelle con Nigel Farage, capo del partito britannico UKIP. La campagna si concentra ora su questo partito, del quale i giornali non raccontano l’evoluzione né la storia, bensì riportano le frasi orribili pronunciate da suoi ex membri che sono stati espulsi proprio per quelle frasi.

Altre frasi inserite nella galleria degli orrori da esecrare sono invece ascrivibili direttamente a Farage. Il problema è che le sue dichiarazioni sono state tolte brutalmente dal loro contesto (di cui i media non forniscono alcuna chiave) e reinserite in un contesto nuovo che le contamina, una volta che sono associate alle frasi di coloro che Farage aveva espulso. L’effetto è distruttivo e non risparmia nemmeno i più smaliziati lettori, ai quali arriva solo la notizia che Farage sarebbe sessista, omofobo e razzista, mentre l’UKIP sarebbe una specie di partito fascista albionico. Gli stessi giornali, in questi stessi giorni, continuano a ignorare che il governo ucraino e i suoi nuovi apparati di sicurezza hanno forti componenti di partiti fascisti, gente che fa il passo dell’oca. Questi media: dove c’è fascismo, non lo vedono, e dove non c’è, lo vedono.
Sessismo nell’UKIP? Eppure, su 24 europarlamentari UKIP eletti nel 2014, si contano 7 donne, il 30 per cento, in parte candidate come capolista nelle circoscrizioni britanniche, e tutte con funzioni dirigenti di primo piano. È una media superiore a quella di molti partiti italiani di sinistra nella loro storia. La leader del movimento giovanile, Alexandra Swann, è un’oratrice efficace portata in palmo di mano nel partito. Qualcuno comincia a fare le pulci su come sono state tradotte le frasi di Farage, e scopre gravi manipolazioni, persino nella presunta frase più famosa: «Le donne valgono meno, è giusto guadagnino meno, vanno in maternità». Non era una sua dichiarazione, bensì il titolo di un articolo che riferiva un discorso molto più articolato di Farage in merito alle attitudini che hanno avuto nel corso del tempo i datori di lavoro nel settore della finanza, dove lui stesso ha a lungo lavorato prima della carriera politica. I giornali italiani questo non lo hanno voluto sapere, e così non lo sanno nemmeno i loro lettori.
Andando a fondo della questione, se ne scoprono delle belle, ad esempio alla voce omofobia: mentre i militanti omofobi elencati nelle litanie di Repubblica e del Fatto sono stati espulsi, il primo europarlamentare UKIP eletto in Scozia nella storia, David Coburn, è un gay dichiarato che si accompagna in pubblico con l’uomo della sua vita, e che non si è certo sognato di promettere castità come fece Rosario Crocetta quando si candidò alla presidenza della Regione Sicilia. L’UKIP ha un suo coordinamento LBGT che prende posizione regolarmente in materia di omofobia. I giornali italiani questo non lo hanno voluto sapere, e così non lo sanno nemmeno i loro lettori.
Quanto al razzismo e alla xenofobia, uno degli eurodeputati eletti è il responsabile della politica economica dell’UKIP, Steven Woolfe, un brillante avvocato che è stato capolista alle elezioni dell’Autorità della Grande Londra, ed è un autentico arcobaleno di etnie di origine afroamericana, ebraica e irlandese. Un altro neoeletto è il responsabile delle politiche sulla piccola e media impresa del partito, Amjad Bashir, un signore musulmano nato in Pakistan. Eppure, un disinformatissimo Marco Travaglio scrive nel suo editoriale sul Fatto Quotidiano che l’UKIP «vuole cacciare dal Regno Unito tutti i cittadini nati altrove (Italia compresa)». Semplicemente falso.
Certo, uno dei punti su cui l’UKIP fa più battaglia è una campagna anti-immigrazione. Chi scrive ha una sensibilità radicalmente opposta, in materia. Nondimeno, per amore della verità, bisogna smontare e respingere le bugie raccontate in proposito. Se posso fare un paragone, la politica proposta dall’UKIP è in tutto simile alle politiche sull’immigrazione praticate dall’Australia, mai scardinate dalla sinistra australiana, che pure ha a lungo governato, e che le ha a lungo persino rivendicate. Non è una politica su base etnica o razziale: nasce da una visione protezionistica del mercato del lavoro nazionale, del suo welfare, e dei modi di gestione della sicurezza nei quartieri rispetto alla pressione migratoria. Ho udito propositi più drastici in materia pronunciati dal primo ministro francese, il socialista Manuel Valls. Nessuno si è stracciato le vesti, fra gli improvvisati scopritori di un “caso Farage”.
Invece degli articoli studiati per atterrire anziché informare, molte redazioni avrebbero fatto meglio a offrire un lavoro critico e giornalisticamente corretto che spiegasse perché l’UKIP non sia un fungo che inspiegabilmente cresce in una notte, bensì un partito che negli ultimi cinque anni nel Parlamento europeo ha pronunciato i discorsi più efficaci contro l’austerity europea e contro le guerre, gli stessi anni in cui quasi tutti i partiti si mettevano l’elmetto in appoggio alla troika e ai conflitti sanguinosi accesi dalla NATO.
Eppure Travaglio e altri insistono con Grillo: non allearti con Farage, perché ha punti programmatici incompatibili con il tuo programma, perciò unisciti ai Verdi. Tuttavia il presidente dei Verdi europei, l’eurodeputato franco-tedesco Daniel Cohn-Bendit, ha appoggiato tutte le guerre NATO, mentre Farage è stato un fermissimo oppositore di questi interventi militari.
Poi Travaglio e altri sottolineano: occhio, questi sono nuclearisti, non potete accordarvi con loro. Allora dovrebbe essere impossibile fare accordi con quei nuclearisti impenitenti dei comunisti francesi.
Basterebbero questi semplici fatti a obbligare tutti a fermare la macchina della “hitlerizzazione” di Farage (in realtà di Grillo), per capire meglio che la politica continentale europea è un groviglio di contraddizioni che non si presta minimamente alle verticali semplificazioni di oggi.
Possiamo discutere e perfino combattere la posizione politica assunta da Beppe Grillo. Possiamo mettere in secondo piano il fatto che voglia evitare che il M5S rimanga paralizzato dalla “non appartenenza” tecnica a un gruppo parlamentare. Possiamo anche volergli far pagare il prezzo di qualsiasi decisione politica, fa parte del gioco. Quel che non dobbiamo assecondare è il disegno di chi manipola le informazioni per buttare tutto nel calderone del “sono fascisti”.
Il problema del funzionamento dei gruppi parlamentari europei è semplice e micidiale: se gli eurodeputati non hanno i numeri per far parte di un gruppo, scatta una tagliola che porta via gli strumenti per intervenire in aula, riduce immensamente i tempi assegnati, priva i rappresentanti di risorse. Funziona in maniera assai più drastica che per i parlamenti nazionali. Per una volta, Grillo è stato molto pacato e lo ha spiegato molto bene in un articolo sul suo sito. L’eventuale accordo del M5S con UKIP sarebbe in parte politico (aumentare la massa d’urto contro la Commissione europea), in parte meramente tecnico (avere le indispensabili risorse giuridiche per intervenire). Sul resto non vigerebbe una disciplina di gruppo: i signori e le signore di UKIP, che hanno un’ideologia anarco-capitalista e anti-ecologista agli antipodi da Grillo, continuerebbero le loro battaglie pro-nucleare, mentre i cinquestelle proporrebbero piani europei per le energie rinnovabili, e così via. Mentre quando ci sarà da votare contro il TTIP o contro l’appoggio a qualche guerra, i parlamentari potrebbero votare insieme con grande efficacia. Contro quelle mostruosità non saranno certo le “larghe intese europee” a far battaglia.
Avrei preferito che il M5S puntasse a un accordo politico con Tsipras, ma nondimeno riconosco che sarebbe stato più complicato inserirsi in un gruppo molto strutturato dove funziona di più la disciplina di voto, mentre questo aspetto non interessa Farage e i suoi. Certo, con più lungimiranza di tutti, sarebbe un’altra storia. Ma intanto è così.
Il problema è che è scattata la vecchia regola del “bastona il cane finché non affoga”: dopo la sconfitta elettorale del 25 maggio, la campagna contro Grillo è più intensa, e penetra a fondo su ogni spiraglio. Di questo parliamo, quando vediamo come vengono manipolate le notizie, e nulla è davvero come lo raccontano i grandi organi di informazione.
Fonte megachip.globalist.it

PUNTO 7: REFERENDUM PER LA PERMANENZA NELL’EURO

Il Movimento 5 Stelle, al momento, è l’unica organizzazione politica strutturata italiana, tra quelle partecipanti alla competizione elettorale europea, ad avere un programma, proprio perché è l’unica formazione davvero europeista: esattamente il contrario di ciò che affermano i professionisti al soldo della cupola mediatica. Infatti il Pd, Forza Italia, Lega Nord, agitano solo slogan demagogici generici, basati sui trend correnti, tentando di cavalcare il disagio sociale. Ecco che cosa intendono portare avanti i candidati Cinque Stelle quando andranno a Bruxelles, come portavoce europei a nome degli italiani pensanti.

Referendum per la permanenza nell’Euro
Analisi e spiegazione del punto 7 del programma a cura di Sergio Di Cori Modigliani.

Non avendo una dottrina, non essendo sorretto da alcuna ideologia, non dovendo rispondere a interessi terzi legati al destino dei colossi della finanza speculativa, la posizione del movimento cinque stelle è molto chiara e duttile in proposito: si rimane nell’euro e lo si difende oppure si rompe e si esce a seconda dell’interesse nazionale. Questa è la motivazione di base che ha determinato la scelta del referendum. Esso non ha alcun valore decisionale, al momento non è legalmente possibile. Ma ha un valore consultivo di enorme importanza.
L’obiettivo è una consultazione informata tra gli aderenti e i sostenitori, perché anche all’interno del movimento esistono opinioni diverse, inoltre è auspicabile che possa diventare occasione di un dibattito sul tema, esteso a tutti i cittadini italiani. Basti pensare che Beppe Grillo, personalmente, ha espresso la sua opinione individuale di contrarietà a mantenere l’euro mentre Gianroberto Casaleggio ha manifestato una posizione maggiormente dubitativa. Queste due posizioni rappresentano i due grandi tronconi, all’interno del Movimento, che ogni giorno si confrontano, dibattono, discutono sulla questione.
Non è casuale il fatto che il referendum consultivo sull’euro sia stato deciso di lanciarlo dopo la consultazione europea, proprio per sottrarla alla retorica della campagna elettorale.
Inoltre, è possibile che l’esito delle elezioni europee possa cambiare il punto di vista su questo argomento. Se il movimento cinque stelle avrà una grande affermazione e avrà quindi la possibilità e l’opportuniutà storica di imporre in Italia e in Europa i primi tre punti del proprio programma, è probabile che aumenteranno di molto i sostenitori dell’euro, perché una volta cancellato il fiscal compact, una volta eliminato il teorema del pareggio di bilancio, una volta lanciati gli eurobond, la moneta unica si trasforma nello strumento di una comunità, sintesi di interessi condivisi fra tutte le nazioni e i popoli, non più al servizio del capitale finanziario di pochi.
La questione va affrontata, combattuta e risolta in sede politica, poiché l’attività politica consiste nel trovare un accordo di compromesso tra forze contrastanti –a condizione, si intende, che non obblighi alla rinuncia della propria progettualità- allora si apre la strada verso una potenziale soluzione pragmatica intermedia.

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*Dal libro #VinciamoNoi di Sergio Di Cori Modigliani (edito da Chiarelettere e in versione ebook da Adagio), con l’introduzione di Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo – Disponibile dal 23 maggio

PUNTO 6: ABOLIZIONE DEL PAREGGIO DI BILANCIO

Il Movimento 5 Stelle, al momento, è l’unica organizzazione politica strutturata italiana, tra quelle partecipanti alla competizione elettorale europea, ad avere un programma, proprio perché è l’unica formazione davvero europeista: esattamente il contrario di ciò che affermano i professionisti al soldo della cupola mediatica. Infatti il Pd, Forza Italia, Lega Nord, agitano solo slogan demagogici generici, basati sui trend correnti, tentando di cavalcare il disagio sociale. Ecco che cosa intendono portare avanti i candidati Cinque Stelle quando andranno a Bruxelles, come portavoce europei a nome degli italiani pensanti.

Abolizione del pareggio di bilancio
Analisi e spiegazione del punto 6 del programma a cura di Sergio Di Cori Modigliani.

“Questo è un altro trucco ben organizzato da parte della finanza, ai danni dell’economia. E’ una vera e propria ossessione prodotta dalla dottrina liberista, la quale non interpreta mai la vita politica mettendo al centro l’esistenza delle persone, bensì tenendo in considerazione le possibilità di profitto che certe decisioni politiche possono produrre a vantaggio di una modesta percentuale della popolazione. E il pareggio di bilancio è un meccanismo che aggrava le esistenze delle persone facilitando l’espansione privata della finanza non più controllata dal sistema della banca centrale.
Ma che cos’è il pareggio di bilancio?
E’ una situazione contabile – quindi virtuale e non sostanziale – che fa riferimento al rapporto tra le uscite finanziarie e le entrate, che devono essere uguali per evitare un deficit che comporti indebitamento. Per ciò che riguarda lo Stato centrale, il concetto di “pareggio di bilancio” prevede che le spese pubbliche sostenute dallo stato e da tutti gli enti pubblici corrispondano alla quantità di entrate. La somma complessiva del disavanzo tra entrate e uscite determina il debito pubblico. In un paese come l’Italia in cui l’evasione fiscale tocca la punta massima in Europa (quindi poche entrate) e la spesa di enti pubblici (cioè le uscite) raggiunge picchi vertiginosi (l’Italia ha il più alto numero di enti pubblici nel pianeta, il 90% dei quali è improduttivo, serve soltanto a dare posti di lavoro a tempo indeterminato alle clientele dei partiti verticali) parlare di pareggio di bilancio non ha alcun senso. Se esistesse la volontà politica, lo si potrebbe risolvere in un pomeriggio. Ma non c’è. Non c’è mai stata.
La motivazione vera, dal punto di vista economico-politico, per cui viene mantenuto questo concetto consiste nel fatto di averlo elevato a dottrina per avere la scusa di poter operare tagli lineari ai servizi sociali di uso pubblico (sanità, istruzione, assistenza, mezzi pubblici, infrastrutture) con la scusa di “stare dentro i parametri del pareggio di bilancio”. Tali parametri, sono stati stabiliti nella zona euro in un rapporto massimo del 3% tra il pil (Prodotto Interno Lordo) di una nazione e la somma della spesa pubblica.
La maniera più sana e virtuosa per raggiungere il pareggio di bilancio consiste nell’aumentare di molto il pil, in tal modo è possibile spendere più soldi per i servizi pubblici. Ma nei momenti di stagnazione economica quando il pil è negativo (l’Italia nel 2013 ha segnato un -1,8% e dal 2008 a oggi ha toccato complessivamente la cifra di -10,6%) rispettare questi parametri diventa un suicidio, perché obbliga lo Stato centrale a non aumentare gli investimenti pubblici, che sono quelli a produrre un rialzo del pil, e quindi il consumo si restringe e l’economia rimane inceppata e non riparte.
Il Movimento 5 Stelle vuole abolire immediatamente tale parametro per consentire alla Banca d’Italia la possibilità di poter varare un piano di investimenti che rilanci l’economia.
Sergio Di Cori Modigliani

*Dal libro #VinciamoNoi di Sergio Di Cori Modigliani (Adagio, 2014), con l’introduzione e primo capitolo di Gianroberto Casaleggio– IN USCITA A MAGGIO

PUNTO 5: INVESTIMENTI PER IL RILANCIO DELL’ATTIVITA’ AGRICOLA

Il Movimento 5 Stelle, al momento, è l’unica organizzazione politica strutturata italiana, tra quelle partecipanti alla competizione elettorale europea, ad avere un programma, proprio perché è l’unica formazione davvero europeista: esattamente il contrario di ciò che affermano i professionisti al soldo della cupola mediatica. Infatti il Pd, Forza Italia, Lega Nord, agitano solo slogan demagogici generici, basati sui trend correnti, tentando di cavalcare il disagio sociale. Ecco che cosa intendono portare avanti i candidati Cinque Stelle quando andranno a Bruxelles, come portavoce europei a nome degli italiani pensanti.

Investimenti per il rilancio dell’attività agricola
Analisi e spiegazione del punto 5 del programma a cura di Sergio Di Cori Modigliani.

Un piano di finanziamento, sia comunitario europeo che nazionale, finalizzato al rilancio della produttività agricola e di allevamento, per rilanciare i consumi interni a salvaguardia dei prodotti ortofrutticoli e zootecnici italiani, anche a costo di immettere dei dazi su prodotti concorrenziali provenienti da zone di produzione extra-comunitaria.
Questo punto comporta un cambiamento culturale di mentalità, il cui scopo consiste nel riportare i contadini alla Terra, sottraendoli alla burocrazia, per combattere i furbi che sfruttano la normativa vigente godendo di sovvenzioni a pioggia che non arricchiscono il territorio, non rilanciano i consumi, ma servono esclusivamente a foraggiare clientele locali che ricambiano con voti elettorali e spiananano la strada all’imperialismo delle multinazionali dell’alimentazione che impongono i loro ogm, le loro sementi, a totale detrimento della grande cultura agricola italiana. Si incentivano i giovani che quindi decideranno di rimanere nel proprio territorio, e si rilancia l’occupazione producendo un immediato allargamento del consumo interno.
Il prodotto agricolo italiano, in tal modo, si riappropria di una delle più antiche fonti di ricchezza nazionale da tutti sempre invidiata: il valore aggiunto della qualità del nostro cibo. La grande svolta, infatti, consiste nel combattere contro l’ingresso e l’estensione nel territorio italiano delle grandi organizzazioni multinazionali dell’alimentazione che poi si legano (politicamente) alle diverse mafie agricole.
Da cosa nostra a casa nostra (la rivoluzione con una vocale): vogliamo essere liberi di produrre e mangiare i nostri prosciutti, i nostri salami, i nostri pomodori, le nostre arance, le nostre mele.

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*Dal libro #VinciamoNoi di Sergio Di Cori Modigliani (edito da Chiarelettere e in versione ebook da Adagio), con l’introduzione di Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo – Disponibile dal 23 maggio

PUNTO 4: INVESTIMENTI IN INNOVAZIONI E ATTIVITA’ PRODUTTIVE

Il Movimento 5 Stelle, al momento, è l’unica organizzazione politica strutturata italiana, tra quelle partecipanti alla competizione elettorale europea, ad avere un programma, proprio perché è l’unica formazione davvero europeista: esattamente il contrario di ciò che affermano i professionisti al soldo della cupola mediatica. Infatti il Pd, Forza Italia, Lega Nord, agitano solo slogan demagogici generici, basati sui trend correnti, tentando di cavalcare il disagio sociale. Ecco che cosa intendono portare avanti i candidati Cinque Stelle quando andranno a Bruxelles, come portavoce europei a nome degli italiani pensanti.

Investimenti in innovazioni e attività produttive escluse dal 3% del deficit annuo
Analisi e spiegazione del punto 4 del programma a cura di Sergio Di Cori Modigliani.

E’ la clausola capestro che tutti i governi italiani, con grave atto di totale incoscienza e irresponsabilità, hanno sottoscritto negli ultimi 15 anni. Da una parte l’Unione Europea costringe il governo italiano a non sforare il 3% e da un’altra parte incita al rinnovamento e modernizzazione del tessuto produttivo sapendo che è impossibile realizzarlo senza investimenti.
Questo dispositivo ha creato e prodotto lo stallo perenne della nostra economia, danneggiando la comunità nazionale.
Il Movimento 5 Stelle si propone, invece, di lanciare un poderoso piano di investimento nazionale nella ricerca scientifica, nell’innovazione tecnologica, che potrebbe, oltretutto, assorbire una considerevole porzione di giovani laureati disoccupati. E per farlo è necessario mettere a disposizione risorse finanziarie sul territorio, per il territorio, da gestire localmente.
La barriera del 3%, come obbligo e imposizione, è uno sbarramento che uccide l’economia nazionale, impedisce il rilancio dell’occupazione, e privilegia la concorrenza extra-italiana. Non si tratta di teorie economiche, bensì di sopravvivenza.
Seguitando ad applicare questo modello di logica attuale, l’Italia non si riprenderà mai.

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*Dal libro #VinciamoNoi di Sergio Di Cori Modigliani (edito da Chiarelettere e in versione ebook da Adagio), con l’introduzione di Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo– Disponibile dal 23 maggio