INCHIESTA SARDEGNA, LA SUPERTESTE: “CON IL METODO PAGHETTA 2500 EURO A CONSIGLIERE “

Ornella Piredda, dal 2008 a oggi è stata molte volte in Tribunale, e dalla sua iniziale denuncia per mobbing è nata la prima inchiesta del genere in Italia. Più volte ha ribadito e denunciato di esser stata demansionata sul posto di lavoro per la sua insistenza a chiedere la rendicontazione delle spese. Gli onorevoli incassavano un tot fisso

In Aula, dovrà tornare di nuovo tra pochi giorni, il 6 giugno. È la super testimone dell’inchiesta ai fondi ai gruppi della Regione Sardegna, prima impiegata poi dirigente ora in pensione, Ornella Piredda. Qualche ora di nuovo davanti al pm Marco Cocco a fine maggio per confermare ciò che ha visto con i suoi occhi e sentito con le sue orecchie. Ancora dichiarazioni e ricostruzioni su come sono stati usati i soldi dei gruppi in Consiglio regionale. Dal 2008 a oggi è stata molte volte in Tribunale, e dalla sua iniziale denuncia per mobbing è nata la prima inchiesta del genere in Italia. Solo dopo è esploso il caso Lazio, e tutti gli altri con più di metà delle Assemblee regionali coinvolte. In Sardegna ormai ci sono vari filoni che coinvolgono più legislature, più di 80 consiglieri coinvolti (tra indagati, imputati e condannati) per peculato aggravato, in modo bipartisan. Gli ultimi avvisi di garanzia sono stati consegnati la scorsa settimana.

Piredda è un ex dipendente del Gruppo misto e ha svelato il metodo paghetta: non rimborsi su fatture e scontrini di spese destinate ad attività istituzionali, ma un tot fisso assegnato a ciascun onorevole. Circa 2.500 euro. E in mezzo, come ricostruito dalla Procura, c’è finito di tutto: maialetti, banchetti nuziali, utenze private, quadri antichi, ciotole d’argento e penne Montblanc. Oltre alla benzina, biglietti aerei e notti in albergo durante le feste. «”o raccontato ancora una volta ciò che sapevo – spiega Ornella Piredda al fattoquotidiano.it – sulla mancata rendicontazione e su come venivano consegnati i soldi. Io ho visto assegni, poi ci saranno stati anche bonifici, ma non so…”.

Quella dell’ultima deposizione per lei è stata “una giornata bellissima”. Qualcosa in questi anni, e mesi, è cambiato. Ad attenderla al suo arrivo tante persone con addosso qualcosa di arancione, il suo colore preferito. Chi un cappellino, chi una sciarpa, una maglietta. Addirittura hanno cantato, chitarra alla mano, il “Samba della rosa” di Ornella Vanoni. Davanti al Palazzo di Giustizia c’è poi lo striscione tenuto in alto dai simpatizzanti: “Siamo tutti Ornella Piredda”, stesso titolo della pagina Facebook che conta quasi 5mila sostenitori. “Nascerà anche il blog – spiega la superteste con una punta di orgoglio – sono persone comuni che hanno abbracciato la battaglia, non si conoscevano prima. Nessuna bandiera politica, si sono incontrati sul web. Dopo la mia intervista a Piazzapulita avevo detto che nessuno voleva prendere un caffè con me. Più volte mi sono sentita isolata. Da lì l’iniziativa “Un caffè con Ornella” e poi il sostegno di volta in volta con gli appuntamenti dal pm. Una signora è arrivata addirittura da Orgosolo solo per stringermi la mano”. E continua: “Sono stati anni orribili. Ma sono andata avanti, solo da poco la gente si è accorta di me”.

Più volte ha ribadito e denunciato di esser stata demansionata sul posto di lavoro per la sua insistenza a chiedere la rendicontazione delle spese. Nessuna solidarietà dai colleghi, racconta: “C’erano manifestazioni ma segrete, di certo non pubbliche”. E nessuno ha seguito la sua strada. Perché? “L’ho detto altre volte. È sempre difficile rinunciare ai privilegi acquisiti”. Quali? “Anche semplici trattamenti di favore sul posto di lavoro, ed è molto demoralizzante. Eppure tutti sapevano. Tutti, me compresa. Era sotto i nostri occhi la leggerezza e la disinvoltura con cui si spendevano quei soldi. Nel migliore dei casi giustificate con una pezza e via”. Ma ora dice di sentirsi meglio: “Oggi sono più speranzosa di ieri: rispetto a un anno, un anno e mezzo fa. C’è la possibilità di cambiare. Ho iniziato sapendo di perdere”. Intanto il Consiglio regionale sardo, nell’ultima legislatura, ha tagliato le spese dei fondi ai gruppi, travolti dallo scandalo e dagli strascichi giudiziari. Lo ha fatto sotto la presidenza di Claudia Lombardo (Forza Italia) che ha provveduto anche a tagliare i contestati vitalizi, ma a partire dai nuovi eletti. Lei stessa, paradossalmente, riceve infatti da pochi mesi una pensione da 5mila e 100 euro netti, a 41 anni.

“Ma qualcosa si può cambiare – dice comunque convinta la Piredda – Ho pensato molte volte in questi anni di far qualcosa di inutile, sapendo di perdere. Ma ora sono davvero meno scoraggiata”. Possibile che tra gli onorevoli indagati non ci fosse qualcuno in buonafede, che idea si è fatta? “Penso semmai che qualcuno fosse semplicemente convinto che quei soldi ‘gli appartenevano’ e basta. Conosco un consigliere arrivato a legislatura già iniziata, una brava persona. Prendeva perché si gli venivano dati i soldi. Ma non è comunque giustificabile”. E ancora: “Ho visto anche consiglieri che entravano da persone “normali” e tempo tre mesi erano trasformati. Perché quel sistema ti inghiotte proprio perché ‘ghiotto’. Non è solo lo stipendio irragionevole e tutto ciò che gira attorno a quella posizione”. Lei, ha un unico desiderio: “In caso di condanna, eventuale, chi è colpevole restituisca tutto con gli interessi. Ma alla società, non al Consiglio regionale. I sardi dovrebbero avere diritto almeno a questo risarcimento”.

Fonte Il Fatto Quotidiano

HAPPY NEW YEAR MR.PRESIDENT

 Sig.Presidente Napolitano,
visto che domani dovrà parlare alla Nazione in occorrenza del tradizionale discorso di fine anno,  Le facciamo una semplice domanda facile facile da umili Cittadini onesti quali siamo:
“PERCHE’ NON CI RACCONTA DI QUANDO PAGAVA I BIGLIETTI AEREI 90 EURO E SE NE PRENDEVA 800 DI RIMBORSO? AL CRONISTA AVEVA DETTO CHE AVREBBE RISPOSTO SOLO AGLI ITALIANI, SE LO RICORDA?”
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Ebbene, quale migliore occasione del discorso di Capodanno ? Avrebbe una imperdibile occasione per far riaccendere la televisione agli Italiani , soprattutto a coloro che 700 € li vedono dopo un mese di lavoro.
Dio salvi la Regina!!! ( SE VUOLE )

I SOLDI LI RESTITUIAMO SOLO NOI

Il Movimento 5 Stelle, dopo tre giorni di lotta nonviolenta al freddo di fronte al Ministero dell’Economia e Finanze, è riuscito ad ottenere l’apertura del conto corrente che gli permetterà di poter versare al Fondo di Garanzia per il microcredito alle piccole imprese, oltre 2,5 milioni di euro di tagli ai propri stipendi e diarie da giugno a ottobre. Il conto è aperto anche ai versamenti di parte degli stipendi di parlamentari dei partiti. Chi vuole si accomodi e versi alle piccole imprese.

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Grazie al M5S è emerso l’emendamento vergogna votato dai partiti del Governo Letta contro i Comuni che lottano contro le slot-machines. Il pd vuole fare realmente dietrofront dopo la figuraccia? Visti i tempi ristretti ( il “decreto Salva Roma” scade il 30 dicembre) il “nuovo” Pd non ha che una via: bocciare il provvedimento che contiene questo emendamento vergognoso. In alternativa passerà Natale e Santo Stefano alla Camera. Gli emendamenti vergogna sono il frutto dello sporco lavoro di altrettanto vergognose lobby che infestano il Parlamento per promuovere interessi particolari a discapito del bene comune. Solo il M5S ha denunciato i lobbysti.
In legge di Stabilità siamo riusciti ad ottenere alcune vittorie con emendamenti targati 5 stelle: finanziamenti per i disabili, restituzione allo Stato dei contributi pubblici percepiti da aziende che delocalizzano all’estero, tetto per gli stipendi d’oro per terminare con la possibilità di destinare l’8×1000 all’edilizia scolastica. Grazie al M5S sarà riaperta la sede della Direzione Investigativa Antimafia a Malpensa.” M5S Camera e Senato

IRLANDA: IL SENATO COSTA TROPPO? SI AUTOLICENZIA

Una decisione storica: 60 senatori irlandesi  hanno deciso di rinunciare alle proprie cariche per tagliare i costi dello Stato.

Una decisione forse da prendere d’esempio anche in altri paesi europei.

In Irlanda il Senato ha infatti deciso di “autolicenziarsi” per tagliare i costi dello Stato, che è alle prese con una profonda crisi economica, anche se la situazione è migliorata negli ultimi anni.

Sessanta  senatori hanno  ritenuto che il loro ruolo al momento risulta essere superfluo, pertanto hanno preso questa storica decisione, portando un risparmio di 20 milioni di euro l’anno.

Questa decisione  ancora più che dal lato economico, a nostro avviso  è importante dal punto di vista simbolico, con dei politici disposti a rinunciare ai propri stipendi per il bene comune.

A quando in Italia?

LA CASTA

Lo strapotere dei partiti è velocissimo ad aumentare tasse e  le imposte e a tagliare invece lo stato sociale o i diritti acquisiti dei Cittadini, a non ha dimostrato negli anni nessuna intenzione di tagliare i propri sprechi ed i privilegi. Col potente appoggio dei media, del presidente  Napolitano e ora anche della Consulta,  ogni volta che viene chiesto un taglio al carrozzone partitico o dei tetti ai super stipendi per esempio, dice che è incostituzionale, mentre quando si tagliano i diritti dei lavoratori, degli esodati, dei pensionati, dei malati, della scuola e della ricerca, cade in un silenzio tombale.

In Italia, ormai, non aumenta solo il crescente dislivello tra i troppo ricchi e i troppo poveri, cresce anche un divario di fatto tra l’eccesso di diritti, privilegi, esenzioni e l’impunità di chi detiene il potere e il vuoto di diritti delle persone comuni e di chi il potere  non ce l’ha.

Dice Sergio Rizzo (quello del libro “la casta”) che in 10 anni il Pil reale è sceso del 6,5% ma la spesa pubblica è aumentata, al netto degli interessi del debito, dell’8,5%. Se la spesa pubblica avesse avuto lo stesso andamento del Pil reale oggi si spenderebbero 91 miliardi di euro in meno!  Gli sprechi del baraccone  pubblico sono la voce che opprime di più l’Italia, altro che aumentare l’Iva o rimettere l’Imu, o fare il gioco delle 3 carte fingendo di levarla per poi spalmarla su altre tasse!  Poi ci raccontano   che non     sanno come trovare i 4 miliardi dell’IMU!?

In 20 anni,  gazie a cdx e csx, la massa di spesa pubblica parassitaria è diventata un macigno che porta a fondo il Paese! Ed il governo  Letta  continua a raccontarci  altre balle!

Dice Rizzo: “Tra le vicende più incredibili c’è il fatto che lo Stato spende 12 miliardi l’anno per gli affitti passivi, pur avendo un patrimonio immobiliare immenso”, ma così ingrassa gli amici degli amici. La macchina della partitocrazia è una macchina di inefficienza e iniquità che ci sta stritolando con una massa di elettori   disinformata che continua a votarla. Ed è questa la vera sciagura di questo Paese!

Incapaci  al potere retti da persone che non conoscono  quelli che votano!

L’omertà politica è spaventosa! Sergio Rizzo scrive: “E’ difficile denunciare il fatto che in Italia ci sono troppi dipendenti pubblici, che alcuni di questi guadagnano troppo, che tra le spese delle forze armate ci sono degli sprechi immensi, come in ogni branca dello Stato e così via. Ci sono delle situazioni che nessuno vuole affrontare perché andrebbero a toccare interessi, anche piccoli, dei partiti, interessi che non si possono mettere in discussione”.

Attualmente  gira  la  notizia che Letta  fa di tutto per levare l’IMU e non aumentare l’IVA o che vuole levare le Province! Ma perché ci vogliono manipolare  il cervello in  questo modo ?  Ci prendono per scemi?

L’IMU fingeranno di levarla ma la spalmeranno su altre tasse che aumenteranno, così alla fine non pagheremo meno né pagheremo lo stesso, pagheremo di più. L’aumento dell’Iva darà il colpo di grazia all’economia italiana che ormai è la peggiore d’Europa e la meno competitiva grazie alle tasse più alte, grazie ai disservizi, grazie alla pessima conduzioni di burocrazia e giustizia, grazie a questi politicanti che non fanno mai riforme vere per riformare se stessi. ! Noi paghiamo ancora addirittura l’ufficio, l’aereo, l’auto e la scorta all’ex presidente della banca  d’Italia Fazio, accusato di aggiotaggio per la scalata BNL.

“L’entusiasmo di Letta per le “concessioni” della UE  ricorda una barzelletta:

“Un peccatore muore e finisce all’inferno. Un diavolo lo accoglie con grande cortesia, come in un grande albergo, e gli chiede se ha preferenze particolari. Gli mostra un catalogo di possibili “accompagnatrici”, le diverse sistemazioni a disposizione, ecc. Il peccatore, piuttosto perplesso, fa le sue scelte e viene accompagnato alla sua suite da una avvenente diavolessa. Dall’ascensore vede il classico girone con i dannati che urlano tra fiamme e i diavoli che li tormentano. Insospettito, chiede chi siano e la diavolessa gli risponde: “Quelli sono i cattolici, a loro piace così”.

Ecco: a Letta piace così. Al Pd-l  e al Pdl pure. Ma   NOI  elettori quando lo capiremo?

CONFERENZA STAMPA DI BEPPE GRILLO DOPO L’INCONTRO CON NAPOLITANO

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“Al Presidente della Repubblica Italiana,

ho chiesto questo incontro, di cui la ringrazio per la sollecitudine, per esprimerle direttamente le mie preoccupazioni sulla situazione economica, sociale e politica del Paese convinto che misure urgenti e straordinarie, pari a quelle di un’economia di guerra, non possano più aspettare oltre, neppure un giorno. L’Italia si avvia verso la catastrofe. Chi è oggi al governo del Paese è responsabile dello sfacelo, sono gli stessi che ne hanno distrutto l’economia. Questa classe politica non è in grado di risolvere alcun problema. E’ essa stessa il problema. Il Governo delle Larghe Intese, voluto fortemente da lei, tutela soltanto lo status quo e gli interessi di Berlusconi, che in qualunque altra democrazia occidentale non sarebbe ammesso ad alcuna carica pubblica, e tanto meno in Parlamento. La Nazione è una pentola a pressione che sta per saltare, mentre, ormai da mesi, il Governo Letta si balocca con il rinvio dell’IMU e la cancellazione di un punto dell’IVA senza trovare una soluzione. I numeri dello sfacelo sono sotto gli occhi di chiunque voglia vederli, e sono drammatici. Il tasso di disoccupazione più alto dal 1977, il crollo continuo della produzione industriale, che si attesterà a meno tre per cento nel 2013, la continua crescita del debito pubblico che è arrivato a 2.040 miliardi di euro, il fallimento delle imprese che chiudono con il ritmo di una al minuto, una delle tassazioni più alte d’Europa, sia sulle imprese che sulle persone fisiche, gli stipendi tra i più bassi della UE, il crollo dei consumi, persino degli alimentari, l’indebitamento delle famiglie. E’ una Caporetto e sul Piave non c’è nessuno, sono tutti nei Palazzi a rimandare le decisioni e a fare annunci. Il Parlamento è espropriato dalle sue funzioni, la legge elettorale detta Porcellum è incostituzionale e i parlamentari sono stati nominati a tavolino da pochi segretari di partito. Il Governo fa i decreti legge senza che sia dato il tempo minimo per esaminarli e il Parlamento approva a comando. Non siamo più da tempo una repubblica parlamentare, forse neppure una democrazia. Il debito pubblico ci sta divorando, paghiamo di interessi circa 100 miliardi di euro all’anno, che crescono ogni giorno. Solo quest’anno per non fallire dovremo vendere 400 miliardi di euro di titoli. Le entrate dello Stato sono di circa 800 miliardi all’anno, un euro su otto serve a pagare gli interessi sul debito. Né Berlusconi, né Monti, né Letta hanno bloccato la spirale del debito pubblico, che cresce al ritmo di 110 miliardi all’anno. Gli interessi sul debito e la diminuzione delle entrate fiscali, dovute al fallimento di massa delle imprese, alla disoccupazione e al crollo dei consumi, rappresentano la certezza del prossimo default. Non c’è scelta. Il debito pubblico va ristrutturato. Gli interessi annui divorano la spesa sociale, gli investimenti, la ricerca. E’ come nella Storia Infinita, dove il Nulla divorava la Realtà: l’interesse sul debito sta divorando lo Stato Sociale. Si può rimanere nell’euro, ma solo rinegoziando le condizioni. O attraverso l’emissione di eurobond che ritengo indispensabile o, in alternativa, con la ristrutturazione del nostro debito, una misura che colpirebbe soprattutto Germania e Francia che detengono la maggior parte del 35% dei nostri titoli pubblici collocati all’estero. Non possiamo fallire in nome dell’euro. Questo non può chiederlo, né imporcelo nessuno. A fine 2011 i titoli di Stato italiani presenti in banche o istituzioni estere erano il 50%, le nostre banche grazie al prestito della BCE dello scorso anno, prestito garantito dagli Stati e quindi anche da noi, si sono ricomprati circa 300 miliardi dall’estero, tra titoli in scadenza e rimessi sul mercato, questo invece di dare credito alle imprese. E siamo scesi al 35%. E’il miglior modo per fallire. Quando ci saremo ricomprati tutto il debito estero e non avremo più un tessuto industriale collasseremo e la UE rimarrà a guardare, come è successo in Grecia. Ora disponiamo di un potere contrattuale, ora dobbiamo usarlo. L’Italia ha l’assoluta necessità di aiutare le imprese con misure come il taglio dell’Irap, una tassazione al livello della media europea, con servizi efficienti e meno costosi, con la protezione del Made in Italy assegnato solo a chi produce in Italia e con l’eventuale applicazione di dazi su alcuni prodotti. Allo stesso tempo è urgente l’introduzione del reddito di cittadinanza, nessuno deve rimanere indietro. Ci preoccupiamo dei problemi del mondo quando non riusciamo ad assistere gli anziani e non diamo possibilità di lavoro ai nostri ragazzi che devono emigrare a centinaia di migliaia. Reddito di cittadinanza e rilancio delle PMI sono possibili da subito con il taglio ai mille privilegi e alle spese inutili. Ne elenco solo alcuni. Eliminare le province, portare il tetto massimo delle pensioni a 5.000 euro, tagliare finanziamenti pubblici ai partiti e ai giornali, riportare la gestione delle concessioni pubbliche nelle mani dello Stato, a iniziare dalle autostrade, perché sia l’Erario a maturare profitti e non aziende private come Benetton o, dove questo non sia possibile, ridiscutere le condizioni, eliminare la burocrazia politica dalle partecipate dove prosperano migliaia di dirigenti, nazionalizzare il Monte dei Paschi di Siena, eliminare ogni grande opera inutile come la Tav in Val di Susa e l’Expo di Milano, ridurre drasticamente stipendi e benefit dei parlamentari e di ogni carica pubblica, cancellare la missione in Afghanistan, fermare l’acquisto degli F35. Potrei continuare a lungo. Queste misure non possono essere prese dall’attuale classe politica perché taglierebbe il ramo su cui si regge. Questo Parlamento non è stato eletto dagli italiani, ma dai partiti e dalle lobby. Non può affrontare una situazione di emergenza nazionale, di economia di guerra, perché deve rispondere ai suoi padrini, non ai cittadini. Le chiedo perciò di fare abrogare l’attuale legge elettorale in quanto incostituzionale, di sciogliere il Parlamento e di ritornare alle urne. L’autunno è alle porte insieme al probabile collasso economico. I problemi si trasformeranno da politici a sociali, probabilmente incontrollabili. Non c’è più tempo. Lei ha volutamente tenuto sulle sue spalle grandi responsabilità quando avrebbe potuto e forse dovuto declinarle. Lei è ormai diventato lo scudo, il parafulmine di partiti che non hanno saputo né governare, né riformarsi e da ritenersi, nel migliore dei casi, degli incapaci. Non è questo il suo compito, ma quello di rappresentare gli interessi del popolo italiano.” Beppe Grillo

POLITICI AI DOMICILIARI

La scorta c’è chi ce l’ha e chi non ce l’ha. Don Puglisi, il giornalista Beppe Alfano, uccisi dalla criminalità organizzata e Marco Biagi, assassinato dalle Nuove Brigate Rosse per esempio non l’avevano. I coniugi Mastella, gli ex ministri Cirino Pomicino, Oliviero Diliberto e Claudio Scajola e gli ex presidenti della Camera Marcello Pera e Fausto Bertinotti per esempio ce l’hanno. 585 persone sono sotto scorta, 411 con auto blindata, circa 300 sono politici, sindaci, sindacalisti, governatori regionali e ambasciatori. In altri Paesi europei i ministri si spostano in bicicletta e in Austria solo due esponenti del Governo hanno una scorta: presidente della Repubblica e Cancelliere federale. La spesa per le scorte è di 250 milioni di euro all’anno. Anche per le scorte ci sono diversi livelli: il primo, per 16 uomini pubblici, è di due o tre auto blindate, ognuna con tre agenti. Il secondo, per 82 beneficiari, due auto blindate, sempre con tre agenti ciascuna. 312 personalità hanno una macchina blindata con due agenti. Le rimanenti 174 sono protette da uno o due agenti con un mezzo non blindato. Negli ultimi anni sono stati spesi 120 milioni di euro per 600 BMW, 100 Audi e altre auto di lusso. Il parco macchine complessivo è di circa 1.500 unità. Una flotta. 4.000 sono gli agenti utilizzati. Un esercito. La prima misura presa da Alfano, in anticipo persino sulla fiducia del Senato al Governo Letta, è stata la protezione dei 21 ministri con un ulteriore costo di circa cinque milioni di euro. Di cosa hanno paura i politici? E perché sono terrorizzati da un contatto con la gente? La Finocchiaro che fa la spesa con il carrello spinto dalla scorta da chi si difende? E Fini nelle sue vacanze a Orbetello con nove uomini dislocati per la sua sicurezza? Se venissero tagliate le scorte, e il M5S farà in modo che questo avvenga, si otterrebbero di colpo tre benefici: risparmiare 250 milioni di euro all’anno, liberare 4.000 agenti per l’ordine pubblico e i domiciliari senza sentenza per i politici scortati. Non li vedremmo più in giro. Vi immaginate Gasparri solo al mercato rionale con il dito medio alzato? O Brunetta ad arringare gli avventori di un bar? Monti che spiega le sue teorie economiche appollaiato su una cassetta al parco? Lupi che si confronta con i valsusini? O un qualunque politico che si avventura in un comizio senza scorta? Politici, i domiciliari vi aspettano, mettete almeno le porte blindate.

Fonte blog di Beppe Grillo

MONTECITORIO, ABBIAMO UN PROBLEMA!

Houston, abbiamo un problema. Di cresta. Ebbene, va ammesso. Un piccolo gruppo di parlamentari non vuole  restituire la parte rimanente delle spese non sostenute. Nel Codice di Comportamento, sottoscritto dai candidati, il trattamento economico era chiaro: 5.000 euro lordi e le spese sostenute a piè di lista con la rendicontazione. Il resto andava restituito con modalità da definire da parte dei gruppi parlamentari: onlus, fondi di microcredito alle imprese, ecc. I parlamentari percepiscono una diaria e alcuni vorrebbero trattenere la differenza tra questa e le spese. Ieri ho parlato con loro alla Camera anche di questo. Alcuni, pochi, non erano convinti. Per un MoVimento che ha rinunciato a 42 milioni di euro di finanziamenti elettorali, (né Capitan Findus Letta, né Al Tappone ci hanno minimamente pensato, in cambio hanno preso per il culo gli italiani con una raffica di dichiarazioni) che si è decurtato lo stipendio (nessun altro gruppo parlamentare lo ha fatto) e ogni mese destinerà circa 350.000 euro risparmiati a una onlus o a un fondo di solidarietà, una differenza di poche migliaia di euro trattenute da qualche parlamentare potrebbe sembrare un peccato veniale, qualcosa su cui sorvolare. Ma non lo è, per rispetto verso gli attivisti e gli elettori. Si discute infatti di un principio, l’aderenza a patti liberamente sottoscritti e l’adesione all’etica del MoVimento. Nessuno ci farà sconti. Il Paese ci osserva. Ci premierà per la nostra coerenza o ci punirà per i nostri errori. “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” disse Mahatma Gandhi. L’Italia la cambieremo soltanto attraverso l’esempio. Non possiamo chiedere ad altri dei sacrifici se non li facciamo noi stessi. Non ci perdoneranno nulla, non possiamo perdonarci nulla. E’ nella nostra natura. E’ la nostra forza. Ho incontrato nei giorni scorsi una signora, due figli piccoli, senza il marito. Guadagna 500 euro al mese facendo le pulizie. Con orgoglio, mi ha detto che lei ce la fa, anche se conta i 10 centesimi. Ho pensato a lei, ieri, in quell’aula di stucchi e arazzi a Montecitorio.

REMEMBER: http://www.beppegrillo.it/movimento/codice_comportamento_parlamentare.php

IL NUOVO / LA VECCHIA POLITICA

Ciò che deve dare più fastidio di tutta la vecchia politica, e sono  sempre più convinto sull’urgenza della  rottamazione di tutto ciò che è stata la sua espressione  negativa , è l’atteggiamento dei suoi vecchi dirigenti, ( vecchi per visione politica ed età anagrafica ), che la mattina affermano di non voler prendere neanche il caffè con  l’avversario politico  mentre la sera sono già pronti a qualsiasi accordo, senza rendere conto a nessuno della propria giravolta, nemmeno ai propri elettori.
La cosa è possibile perché i partiti  non si confrontano mai  sui contenuti dei propri  programmi, sulle  riforme, le regole nuove da introdurre, ma mirano solo a spartirsi il potere e a  restare nel gioco e per questo sono disposti a tutto, anche a costo di perdere la faccia e ogni credibilità.
 Bersani,  già un mese fa puntava su un accordo con Grillo da lui ritenuto possibile, alternando minacce a lusinghe,   provocazioni a allusioni, il solito giochino del bastone e della carota, cercando di provocare  scissioni e divisioni nel M5S, tentativo  miseramente fallito di fronte alla fermezza di chi gli ha semplicemente chiesto: rinuncia al finanziamento pubblico ai partiti e poi parliamo.
Silenzio di tomba per non essere costretti ad amplificare l’eco della proposta.
Ora , una persona onesta e coerente, di fronte ad una valutazione sbagliata, ad un errore di strategia, e all’esito disastroso dei risultati elettorali, con un pò di buon senso ,offre le proprie dimissioni .

Se io fossi stato Napolitano non avrei mai dato l’incarico a Bersani semplicemente per non perdere tempo in riti inutili, visto che un governo può essere fatto solo attraverso un accordo tra PD , PDL, Monti e Lega,e il dirigente che si è espresso in questo senso è Renzi, e Bersani non fà che buttare via del tempo e ritardare l’insediamento di un governo, qualunque esso sia.
Il M5S ha bisogno di farsi le ossa con una tenace opposizione al governo dell’inciucio, avrà modo di indicarne l’immobilismo per i veti incrociati di chi rappresenta interessi diversi, crescerà nella considerazione degli italiani, farà conoscere sempre di più il suo programma, i suoi metodi di partecipazione dei cittadini e al momento giusto dovrà chiedere la maggioranza assoluta per un governo di vero cambiamento.

Non ho la più pallida idea se saranno necessari  mesi o  anni, ma se si continua con coerenza e fermezza, e si cresce nelle iniziative sul territorio, per i politicanti e inciucisti è finita.

IL GOVERNO DI MANICA LARGA

Il decreto sull’incandidabilità dei politici condannati è il solito topolino partorito dalla montagna, una presa per i fondelli ai danni di tutto il popolo italiano. Ma anche questa scatola vuota, al partito di Berlusconi sembra troppo. E così oggi si è attaccato a un altro espediente per fermarne o rallentarne l’approvazione.
Cosa gliene importa? Gliene importa perché potrebbe succedere che anche nelle maglie di una legge così permissiva finisca impigliato qualche alto dirigente della vecchia Forza Italia, e alla fine il fondatore in persona.
Però di qui a parlare di liste pulite ce ne passa. Per un Parlamento che in percentuale ha più inquisiti di qualsiasi quartiere malfamato d’Italia, ci vorrebbe un’inondazione di Aiax Tornado Bianco. Qui invece hanno tirato fuori un pezzettino microscopico di pessimo sapone.

Se uno non è condannato in via definitiva non c’è divieto. In Italia, lo stragista del Connecticut potrebbe candidarsi e nessuno potrebbe dirgli niente.

Se uno è condannato a meno di due anni, ha tutto il diritto di candidarsi. Siccome i reati contro la Pubblica amministrazione, che sono di gran lunga quelli principali per i politici, tra riti abbreviati e attenuanti varie finiscono quasi sempre con condanne inferiori a due anni, vuol dire che per il 99% dei politici corrotti e condannati la legge di Monti sarà acqua fresca. Chi patteggia, poi, se la sfanga comunque.

Con i politici, il governo dei tecnici è stato di manica larghissima in tutto, non solo nella finta pulizia delle liste. Se andate a vedere quello che è stato fatto davvero, dopo gli annunci fragorosi, scoprirete che mentre per i poveracci e per la classe media la vita nel 2012 è diventata molto più dura, per la Casta è rimasta uguale.
Per tagliare lo stipendio dei Parlamentari, come se si trattasse di un problema di astrofisica, hanno convocato addirittura commissioni che ci hanno pensato e poi hanno detto che per loro il compito era troppo difficile. Le province le volevano diminuire, invece di eliminarle come promesso, però hanno rimandato fino a che non c’è stato più tempo. Sarà per il prossimo secolo. Le auto blu stanno ancora dove stavano. Delle migliaia di consigli d’amministrazione, che servono solo a finanziare la clientela, non ne è stato eliminato nessuno. La legge sui finanziamenti ha addirittura legalizzato quello che fino a ieri era finanziamento illecito.

Articolo di Antonio Di Pietro