PUNTO 3: ALLEANZA FRA I PAESI MEDITERRANEI PER UNA POLITICA COMUNE

Il Movimento 5 Stelle, al momento, è l’unica organizzazione politica strutturata italiana, tra quelle partecipanti alla competizione elettorale europea, ad avere un programma, proprio perché è l’unica formazione davvero europeista: esattamente il contrario di ciò che affermano i professionisti al soldo della cupola mediatica. Infatti il Pd, Forza Italia, Lega Nord, agitano solo slogan demagogici generici, basati sui trend correnti, tentando di cavalcare il disagio sociale. Ecco che cosa intendono portare avanti i candidati Cinque Stelle quando andranno a Bruxelles, come portavoce europei a nome degli italiani pensanti.

Alleanza fra i Paesi mediterranei per una politica comune
Analisi e spiegazione del punto 3 del programma a cura di Sergio Di Cori Modigliani.

Si esce fuori dalla logica corrente dottrinaria, quella in salsa teutonica tanto per intendersi, sulla quale poggia la gestione attuale dell’euro, basata sulla piatta esecuzione servile, da parte di tutti gli stati membri, degli ordini impartiti da Berlino.
Si prende atto, perciò, che le economie dell’Europa meridionale, quelle della fascia mediterranea, Grecia, Italia, Francia, Spagna e Portogallo non sono in grado di poter sopravvivere alla pari con la Germania, allora l’euro viene scisso in due monete diverse. Un euro a due vie. Una alla quale aderiscono Germania, Olanda, Belgio e le nazioni del settentrione europeo. Un’altra alla quale aderiscono i paesi del Mediterraneo che formano una federazione con forte spirito comunitario, prendendo atto della inderogabile necessità di affrontare la situazione su basi realistiche, pragmatiche –quindi specifiche- e non più dottrinarie o subalterne agli interessi tedeschi.
O in Europa ci si sta insieme perché conviene a tutti, oppure è meglio uscirne.
Per il movimento cinque stelle, infatti, la locuzione nessuno verrà lasciato indietro vale per le esistenze di tutti, per ogni cittadino italiano, ma vale anche e soprattutto per tutti i popoli europei, perché questo è il Senso dell’Europa delle Comunità. Uniti si ma nel nome della condivisione, non per seguire gli interessi di gruppi oligarchici di finanziari.

*Dal libro #VinciamoNoi di Sergio Di Cori Modigliani (Adagio, 2014), con l’introduzione e primo capitolo di Gianroberto Casaleggio– IN USCITA A MAGGIO

PUNTO 2: ADOZIONE DEGLI EUROBOND

Il Movimento 5 Stelle, al momento, è l’unica organizzazione politica strutturata italiana, tra quelle partecipanti alla competizione elettorale europea, ad avere un programma, proprio perché è l’unica formazione davvero europeista: esattamente il contrario di ciò che affermano i professionisti al soldo della cupola mediatica. Infatti il Pd, Forza Italia, Lega Nord, agitano solo slogan demagogici generici, basati sui trend correnti, tentando di cavalcare il disagio sociale. Ecco che cosa intendono portare avanti i candidati Cinque Stelle quando andranno a Bruxelles, come portavoce europei a nome degli italiani pensanti.

Adozione degli Eurobond
Analisi e spiegazione del punto 2 del programma a cura di Sergio Di Cori Modigliani.

Per consentire di applicare nella zona euro il principio di comunità economica, per condividere e suddividere i rischi e gli interessi, il movimento cinque stelle chiede formalmente alla Banca Centrale Europea l’istituzione degli eurobond, ovvero di BPT europei e comunitari che abbiano un unico valore secco.
Gli stati si finanziano, oltre che attraverso il meccanismo retributivo del carico fiscale imposto ad aziende e persone fisiche, vendendo BPT (Buoni Poliennali del Tesoro) sul mercato internazionale. Regolarmente vengono fatte aste per piazzare questi titoli attirando investitori, e lo Stato paga degli interessi a chi acquista questi titoli. Se l’economia della nazione va molto bene, gli interessi sono molto bassi. Se l’economia va male, gli interessi sono molto alti perché il rischio è maggiore per chi investe. Il più basso interesse praticato sul pianeta sui BPT è quello del Giappone: 0,657%, nazione solida che ha un pil intorno agli 8.500 miliardi di dollari e un indebitamento pubblico intorno ai 20.000 miliardi, pari a un – 234%. Basterebbe questo dato per comprendere la falsità delle argomentazioni liberiste che sostengono come la ricchezza di una nazione derivi da una spesa pubblica contenuta. Il Giappone investe ogni anno circa 3.500 miliardi di dollari (stampando yen) nella ricerca scientifica, nell’istruzione avanzata, nell’alta tecnologia, in infrastrutture ad uso pubblico, e il consumo interno aumenta costantemente garantendo la circolazione della moneta, oltre al fatto di avere il tasso di disoccupazione più basso al mondo, intorno al 2% della popolazione attiva.
In virtù di questo principio, le discrepanze e le diseguaglianze tra situazioni economiche diverse di nazioni che si trovano sulla stessa barca vengono annullate.
In tal modo non sarebbe più la Germania con tassi molto bassi ad attirare capitali (mentre il Portogallo, la Grecia, la Spagna, l’Italia sono costretti a praticare un interesse tre volte superiore dissanguandosi) ma la comunità di nazioni nel suo insieme. La Germania è contraria al varo degli eurobond, perché mantenendo una situazione come quella attuale si avvantaggia pagando il danaro internazionale tre volte di meno dell’Italia e quindi diventando più competitiva in termini finanziari. Il Movimento Cinque Stelle ufficialmente chiede e pretende il varo immediato di eurobond e di consentire alla Banca Centrale Europea di stampare buoni del tesoro.

*Dal libro #VinciamoNoi di Sergio Di Cori Modigliani (Adagio, 2014), con l’introduzione e primo capitolo di Gianroberto Casaleggio– IN USCITA A MAGGIO

PUNTO 1: ABOLIZIONE FISCAL COMPACT

Il Movimento 5 Stelle, al momento, è l’unica organizzazione politica strutturata italiana, tra quelle partecipanti alla competizione elettorale europea, ad avere un programma, proprio perché è l’unica formazione davvero europeista: esattamente il contrario di ciò che affermano i professionisti al soldo della cupola mediatica. Infatti il Pd, Forza Italia, Lega Nord, agitano solo slogan demagogici generici, basati sui trend correnti, tentando di cavalcare il disagio sociale. Ecco che cosa intendono portare avanti i candidati Cinque Stelle quando andranno a Bruxelles, come portavoce europei a nome degli italiani pensanti.

Cancellazione del Fiscal Compact da parte della Repubblica Italiana.
Analisi e spiegazione del punto 1 del programma a cura di Sergio Di Cori Modigliani.

“E’ il punto centrale della battaglia in Europa per l’Italia. Il Movimento 5 Stelle è l’unica organizzazione politica italiana che ha posto nel proprio programma la necessità immediata di cancellare il Fiscal Compact, identificato come il diabolico meccanismo che distruggerà l’economia italiana.
Che cos’è il Fiscal Compact? E’ una clausola firmata dalle nazioni aderenti al Trattato di Maastricht che identifica il debito pubblico come l’elemento scatenante delle crisi economiche.
Questo assunto nasce dall’applicazione della dottrina liberista, basata sul presupposto che bisogna liberare il mercato privato dei capitali finanziari, e per far ciò bisogna poco a poco eliminare le spese dello Stato, andando a tagliare ogni presenza pubblica nel campo della sanità, dell’istruzione, dei servizi sociali, dei beni comuni, imponendo a ogni singola nazione l’abbattimento del debito e quindi impedendo ogni forma di investimento da parte dello Stato centrale. Per quanto riguarda l’Italia, che ha un debito complessivo nell’ordine di 2.100 miliardi di euro, è stato stabilito che la nostra nazione debba cancellarlo del 50% nell’arco di venti anni, corrispondente a 1.100 miliardi di euro, tagliando dalla spesa pubblica 55 miliardi di euro all’anno a partire dalla prima tranche che scade nella primavera del 2015. Questo significa che a gennaio del 2015 –restando il Fiscal Compact- l’Italia dovrà attuare una eccezionale manovra economica per trovare 55 miliardi di euro. E’ stato calcolato che per raggiungere un simile obiettivo senza operare tagli lineari dei servizi, nel 2014 l’economia italiana nel suo complesso dovrebbe aumentare di un valore tra un +8% e un +12% , come si verificò nel 1960. Le probabilità che ciò accada sono dello 0,0%. Il Fondo Monetario Internazionale, infatti, ha previsto per l’Italia nel 2014 (se va bene) una crescita intorno a un + 0,6%, ultima in Europa. L’Italia, quindi, sarà costretta a vendere parte delle proprie riserve auree depauperando il proprio risparmio strategico nazionale; sarà costretta a svendere le più importanti aziende strategiche nazionali pubbliche ai privati (energia elettrica, acqua, gestione di infrastrutture, Eni, telefonia, siderurgia, turismo balneare e turismo artistico); sarà costretta a svendere il proprio patrimonio artistico di riserva (i ragionieri europei hanno già iniziato la quantificazione di valore dei sotterranei della Galleria degli Uffizi, la somma di reperti archeologici del Museo dell’Antica Roma, il passaggio della gestione dei più importanti siti archeologici nazionali, da Pompei a Selinunte, da Segesta alle tombe etrusche di Volterra); a questo bisogna anche aggiungere la cessione del diritto di occupazione delle battigie dell’intero sistema di spiagge italiane appartenenti al demanio che verranno affidate a multinazionali del turismo gestite dal gruppo tedesco Allianz e dalla Prudential Bache anglo-americana; e infine dovrà ridurre di almeno 20 miliardi di euro all’anno l’investimento nell’istruzione pubblica con la possibile chiusura di almeno 250 atenei statali che passeranno ai privati, comprese grandi università con centinaia di anni alle spalle, la cancellazione della gestione nazionale degli asili-nido che diventeranno tutti privati, probabilmente la cancellazione definitiva di intervento da parte dello Stato a favore dei disabili, oltre che una fortissima tassazione sui ticket sanitari, la contrazione dei mezzi di trasporto pubblici, ecc. Per obbligare le nazioni a rispettare tali parametri, bisognava immettere “l’obbligo di aderenza al Fiscal Compact” all’interno dei singoli meccanismi istituzionali; doveva essere quindi il Parlamento a legiferare in materia. Il 26 luglio 2011, nel corso del Festival de l’Unità a Pesaro, il giornalista Giovanni Floris chiese all’allora segretario del Pd, Pierluigi Bersani, se il suo partito intendesse votare il fiscal compact e lui rispose “non sono mica matto, questo è un meccanismo da strozzini, vuol dire mettere in ginocchio l’Italia, ci obbliga a indebitarci per 20 anni per pagare debiti, che senso ha? Non lo farò mai”. Pochi mesi dopo, il Pd lo votava all’unanimità. Mario Monti era stato eletto premier per imporre questa decisione. Il 15 agosto del 2011, a Cortina d’Ampezzo, l’allora ministro dell’economia, Giulio Tremonti, rispondendo alla stessa domanda, dichiarava: “non diciamo sciocchezze. E’ un follia e un suicidio e il popolo della libertà non consentirà mai l’applicazione di questo parametro il cui fine consiste nel depauperare l’Italia senza scampo”. Il suo partito, Pdl, pochi mesi dopo, lo votava all’unanimità insieme al Pd. Il 28 agosto del 2011 a Pontida, Roberto Maroni, allora Ministro degli Interni, a nome della Lega Nord dichiarava: “ma stiamo scherzando! Non lo firmeremo mai perché noi siamo in prima linea sul territorio a difesa delle imprese”. Pochi mesi dopo lo firmava compatto insieme a Pd e Pdl. A Gennaio del 2014, il premier Matteo Renzi, non appena arrivato a Berlino dichiarò pubblicamente che l’Italia rispetterà fino in fondo sia il Fiscal Compact che l’obbligo di pareggio in bilancio. Per il Movimento 5 Stelle, questo è considerato il punto saliente del proprio programma elettorale alle europee.
Sotto la gogna di questa spaventosa cifra da trovare ogni singolo anno, dal 2015 al 2035, l’Italia annulla ogni possibilità di ripresa. La posta in gioco, oggi, è la più alta in assoluto mai giocata in Europa dal 1712.
Consiste nella destrutturazione della spina dorsale europea per trasformare il continente in un gigantesco bacino d’utenza di individui schiavizzati dal bisogno, quindi obbligati dalla necessità e dalle circostanze a dover accettare per forza ogni imposizione, ogni scelta esterna, ogni dettame, senza più poter fare appello al proprio diritto, sancito e conquistato, di scegliere in piena libertà l’esercizio all’autodeterminazione. E’ una Guerra Invisibile. Ma non per questo meno micidiale di una guerra immediatamente percepibile per le rovine, i lutti e i crateri provocati dalle bombe piovute dagli aerei nemici. E’ la Prima Guerra Mondiale della società post-moderna cresciuta nell’esposizione globale dell’uso dell’alta tecnologia che produce una realtà virtuale. E’ la Prima Guerra dell’”Homo Electronicus” e, come tale, si manifesta attraverso l’uso massivo dei “droni globali mediatici”: quotidiani bombardamenti a tappeto dove, al comando delle invisibili fortezze aeree, si trovano i piloti dirigenti della truppa professionale asservita alla cupola mediatica. Costoro eseguono gli ordini dei colossi della finanza anglo-americana-tedesca che vedono la possibilità di potersi appropriare per sempre dell’intera nostra ricchezza nazionale. In questa micidiale guerra europea ogni nazione ha i suoi droni mediatici, a ogni popolo e a ogni etnia viene offerta la rappresentazione quotidiana di falsi ideologici, di cifre menzognere, dove alla realtà viene sostituita la surrealtà, creando uno stato di confusione permanente; dove le più folli assurdità vengono presentate come norma di riferimento; dove il buon Senso comune è stato cancellato, in modo tale da poter presentare delle soluzioni deliranti e folli come ragionevoli e sensate. Spread, trend, governance, fiscal compact, buyback, firewall, margin call, FMI, BCE, EFSM, WB, ISM, sigle, acronimi e termini per lo più in lingua inglese che stanno a significare la nuova simbolica di massa, proposta e riproposta fino alla nausea, presentata come i nuovi totem di riferimento. Un bombardamento regolarmente presentato e offerto all’ora di cena.
Ma nulla è più precario, traballante, insicuro, quasi impossibile da controllare, di una gigantesca catena speculativa creata nel mondo virtuale delle transazioni bancarie, con investimenti sottratti ai bilanci ufficiali che da un momento all’altro possono determinare e provocare una gigantesca catastrofe finanziaria che farebbe scattare un effetto domino rovinoso. Vivono all’interno di un edificio traballante, terremotato (le banche e le istituzioni finanziarie) e si avvalgono della corruttela complice, nel disperato tentativo di salvare un sistema di valori, di relazionalità e di scambi che loro stessi hanno distrutto giorno dopo giorno, nella più totale dimenticanza e irresponsabilità, perché troppo presi dalle illusioni megalomani covate nei castelli dorati di un territorio di privilegio immeritato. Sono l’antico passato medioevale che ritorna, nel tentativo di ripostularsi per costruire un futuro che non esiste e per cancellare definitivamente, una volta per tutte, le conquiste nate dalla rivoluzione francese in poi.
Il futuro, invece, sono i giovani e tutti coloro che hanno mantenuto saldo il Senso e il Significato dei valori dell’esistenza. La Guerra Invisibile è la guerra tra un’oligarchia di privilegiati che rappresenta gli interessi della finanza speculativa planetaria sovra-nazionale e i cittadini dei singoli popoli e delle singole nazioni.
Combatterla, questa guerra, è un dovere e un diritto di ogni cittadino europeo. E’ per questo motivo che il Movimento 5 Stelle ha messo al primo posto questo punto, nella piena consapevolezza di star combattendo una guerra: da una parte l’oligarchia del privilegio acquisito garantito, dall’altra le istanze della collettività”.
Sergio Di Cori Modigliani

*Dal libro #VinciamoNoi di Sergio Di Cori Modigliani (Adagio, 2014), con l’introduzione e primo capitolo di Gianroberto Casaleggio– IN USCITA A MAGGIO

GRILLO E’ ALDILA’ DELLA DX E DELLA SX

I sondaggi danno i 5Stelle primo partito fra i giovani con percentuali che vanno dal 32 al 34%. Si dirà che i giovani sono per loro natura antisistema ed estremisti e che quindi il fenomeno è destinato a sbollire. Ho qualche dubbio. Grillo raggiunge i maggiori consensi, il 34%, nella fascia tra i 24 e i 34 anni, un’età in cui, in genere, i bollori rivoluzionari si sono intiepiditi e si ha una consapevolezza più matura (i ‘sessantottini’, che se la davano da rivoluzionari, erano universitari e la loro età andava, in media, dai 19 ai 24, 25 anni).

Stupisce invece che Pd e Forza Italia riprendano quota fra i cittadini che hanno più di 45 anni. Perché sono proprio queste le generazioni che hanno potuto constatare di persona e ‘de visu’ le malversazioni, la corruzione, il clientelismo sfacciato e insomma tutte le nefandezze di cui si sono macchiati i cosiddetti partiti tradizionali, Pd in testa perché nell’arco degli ultimi trent’anni è stato al potere, o consociato ad esso, più di Forza Italia. E’ comprensibile invece che Grillo crolli fra gli over 65 (8%) mentre Pd (46%) e Forza Italia (23%) hanno le loro performance migliori. I vecchi sono conservatori. Perché sono fragili e ogni cambiamento li manda in tilt. Ma noi vecchie ciabatte dovremo pur morire, prima o poi, consentendo alle nuove generazioni di costruirsi se non un mondo almeno un’Italia migliore di quella che noi, anche quando abbiamo combattuto le malefatte della partitocrazia (e io mi permetto di annoverarmi fra questi), gli abbiamo lasciato.

Vauro ha bollato Grillo come ‘fascista’. E Santoro ha affermato: «Io mi auguro che Grillo la smetta con questi toni illiberali, deve cambiare registro e iniziare a rispettare i giornalisti altrimenti anch’io potrei andare nelle piazze dove è passato lui e dire come stanno le cose battendomi per la libertà d’informazione». Non mi pare che Michele Santoro sia il pulpito più adatto in tema di ‘toni illiberali’. Comunque una delle maggiori responsabilità della Tv italiana è stata quella di creare questo tipo di conduttori di talk show che confondono la potenza del mezzo con la propria e credono di essere dei padreterni. Dice: anche Grillo, a suo modo, è stato conduttore. Sì, ma è uscito dalla Tv un quarto di secolo fa e da allora ha lavorato, spendendovi tutta la sua energia fisica e intellettuale, per costruire un movimento politico che sta avendo un successo clamoroso. Santoro non lo può nemmeno scalfire.

Sul Giornale invece Antonio Signorini considera Grillo un veteromarxista. Quello che non si è capito è che Grillo è ‘al di là’ della destra e della sinistra, categorie vecchie di due secoli e mezzo che non sono più in grado di comprendere le esigenze più profonde dell’uomo contemporaneo che, al di là delle apparenze, non sono economiche ma esistenziali. In questo senso, per esempio, vanno intesi i discorsi del leader 5Stelle contro il mito del lavoro, che è altrettanto marxista che capitalista, e il ‘salario di cittadinanza’ (anche se questo ha un risvolto economico perché la ‘tecno’, il solo settore in crescita, continua a sbattere la gente fuori dal lavoro e quindi i disoccupati sono destinati ad aumentare in modo esponenziale).

Infine Grillo salva, involontariamente, la democrazia dei partiti. I sondaggi valutano l’astensione al 40%, ma potrebbe essere molto di più. Il governo lo teme e non fa che mandar fuori spot perché si voti sull’Europa. Se i 5Stelle non ci fossero i loro voti, si tratti del 25 o del 30%, finirebbero all’astensione che potrebbe raggiungere il 70%. In questo caso la democrazia italiana uscirebbe dalle Europee completamente delegittimata.

Fonte articolo di Massimo Fini

EUROPEE : BANCHETTO INFORMATIVO A QUARTUCCIU

Sabato 03 Maggio 2014 con orario dalle 09,30 alle 12,30
in Via Mandas nello spazio adiacente all’ ufficio postale di Quartucciu

Sabato 17 Maggio 2014 con orario dalle 09,30 alle 12,30
in Via Mandas nello spazio adiacente all’ ufficio postale di Quartucciu

Il banchetto avrà solo uno scopo informativo verso i Cittadini in riferimento alle consultazioni europee che si svolgeranno il 25 Maggio 2014

 

suolo pubblico 0770001

REFERENDUM SULL’EURO

Un referendum sull’euro con lo scopo di far sì che siamo noi Cittadini  a prendere la decisione in modo democratico e poterci  esprimere liberamente se vogliamo proseguire  a stare nella zona euro. Questo chiede Beppe Grillo.

La risposta continua ad essere  che non si può fare perché l’art.75 della Costituzione vieta referendum abrogativi  su accordi  internazionali.
Il Pd con il suo segretariocapodelgoverno Renzie, continuano a proclamarsi  a favore delle regole euro che ci stanno portando all’auto distruzione economica e non solo , mentre  nel vecchio continente  è sempre più diffusa la convinzione  che l’Europa va ripensata. L’ Europa attuale dei banchieri, dei grandi gruppi finanziari e delle lobby non è certo l’Europa dei popoli.

Dobbiamo salvare l’Europa cambiando le regole della Bce e del FM che altrimenti ci porteranno  al disfacimento totale.
Ci hanno  portati ad entrare nell’Euro con una decisione presa senza alcuna consultazione popolare, in seguito il governo del professor  Monti ci ha imposto  l’obbligo del fiscal compact per cui dobbiamo dare 50 miliardi l’anno ogni anno per 20 anni. Ora  Renzie afferma, con sfrontata sicurezza,  che non sforeremo il 3%, perché pur non riducendo  il debito aumenteremo il PIL.

Ma cosa stiamo facendo  per ridurre il debito che ogni mese aumenta di  miliardi? Aumenterà forse il PIL con gli 80  euro dati ad alcuni a fronte di 85.000 ex lavoratori licenziati in più?

Il nostro attuale governo un successo però l’ha ottenuto:   il famoso pareggio del bilancio lo raggiungeremo nel 2016,  con un anno di ritardo rispetto alla tabella di marcia prefissata. Ma siamo consapevoli del fatto  che siamo l’unico Paese europeo ad averlo inserito nella propria Costituzione? Per quale motivo tale impegno??

Le leggi della Bce che si sono trasformate in un cappio al collo per la nostra economia devono essere contestate, ridiscusse, non rimandate.

Se non si può fare un referendum abrogativo per motivi costituzionali, se ne può fare uno CONSULTIVO.
E’ palese che i soliti noti  non vogliono nemmeno questo, perché porterebbe ad  una campagna di informazione che metterebbe in risalto  tutti i  danni causati finora dall’euro e su ciò che potrebbe accadere  se ne uscissimo.

NOI IN SARDEGNA FACCIAMO COSI’?

“Quando una persona è stanca di subire passivamente, quando una persona si ribella alla quieta disperazione, noi apriamo le nostre porte e le diamo la possibilità di diventare protagonista senza dover leccare piedi maleodoranti per minimo 20 anni.

Noi nel M5S facciamo così.

Quando durante i nostri comizi i cittadini chiedono la parola, noi diamo loro il microfono in mano senza alcuna paura, senza alcun timore e rispettiamo la loro eventuale critica.

Noi nel M5S facciamo così.

I parlamentari, i consiglieri regionali, i consiglieri comunali del M5S che stanno girando l’Italia per fare campagna elettorale passano le notti a casa di amici, cenano insieme a centinaia di cittadini che non conoscono, si spostano sulle auto degli attivisti.

Noi nel M5S facciamo così.

Quelli che si montano la testa e che iniziano a vantarsi di essere deputati o senatori, noi li deridiamo e li umiliamo col sorriso e il sudore degli attivisti che combattono senza guadagnare un euro.

Noi nel M5S facciamo così.

Quelli che cambiano idea, quelli che si comportano male, quelli che si vogliono intascare soldi dei cittadini, quelli che vogliono fare carriera, quelli che si attaccano alla poltrona, quelli che provano a creare gerarchie, quelli che non rispettano i sacrifici dei loro colleghi, quelli in cerca di visibilità a tutti i costi, noi li mettiamo al giudizio democratico della rete e li lasciamo liberi, a disposizione dei partiti che amano i furbacchioni e i frustrati.

Noi nel M5S facciamo così.

I nostri portavoce sanno cosa votano e quando non sono sicuri, ammettono di avere un dubbio e chiedono informazioni con grande umiltà.

Noi nel M5S facciamo così.

I nostri portavoce eletti nelle istituzioni portano a termine il loro mandato, non si candidano per altri ruoli a metà mandato ed ognuno di noi non supera i due mandati politici. Crediamo nelle idee, nella forza della comunità e non abbiamo bisogno di leader o leaderini.

Noi nel M5S facciamo così.

Noi facciamo politica a bassissimo costo, rinunciando ai rimborsi elettorali e a tutti i privilegi ingiustamente regalati ai politici. Noi siamo sovvenzionati dalle offerte libere e volontarie di cittadini che credono in noi e nel nostro progetto. Non abbiamo lobby, non abbiamo sponsor, non abbiamo aziende o gruppi industriali alle nostre spalle. Viviamo di energia pura e di vera passione politica.

Noi nel M5S facciamo così.

Noi non vogliamo che nessuno rimanga indietro. Crediamo che in questo mondo ci sia posto per tutti, la natura è ricca ed è sufficiente per tutti noi. Bisogna solo ridare potere al popolo, togliendolo dalle mani delle multinazionali che hanno guidato la politica e affamato il Paese con politiche economiche scellerate.

Noi nel M5S facciamo così.

Noi forse stiamo portando avanti una battaglia impossibile e già persa in partenza contro poteri troppo forti, ma la sensazione nelle piazze, in mezzo alla gente e davanti allo specchio, è quella di avere già vinto

Noi nel M5S facciamo così”.

Max Bugani Fonte blog di Beppe Grillo

RINGRAZIARENZI

Renzie continua a raccontare la balla degli 80 euro al mese, in complicità con giornali e tv di regime. Basterebbe andare a leggersi il testo della legge delega ora in discussione al Senato per scoprire che Renzie ha tolto, alle stesse categorie cui ha promesso gli 80 euro, le detrazioni per il coniuge a carico che valgono 700 – 800 euro all’anno, 65 euro al mese circa. La campagna pubblicitaria del venditore di pentole di Firenze finanziata con il sangue delle famiglie italiane. Un voto di scambio a 15 euro. La tua dignità vale così poco?

Niente più detrazioni per il coniuge a carico: è scritto tra le pieghe della più becera ambiguità del cosiddetto Jobs Act, LEGGE DI DELEGA al Governo, attualmente al vaglio del Senato. La lettera c) dell’art. 5 infatti recita così: “ introduzione del tax credit, quale incentivo al lavoro femminile, per le donne lavoratrici, anche autonome, con figli minori e che si trovino al di sotto di una determinata soglia di reddito complessivo della donna lavoratrice, e armonizzazione del regime delle detrazioni per il coniuge a carico” Cosa si nasconde dietro questa faziosa e ambigua dicitura? Un vero e proprio blitz sulla fondamentale detrazione per coniuge a carico, sostituito con un improbabile ed incostituzionalissimo tax credit! Oggi la detrazione per il coniuge a carico spetta a qualunque coniuge lavoratore/lavoratrice, uomo o donna che sia, che abbia moglie o marito a carico  cioè che non abbia superato il reddito di 2.840,51 euro annuo, 5 milioni di vecchie lire. Questa detrazione ammonta all’incirca a 700/800 euro l’anno. Eliminarla sostituendola con questo cosiddetto tax credit significa ridurre  enormemente la platea dei beneficiari! Infatti la tax credit secondo la fuffa dell’articolo menzionato, spetterebbe come credito d’imposta alle imprese che assumono una donna alle seguenti condizioni, coesistenti: – donne lavoratrici anche autonome; – con figli minori; – che si ritrovino al di sotto di un reddito complessivo; Interpretando le pieghe di questa strana normativa si scopre che una donna che venisse assunta con questo meccanismo che avesse un coniuge a carico, oppure una coppia senza figli o senza figli minori, perderebbero la detrazione, che invece oggi spetta. Queste categorie che si troverebbo scoperte, inoltre, sono per lo più proprio quelle alle quali sono stati promessi i famosi 80 euro in busta paga.” Carla Ruocco, M5S Camera

Fonte blog di Beppe Grillo

BEPPE GRILLO: COMUNICATO POLITICO N° 54

Il MoVimento 5 Stelle (M5S) promuove la partecipazione alle elezioni europee 2014, attraverso la presentazione sotto il simbolo di liste di candidati scelti in Rete secondo le seguenti regole.
I candidati dovranno essere in possesso dei necessari requisiti di candidabilità e dovranno aderire al Codice di comportamento dei candidati e degli eletti del MoVimento 5 Stelle al Parlamento Europeo.
La selezione dei candidati verrà effettuata attraverso votazione in Rete a cui potranno partecipare gli aderenti al MoVimento 5 Stelle aventi i requisiti, secondo l’apposita procedura di selezione dei candidati e formazione delle liste.
Beppe Grillo, quale capo politico del MoVimento 5 Stelle e suo rappresentante, si occuperà degli adempimenti tecnico-burocratici necessari a consentire l’effettiva presentazione e partecipazione alle prossime elezioni europee 2014 delle liste dei candidati scelti in Rete, avvalendosi a tal fine di un gruppo di iscritti al MoVimento 5 Stelle che si sono resi disponibili a farsi carico di detti adempimenti, rinunziando preventivamente a presentare la propria candidatura alle prossime elezioni europee.

VINCIAMONOI!!!