25 APRILE: LIBERIAMO L’ACQUA

24-25 aprile: libera l’acqua, libera la democrazia

Due giornate di mobilitazione in tutta Italia per liberare l’acqua

Oggi  e domani, giorno della Liberazione, i comitati territoriali per l’Acqua  Bene Comune si mobiliteranno in tutta Italia per riaffermare la  liberazione del servizio idrico dalle logiche di profitto come deciso  dagli italiani il 12 e 13 giugno 2011.

Lo  facciamo nella giornata simbolica della Liberazione perché sappiamo che  l’aspirazione ad una società giusta, equa e libera dalla dittatura è  stato ciò che ha mosso la resistenza e, i suoi stessi principi, hanno  continuato a vivere in tutte le lotte sociali, di generazione in  generazione.

Come abbiamo fatto 3 anni fa, quando iniziammo la raccolta firme per  il referendum, prendiamo questa come data simbolica per affermare che  quella battaglia è stata vinta ma la guerra è ancora lunga. Infatti  ancora oggi la percentuale in bolletta per i profitti garantiti, ovvero  la speculazione sull’acqua e il servizio idrico, non è stata abolita;  anzi, la tariffa, ricalcolata dall’AEEG, ha semplicemente nascosto sotto  un’altra definizione quello stesso meccanismo.
Sappiamo che questi sono giorni difficilissimi, dovuti alla  situazione istituzionale ma, ancor di più, di fronte ad una crisi  economica e sociale che sta facendo precipitare il Paese. Per questo ci  mobilitiamo ancora un volta contro le gestioni private, la  “tariffa-truffa” dell’AEEG e per l’applicazione dell’esito referendario,  cercando sempre la massima cooperazione e relazione con chi si batte  per la difesa dei beni comuni e le altre lotte sociali.

Sappiamo che è ora di riaffermare gli ideali e le speranze che  portarono alla liberazione e costruire, oggi, un’alternativa necessaria.  Liberiamo l’acqua!Roma, 24 aprile 2013

CARA SINDACA TI SCRIVO

forum italiano movimenti acqua pubblica

 

c.a. della Sindaca del Comune di  Quartucciu Lalla Pulga

                              p.c. agli Assessori – Capi Gruppo – Consiglieri Comunali

 

Cara Sindaca Laura Pulga,

ti scrivo in merito alla campagna per l’acqua bene comune che, a quasi due anni dalla vittoria dei referendum del 12 e 13 giugno 2011, continua in tutta Italia per la piena applicazione degli esiti referendari, quindi in difesa non solo dell’acqua ma della democrazia stessa.

In questi anni di attività molti enti locali sono stati in prima linea nelle nostre iniziative, dando vita, nel maggio 2009, al Coordinamento Nazionale “Enti Locali per l’Acqua Bene Comune e la Gestione Pubblica del Servizio Idrico”, attualmente costituito da quasi 200 comuni.

Dall’ultima assemblea nazionale del coordinamento enti locali, svoltasi a Roma nel gennaio 2011, il quadro è molto cambiato: c’è stata una vittoria referendaria che diversi provvedimenti, sia politici che amministrativi, hanno provato ad aggirare; ci sono stati pronunciamenti legali, che, al contrario, hanno confermato la fondatezza di quella vittoria e la necessità di darne applicazione; in ultimo, ma non per importanza, negli ultimi mesi si sono aperti diversi processi di ripubblicizzazione, di cui gli enti locali sono, naturalmente, parte integrante e attiva.

Contemporaneamente c’è un popolo attivo che su questo tema porta avanti con costanza campagne e mobilitazioni (spesso) a fianco dei propri sindaci per affermare dal basso il principio di acqua pubblica.

In questo quadro è certamente di grande interesse, per tutte le amministrazioni locali, un momento di confronto e dibattito sul tema, per creare sinergie e coordinare le azioni volte a ripubblicizzare l’acqua e finalmente affermare i principi referendari.

In questo contesto intraprendere un percorso che porti ad una nuova Assemblea Nazionale del Coordinamento Nazionale “Enti Locali per l’Acqua Bene Comune e la Gestione Pubblica del Servizio Idrico”, da realizzare nella prossima primavera, con modalità e temi da condividere appare una necessità.

Per questo ti invito a partecipare a una prima riunione di confronto/organizzazione, il 10 aprile alle ore 11.00 presso la sede del Forum dei Movimenti per l’Acqua a Roma (Via S.Ambrogio, 4 – II piano).

In attesa di un tuo riscontro ti invito cordiali saluti.

 

Bruno Flavio Martingano consigliere comunale del gruppo civico 5 Stelle Quartucciu aderente al Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua Pubblica

  

Quartucciu, 03 Aprile 2013

 

SOSTENIAMO L’ACQUA PUBBLICA IN EUROPA

A settembre del 2012 è ufficialmente partita la campagna per l’ICE (Iniziativa dei cittadini europei) per l’acqua come diritto umano.

E’ un percorso che il Forum italiano dei movimenti per l’acqua ha deciso di intraprendere all’interno della Rete Europea per l’acqua scegliendo un primo terreno di attivazione a livello continentale.

Infatti la proposta di questa’ICE, formulata da EPSU (confederazione europea dei sindacati pubblici) che fa parte della rete, chiede sostanzialmente che:

1. le istituzioni dell’Unione europea e gli Stati membri siano tenuti ad assicurare a tutti i cittadini il diritto all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari;

2. l’approvvigionamento in acqua potabile e la gestione delle risorse idriche non siano soggetti alle “logiche del mercato unico” e che i servizi idrici siano esclusi da qualsiasi forma di liberalizzazione;

3. l’UE intensifichi il proprio impegno per garantire un accesso universale all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari.

 

Ma che cos’è l’ICE?

L’iniziativa dei cittadini europei (ICE) è un nuovo strumento introdotto dal Trattato di Lisbona ed entrato in vigore ad aprile del 2012. Esso consente ai cittadini ed alle organizzazioni della società civile europea di proporre alla Commissione Europea un’iniziativa legislativa raccogliendo un milione di firme in almeno sette paesi dell’UE nell’arco di 12 mesi.

L’iniziativa, pur connotandosi come il primo strumento di partecipazione diretta adotatto dall’Unione Europea presenta numerosi limiti, primo fra tutti la non obbligatorietà per la Commissione di istruire un percorso legislativo. Come la Commissione dovrà rispondere alle diverse iniziative deve ancora essere chiarito nel dettaglio.

Riteniamo però importante utilizzare questo strumento per rafforzare l’azione comune del Movimento Europeo per l’Acqua e per portare in Europa la voce dei 27 milioni di italiani che il 12 e 13 giugno hanno votato per la gestione pubblica del servizio idrico.

 

A che punto siamo?

In questo momento la raccolta firme sta procedendo lentamente ma cresce costantemente. E’ chiaro che uno strumento nuovo e relativamente ignorato dai grandi media faccia un po’ di fatica a trovare l’attenzione della maggioranza dei cittadini, ma questo non ci può far desistere; questo è il momento di impegnarsi maggiormente!

Lo diciamo a tutti/e quelli che hanno votato per i referendum del 2011 e, in generale, a tutte quelle persone che ritengono l’acqua un bene comune da tutelare e garantire per tutti.

Riteniamo che, ancora una volta, la battaglia per l’acqua pubblica possa aprire una strada di rivendicazione innovativa e che valorizzi i nessi, questa volta a livello europeo, perchè si possa delineare un alternativqa alle politiche di austerity.

Perchè ci stiamo rendendo conto che l’obiettivo è quello di privatizzare e creare nuovi terreni per il profitto a scapito di tutti noi.

 

Siamo convinti che il percorso per l’ICE sull’acqua diritto umano debba essere sostenuto e non possa fallire. Infatti siamo consapevoli che all’interno della Commissione Europea si prepara una nuova stategia per privatizzare i servizi pubblici, e quelli idici, a breve.

Sappiamo che le direttive europee sono indicazioni perentorie ai governi dei singoli paesi e, spesso, nascondono le volontà e gli appetiti dei grandi interessi finanziari e vengono usate come arieti, nei singoli Stati, per produrre ulteriori privatizzazioni.

Per questo è necessario intensificare la raccolta di firme in tutta Europa, per dire in modo chiaro che l’acqua e la sua gestione devono essere pubbiche e fuori dal mercato, un diritto umano garantito per tutti.

 

In conclusione, se ancora non avete firmato fatelo subito sul sito www.acquapubblica.eu, con un po’ di pazienza e un documento di identità è possibile farlo in pochi minuti; se invece avete già firmato, diffondete l’informazione ad almeno tre persone ed invitateli a firmare.

Perchè si scrive acqua, si legge democrazia…anche in Europa!

ALLARME ACQUA

Vorrei evidenziare che il WEO (World Energy Outlook) di quest’anno dedica un capitolo speciale alla connessione fra consumo di acqua e di energia. Il capitolo discute in modo esteso la necessità di usare acqua nella produzione di energia, soprattutto negli impianti di produzione di elettricità, e di come il cerchio si chiuda, in molti paesi, in una situazione di stress idrico e portando all’uso di energia per ottenere acqua dolce. C’è una mappa che risulta essere abbastanza rivelatrice di quali paesi avranno i problemi più gravi,  ne fanno parte la Spagna  ma anche il Regno Unito e la Germania.

La IEA (International Energy Agency) stima che il 15% di tutta l’acqua dolce consumata nel mondo nel 2010 sia stata usata nella produzione di energia di tutti i tipi e, nello scenario centrale si attendono che salga al 18% del totale (o una percentuale maggiore, se la disponibilità globale di acqua diminuisce come conseguenza dei cambiamenti climatici e del degrado ambientale in generale).

Il WEO fa un’analisi dettagliata di quattro paesi che possono avere problemi importanti con la disponibilità d’acqua. Cina, India, Stati Uniti (su scala locale, soprattutto in associazione alla produzione, nello specifico, di petrolio da scisti e scisti petroliferi) e Canada (per effetto dell’inquinamento).

ACQUEDOTTI AUTO GESTITI: 40 EURO ALL’ANNO

Esistono ma nessuno ne parla. È la storia dei tanti acquedotti rurali presenti nell’appennino reggiano e che rappresentano una vera e propria rivoluzione in termini di gestione dell’acqua come bene pubblico. Era il secondo dopoguerra e i contadini, piccone e pala alla mano costruirono acquedotti là dove c’erano fonti e corsi d’acqua: strutture efficienti, che dopo mezzo secolo funzionano ancora. 40 euro circa, la spesa annua per ogni abitante, che deve semplicemente far fronte alle spese di gestione e manutenzione.

A mettere in luce questa realtà, due cittadini di Villa Minozzo, Graziano Malvolti e Benedetto Valdesalici, e Tommaso Dotti, membro del Comitato Acqua Bene Comune di Reggio Emilia. Dal loro incontro è nato un documentario, testimonianza storica di un fenomeno unico presentato al Festival di Civago “La montagna incantata”: “si chiama Picc e Pala con un titolo che rende omaggio al lavoro di pala e piccone dei contadini. È una storia di acqua pubblica e beni comuni, all’epoca di multiutility e manager strapagati, che riaccende la discussione su di un sistema da troppo tempo ignorato, ma presente in tutta Italia. E se gli oppositori rivendicano il fatto che le realtà siano sempre molto piccole, gli autori rispondono con l’esempio di San Bartolomeo, frazione della città di Reggio Emilia, che si serve di un acquedotto rurale.

“L’acqua pubblica è più buona rispetto alle altre”, dicono così gli abitanti dell’appennino reggiano intervistati da Valdesalici e Malvolti, anziani depositari di una tradizione comunitaria che non hanno nessuna intenzione di abbandonare. “Abbiamo deciso di portare avanti questo progetto, – dicono gli autori del documentario autofinanziato, “per cercare di parlare di questa terza via sconosciuta ai più. Pensavamo di andare a recensire un territorio rurale caratterizzato da piccole strutture e invece abbiamo trovato una soluzione per il futuro”. 

Gli acquedotti rurali fanno arrivare nelle case l’acqua direttamente dalle fonti e la spesa dei cittadini è solo quella della manutenzione. I cittadini sono i soci e riuniti in consorzi, si incontrano periodicamente per parlare dello stato del sistema idrico, dove il presidente è un volontario eletto ogni anno. “È una gestione democratica di un bene pubblico”- aggiunge Graziano Malvolti, – dove i cittadini non sono clienti, ma utenti. Si tratta di una soluzione per il futuro, ma a patto che la gente abbia coscienza. Solo perché non abbiamo il contatore non vuol dire che possiamo tenere aperto il rubinetto finché vogliamo”.

È stata la legge 911 del dopoguerra a permettere la costruzione di tali acquedotti, quando lo Stato proprio per permettere la ricostruzione, offrì la possibilità agli abitanti di quelle zone di pagare la struttura in cambio di manodopera. “Ho conosciuto queste realtà”, racconta Tommaso Dotti, membro del Comitato Acqua Bene Comune, e studente dello IUC di Torino, master sui beni comuni creato da Ugo Mattei, “durante la campagna di raccolta firme per il referendum del 2011.

Mi ricordo ancora una sera di dicembre, a Busana quando ho assistito alla riunione di un consorzio dell’acqua: adulti, bambini e anziani, nella sala civica a parlare della loro rete idrica. Lì ho deciso che volevo saperne di più”. Una tesi di laurea in Storia contemporanea e l’incontro con gli autori di “Picc e Pala”, hanno portato Tommaso a studiare gli acquedotti rurali dell’appennino, il quale aggiunge: “Per trovare i documenti che parlano della storia di questi acquedotti, ho dovuto girare casa per casa, perché non si trovano negli archivi comunali, ma nelle case degli abitanti, quegli stessi che hanno lavorato per la costruzione tante ore quanti i membri della famiglia o il bestiame a carico. Gli acquedotti rurali sono rivoluzionari perché sono il simbolo della resistenza al mercato, il piccolo che si oppone al gigante, il cittadino che difende il territorio dalla finanza”.

Febbio, Riparotonda, Monte Orsano, Coriano, Santonio, Cavizzo, Cadignano, Gazzano, Sommaterra, Pietracchetta, Casepelati, Cervarolo, Case di Civago, Civago, Romita, Triglia, Pizzola, Sologna, sono i 18 acquedotti rurali censiti dal documentario, e che corrispondono alle frazioni del Comune di Villa Minozzo, che invece è gestito da Iren. “Non si tratta di essere egoisti – aggiunge Benedetto Valdesalici, – ma di essere consapevoli di quello che si ha. Siamo partiti con l’idea che le differenze sono utili e che un altro modo di gestire l’acqua è possibile ed è quello che abbiamo trovato.

È difficile riproporre questo sistema in grandi città come Reggio Emilia, ma di certo è una soluzione che potrebbe funzionare su piccola scala”. Un acquedotto costruito e gestito dai cittadini, dove il tubo lo ripara il fabbro del paese e una volta per tutte e se hai bisogno di un’informazione sulla rete idrica bussi al vicino, invece che chiamare un call center a Genova o Torino. Cartoline d’altri tempi che in appennino continuano a funzionare e che forse, dicono i protagonisti, potrebbero essere il modello per rivoluzionare il rapporto tra acqua e cittadini.

Fonte il Fatto Quotidiano

I SERVIZI PUBBLICI NON SI POSSONO PRIVATIZZARE

Incostituzionale la norma che obbligava i comuni a privatizzare i servizi pubblici locali. “Viola apertamente il referendum del 12 e 13 giugno del 2011″

Grande vittoria dei movimenti, la Corte Costituzionale fa saltare le privatizzazioni di acqua e servizi pubblici locali

Oggi, 20 Luglio, la Corte Costituzionale restituisce la voce ai cittadini italiani e la democrazia al nostro Paese.
Lo fa dichiarando incostituzionale, quindi inammissibile, l’articolo 4 del decreto legge 138 del 13 Agosto 2011, con il quale, il Governo Berlusconi, calpestava il risultato referendario e rintroduceva la privatizzazione dei servizi pubblici locali. Questa sentenza blocca anche tutte le modificazioni successive, compresa quelle del Governo Monti.

La sentenza esplicita chiaramente il vincolo referendario infranto con l’articolo 4 e dichiara che la legge approvata dal Governo Berlusconi violava l’articolo 75 della Costituzione. Viene confermato quello che sostenemmo un anno fa, cioè come quel provvedimento reintroducesse la privatizzazione dei servizi pubblici e calpestasse la volontà dei cittadini.

La sentenza ribadisce con forza la volontà popolare espressa il 12 e 13 giugno 2011 e rappresenta un monito al Governo Monti e a tutti i poteri forti che speculano sui beni comuni. Dopo la straordinaria vittoria referendaria costruita dal basso, oggi è chiarito una volta per tutte che deve deve essere rispettato quello che hanno scelto 27 milioni di italiani: l’acqua e i servizi pubblici devono essere pubblici.

Si scrive acqua, si legge democrazia!

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

QUELLO CHE POSSO FARE IO..

Tutti almeno una volta nella nostra vita abbiamo fatto questo pensiero:     “tanto io non conto niente, sono una goccia nel mare come posso mai cambiare il mondo? Se non ci sono riusciti M.L.King o Ghandi, quanto sono impotente io?”. 

Credo però che il mondo cambierà solo quando noi cominceremo a pensare che è possibiole cambiarlo. E senza fare Rivoluzioni particolari o magie di nessun genere, semplicemente cominciando a pensare da formiche e, quindi, capire che ogni piccolo gesto che compiamo, unito a quello di milioni di altri, può diventare, nel bene o nel male, il punto di svolta della nostra specie.

 LASCIA IL POSTO IN CUI SEI NATO MIGLIORE DI COME L’HAI TROVATO.   ( piccola regola dello scoutismo ). Se ognuno di noi facesse propria questa regola di vita sarebbe fantastico!

Ma andiamo nel pratico … ecco quello che posso fare io:

La raccolta differenziata sempre e comunque. Dividiamo il vetro, la plastica, la carta, l’umido e il secco. Se friggo  o cambio l’olio alla macchina lo porto all’isola ecologica. Se ad esempio ci capita di divorziare, lasciamo il marito/ la moglie nell’apposito cassonetto e non per strada…

Partecipiamo alla vita politica e sociale della  propria città/ regione/nazione o , almeno, teniamoci informati su cosa ci succede intorno.   Essere informati è la prima arma contro i soprusi. Metti che sbarcano davvero gli alieni e le donne sono tutte come la marziana di atto di forza …  hai capito lorsignori maschietti cosa si perdono??

Togliamo dal nostro vocabolario la parola “indifferenza”.  Diventiamo partecipi anche dei problemi degli altri e non stiamo a coltivare solo il nostro orticello.

Coltivare il proprio orticello.  L’orticello, quello vero, se abbiamo la possibilità, coltiviamolo eccome! Ritorniamo a produrre da soli quello che mangiamo, basta anche un piccolo pezzetto di terra.

Acquistiamo prodotti a KMZERO. Se non abbiamo un posto dove coltivare la terra, allora acquistiamo prodotti delle nostre zone e da agricoltura biologica aiutando così il nostro palato, gli agricoltori e la natura.

Rispettiamo la natura ma SOPRATTUTTO insegniamo ai nostri bambini a farlo.  I bambini sono spugne e se da subito imparano i comportamenti corretti non li abbandoneranno mai più.

Usare la bici.  Tutte le volte che è possibile. E poi sai che chiappe sode?

LAST BUT NOT LEAST:

Scassare le palle a tutti i vostri conoscenti, parenti amici e anche nemici tutte le volte che se ne presenta l’occasione.

Ma come non fai la differenziata??? Orrorrreeee!!!

C’è bisogno che per andare a comprarti le mutande tu debba per forza parcheggiare nella vetrina del negozio???? C’hai la gambina monca???

Non bisogna avere paura di risultare pesanti o “fissati”, tanto se sono vostri amici vi sopporteranno, se sono parenti vi sopporteranno perchè devono per forza, e se sono nemici tanto più, sai che piacere a frullargli i gioielli di famiglia!!

Questo è quello che posso fare io … e tu … e tu … e tu … e pure tu, SI’ !!!

LA REPUBBLICA SIAMO NOI

Roma, sabato 2 Giugno 2012                                                                                                  Ore 15.00 P.zza della Repubblica

LA REPUBBLICA SIAMO NOI

 

Manifestazione nazionale per l’attuazione del risultato referendario, per la riappropriazione sociale e la tutela dell’acqua e dei beni comuni, per la pace, i diritti e la democrazia, per un’alternativa alle politiche d’austerità del Governo e dell’Europa. Ad un anno dalla straordinaria vittoria referendaria, costruita da una partecipazione sociale senza precedenti, il Governo Monti e i poteri forti si ostinano a non riconoscerne i risultati e preparano nuove normative per consegnare definitivamente la gestione dell’acqua agli interessi dei privati, in particolare costruendo un nuovo sistema tariffario che continua a garantire i profitti ai gestori.

Non solo. Da una parte BCE, poteri forti finanziari e Governo utilizzano la crisi economico-finanziaria per rendere definitive le politiche liberiste di privatizzazione dei beni comuni e dei servizi pubblici, dismantellamento dei diritti del lavoro, del welfare e dell’istruzione, di precarizzazione dell’intera vita delle persone. Dall’altra le politiche d’austerità ridimensionano il ruolo dell’intervento pubblico per poi alimentare l’idea che la crescita sia possibile solo attraverso investimenti privati, che in realtà si appropriano dei servizi e devastano il territorio.

E’ in atto il tentativo di imporre definitivamente il dominio delle “esigenze dei mercati” sulla democrazia, ovvero il diritto di tutte e di tutti a decidere collettivamente sul proprio presente e futuro.

Il 2 giugno è da sempre la festa della Repubblica, ovvero della res publica, di ciò che a tutte e tutti appartiene. Una festa ormai da anni espropriata alle donne e agli uomini di questo Paese e trasformata in parata militare, come se quella fosse l’unica funzione rimasta ad un “pubblico”, che si vuole progressivamente consegnare agli interessi dei grandi gruppi bancari e dei mercati finanziari.

Ma la Repubblica siamo noi.

Le donne e gli uomini che nella propria quotidianità ed in ogni territorio lottano per la riappropriazione sociale e la tutela dell’acqua e dei beni comuni, per un welfare universale e servizi pubblici di qualità, per la dignità del lavoro e la fine della precarietà, per il diritto alla salute e all’abitare, per l’istruzione, la formazione e la conoscenza, per la trasformazione ecologica della produzione, a partire dal Forum Alternativo dei Popoli di Rio+20, per politiche di pace e cooperazione.

 Le donne e gli uomini che, come nel resto d’Europa, pensano che i beni comuni siano fondamento di un nuovo modello produttivo e sociale.

Le donne e gli uomini che dentro la propria esperienza individuale e collettiva rivendicano una nuova democrazia partecipativa, dentro la quale tutte e tutti possano contribuire direttamente a costruire un diverso futuro per la presente e le future generazioni.

Crediamo sia giunto il momento in cui siano queste donne e questi uomini a riempire la piazza del 2 giugno.

Con l’allegria e la determinazione di chi vuole invertire la rotta.

Con la consapevolezza di chi sa che il futuro è solo nelle nostre mani.

Promuovono: Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Per adesioni scrivere a segreteria@acquabenecomune.org

ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2012

Saranno 102 i comuni a 5 Stelle dove i Cittadini avranno una scelta. La possibilità tangibile di dare una svolta non solo al proprio comune, ma anche all’Italia intera votando Cittadini prestati alla politica, incensurati e non politici di professione dalla poltrona cementificata.
102 liste civiche, non “partiticizzate”, che i problemi li vogliono e li devono affrontare in modo diverso, perché non hanno interessi personali da difendere, ma composte da semplici persone che vogliono il benessere per la cittadinanza, essendone parte a tutti gli effetti, vivendone tutti i normali disagi e le quotidiane difficoltà.
Protezione del territorio, energia pulita, trasparenza amministrativa, salvaguardia dell’ambiente, acqua pubblica, risparmio energetico ecc. ecc. Non fermatevi al messaggio che tutti i media cercano di procrastinare: Movimento 5 Stelle = antipolitica. Andatevi a leggere  uno dei tanti programmi a livello locale, troverete idee chiare e ben delineate… ma tanto noi siamo populisti e demagoghi…

Con questo articolo il Movimento Cittadino Civico 5 Stelle vuole fare un grosso in bocca al lupo a tutti quei ragazzi che da mesi lavorano gomito a gomito, banchetto su banchetto per un sogno… che con l’impegno di tutti forse un giorno potrà davvero diventare realtà.

Che il Virus sia con voi!!!

E a proposito di virus…

I BENI COMUNI III° E ULTIMA PARTE

Fino a qualche anno fa sembrava che l’unico senso comune fosse il mercato, la competizione, il principio di privatizzazione come guida e parametro di tutto; oggi sembra possibile l’inverso, e cioè ricostruire un nuovo senso comune e con esso nuovi linguaggi.

La sovranità alimentare e la sicurezza sono un bene comune, la sicurezza intesa non solo come sicurezza dell’ambiente di lavoro, ma anche come sicurezza sul territorio. 

La definizione dei beni comuni è ampia e ne fanno parte anche le fonti energetiche rinnovabili,  che diventano molto importanti, specie di fronte al  fallimento del protocollo di Kyoto.

Un altro elemento del nuovo senso comune è l’esperienza della democrazia partecipata, che va molto al di là del bilancio partecipativo: beni comuni e democrazia partecipata sono due corni dello stesso problema, hanno bisogno uno dell’altro.

Dobbiamo parlare di beni comuni sociali e naturali, quelli naturali sono quelli che garantiscono la sopravvivenza, la qualità della vita, e per questi non ci deve essere nessun intervento del mercato, anche perché bisogna garantire la loro conservazione per le generazioni future. E tutto ciò è strutturalmente impossibile che lo possa fare un privato: un privato che gestisce l’acqua  ha interesse che se ne consumi sempre di più, e lo stesso vale per i rifiuti, l’interesse del privato è che se ne produca la maggior quantità possibile. 

Anche i beni comuni sociali come l’istruzione, la sanità ed i trasporti devono essere sottratti al mercato. Credo che dobbiamo cominciare a parlare di proprietà che non sia ne privata ne statale, ma di proprietà sociale e di gestione pubblica della stessa, che comporta in modo obbligatorio la partecipazione dei cittadini e dei lavoratori: la gestione deve essere pubblica, ma la proprietà rimane da ciascuno di noi condivisa. Non dovrà più succedere che un Sindaco, solo per il fatto di essere stato eletto, ritenga sufficiente il consenso ricevuto al momento delle elezioni per tutte le decisioni che dovrà prendere nel corso dei 5 anni del suo mandato: se dovesse decidere di mettere sul mercato i servizi pubblici, dovrà tornare ad interrogare i cittadini. Ma  affinché questo possa accadere, dobbiamo inventare forme nuove di democrazia. Per produrre una nuova cultura, e sopratutto  una trasformazione sociale, molto resta da fare sia a livello dell’analisi che dell’impegno politico concreto. I grandi processi di privatizzazioni hanno puntato sopratutto sui cosiddetti monopoli naturali (energia, acqua etc.) ed anche sulle grandi infrastrutture, ma fondamentalmente hanno attaccato per primi i beni meritori cioè la scuola, la sanità etc. Sulla costruzione beni comuni, dobbiamo avere una concezione di ricerca ed una visione storica.

Tante sono le cose ed i diritti da costruire storicamente con la ricerca politica e con la mobilitazione dei movimenti, visto che non esiste allo stato attuale un soggetto per la gestione del bene pubblico. Bisogna dunque costruire il concetto di umanità, cui attribuire il diritto di fruizione dei beni comuni, facendo i conti con degli sviluppi storici abbastanza difficili. Bisogna fare un passo avanti, oggi serve costruire l’interesse generale attraverso una democrazia multi livello, e non è vero che così facendo mettiamo in contrapposizione il globale ed il locale: attraverso battaglie come quella per il ciclo corto, è possibile controllare dal basso la produzione della terra e dell’agricoltura. Ma non pensiamo affatto che la sostituzione del petrolio e l’introduzione dell’energia solare possa avvenire tramite le sole  scelte individuali, richiedono invece scelte e decisioni globali. La prospettiva del bene  comune ci può pertanto aiutare a superare alcune vecchie concezioni dell’interesse generale, che facevano e vedevano lo Stato come il loro rappresentante.

L’affermazione di una nuova cultura dei beni comuni , di modelli partecipativi e di mobilitazioni per il riconoscimento di nuove regole in grado  di promuovere i beni comuni come diritti umani, passa attraverso la capacità degli intellettuali e della politica di saper stringere alleanze con l’associazionismo, i movimenti sociali ed i cittadini.

Questa nuova cultura va in primo luogo sperimentata in ognuno di noi, nei nostri comportamenti individuali e collettivi. Ecco perché la cultura ed una politica fondata sui beni comuni  non si può introdurre solo con una legge quadro nazionale. Come per la pace e per la solidarietà, essa  deve partire dal basso, dalla sperimentazione di modelli di gestione solidale, efficiente, responsabile  di alcuni di questi beni comuni nelle comunità locali e nelle città. 

Una società o una collettività fondata sulla condivisione di alcuni beni comuni, deve trovare le sue fondamenta nella capacità di partecipazione e di condivisione delle scelte da parte dei singoli cittadini. Una cultura responsabile e solidale rispetto alla gestione,salvaguardia e condivisione di una di questi beni comuni, come l’acqua che è patrimonio dell’umanità, può costruire uno dei modelli di sperimentazione di una nuova cultura dei beni comuni. Volevo concludere senza tralasciare  il diritto di proprietà intellettuale, il problema è quello di aver esteso il concetto di appropriazione privata  della conoscenza. Nelle società contemporanee la conoscenza è diventata il perno centrale del nuovo diritto di proprietà privata. 

Alcuni di noi sicuramente ricordano il mito di Prometeo, che fu condannato dagli dei non perché aveva rubato il fuoco, ma perché volle portarne la conoscenza agli uomini.