MOZIONE REFERENDUM PROPOSITIVO E ABROGATIVO

Mozione referendum propositivo e abrogativo

La Carta Europea delle autonomie locali, emanata nel 1985 e firmata anche dall’Italia, stabilisce che gli Stati membri debbano sostenere il progressivo sviluppo di forme di autogoverno: da intendere sia come un trasferimento di alcune funzioni di potere dai governi centrali ai governi locali (decentramento) come anche previsto agli artt. IX disp. Trans. e finali e 5 della Costituzione italiana, sia come un’assunzione di responsabilità da parte dei Cittadini, ai quali si aprano nuovi spazi di partecipazione attiva alle decisioni assunte dagli enti locali (democrazia diretta), anche attraverso referendum (artt. 3 e 5 della relazione esplicativa di tale Carta Europea).

Il Parlamento italiano ha recepito tale Carta Europea con Legge 30 dicembre 1989, n. 439 e successivamente ha emanato la Legge 8 giugno 1990, n. 142 denominata «Ordinamento delle autonomie locali», quindi la Legge 3 agosto 1999, n. 265 avente titolo «Più autonomia per gli enti locali» ed infine il Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267 «Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali»

Questo quadro normativo prevede che, a partire dal 1990, tutti i Comuni siano dotati di uno Statuto, che costituisce nei fatti una sorta di “Costituzione” dell’ente locale, in cui è prevista la partecipazione popolare per tutto ciò che riguarda l’amministrazione del bene comune e della cosa pubblica.

Gli Statuti degli enti locali rappresentano una grande opportunità per la riforma complessiva del sistema politico: un vero e proprio antidoto alla partitocrazia italiana, che vorrebbe rimanere blindata nella propria (ormai impopolare) autoreferenzialità.

Una revisione degli Statuti dei Comuni e l’immediata stesura ed applicazione del “Regolamento di attuazione” di quanto previsto dallo Statuto stesso, potrebbero consentire alle comunità locali di sperimentare gli strumenti della democrazia diretta, esercitando un reale potere deliberativo. Ai Cittadini sarebbe resa possibile una piena coscienza dei propri diritti, una nuova abitudine alla discussione, una ancora inesplorata potestà di deliberare su fatti precisi e limitati, senza contrapposizioni tra fazioni ideologiche precostituite. Non potranno mai esistere persone elette onniscienti e coscienti e solo con la partecipazione di TUTTI i Cittadini si potranno conoscere le migliori idee, proposte e soluzioni poiché ogni esperto di qualsiasi materia potrà spontaneamente proporsi o presentarsi in maniera disinteressata.

Chi rappresenta la cittadinanza nelle sedi istituzionali, sia a livello locale e sia a livello nazionale dovrebbe dimostrare la consapevolezza che in una democrazia sono i Cittadini ad essere sovrani ed i loro rappresentanti dei delegati ad essi subalterni. La nostra stessa carta costituzionale prevede già che la sovranità appartiene ai Cittadini e non ai loro rappresentanti. La Costituzione italiana spiega chiaramente quali sono i limiti e le forme mediante le quali il popolo esercita la sua sovranità e non solo quindi attraverso dei rappresentanti eletti.

Quanto era espresso all’art. 6 della legge 142/90 sopracitata ed ora all’art. 8 del Dlgs 267/00 è rivolto agli amministratori e non ai Cittadini, ed è quindi un DOVERE degli amministratori creare forme, piattaforme, metodi e quant’altro per AGEVOLARE la partecipazione dei cittadini alla politica ed all’amministrazione del proprio paese di residenza. Rimandare, ignorare o addirittura ostacolare i Cittadini alla partecipazione non è solo contrario alla democrazia ma anche alla legge.

Alla luce di quanto esposto, dati i risultati prodotti dalle rappresentanze in Italia a tutti i livelli, e considerando che la fiducia dei cittadini non può più essere pretesa soltanto da sole promesse.

 

                                       Si chiede al Sindaco e alla Giunta di

 

1. introdurre il referendum propositivo senza quorum, inteso cioè a proporre l’inserimento nell’ordinamento comunale di nuove norme statutarie o regolamentari ovvero l’adozione di atti amministrativi generali ;

2. introdurre il referendum abrogativo senza quorum, inteso cioè a deliberare l’abrogazione totale o parziale di norme regolamentari o a revocare atti amministrativi a contenuto generale ;

3. ad adeguare di conseguenza il regolamento che disciplina i referendum comunali, in aggiunta a istanze, petizioni e proposte di Cittadini singoli o associati ;

STATUTO COMUNALE CAPO VI art. 62

 

Quartucciu, 04 Novembre 2014

 

il consigliere comunale del” Gruppo Civico    5 Stelle di Quartucciu ”

 

Bruno Flavio Martingano

http://civico5stelle.it/wp-content/uploads/2013/02/Mozione-referendum-propositivo-e-abrogativo.pdf

Mozione referendum propositivo e abrogativo

Mozione referendum propositivo e abrogativo

Mozione referendum propositivo e abrogativo

 

 

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