Le idee sono fatte per essere vissute. Se non siamo capaci di metterle in pratica, serviranno solo a far vibrare il nostro ego.

La nostra moderna società tecnologica, nel tentativo di ‘migliorare’ le condizioni di vita della gente,       ha sistematicamente semplificato l’importanza e la complessità della natura.  Per molti secoli, millenni ormai, ci siamo isolati, come se fossimo una specie a  parte, dimenticando il nostro legame con il mondo naturale. In questi ultimi anni sembra che, finalmente,  un po’ tutti nel mondo occidentale si stiano rendendo conto di come tutto sia in relazione, soprattutto da quando è la qualità e la sicurezza della propria vita a farne le spese.  L’aria è irrespirabile, l’acqua è inquinata, il cibo alterato, e proprio da quei sistemi  e mezzi di produzione che hanno dettato il tanto decantato benessere e successo economico.

Alluvioni, desertificazione, stravolgimenti atmosferici, montagne che franano, effetto serra,            riduzione della fascia dell’ozono, diminuzione della diversità biologica, non sono altro che la voce         della Terra che ci dice quanto deleterio sia il nostro modo di essere e quanto la nostra cultura sia orfana  di umiltà e di consapevolezza. A tutto questo si contrappone una crescente sensibilità e preoccupazione verso  i problemi arrecati ai meccanismi ecologici. Nuove soluzioni eco-sostenibili in agricoltura e nell’industria  stanno lentamente prendendo piede, i temi dell’ecologia entrano timidamente nei programmi scolastici e ogni  anno nuovi territori dove la natura è protetta si aggiungono alla lista.         Ma, nonostante l’impegno sia  importante e meritevole, si ha la sensazione che sia tremendamente insufficiente e in qualche modo superficiale. Insufficiente, perché la natura non è relegabile in piccoli spazi ‘dorati’,superficiale, perché quello di cui c’è bisogno è una cultura umile, che sappia rispettare l’apparente caos selvatico come fonte e fulcro della vita — di tutta la vita.

 

A questo punto è forse legittima una domanda: da dove e come iniziare?

E’ semplice: da noi stessi e dalla capacità di recuperare la nostra più vera e profonda dimensione umana.

Per terminare, quale contributo può dare una  visione propensa al riequilibrio in termini sociali ed ecologici?

Nessuno, se rimane una mera teoria o un qualcosa che ‘cala dall’alto’.

Molti, invece, se inizia a trovar posto in noi stessi e nel modo in cui viviamo e ci relazioniamo con i nostri vicini.

In natura, l’informazione corre altrettanto velocemente come su internet: se agisci in modo corretto e con umiltà questo non passa inosservato, e allora la natura ti viene incontro. E così è con le persone: se il messaggio è onesto e profondo prima o poi verrà captato e fatto proprio da altri……ci vorrà tempo……...B.F.M.

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