ENERGIE RINNOVABILI: RIFLESSIONI

Con il secondo conto energia varato nel 2007 da Pecoraro Scanio e l’istituzione dello scambio sul posto “paritario” tra il piccolo  produttore ed il grande distributore (Enel) si era aperta una grande  stagione di auto produzione democratica dell’energia elettrica.
Ma già nel 2008 il governo Berlusconi ha corretto la modalità dello  scambio sul posto e dove prima c’era pari valore tra l’energia immessa  in rete e quella acquistata dal distributore, veniva introdotta una modalità di  vendita/acquisto a prezzi di mercato, (così ora vendo il Kw a €,0.07 e  lo compro a 0,19 , io sull’unghia, in bolletta, e l’Enel quando è comoda,  magari con 6/8 mesi di ritardo)
Poi nel 2009 con il risveglio dei grandi oligarchi e l’avvento del fotovoltaico industriale tutti i ricchi contributi del Gse hanno cominciato a migrare verso di loro ed oggi dei 6.7 miliardi di euro che ogni anno gli utenti pagano in bolletta per il fotovoltaico solo il 16% va ai piccoli impianti dei cittadini in regime di scambio sul posto.
Altri paesi come Germania e Gran Bretagna hanno ostacolato questa sperequazione limitando od abolendo i finanziamenti agli impianti di grandi dimensioni a terra, in Italia si è fatto finta di niente (con la complicità dell’ambientalismo) fino a  quando poi ci si è accorti che il costo dell’energia elettrica era diventato insostenibile, ed allora si è abolito ogni contributo.
Adesso le uniche energie “rinnovabili” che vengono promosse sono quelle a  cui i piccoli utenti non possono accedere (Biomasse,Eolico, Geotermico e  Idroelettrico) ed il fotovoltaico, che con il crollo dei prezzi di  produzione dei pannelli cinesi rischiava di risultare conveniente ai  cittadini anche senza incentivi, viene azzerato, in questi giorni, con  l’aumento del dazio doganale dal 11% al 47%.

E’ inutile menarla con le centrali a carbone, sappiamo  bene che quelle vengono tenute aperte dall’Enel grazie ai certificati verdi che acquisisce con la venefica geotermia dell’Amiata o con le centrali idroelettriche pretestuosamente realizzate nella giungla amazzonica in assenza o quasi di utenti.
Oppure con i carbon credit  acquisiti con le piantumazioni nei Parchi nazionali in quel “sacro   mercato ” delle indulgenze varato dal protocollo di Kyoto.
D’altra parte perché altrimenti non sarebbe stata chiusa in Italia una sola centrale a carbone, nonostante si sia quasi raggiunta la quota del 20% di rinnovabili?

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