APPROVAZIONE DEL BILANCIO DI PREVISIONE 2016

COMUNICATO STAMPA DEI GRUPPI CONSILIARI DI OPPOSIZIONE DEL COMUNE DI QUARTUCCIU comune di quartucciu

Finalmente, anche quest’anno con il solito notevole ritardo, è arrivato in Consiglio per l’approvazione il Bilancio di previsione per il 2016. Nella sua illustrazione l’assessore al bilancio Giovanni Secci ha detto che si ritiene PARZIALMENTE SODDISFATO della proposta che ha sottoposto all’approvazione del Consiglio Comunale, noi consiglieri dell’opposizione invece evidenziamo le motivazioni per cui abbiamo votato contro.
Sono anni ormai che evidenziamo la necessità di stanziare in Bilancio risorse per risolvere problemi sempre più incancreniti. Ci limitiamo ad evidenziare alcune poste che riteniamo significative:
Il Programma triennale degli investimenti non contiene importanti opere anzi in particolare non ha risorse, malgrado i proclami tardivi, per l’ampliamento del Cimitero, traslato sempre all’ anno successivo. Ci sono invece le risorse per costruire nuovi loculi nella parte vecchia a due passi dalla chiesa di Sant’ Efisio. Strano destino per quei consiglieri della maggioranza amanti del bello.
Nonostante le diverse richieste nostre e delle Parrocchie, nel bilancio non sono presenti le somme da destinare all’edilizia per il culto ed altri edifici per servizi religiosi (oltre 400.000,00 euro), somme che per legge sono vincolate e destinate a questi interventi ed accantonate dal 2001;
Sono assenti risorse per incentivare la Cultura, lo Sport e l’associazionismo in genere. Da quando è in carica questa Amministrazione diverse Associazioni hanno chiuso l’attività per mancanza di aiuti sia finanziari che logistici. Eppure le Nostre Associazioni svolgono, o meglio svolgevano per alcune, un servizio riconosciuto come intervento sociale. Infatti oggi educare allo sport e ai suoi valori, significa costruire nuove realtà umane, forti più che nella forma nella sostanza, reattive ai disagi, al doping, all’alcool, alle droghe e alla violenza. Una cittadina poi senza cultura è ben poca cosa. Perché i nostri spazi pubblici, almeno quei pochi fruibili, non sono occupati da chi fa cultura?
Nonostante la grande crisi economica che attanaglia non solo la popolazione italiana, ma in particolare il nostro territorio, non è stata prevista alcuna risorsa per favorire l’occupazione sia nelle attività produttive e artigianali e sia nel turismo che nella cultura.
Relativamente alla TARI abbiamo assistito grazie alla partecipazione dei cittadini ad una diminuzione consistente dei costi di conferimento dei rifiuti differenziati ma la tariffa è rimasta pressochè uguale, talvolta anche se di poco perfino aumentata. Non si incentivano così i cittadini a fare meglio.
Risulta irrisolto il problema dei pagamenti degli espropri fatti in maniera illegittima e che costituiscono un grosso problema per i futuri amministratori ma con gravi responsabilità degli attuali.
Sono stati stanziati fondi in maniera insoddisfacente per la manutenzione del patrimonio comunale abbandonato in questi ultimi anni e che oggi abbisogna di risorse notevolmente più consistenti per metterlo in regola. Vedasi in particolare gli interventi assolutamente insufficienti per il complesso sportivo di via delle Serre, per la Palestra comunale di via Montespada, per l’ex Casa Angioni.
Ci rendiamo conto che con un solo Bilancio, quello 2016, non si potevano certo risolvere le annose situazioni che derivano dal passato recente ma va evidenziato che stiamo pagando quattro anni di inattività e di mancata spesa delle risorse disponibili. L’ attuale Sindaco e la Giunta ci dicono sempre: ”NON CI SONO SOLDI” ma la realtà è un’altra. Infatti i vari rendiconto della Giunta PULGA – SECCI approvati dal Consiglio Comunale ci dicono che nel tempo si sono verificate le seguenti economie che potevano essere spese ma non oltre il 31 dicembre dell’anno di competenza:
Il Comune ha rispettato il Patto di Stabilità nel 2012 ed ha avuto un avanzo di 446.000 euro somma che
poteva essere spesa solo entro il 31.12.2012.
Il Comune ha rispettato il Patto di Stabilità nel 2013 ed ha avuto un avanzo di 1.400.000 euro somma che
poteva essere spesa solo entro il 31.12.2013.
Il Comune ha rispettato il Patto di Stabilità nel 2014 ed ha avuto un avanzo di 344.000 euro somma che
poteva essere spesa solo entro il 31.12.2014.
Il Comune ha rispettato il Patto di Stabilità nel 2015 ed ha avuto un avanzo non ancora definitivamente quantificato ma pari a molte centinaia di migliaia di euro somma che poteva essere spesa solo entro il 31.12.2015.
Il Comune nell’ anno 2015 aveva la possibilità di impegnare entro il 31.12.2015 per l’acquisto delle aree necessarie per l’ampliamento del cimitero circa 617.000 euro, poi 200.000 per opere di culto e circa 180.000 per riscatto dell’Impianto di Illuminazione pubblica;
Nessuno degli investimenti si è concretizzato e le somme
ad oggi non sono utilizzabili.
Quindi le risorse c’erano. 
Grazie alla Sindaco e all’ Assessore competente per l’impegno profuso.

Quartucciu, 13 giugno 2016

T. MELONI – W. CAREDDA – F.G. PADERI – D. PAOLUCCI – R. AMBU – B.F. MARTINGANO

FIRMA DAYS 11/18 GIUGNO 2016 #IOVOTONO

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A volte succede. 
Ti fai mille domande mentre esci da casa il Sabato mattina con moduli, bandiere, materiale informativo, sedie e tavolino.
A volte succede.
Ti chiedi se fai bene a togliere del tempo prezioso alla tua famiglia, a tuo figlio e a tua moglie, se è corretto non dedicare tutto il tempo libero a te stesso.
A volte succede.
Ti interroghi : ma i miei conCittadini , hanno voglia di partecipare attivamente alla vita ” politica ” del nostro Paese?
Sono maturi i tempi per aver sviluppato la cultura, dei forti ideali e il senso civico?
A volte succede. 
E poi improvvisamente vedi arrivare lui: Salvatore.
Informato e con tanta voglia di dire la sua all’interno di un dibattito, in un contesto democratico.
Salvatore vuole firmare, vuole sostenere il suo NO alla riforma costituzionale.
Non ho null’altro da aggiungere solo : Grazie Salvatore . 
A volte succede ora no.


 

MOZIONE REFERENDUM PROPOSITIVO E ABROGATIVO

Mozione referendum propositivo e abrogativo

La Carta Europea delle autonomie locali, emanata nel 1985 e firmata anche dall’Italia, stabilisce che gli Stati membri debbano sostenere il progressivo sviluppo di forme di autogoverno: da intendere sia come un trasferimento di alcune funzioni di potere dai governi centrali ai governi locali (decentramento) come anche previsto agli artt. IX disp. Trans. e finali e 5 della Costituzione italiana, sia come un’assunzione di responsabilità da parte dei Cittadini, ai quali si aprano nuovi spazi di partecipazione attiva alle decisioni assunte dagli enti locali (democrazia diretta), anche attraverso referendum (artt. 3 e 5 della relazione esplicativa di tale Carta Europea).

Il Parlamento italiano ha recepito tale Carta Europea con Legge 30 dicembre 1989, n. 439 e successivamente ha emanato la Legge 8 giugno 1990, n. 142 denominata «Ordinamento delle autonomie locali», quindi la Legge 3 agosto 1999, n. 265 avente titolo «Più autonomia per gli enti locali» ed infine il Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267 «Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali»

Questo quadro normativo prevede che, a partire dal 1990, tutti i Comuni siano dotati di uno Statuto, che costituisce nei fatti una sorta di “Costituzione” dell’ente locale, in cui è prevista la partecipazione popolare per tutto ciò che riguarda l’amministrazione del bene comune e della cosa pubblica.

Gli Statuti degli enti locali rappresentano una grande opportunità per la riforma complessiva del sistema politico: un vero e proprio antidoto alla partitocrazia italiana, che vorrebbe rimanere blindata nella propria (ormai impopolare) autoreferenzialità.

Una revisione degli Statuti dei Comuni e l’immediata stesura ed applicazione del “Regolamento di attuazione” di quanto previsto dallo Statuto stesso, potrebbero consentire alle comunità locali di sperimentare gli strumenti della democrazia diretta, esercitando un reale potere deliberativo. Ai Cittadini sarebbe resa possibile una piena coscienza dei propri diritti, una nuova abitudine alla discussione, una ancora inesplorata potestà di deliberare su fatti precisi e limitati, senza contrapposizioni tra fazioni ideologiche precostituite. Non potranno mai esistere persone elette onniscienti e coscienti e solo con la partecipazione di TUTTI i Cittadini si potranno conoscere le migliori idee, proposte e soluzioni poiché ogni esperto di qualsiasi materia potrà spontaneamente proporsi o presentarsi in maniera disinteressata.

Chi rappresenta la cittadinanza nelle sedi istituzionali, sia a livello locale e sia a livello nazionale dovrebbe dimostrare la consapevolezza che in una democrazia sono i Cittadini ad essere sovrani ed i loro rappresentanti dei delegati ad essi subalterni. La nostra stessa carta costituzionale prevede già che la sovranità appartiene ai Cittadini e non ai loro rappresentanti. La Costituzione italiana spiega chiaramente quali sono i limiti e le forme mediante le quali il popolo esercita la sua sovranità e non solo quindi attraverso dei rappresentanti eletti.

Quanto era espresso all’art. 6 della legge 142/90 sopracitata ed ora all’art. 8 del Dlgs 267/00 è rivolto agli amministratori e non ai Cittadini, ed è quindi un DOVERE degli amministratori creare forme, piattaforme, metodi e quant’altro per AGEVOLARE la partecipazione dei cittadini alla politica ed all’amministrazione del proprio paese di residenza. Rimandare, ignorare o addirittura ostacolare i Cittadini alla partecipazione non è solo contrario alla democrazia ma anche alla legge.

Alla luce di quanto esposto, dati i risultati prodotti dalle rappresentanze in Italia a tutti i livelli, e considerando che la fiducia dei cittadini non può più essere pretesa soltanto da sole promesse.

 

                                       Si chiede al Sindaco e alla Giunta di

 

1. introdurre il referendum propositivo senza quorum, inteso cioè a proporre l’inserimento nell’ordinamento comunale di nuove norme statutarie o regolamentari ovvero l’adozione di atti amministrativi generali ;

2. introdurre il referendum abrogativo senza quorum, inteso cioè a deliberare l’abrogazione totale o parziale di norme regolamentari o a revocare atti amministrativi a contenuto generale ;

3. ad adeguare di conseguenza il regolamento che disciplina i referendum comunali, in aggiunta a istanze, petizioni e proposte di Cittadini singoli o associati ;

STATUTO COMUNALE CAPO VI art. 62

 

Quartucciu, 04 Novembre 2014

 

il consigliere comunale del” Gruppo Civico    5 Stelle di Quartucciu ”

 

Bruno Flavio Martingano

http://civico5stelle.it/wp-content/uploads/2013/02/Mozione-referendum-propositivo-e-abrogativo.pdf

Mozione referendum propositivo e abrogativo

Mozione referendum propositivo e abrogativo

Mozione referendum propositivo e abrogativo

 

 

IRLANDA: IL SENATO COSTA TROPPO? SI AUTOLICENZIA

Una decisione storica: 60 senatori irlandesi  hanno deciso di rinunciare alle proprie cariche per tagliare i costi dello Stato.

Una decisione forse da prendere d’esempio anche in altri paesi europei.

In Irlanda il Senato ha infatti deciso di “autolicenziarsi” per tagliare i costi dello Stato, che è alle prese con una profonda crisi economica, anche se la situazione è migliorata negli ultimi anni.

Sessanta  senatori hanno  ritenuto che il loro ruolo al momento risulta essere superfluo, pertanto hanno preso questa storica decisione, portando un risparmio di 20 milioni di euro l’anno.

Questa decisione  ancora più che dal lato economico, a nostro avviso  è importante dal punto di vista simbolico, con dei politici disposti a rinunciare ai propri stipendi per il bene comune.

A quando in Italia?

PER NON DIMENTICARE: 06 AGOSTO 1945

Sono le condizioni metereologiche a determinare la prima città da colpire.
E’ il 6 agosto 1945, quando un quadrimotore B29, battezzato Enola Gay in onore della madre del suo colonnello P.W. Tibbets, si leva in volo da Tinian.
L’equipaggio è composto da dodici uomini, il veivolo trasporta un unico ordigno, Little Boy, lungo tre metri e dal peso di cinque tonnellate.
L’obiettivo dell’Enola Gay non è precisato nel piano di volo, lo sceglierà uno degli aerei metereologici che lo precedono, a seconda delle condizioni atmosferiche.
All’altezza di Iwo Jima, arriva l’atteso bollettino:
“Stato del cielo: Nagasaki coperto totalmente, Hiroshima visibilità dieci miglia”:
Quando mancano circa 350 chilometri dall’obiettivo Tibbets parla ai suoi uomini:
“Stiamo per sganciare la prima bomba atomica”:
Alle 8.09 il B29 sorvola Hiroshima, il puntatore inquadra un grande ponte sul fiume. ” Mettete gli occhiali scuri ” ordina il colonnello “Attacco!”.
Alle 8.15 la bomba viene sganciata, l’Enola Gay scende in picchiata, poi vira e si allontana, ha 45 secondi di tempo per allontanarsi.
Gli uomini sottovoce contano i secondi, poi un lampo accecante, una palla di fuoco di oltre cento metri di diametro. Dopo sette secondi un rimbombo assordante rompe l’innaturale silenzio, con l’esplosione vengono demoliti gli edifici nel raggio di tre chilometri.
Almeno 30.000 persone sono annientate. Dal punto di scoppio si alza una colonna di fumo, vapore e polvere che s’innalza verso il cielo e dilata la sua cima fino ad assumere la forma di un fungo.
Viene devastata una superficie di dodici chilometri quadrati, saltano tutte le condutture, scompaiono intere strade, mentre dal cielo cominciano a cadere goccioloni enormi e viscidi.
Le acque dei canali straripano invadendo il deserto di macerie.
Qualche giorno più tardi Tokyo sarà in grado di stabilire un primo bilancio, destinato a salire: 70.000 morti e 130.000 feriti.
Il nove agosto viene sganciata la seconda bomba atomica, questa volta su Nagasaki, il bilancio è di 52.000 morti e 50.000 feriti.
Il 14 agosto l’imperatore del Giappone chiede la resa.

ENERGIE RINNOVABILI: RIFLESSIONI

Con il secondo conto energia varato nel 2007 da Pecoraro Scanio e l’istituzione dello scambio sul posto “paritario” tra il piccolo  produttore ed il grande distributore (Enel) si era aperta una grande  stagione di auto produzione democratica dell’energia elettrica.
Ma già nel 2008 il governo Berlusconi ha corretto la modalità dello  scambio sul posto e dove prima c’era pari valore tra l’energia immessa  in rete e quella acquistata dal distributore, veniva introdotta una modalità di  vendita/acquisto a prezzi di mercato, (così ora vendo il Kw a €,0.07 e  lo compro a 0,19 , io sull’unghia, in bolletta, e l’Enel quando è comoda,  magari con 6/8 mesi di ritardo)
Poi nel 2009 con il risveglio dei grandi oligarchi e l’avvento del fotovoltaico industriale tutti i ricchi contributi del Gse hanno cominciato a migrare verso di loro ed oggi dei 6.7 miliardi di euro che ogni anno gli utenti pagano in bolletta per il fotovoltaico solo il 16% va ai piccoli impianti dei cittadini in regime di scambio sul posto.
Altri paesi come Germania e Gran Bretagna hanno ostacolato questa sperequazione limitando od abolendo i finanziamenti agli impianti di grandi dimensioni a terra, in Italia si è fatto finta di niente (con la complicità dell’ambientalismo) fino a  quando poi ci si è accorti che il costo dell’energia elettrica era diventato insostenibile, ed allora si è abolito ogni contributo.
Adesso le uniche energie “rinnovabili” che vengono promosse sono quelle a  cui i piccoli utenti non possono accedere (Biomasse,Eolico, Geotermico e  Idroelettrico) ed il fotovoltaico, che con il crollo dei prezzi di  produzione dei pannelli cinesi rischiava di risultare conveniente ai  cittadini anche senza incentivi, viene azzerato, in questi giorni, con  l’aumento del dazio doganale dal 11% al 47%.

E’ inutile menarla con le centrali a carbone, sappiamo  bene che quelle vengono tenute aperte dall’Enel grazie ai certificati verdi che acquisisce con la venefica geotermia dell’Amiata o con le centrali idroelettriche pretestuosamente realizzate nella giungla amazzonica in assenza o quasi di utenti.
Oppure con i carbon credit  acquisiti con le piantumazioni nei Parchi nazionali in quel “sacro   mercato ” delle indulgenze varato dal protocollo di Kyoto.
D’altra parte perché altrimenti non sarebbe stata chiusa in Italia una sola centrale a carbone, nonostante si sia quasi raggiunta la quota del 20% di rinnovabili?

SALVIAMO IL PAESAGGIO

Gli effetti della crisi ambientale, sociale, economica e finanziaria si sono esasperati nel corso dell’ultimo anno e mezzo, rendendo ancor più attuale e necessario il messaggio che abbiamo scelto di racchiudere nel nome stesso della rete cui abbiamo dato vita nell’ottobre dell’anno 2011: “Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori”.

Per questo, le 911 organizzazioni aderenti al Forum italiano dei movimenti per la terra e il paesaggio, che si è riunito a Bologna sabato 4 maggio 2013 per celebrare la sua terza assemblea nazionale:

VOGLIONO ribadire con forza – chiedendo di condividere a tutti i livelli (politico, istituzionale, associazionistico, privato) – il concetto che il suolo libero e il suolo fertile sono beni comuni degli italiani, fondamento di tutte le funzioni ecosistemiche che stanno alla base della vita di ognuno, dai quali si ricavano prima di tutto cibo, salute, sicurezza ambientale e bellezza, un immenso patrimonio culturale collettivo e condiviso, di questi tempi la più grande opportunità economica per la Nazione. Una risorsa insostituibile e non rinnovabile, sulla quale si può costruire il futuro del Paese e si possono creare tante opportunità di lavoro per le nuove generazioni;

VOGLIONO ribadire la necessità di considerare il valore assoluto ecologico-economico del suolo libero e del suolo fertile;

VOGLIONO segnalare che il settore agricolo e il settore turistico, due grandi asset strategici del Paese, generatori di cultura, benessere e ritorno economico, che sono stati troppo spesso relegati in secondo piano da chi progetta il futuro dell’Italia, non possono prescindere dalla salvaguardia dei territori liberi dal cemento, non consumati, non compromessi per sempre a scapito della collettività per inseguire soltanto interessi privati.

INVITANO il governo a prendere atto che un ciclo economico fondato sul cemento che consuma nuovo suolo (libero e/o agricolo) è terminato, come ben evidenziano i dati sugli immobili costruiti negli ultimi anni e rimasti invenduti o mai immessi sul mercato (670mila, secondo Nomisma). Nel 2012 le compravendite nel settore immobiliare sono state 444.018 e segnano un meno 25,8% rispetto al 2011 (Agenzia del territorio). Fatto 100 il dato del 2005, oggi l’indice misura 50 (fonte Banca d’Italia) e la contrazione dei consumi di cemento tocca, a fine 2012, il meno 45% rispetto al “picco” del 2006, e un meno 22% sul 2011 (Aitec), come confermato anche dalla scelta del principale operatore dell’industria del cemento, che nell’ultima assemblea degli azionisti, a metà aprile, ha annunciato che ridurrà da 17 a 8 il numero degli impianti attivi sul territorio nazionale, consapevole di un trend ormai incontrovertibile.

CHIEDONO, pertanto, all’Anci (Associazione nazionale dei Comuni italiani), all’UPI (Unione della Province italiane) e alle Regioni di affiancare i comitati locali di “Salviamo il paesaggio” nella richiesta a tutti i propri aderenti di portare avanti il “censimento del cemento”, secondo lo schema elaborato dal nostro Forum, utile a fornire uno strumento di valutazione che permetterà di verificare la congruità delle previsioni di nuovi insediamenti residenziali, industriali/artigianali e commerciali, e di garantirne la realizzazione solo dove essi siano davvero necessari.

INVITANO le amministrazioni comunali a voler valutare con grande attenzione la recente sentenza del Consiglio di Stato (6656/2012) in merito alla non esistenza di “diritti edificatori” di suoli non ancora edificati, che evidenzia la non sussistenza di alcun fondamento giuridico sulla cui base il proprietario di un terreno possa rivendicare un “diritto preesistente” (per altro già preceduta da numerosi altri casi giurisprudenziali antecedenti). Ciò offre, inoltre, un corretto approccio al concetto di “pianificazione” in funzione dello sviluppo complessivo e armonico di un territorio, che tenga conto sia delle potenzialità edificatorie dei suoli (non in astratto ma in relazione alle effettive esigenze di abitazione della comunità ed alle concrete vocazioni dei luoghi) sia dei valori ambientali, paesaggistici, di salvaguardia delle funzioni ecologiche e dei servizi ecosistemici, delle esigenze di tutela della salute, delle esigenze economico-sociali della comunità radicata sul territorio;

IMPEGNANO, al contempo, il Governo a inserire nel calendario dei lavori parlamentari quanto prima presso le commissioni competenti il ddl “Salva suoli”, per realizzarne – in particolare – i punti che prevedono una moratoria triennale sul consumo di nuovo suolo agricolo e di ricondurre l’utilizzo degli oneri di urbanizzazione alle proprie finalità originarie, togliendo queste  ntrate dalla capacità di spesa corrente degli enti locali;

RICHIEDONO, contestualmente, di pensare ad una riforma del sistema fiscale finalizzata a premiare le entità e le attività che lavorano per la conservazione e la riproduzione delle risorse e del paesaggio e a penalizzare le entità e le attività che, al contrario, contribuiscono allo spoglio del Capitale Naturale e del paesaggio;

INVITANO lo stesso esecutivo a non considerare una risposta alla crisi gli investimenti in (nuove) autostrade, da realizzare in larga parte facendo ricorso allo strumento del project financing; quello che a prima vista è un (possibile) palliativo di fronte alla crisi dell’industria delle costruzioni rischia di trasformarsi in un boomerang, dato che è manifesta l’incapacità di  di queste opere da parte del sistema bancario privato, una incapacità che – come dimostrano gli esempi lombardi di TEEM e Bre.Be.Mi. – finisce col far gravare il costo delle opere sui risparmiatori (quelli che tengono il proprio denaro depositato in libretti postali e Bfp, che forniscono liquidità a Cassa depositi e prestiti, ad esempio). L’Italia non ha bisogno di 32 nuove autostrade (Altreconomia), né di meccanismi come lo sconto fiscale introdotto a fine 2012 dal governo Monti o i project bond, varati dallo stesso esecutivo nel tentativo di avviare a tutti i costi i cantieri di “grandi opere inutili e dannose”.

SOLLECITANO, dunque, la necessità di cambiare l’approccio nei confronti delle infrastrutture: da strutture d’innesco di sviluppo a strutture che accompagnino lo sviluppo.

RITENGONO, in merito al project financing, necessaria una moratoria sull’apertura di ogni nuovo cantiere fino alla firma del finanziamento, il cosiddetto “closing finanziario”, e richiedono un bilancio costi-benefici serio, almeno a medio termine, che includa anche i servizi degli ecosistemi e del paesaggio, alla base di qualsiasi proposta; INVITANO, sempre in merito alle grandi opere, il Governo a considerare conclusa, e con esito fallimentare, l’esperienza della legge Obiettivo, che negli anni ha visto lievitare il numero delle opere incluse nella stessa, ma ha mostrato una scarsissima capacità di portarle a termine (secondo un dossier del Wwf, dopo dieci anni, a metà 2011, il numero delle opere terminate era di 30 per un costo complessivo di 4,467 miliardi di euro, che sono equivalenti ad un modestissimo 1% del valore complessivo del Programma); prendendo atto delle recenti dichiarazioni di autorevoli rappresentanti di primarie associazioni datoriali e sindacali (Confindustria, Confcommercio, Confartigianato, Confcooperative e Fillea Cgil in primis) che sollecitano, concordemente con i nostri appelli, la necessità di riorientare il mercato edilizio verso il recupero del vasto stock immobiliare attualmente sfitto, vuoto o non utilizzato in luogo delle nuove edificazioni,

INVITANO il mondo politico ed amministrativo a concentrarsi su una concreta valorizzazione del patrimonio esistente come leva sociale e anche economica – tenendo conto del sempre più urgente fabbisogno di edilizia residenziale pubblica e sociale, dunque, ponendo la pubblica amministrazione alla guida della fase di transizione senza condizionamenti da parte del libero mercato;

RICORDANO che la crisi economica attuale è anche frutto del “connubio perverso” tra finanza e mercato immobiliare che ha trasformato le costruzioni in beni di investimento. La rendita passiva in Italia copre il 32% del Pil (contro il 15% circa di economie più equilibrate) a scapito di settori direttamente produttivi, della loro capacità di assorbire manodopera e di iniettare risorse attive nei sistemi economici. Si continua a ritenere il “mattone” una leva di “crescita” mentre la grande quantità di invenduto mette in evidenza che è saltato il rapporto tra domanda e offerta e che continuare in questa direzione non può che aggravare la congiuntura negativa e allontanarci sempre più dallo sviluppo.

Vanno trovate soluzioni per limitare la rendita passiva e per controllare e redistribuire le plusvalenze accumulate dall’immobiliare. La discussione sull’Imu, a scapito di interventi pubblici sull’occupazione o il welfare, non è che l’epilogo di una condizione dominata dalla rendita a scapito di impieghi produttivi delle risorse;

come conseguenza della contrazione negli investimenti in ambito infrastrutturale e nella produzione di cemento, CHIEDONO di intervenire in modo adeguato in relazione al fabbisogno del materiale di cava, promuovendo – laddove possibile – anche il riutilizzo del rifiuti proveniente da demolizioni,

oggi classificati come rifiuti speciali in modo “indifferenziato”;

SUGGERISCONO di dar corpo agli enunciati dell’Enea per il progetto di investire nel rendere più efficienti il 35% degli edifici pubblici, consentendo il significativo avvio di una concreta attuazione di politiche nazionali di risparmio energetico e di riduzione delle emissioni di CO2 in atmosfera, nonché un risparmio immediato di circa il 20% della bolletta attuale e favorire un effetto positivo sull’economia del paese, stimato in un incremento di circa lo 0,6% del PIL.

SUGGERISCONO di lasciare la strada delle “grandi opere” per dedicarsi alle “piccole opere” di riconversione ecologica, di lotta al dissesto idrogeologico, di percorsi ciclabili panoramici attorno alle bellezze della nostra Italia.

SALUTANO la nascita, oggi a Milano, della Rete per una Mobilità Nuova, esperienza cui hanno aderito molte della realtà aderenti al Forum, e in particolare i molti comitati che si oppongono alla realizzazione di nuove autostrade. Siamo convinti che un’alleanza tra pedoni, pedali e pendolari possa portare il Paese fuori dal paradigma “autocentrico”, in particolare attraverso l’adozione di un nuovo modello di valutazione del fabbisogno infrastrutturale del Paese, che vada a canalizzare le risorse pubbliche disponibili verso tutti quegli interventi che favoriscono una mobilità di tipo “dolce”, nel rispetto delle funzioni degli ecosistemi e della valorizzazione del paesaggio.

LA MOZIONE SULLE INDENNITA’ ? UNA STRUMENTALIZZAZIONE!!!

In allegato copia della mozione presentata dal gruppo consiliare “Impegno Comune”.

Come potrete constatare  la mozione chiedeva la rinuncia totale alle indennità da parte dei Consiglieri Comunali e del 50% dell’indennità degli Assessori e del Sindaco.  

Chi più del nostro gruppo “Civico 5 Stelle Quartucciu “all’interno del Consiglio può rivendicare la battaglia agli sprechi in  politica? 

Ora vorrei chiarire in modo esplicito la mia posizione, i miei interventi sono agli atti consultabili non appena arriveranno le registrazioni che pubblicherò on line.

Ritengo che gli sprechi in politica non sono riconducibili ad un ente con le dimensioni del Comune di Quartucciu. 

La retribuzione del  Sindaco è pari a 1.995,88 netti;  un vice Sindaco anche Assessore prende 1120,59 netti;  un assessore  948.00 euro netti, chi invece in concomitanza all’assessorato continua a lavorare, quindi non è in aspettativa, percepisce netti 474,00 euro; per i  Consiglieri il gettone di presenza vale 18,99 euro lordi .

A chi in un Ente come quello di Quartucciu  dedica il 100% delle proprie energie,  e quindi chiede l’aspettativa dal posto di lavoro, e non delega  ad altri  come già successo in precedenti amministrazioni, a chi si adopera per la comunità e  ha  delle responsabilità anche penali,     uno stipendio dignitoso bisogna garantirlo. 

Mi sono astenuto perché non è stato discusso il mio emendamento: 

se vogliamo dare un messaggio vero ai nostri conCittadini, e non chiacchiere,  ho proposto di convocare sempre i Consigli Comunali al di fuori degli orari di lavoro , cosa che ho sempre chiesto con convinzione  e ottenuto fino ad ora,  in modo che le persone non debbano chiedere permessi retribuiti, – come  sta facendo attualmente qualche consigliere  usufruendo di giorni lavorativi interi di permesso – ed in questo modo gli impegni consiliari  non vanno a incidere su quello che sono i costi per il Consiglio Comunale  e sul proprio datore di lavoro privato o pubblico che sia, inoltre le Commissioni, qualora e quando ci saranno facciamole in orari al di fuori di quelli lavorativi possiamo convocarle  anche il Sabato e la Domenica per evitare che i costi di una attività all’interno del Comune di Quartucciu vada a gravare sulle aziende private o sullo Stato, se qualcuno di noi è dipendente pubblico. In questo modo andiamo a recuperare 32.600 € dalla voce di spesa “oneri permessi e aspettative “( Quartucciu anno 2011  Corte dei Conti )

Un’altra voce di spesa, “spese di rappresentanza” (sarà anche poco) : abbiamo speso 3.000,00 euro nel 2010,  sono eventuali pranzi, eventuali cene di lavoro. Esempio se viene il Presidente della Repubblica in visita al Comune di Quartucciu e  lo invitiamo a pranzo? Ecco, facciamoglielo pagare a Lui visto che  guadagna molti soldini. Ottimizzare al massimo voce “spese correnti”:  la luce, il riscaldamento, spese di gestione, e qui le spese correnti, per esempio, hanno inciso nel 2011: 9.500,€. Facendo la somma di tutte queste voci 32.000 + 9.500 + 3.000 andiamo a raggiungere effettivamente una cifra che si avvicina ai 50.000 € calcolati nella mozione :  tagli ed economia reale non pura strumentalizzazione.  

Dimenticavo l’emendamento prevedeva un taglio del 10 / 15 % , quindi da me proposto , per coloro che ricoprono l’incarico di Aassessori e continuano a mantenere il posto di lavoro senza chiedere aspettativa.

Come si evince i fatti documentati  sono completamente diversi da come esposti  nell’articolo di ieri sull’Unione Sarda 

 Bruno Flavio Martingano Consigliere Comunale Gruppo consiliare “ Civico 5 Stelle  Quartucciu”

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GETTONI AI CONSIGLIERI, MARTINGANO ASTENUTO

«Mi sono astenuto perché non è stato discusso il mio emendamento». Bruno Flavio Martingano (M5S) chiarisce il senso della sua astensione nella votazione in Aula sulla riduzione dei gettoni di presenza dei consiglieri. «Se vogliamo dare un messaggio ai nostri concittadini, ho proposto di convocare sempre i consigli comunali al di fuori degli orari di lavoro, cosa che ho sempre chiesto con convinzione e ottenuto. Penso che non si debbano chiedere permessi retribuiti, come invece sta facendo qualche consigliere, usufruendo di giorni lavorativi di permesso. Ritengo che gli sprechi in politica non siano riconducibili ad un ente con le dimensioni del Comune di Quartucciu. A chi si adopera per la comunità e ha delle responsabilità anche penali, uno stipendio dignitoso bisogna garantirlo». (g. da.) Fonte l’Unione Sarda

COMUNE SCONTRO SULLE INDENNITA’ DEI CONSIGLIERI

Bagarre in Consiglio sui gettoni di presenza. Dopo le polemiche sull’assunzione di un consigliere di maggioranza in una delle imprese che fanno parte del maxi appalto per la rete del gas (di cui Quartucciu è Comune capofila), maggioranza e opposizione si scontrano sulle indennità dei consiglieri. La mozione era stata presentata dal gruppo “Impegno Comune” ed è stata poi appoggiata dal gruppo “Quartucciu città moderna” e , inizialmente anche da Bruno Flavio Martingano del Movimento cinque stelle che poi però, al momento del voto, si è astenuto. La richiesta: diminuire del dieci per cento i gettoni di presenza. La maggioranza ha bocciato all’unanimità.

«Uno scandalo», sbotta Giorgio Mascia del gruppo Quartucciu città moderna, «considerato che per ogni presenza in Consiglio, il rimborso è di meno di venti euro, non si sarebbero certo impoveriti. Ma hanno preferito bocciare la proposta». Nella scorsa seduta del Consiglio comunale, Mascia ha dichiarato pubblicamente che utilizzerà il suo stipendio da consigliere per acquistare verde pubblico: «Metterò subito una pianta in via Armando Sundas, dove c’è un albero ormai morto perché non l’hanno mai annaffiato». Il sindaco Lalla Pulga, sulla bocciatura della mozione: «Ci è sembrata una proposta strumentale e demagogica, anche perché stiamo parlando di cifre veramente irrisorie». (g. da.) Fonte l’Unione Sarda