COMUNICATO STAMPA – ASSEMBLEA COMITATO SI.NO.NUCLE 21-01-2015 – ORISTANO

COMITATO.SI.NONUCLE

                                           COMITATO PER IL “SI “

         NEL REFERENDUM CONSULTIVO SUL NUCLEARE IN SARDEGNA

 

Email comitato.si.nonucle@tiscali.it – Rif. Provvisorio Tel/fax – 0784/415249 – 348/7815084

 

COMUNICATO STAMPA     A TUTTI GLI ORGANI DI INFORMAZIONE

ASSEMBLEA GENERALE COMITATO.SI.NO.NUCLE

 

DELIBERE N. 1 E INIZIATIVE  – CARTA DI RESPONSABILITA’ E NONUCLE-DAY

 

L’Assemblea Natzionale del comitato Si.No.Nucle, che si era costituito per promuovere la campagna referendaria a favore del SI nel referendum istituzionale del 2011 con quesito “Sei contrario all’installazione in Sardegna di centrali nucleari e di siti per lo stoccaggio di scorie radioattive da esse residuate o preesistenti ?” nel quale il 97% dei votanti aveva espresso la netta indisponibilità del territorio sardo non solo alle centrali nucleari ma anche allo stoccaggio di scorie radioattive, riunitasi ad Oristano il 31-01-15;

  • Considerato che alla Sardegna potrebbe essere imposto il Deposito Nazionale per i rifiuti radioattivi e Parco Tecnologico ed essere condannata al più grande disastro ambientale e sociale della sua storia;
  • Considerato che è dovere storico del Comitato Si.No.Nucle la difesa della volontà espressa dal popolo sardo nel referendum del 2011 in merito ai “…siti per lo stoccaggio di scorie radioattive da esse residuate o preesistenti”.
  • Preso atto della volontà del comitato espressa, nell’assemblea di Santa Giusta del 17/01/14, nel sondaggio interno via internet e nell’assemblea di oggi 31/01/15 di riattivarsi, nello spirito del referendum del 2011, per sensibilizzare e coinvolgere tutto il popolo sardo contro la possibile imposizione delle scorie radioattive;
  • Preso atto che anche altri comitati si sono costituiti recentemente nel merito, in particolare il Comitato Sardo NoScorie, con il quale occorre una fattiva collaborazione e un unico coordinamento;
  • DELIBERA
  • Di adeguare il nome del comitato assumendo il nome Comitato NoNucle conservando gli stessi colori per simboli, bandire e materiale informativo.
  • Di istituire un coordinamento con il Comitato Sardo NoScorie che assumerà il nome Coordinamento NoNucle-NoScorie , con il compito di coordinare le iniziative.
  • Che l’argomento di azione sarà quello stesso del referendum del 2011 e del contesto necessariamente coinvolto.
  • Che l’ambito di riferimento e mobilitazione sarà tutta la Natzione Sarda.
  • Di formare comitati zonali e cittadini per organizzare eventi di sensibilizzazione coinvolgimento di tutti i sardi inteso come cittadini della Sardegna ed emigrati.DELIBERA LE SEGUENTI INIZIATIVE
  • Istituire la CARTA DI RESPONSABILITA’ – CARTA DE RESPONSABILIDADE da stampare bilingue in 1.600.000 copie numerate da distribuire a tutti i sardi per coinvolgerli nella responsabilità generazionale consegnando simbolicamente a ciascuno la propria quota di responsabilità verso la generazione sarda vivente e specialmente verso le generazioni sarde future.
  • Di indire per il mese di aprile la NONUCLE-DAY – NONUCLE-DIE per CHIAMARE il popolo sardo ad una manifestazione di esistenza, di riaffermazione della volontà collettiva espressa nel referendum del 2011, di netta contrarietà alle scorie radioattive in Sardegna.
  • Di promuovere eventi in ogni comunità sarda, per sensibilizzazione, informazione, distribuzione della CARTA DI RESPONSABILITA’ e disponibilità alla mobilitazione collettiva del NONUCLE-DIE e alle altre promosse dal Coordinamento.
  • Di formulare una forma di DELIBERA NONUCLE da far adottare da tutte le istituzioni pubbliche sarde.
  • Oristano 31-01-15                                 Assemblea Natzionale Si.No.Nucle

IL VESTITO NUOVO DELL’IMPERATORE

C’era una volta un imperatore che amava così tanto la moda da spendere tutto il suo denaro soltanto per vestirsi con eleganza. Non aveva nessuna cura per i suoi soldati, né per il teatro o le passeggiate nei boschi, a meno che non si trattasse di sfoggiare i suoi vestiti nuovi: possedeva un vestito per ogni ora del giorno, e mentre di solito di un re si dice: “È nella sala del Consiglio”, di lui si diceva soltanto: “È nel vestibolo”.
Nella grande città che era la capitale del suo regno, c’era sempre da divertirsi: ogni giorno arrivavano forestieri, e una volta vennero anche due truffatori: essi dicevano di essere due tessitori e di saper tessere la stoffa più incredibile mai vista. Non solo i disegni e i colori erano meravigliosi, ma gli abiti prodotti con quella stoffa avevano un curioso potere: essi diventavano invisibili agli occhi degli uomini che non erano all’altezza della loro carica, o che erano semplicemente molto stupidi.
“Quelli sì che sarebbero degli abiti meravigliosi!”, pensò l’imperatore: con quelli indosso, io potrei riconoscere gli incapaci che lavorano nel mio impero, e saprei distinguere gli stupidi dagli intelligenti! Devo avere subito quella stoffa!”.
E pagò i due truffatori, affinché essi si mettessero al lavoro.
Quei due montarono due telai, finsero di cominciare il loro lavoro, ma non avevano nessuna stoffa da tessere. Chiesero senza tanti complimenti la seta più bella e l’oro più brillante, se li misero in borsa, e continuarono a così, coi telai vuoti, fino a tarda notte.
“Mi piacerebbe sapere a che punto stanno con la stoffa!”, pensava intanto l’imperatore; ma a dire il vero si sentiva un po’ nervoso al pensiero che una persona stupida, o incompetente, non avrebbe potuto vedere l’abito. Non che lui temesse per sé, figurarsi: tuttavia volle prima mandare qualcun altro a vedere come procedevano i lavori.
Nel frattempo tutti gli abitanti della città avevano saputo delle incredibili virtù di quella stoffa, e non vedevano l’ora di vedere quanto stupido o incompetente fosse il proprio vicino.
“Manderò dai tessitori il mio vecchio e fidato ministro”, decise l’imperatore, “nessuno meglio di lui potrà vedere che aspetto ha quella stoffa, perché è intelligente e nessuno più di lui è all’altezza del proprio compito”.
Così quel vecchio e fidato ministro si recò nella stanza dove i due tessitori stavano tessendo sui telai vuoti. “Santo cielo!”, pensò, spalancando gli occhi, “Non vedo assolutamente niente!”
Ma non lo disse a voce alta.
I due tessitori gli chiesero di avvicinarsi, e gli domandarono se il disegno e i colori erano di suo gradimento, sempre indicando il telaio vuoto: il povero ministro continuava a fare tanto d’occhi, ma senza riuscire a vedere niente, anche perché non c’era proprio niente.
“Povero me”, pensava intanto, “ma allora sono uno stupido? Non l’avrei mai detto! Ma è meglio che nessun altro lo sappia! O magari non sono degno della mia carica di ministro? No, in tutti casi non posso far sapere che non riesco a vedere la stoffa!”
“E allora, cosa ne dice”, chiese uno dei tessitori.
“Belli, bellissimi!”, disse il vecchio ministro, guardando da dietro gli occhiali. “Che disegni! Che colori! Mi piacciono moltissimo, e lo dirò all’imperatore.”
“Ah, bene, ne siamo felici”, risposero quei due, e quindi si misero a discutere sulla quantità dei colori e a spiegare le particolarità del disegno. Il vecchio ministro ascoltò tutto molto attentamente, per poterlo ripetere fedelmente quando sarebbe tornato dall’imperatore; e così fece.
Allora i due truffatori chiesero ancora soldi, e seta, e oro, che gli sarebbe servito per la tessitura. Ma poi infilarono tutto nella loro borsa, e nel telaio non ci misero neanche un filo. Eppure continuavano a tessere sul telaio vuoto.
Dopo un po’ di tempo l’imperatore inviò un altro funzionario, assai valente, a vedere come procedevano i lavori. Ma anche a lui capitò lo stesso caso del vecchio ministro: si mise a guardare, a guardare, ma siccome oltre ai telai vuoti non c’era niente, non poteva vedere niente.
“Guardi la stoffa, non è magnifica?”, dicevano i due truffatori, e intanto gli spiegavano il meraviglioso disegno che non esisteva affatto.
“Io non sono uno stupido!”, pensava il valente funzionario. “Forse che non sono all’altezza della mia carica! Davvero strano! Meglio che nessuno se ne accorga!” E così iniziò anche lui a lodare il tessuto che non riusciva a vedere, e parlò di quanto gli piacessero quei colori, e quei disegni così graziosi. “Sì, è davvero la stoffa più bella del mondo”, disse poi all’imperatore.
Tutti i sudditi non facevano che discutere di quel magnifico tessuto. Infine anche l’imperatore volle andare a vederlo, mentre esso era ancora sul telaio. Si fece accompagnare dalla sua scorta d’onore, nella quale c’erano anche i due ministri che erano già venuti, e si recò dai due astuti imbroglioni, che continuavano a tessere e a tessere… un filo che non c’era.
“Non è forse ‘magnifique’?”, dicevano in coro i due funzionari; “Che disegni, Sua Maestà! Che colori!”, e intanto indicavano il telaio vuoto, perché erano sicuri che gli altri ci vedessero sopra la stoffa.
“Ma cosa sta succedendo?”, pensò l’imperatore, “non vedo proprio nulla! Terribile! Che io sia stupido? O magari non sono degno di fare l’imperatore? Questo è il peggio che mi potesse capitare!”
“Ma è bellissimo”, intanto diceva. “Avete tutta la mia ammirazione!”, e annuiva soddisfatto, mentre fissava il telaio vuoto: mica poteva dire che non vedeva niente! Tutti quelli che lo accompagnavano guardavano, guardavano, ma per quanto potessero guardare, la sostanza non cambiava: eppure anch’essi ripeterono le parole dell’imperatore: “Bellissimo!”, e gli suggerirono di farsi fare un abito nuovo con quella stoffa, per l’imminente parata di corte.
“‘Magnifique’!, ‘Excellent’!”, non facevano che ripetere, ed erano tutti molto felici di dire cose del genere.
L’imperatore consegnò ai due imbroglioni la Croce di Cavaliere da tenere appesa al petto, e li nominò Grandi Tessitori.
Per tutta la notte prima della parata di corte, quei due rimasero alzati con più di sedici candele accese, di modo che tutti potessero vedere quanto era difficile confezionare i nuovi abiti dell’imperatore. Quindi fecero finta di staccare la stoffa dal telaio, e poi con due forbicioni tagliarono l’aria, cucirono con un ago senza filo, e dissero, finalmente: “Ecco i vestiti, sono pronti!”
Venne allora l’imperatore in persona, coi suoi più illustri cavalieri, e i due truffatori, tenendo il braccio alzato come per reggere qualcosa, gli dissero: “Ecco qui i pantaloni, ecco la giacchetta, ecco la mantellina…” eccetera. “Che stoffa! È leggera come una tela di ragno! Sembra quasi di non avere indosso nulla, ma è questo appunto il suo pregio!”
“Già”, dissero tutti i cavalieri, anche se non vedevano niente, perché non c’era niente da vedere.
“E ora”, dissero i due imbroglioni, se Sua Maestà Imperiale vorrà degnarsi di spogliarsi, noi lo aiuteremo a indossare questi abiti nuovi proprio qui di fronte allo specchio!”
L’imperatore si spogliò, e i due truffatori fingevano di porgergli, uno per uno, tutti i vestiti che, a detta loro, dovevano essere completati: quindi lo presero per la vita e fecero finta di legargli qualcosa dietro: era lo strascico. Ora l’imperatore si girava e rigirava allo specchio.
“Come sta bene! Questi vestiti lo fanno sembrare più bello!”, tutti dicevano. “Che disegno! Che colori! Che vestito incredibile!”
“Stanno arrivando i portatori col baldacchino che starà sopra la testa del re durante il corteo!”, disse il Gran Maestro del Cerimoniale.
“Sono pronto”, disse l’imperatore. “Sto proprio bene, non è vero?” E ancora una volta si rigirò davanti allo specchio, facendo finta di osservare il suo vestito.
I ciambellani che erano incaricati di reggergli lo strascico finsero di raccoglierlo per terra, e poi si mossero tastando l’aria: mica potevano far capire che non vedevano niente.
Così l’imperatore marciò alla testa del corteo, sotto il grande baldacchino, e la gente per la strada e alle finestre non faceva che dire: “Dio mio, quanto sono belli gli abiti nuovi dell’imperatore! Gli stanno proprio bene!”
Nessuno voleva confessare di non vedere niente, per paura di passare per uno stupido, o un incompetente. Tra i tanti abiti dell’imperatore, nessuno aveva riscosso tanto successo.
“Ma l’imperatore non ha nulla addosso!”, disse a un certo punto un bambino.
“Santo cielo”, disse il padre, “Questa è la voce dell’innocenza!”. Così tutti si misero a sussurrare quello che aveva detto il bambino.
“Non ha nulla indosso! C’è un bambino che dice che non ha nulla indosso!”
“Non ha proprio nulla indosso!”, si misero tutti a urlare alla fine. E l’imperatore rabbrividì, perché sapeva che avevano ragione; ma intanto pensava: “Ormai devo condurre questa parata fino alla fine!”, e così si drizzò ancora più fiero, mentre i ciambellani lo seguivano reggendo una coda che non c’era per niente.

Hans Christian Andersen

ELOGIO ALLA DEMOCRAZIA DIRETTA

Un presidente che scende dal bus, che dura in carica un anno, che fa il discorso dal mercato che frequenta, che non ha scorta e corazzieri al seguito e che elogia la democrazia diretta. Un presidente così E’ IL RISULTATO della democrazia diretta.La presidente Simonetta Sommaruga paragona la Svizzera ad un mercato cittadino: un luogo in cui tutto il mondo si ritrovaELOGIA ALLA DEMOCRAZIA DIRETTA

“Care concittadine, Cari concittadini,

da molti anni faccio la spesa proprio qui, al mercato in Piazza federale. Compro frutta e verdura, ma anche piantine per il mio giardino. E continuerò a farlo anche durante il mio anno di presidenza.

Perché andare al mercato è un’esperienza così particolare? In fin dei conti potremmo ordinare tutto su Internet, senza nemmeno uscire di casa. Per me la risposta è chiara e penso che siamo in molti a pensarla così.

Mi piace andare al mercato perché conosco le bancarelle e le persone che ci lavorano, so chi vende il formaggio migliore e i fiori più belli. Incontro amici e conoscenti e alcune volte posso scambiare quattro chiacchiere. Per me il mercato significa familiarità e vicinanza.

La familiarità e la vicinanza sono anche caratteristiche della nostra democrazia diretta.

In nessun altro Paese i cittadini hanno così tanto potere e responsabilità. Ed è proprio questo che mi piace della nostra democrazia: il suo coraggio e la grande fiducia che ha in noi.

Alcuni pensano che la democrazia diretta non sia un sistema al passo coi tempi: ritengono che nel mondo interconnesso di oggi la popolazione non è più in grado di decidere su temi molto complessi. È un’opinione che non condivido per nulla.

Anzi, sono convinta che il nostro sistema politico sia particolarmente adatto alla nostra epoca. Da noi, infatti, le responsabilità sono assunte non soltanto dal Consiglio federale e dal Parlamento, ma anche dalle cittadine e dai cittadini che possono esercitare la loro influenza e partecipare alle decisioni. È proprio questa partecipazione che crea vicinanza e fonda la nostra identità. Ed è proprio questo di cui abbiamo bisogno.

È sempre stato così e continua ad esserlo oggi più che mai, nell’era della globalizzazione.

Il nostro Paese nel ventunesimo secolo assomiglia a un mercato come questo, dove la globalizzazione già da tempo fa sentire i suoi effetti. Il tonno del pescivendolo non è stato pescato nel lago di Thun, il mango non è stato raccolto sulle rive dell’Aar.

Oggi, nei nostri mercati, la frutta esotica e altri prodotti da tutto il mondo sono venduti insieme alle mele e alle insalate delle nostre campagne.

E ciò nonostante – o forse proprio per questo – qui ci sentiamo a casa. Un mercato è un luogo aperto a tutti. Un luogo di scambio. Un luogo in cui tutto il mondo si ritrova. Un luogo dove proviamo un senso di vicinanza e dove abbiamo le nostre radici.

Care concittadine, cari concittadini, cosa rende particolare il nostro Paese? Cosa forma la nostra identità? La nostra tradizione, le nostre radici? Oppure la nostra apertura, i nostri legami con il mondo, la nostra solidarietà?

Non c’è una sola risposta, ma valgono entrambe: le nostre radici e i nostri legami con il mondo.

Care concittadine, cari concittadini, l’anno che sta per iniziare di certo non sarà facile. Ma sono convinta che può essere un buon anno.

Auguro di cuore a tutti voi e ai vostri cari forza,  salute e ogni bene per il nuovo anno”.

Qui il video integrale
http://www.rsi.ch/news/svizzera/Elogio-alla-democrazia-diretta-3428842.html

 

LE TUTELE CRESCENTI

Con l’approvazione del “job acts” le nuove regole entreranno in vigore soltanto per i nuovi assunti, mentre per quelli che verranno occupati entro la mezzanotte del giorno prima dell’entrata in vigore del decreto delegato – 01 Gennaio 2015 – seguiteranno ad operare le regole attuali.
Avranno ragione di pensare che non provocherà in noi una reazione di massa ed una giusta protesta se la riduzione delle tutele dei lavoratori non ci tocca direttamente ma colpirà le prossime generazioni ed il futuro dei nostri figli ?


Se così fosse allora siamo destinati a soccombere nel girone degli ignavi.

Tratto dalla divina commedia canto terzo dell’inferno ” gli ignavi ”
«Questo misero modo
tegnon l’anime triste di coloro
che visser sanza ‘nfamia e sanza lodo.
Mischiate sono a quel cattivo coro
de li angeli che non furon ribelli
né fur fedeli a Dio, ma per sé fuoro.
Caccianli i ciel per non esser men belli,
né lo profondo inferno li riceve,
ch’alcuna gloria i rei avrebber d’elli».
E io: «Maestro, che è tanto greve
a lor che lamentar li fa sì forte?».
Rispuose: «Dicerolti molto breve.
Questi non hanno speranza di morte,
e la lor cieca vita è tanto bassa,
che ‘nvidïosi son d’ogne altra sorte.
Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa».

La condizione degli ignavi è la peggiore, in quanto non vengono neanche riconosciuti come veri uomini: non avendo giocato la loro libertà rimangono senza giudizio, fuori sia dall’Inferno sia dal Paradiso, sono coloro che vissero “sanza ‘nfamia e sanza lodo”.

IO NON SO

Io non so se il MoVimento 5 Stelle risolleverà le sorti della politica italiana.

Io non so se il MoVimento 5 Stelle avrà ancora altri parlamentari o senatori che andranno via.

Io non so quanto il MoVimento si possa “allontanare” da Beppe.

Io non so se Alessandro, Luigi, Carla, Carlo e Roberto riusciranno nel loro enorme compito di mediare senza strutturare (approfitto per abbracciarli).

Io non so se per il MoVimento 5 Stelle sia giusto andare in tv o meno.

Io non so se il MoVimento 5 Stelle stia perdendo o acquisendo consensi (e francamente mi interessa poco).

Io non so se il MoVimento 5 Stelle sarà la forma definitiva per la cittadinanza attiva rispetto a partiti ormai autoreferenziali ed ingessati.

Ma una cosa la so.

So che ieri mentre noi eravamo in riunione. Quella riunione che i media vi hanno raccontato in ogni modo e che invece è stata il punto di partenza per cercare di risolvere alcuni problemi che noi Portavoce abbiamo. Di tanto in tanto lanciavo uno sguardo sui Social e notavo tante foto di attivisti impegnati a studiare carte dei loro comuni, a seguire i loro consigli comunali o addirittura fare da consiglieri nelle loro città.

Ebbene sono certo che questo non si fermerà più.
Questo seme di cittadinanza attiva fiorirà.
Tutte quelle immagini mi hanno dato una sola ed unica grande certezza:
Noi abbiamo già vinto!!!

Grazie a tutti voi Cittadini da un cittadino.  G.D’Ambrosio

 

ndr    Grazie Beppe per  aver riacceso in noi la voglia di cambiare.

Cittadino B.F.Martingano

CITTADINI AL CIRCO MASSIMO

Questa foto a me piace molto: rivedo le firme di tante persone che sono venute a trovarci al gazebo di Quartucciu durante la manifestazione .al Circo Massimo di Roma: portavoce alla camera, al senato, al parlamento europeo e attivisti, ma soprattutto semplici Cittadini, emigrati Sardi o persone che vivono e lavorano in Italia e all’estero, giovani universitari e pensionati. E’ per tutti loro che la Rivoluzione ha un senso, per noi, per i nostri figli e per ogni abitante dei piccoli comuni e delle grandi metropoli. Dobbiamo cambiare questo paese prima che sia troppo tardi. Dobbiamo avere il coraggio di dirlo a voce alta e di stare in mezzo alla gente.

Bruno Flavio Martingano

04 OTTOBRE 2014: PRESENTAZIONE DEL VOLANTONE SARDEGNA

dal Comunicato politico numero uno
La democrazia può partire solo dal basso. Il nuovo Rinascimento avrà origine nei Comuni.
dal Comunicato politico numero 7
Senza informazione libera non c’è democrazia. Se l’informazione diventa strumento di interessi privati e dei partiti non c’è democrazia.

Un gruppo di persone si costituisce come tale quando hanno in comune un progetto, uno stesso obiettivo da raggiungere.
Il Volantone Sardegna nasce per dare la voce ai Cittadini e ai loro problemi, per proporre delle soluzioni a 5 stelle che hanno una unica priorità: il bene comune.
La versione cartacea del Volantone non esclude il web, anzi rappresenta uno strumento in più di comunicazione.
Ricordiamoci tutti che Beppe non scrive solo sul blog, ma parla direttamente nelle piazze alla gente !!!
Il Volantone Sardegna nasce nel tentativo di realizzare una libera informazione senza contributi di Stato:
i Cittadini si autofinanziano e stampano per la prima edizione più di 6000 copie cartacee;
i Cittadini scrivono articoli inerenti problematiche regionali, territoriali e comunali e concedono la liberatoria per pubblicarli gratuitamente;
i Cittadini si prodigano per l’impaginazione e la parte grafica editoriale, dedicando del tempo prezioso senza alcun tornaconto economico.
Persino i committenti sono tenuti a pagare le copie ordinate !!!

Il MoVimento 5 Stelle è una libera associazione di cittadini. Non è un partito politico nè si intende che lo diventi in futuro. Non ideologie di sinistra o di destra, ma idee. Vuole realizzare un efficiente ed efficace scambio di opinioni e confronto democratico al di fuori di legami associativi e partitici e senza la mediazione di organismi direttivi o rappresentativi, riconoscendo alla totalità dei cittadini il ruolo di governo ed indirizzo normalmente attribuito a pochi

Bruno Flavio Martingano

[youtube id=”nzZGKPrDtHY” width=”600″ height=”350″]

LE DOCCE GELATE NON BASATANO: L’APPELLO DI SALVATORE USALA

Matteo Renzi: Le docce gelate non bastano, devi portare il fondo della non autosufficienza ad almeno un miliardo di euro.

 

Salvatore Usala Cagliari, Italy

 

 

Firma la petizione

 

Quest’estate abbiamo visto migliaia di persone, famose e non, gettarsi acqua ghiacciata in testa per aumentare la consapevolezza sulla Sclerosi Laterali Amiotrofica, detta più comunemente SLA. Tra queste anche Matteo Renzi, al quale lancio il mio appello: le docce gelate non bastano, devi portare il fondo della non autosufficienza ad almeno un miliardo di euro.Mi chiamo Salvatore Usala, felicemente sposato da 39 anni, da circa 10 ho un’amante di nome SLA. Mia moglie non gradiva ma dopo ci ha fatto l’abitudine.

La malattia è una costante certezza che accompagna l’umanità. Negli ultimi decenni la medicina ha fatto passi da gigante, sopratutto grazie allo sviluppo dell’elettronica e dell’informatica che ha dato un determinante sviluppo alla prevenzione e alla diagnosi. Purtroppo esistono malattie analizzate e descritte da più di cento anni delle quali ancora si sa troppo poco e chi ha la sfortuna di averle risulta al momento inguaribile. Le malattie in question sono prettamente nerologiche, le più devastanti sono sicuramente le neuromuscolari. Io ho l’onore di essere il prescelto da una delle più infide, la SLA. Dico onore perché nella vita si ha una sola certezza, la morte. Ebbene, se devo morire prima o poi, considero un’esperienza umana ed emotiva e di riscoperta dei valori della vita convivere con la SLA.

La convivenza con una malattia quale la SLA presuppone una serie di problematiche di difficile soluzione. Pur essendo una malattia inguaribile, e chiaramente curabile sotto molti punti di vista. Bisogna adeguare il decadimento fisico, rafforzando quello psicologico: cosa non semplice ma fattibile se si riesce a trovare una rete assistenziale di supporto. In questi casi, è indispensabile il controllo vigile di una persona 24 ore al giorno che garantisca la verifica di parametri vitali, il controllo della stomia, la verifica delle apparecchiature di supporto. Queste operazioni sono riservate a medici e infermieri di rianimazione che hanno la professionalità e l’esperienza indispensabili. La cura ed il supporto domiciliare e la soluzione ideale in quanto il contorno famigliare è la panacea a molti dei problemi che possono minare una minima qualità della vita.

Questa è la mia storia, che mi consente di vivere con serenità, tranquillità e direi anche gratificazione la mia seconda vita. Il mio cruccio è che non tutte le situazioni in Italia sono rosee come la mia: ci sono troppe differenze tra le varie ASL, che non consentono un uguale presa in carico; ci sono malati e famiglie che soffrono per mancanza totale di un supporto logistico che gli consenta di fruire di quei diritti consolidati; molti comuni vivono in una realtà di ignoranza più totale delle norme e delle leggi.

Bisogna lavorare ancora tanto perché domani la voglia di vivere prevalga sulla disperazione con un ritorno anche economico sociale di grande rilevanza. Le lungo degenze in rianimazione, invece che a casa del malato, costano alla collettività tanto in termini economici e riducano alla stregua di animali in gabbia i malati. Le cure a domicilio sono la soluzione ma per renderle accessibili a tutti i malati in condizioni di non autosufficienza è fondamentale aumentare i fondi a disposizione.

Caro Matteo Renzi, spero che questo mio appello la aiuti a farla passare dalle parole ai fatti. I disabili gravi e gravissimi hanno bisogno degli affetti familiari, hanno bisogno di assistenza indiretta per restare a casa. Sblocchi subito i 350 milioni del fondo sulla non autosufficienza e lo porti ad un miliardo di euro.

La nostra opulenta società non può non mettere in cima alle priorità l’essere umano con la sua dignità, le sue debolezze e i suoi bisogni, curando le giuste esigenze dei bilanci, senza trascurare i livelli minimi di assistenza fisica e psicologica.

 

Firma la pet

TRASPARENZA

Come tutti i “valori” anche per la trasparenza si corre il rischio di sfumare in un concetto assolutamente astratto .

Per scongiurare ciò deve essere recepita in contrapposizione a tutto quello che si intende occultare per favorire interessi personali o di gruppo, configurandosi al contrario quale esigenza di chiarezza, di comprensibilità e di non equivocità di una realtà politica quale la nostra e del suo agire a livello regionale, anche al fine di garantire il buon andamento dell’azione stessa.

In tale prospettiva, la trasparenza è il viatico della chiarezza e della comprensibilità dell’azione .