Aggiungi un posto a tavola

Spaghetti alle alici: 1 euro e 60 centesimi. Pesce spada alla griglia: 3 euro e 55. Più caro il filetto di orata in crosta di patate: 5 euro e 23 centesimi. Sono i prezzi privilegiati del ristorante di Montecitorio, svelati dal deputato dell’Idv Carlo Monai, attraverso L’Espresso. Il menù della casta sta facendo però infuriare la blogosfera.

E se organizzassimo una bella gita con un volo low cost?!?

HANDALA VA A SCUOLA

È un bambino di 10 anni, con capelli ispidi, piedi nudi e toppe sui vestiti;

il suo volto non è visibile poiché viene mostrato sempre di spalle e con le mani intrecciate dietro la schiena,

come una presenza muta ma ostinata.

Il personaggio ha molteplici significati: la sua testa assomiglia a un sole,  che simboleggia il futuro; i suoi capelli sono come gli aculei di un riccio, per difendersi;  ha i piedi nudi perché è povero come i bambini dei campi di rifugiati; mostra sempre le spalle a chi lo guarda perché non d’accordo con la situazione attuale  (mostrerà il suo volto solo quando la situazione cambierà); lo sguardo è rivolto ai villaggi,  al mondo; è rimasto bambino, perché quando fu costretto ad abbandonare il suo villaggio era bambino, e la sua vita continuerà, e quindi crescerà, solamente quando potrà fare ritorno a casa.

Su di lui, il suo autore ha scritto: «Inizialmente era un bambino palestinese, ma il suo significato si è sviluppato con un orizzonte prima nazionale, poi globale e umano. È un semplice bambino povero, e questa è la ragione per la quale le persone lo hanno adottato e lo sentono come simbolo della loro coscienza».

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Siamo professori…MERITEVOLI

La meritocrazia è la parola d’ordine del processo di riforma del sistema universitario.

Viene addirittura proposta come la soluzione di quella che ai più appare invece una contraddizione insormontabile: affermare che l’Università è la prima e fondamentale risorsa per lo sviluppo e tagliare allo stesso tempo finanziamenti che sono già di molto inferiori a quelli ad essa destinati negli altri paesi, ridurre personale e stipendi reali, bloccare a tempo indeterminato avanzamenti di carriera e l’ingresso di nuove forze.

Eliminiamo fannulloni, bamboccioni e cortigiani vari – per non parlare degli incapaci – e si realizzerà il miracolo: non spenderemo quasi nulla e saremo tutti “bravi”.

Quanto ci costano le missioni di pace……

  1. Caporal maggiore GIOVANNI BRUNO
  2.  Capitano di fregata BRUNO VIANINI – 3 febbraio 2005
  3. Caporal maggiore capo MICHELE SANFILIPPO – 11 ottobre 2005
  4. Tenente MANUEL FIORITO 5 maggio 2006
  5. maresciallo LUCA POLSINELLI – 5 maggio 2006
  6. Tenente colonnello CARLO LIGUORI – 2 luglio 2006
  7. Caporal maggiore GIUSEPPE ORLANDO – 20 settembre 2006
  8. Caporal maggiori GIORGIO LANGELLA  26 settembre 2006
  9. VINCENZO CARDELLA – 26 settembre 2006
  10. Agente Sismi LORENZO D’AURIA – 24 settembre 2007
  11. Maresciallo capo DANIELE PALADINI – 24 novembre 2007
  12. Maresciallo GIOVANNI PEZZULO – 13 febbraio 2008
  13. Caporal maggiore ALESSANDRO CAROPPO – 21 settembre 2008
  14. Maresciallo ARNALDO FORCUCCI – 15 gennaio 2009
  15. Caporal maggiore ALESSANDRO DI LISIO – 14 luglio 2009
  16. Tenente ANTONIO FORTUNATO, 17 settembre 2009
  17. Sergente Maggiore ROBERTO VALENTE, 17 settembre 2009
  18. Primo caporal maggiore MATTEO MUREDDU, 17 settembre 2009
  19. Primo Caporal Maggiore GIANDOMENICO PISTONAMI, 17 settembre 2009
  20. Primo Caporal Maggiore MASSIMILIANO RANDINO, 17 settembre 2009
  21. Primo Caporal Maggiore DAVIDE RICCHIUTO – 17 settembre 2009
  22. Caporal maggiore ROSARIO PONZIANO – 15 ottobre 2009
  23. Agente Aise PIETRO ANTONIO COLAZZO – 26 febbraio 2010
  24. Sergente MASSIMILIANO RAMADU’ 17 maggio 2010
  25.  caporalmaggiore LUIGI PASCAZIO – 17 maggio 2010
  26. Caporal maggiore scelto FRANCESCO SAVERIO POSITANO – 23 giugno 2010
  27. Capitano MARCO CALLEGARO – 25 luglio 2010
  28. Primo maresciallo MAURO GIGLI  28 luglio 2010
  29. caporal maggiore capo PIERDAVIDE DE CILLIS – 28 luglio 2010
  30. Tenente ALESSANDRO ROMANI – 17 settembre 2010
  31. Primo caporal maggiore GIANMARCO MANCA,
  32. Primo caporal maggiore FRANCESCO VANNOZZI,
  33. Primo caporal maggiore SEBASTIANO VILLE,
  34. Caporal maggiore MARCO PEDONE – 9 ottobre 2010
  35. Caporal maggiore MATTEO MIOTTO – 31 dicembre 2010
  36. Caporal maggiore LUCA SANNA – 18 gennaio 2011
  37. Tenente MASSIMO RANZANI – 28 febbraio 2011
  38. Tenente colonnello dei carabinieri CRISTIANO CONGIU – 4 giugno 2011.
  39. Caporal maggiore scelto GAETANO TUCCILLO – 2 luglio 2011
  40. Primo caporal maggiore ROBERTO MARCHINI – 12 luglio
  41. Caporal maggiore David Tobini – 25 Luglio 2011

C’è la crisi. C’è ed è tutta per noi!!!

C’è  un  settore che non viene nemmeno sfiorato dai sacrifici per la causa comune.

Quello dei politici di professione1.032 parlamentari europei e nazionali, ministri, vice-ministri e sottosegretari, 1.366 presidenti, assessori e consiglieri regionali, 4.528 presidenti, assessori e consiglieri provinciali, 138.619 sindaci, assessori e consiglieri comunali, circa 12.000 consiglieri circoscrizionali e dei municipi, circa 24.000 componenti delle circa 7.000 società partecipate, enti, consorzi, autorità d’ambito, aziende sanitarie locali.  In tutto circa 145.000.   Poi ci sono quasi 318.000 persone con un incarico e/o consulenza a vario titolo presso amministrazioni pubbliche, un numero imprecisato di componenti del personale di staff e supporto dei vari rappresentanti politici.  Secondo le stime della U.I.L. sono circa 1,3 milioni gli italiani che vivono direttamente o indirettamente di politica: “Ogni anno i costi della politica, diretti e indiretti, ammontano a circa 18,3 miliardi di euro, a cui occorre aggiungere i costi derivanti da un ‘sovrabbondante’ sistema istituzionale quantificabili in circa 6,4 miliardi di euro, arrivando così alla cifra di 24,7 miliardi di euro.  Una somma che equivale al 12,6% del gettito Irpef (comprese le Addizionali locali), pari a 646 euro medi annui per contribuente”.   A puro titolo di esempio, “per le consulenze, gli incarichi, le collaborazioni e le spese per i comitati e varie commissioni la spesa nel 2009 è stata di 3 miliardi di euro.  Per i compensi, le spese di rappresentanza, il funzionamento dei consigli di amministrazione, organi collegiali, delle Società pubbliche o partecipate ed Enti, locali e nazionali, si sono spesi nel 2010 2,5 miliardi di euro.”

Quirra, lavoro a ogni costo?

Ci sono delle vicende che sembrano proprio evidenziare molto bene il livello di mera sussistenza dell’economia di numerose parti della Sardegna.

Uno dei casi più eclatanti è quello che sta emergendo con prepotenza a Quirra.

I fatti sono ormai noti. Nel gennaio 2011, come accaduto varie volte nel corso degli ultimi 15 anni, la Stampa regionale porta alla ribalta alcuni parziali elementi nuovi riguardo lo strano inquinamento di Quirra.  Dieci allevatori su diciotto, impegnati in sette aziende agro-pastorali sulle dodici esistenti nell’area di Quirra (aziende operanti in un raggio di 2,7 km dal poligono) hanno contratto patologie tumorali nel periodo 2000-2010. Frequenti le malformazioni di animali da allevamento. Secondo i dati raccolti dal comitato “Gettiamo le basi”, i malati di tumori o linfomi sarebbero complessivamente ben 68 dal2001 a oggi (23 militari e familiari di militari e lavoratori presso il Poligono, 6 dipendenti della Vitrociset, 21 residenti a Quirra). Non risulta alcuna indagine epidemiologica ufficiale e risolutiva.

Il Procuratore della Repubblica di Lanusei Domenico Fiordalisi apre un’indagine penale, inizia a fare sopralluoghi, manda la polizia giudiziaria a svolgere tutte le attività di competenza, nomina consulenti tecnici, interroga testimoni, verifica date, immagini, relazioni sanitarie, fa analizzare “reperti”, raccoglie dati e informazioni dalle fonti più disparate, iscrive nel registro degli indagati varie persone, fra cui autori di indagini poco scientifiche.     Ha agito quale un magistrato investito delle funzioni inquirenti deve fare, in tutte le direzioni plausibili, senza preconcetti.         Ha tratto delle conclusioni provvisorie del suo ampio lavoro: vi sarebbero elementi seri e fondati che proverebbero l’inquinamento ambientale dell’area del Poligono e i rischi sanitari, per cui ha chiesto un provvedimento cautelare e, il 12 maggio 2011, l’ha ottenuto dal G.I.P. Paola Murru.  Il decreto di sequestro preventivo relativo a quasi tutta l’area del Poligono è stato confermato dal Tribunale del riesame di Lanusei in composizione collegiale.

Entro la fine luglio  il poligono dovrà esser sgombrato da migliaia di capi di bestiame, ma vi potrà, però, esser svolta l’attività militare e industriale preventivamente autorizzata dal Ministero della difesa

Numerosi giudici ormai, quindi, condividono le prime valutazioni emerse dall’imponente lavoro svolto dalla Procura di Lanusei eppure si preannuncia una grave forma di disobbedienza civile: nessun allevatore è disposto a lasciare i terreni del poligono.

Poco importa che siano scaduti i disciplinari di co-uso del territorio per quasi tutti i Comuni interessati, per cui i pastori non avrebbero da mesi nemmeno titolo per restarvi.  Soprattutto poco importano le prime conclusioni provvisorie raggiunte dalla Procura sul rischio ambientale e igienico-sanitario.

Una delle funzioni fondamentali del sequestro preventivo è proprio quella di evitare che l’eventuale reato abbia ulteriori conseguenze, in questo caso di natura ambientale e sanitaria.

La “colpa” del Procuratore Fiordalisi, del Giudice Murru, dei giudici del Tribunale del riesame sarebbe quella di essersi convinti che gli elementi fin qui raccolti facciano supporre l’eventuale commissione di reati ambientali e sanitari, con relativi danni e rischi.

Ma la folle applicazione di su connottu prevede che mucche, capre e maiali rimangano lì dove sono.

Amministratori locali, sindacalisti, forze sociali finora silenziosi quando non malcelatamente ostili al lavoro della magistratura preparano e sostengono la disobbedienza a oltranza.  Paventano il rischio che la prossima tappa sia la chiusura del Poligono Sperimentale e di Addestramento Interforze di Quirra, la grande industria del Sarrabus e dell’Ogliastra, con le sue centinaia di posti di lavoro militari e civili, diretti e indiretti.

Eppure a settembre, stando ai programmi, si terrà nella base di Capo San Lorenzo il meeting finale di scienziati che studiano la cosidetta Cimic, ovvero la “Civil military cooperation”. Entro l’estate, la stessa Vitrociset di stanza presso il poligono di Quirra comincerà la produzione dei carrelli per la diagnostica e manutenzione a terra dei caccia U.S.A. Anche quelli, come nei tempi migliori, verranno prodotti a Quirra grazie a un grosso appalto internazionale vinto nei mesi scorsi.

Soluzioni a breve-medio termine, con il coinvolgimento dello Stato e della Regione, devono vedere indennizzi per gli allevatori e la delocalizzazione dei pascoli e del bestiame, almeno fin quando non sarà definitivamente noto qual è il livello e l’ubicazione di questo “strano” inquinamento.   Dopo dovrà seguire la bonifica ambientale e le opportune modifiche delle attività del Poligono.  Contemporaneamente, grazie anche ai fondi comunitari 2007-2013, devono esser programmate attività di miglioramento dei sistemi produttivi e della commercializzazione dei prodotti agro-pastoralidell’area, mediante la messa in comune di attività (acquisto mangimi, ricovero bestiame, commercializzazione del latte, ecc.) che oggi continuano a esser svolte singolarmente con costi ormai proibitivi.

Solo con un serio percorso condiviso che metta al centro la legalità, la salvaguardia ambientale e la tutela della salute pubblica vi potrà essere una vera crescita economico-sociale.  Il resto è solo demagogia.

Tribunale di Cagliari: l’ecomostro di Nebida dev’essere demolito.

Era ora. Il Tribunale di Cagliari ha deciso che l’ecomostro di Nebida dovrà essere demolito. Condannato, fra gli altri, l’allora dirigente del Comune di Iglesias Lamberto Tommasi (1 anno di arresto).   L’osceno palazzone con vista sul Pan di Zucchero, realizzato dalla società Porto Flavia s.r.l., venne posto sotto sequestro preventivo nel marzo 2008 su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari dopo l’esposto (23 marzo 2007) inoltrato dalle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra.

La storia di questo scempio ambientale è piuttosto lunga e travagliata, inizia con autorizzazioni da parte del Comune di Iglesias nel 2003.  Nel 2009, il Comune di Iglesias e la società Porto Flavia s.r.l. avrebbero raggiunto un accordo per sdoganare l’orrido ecomostro realizzato a Nebida, con l’abbattimento di due piani e il recupero della volumetria su terreni contigui che l’Igea s.p.a. (società mineraria in mano pubblica) sarebbe andata a cedere.

Pare che abbiano fatto i conti senza l’oste.

da La Nuova Sardegna, 22 luglio 2011

Nebida, l’ecomostro sarà demolito. Il verdetto: 5 condanne e l’abbattimento dell’hotel. Mauro Lissia

CAGLIARI. L’ecomostro di Santa Margherita di Nebida, uno spaventoso palazzo-hotel di sette piani a picco sul Pan di Zucchero, dovrà essere demolito. L’ha stabilito il tribunale presieduto da Massimo Poddighe, che ieri mattina ha chiuso con cinque condanne il processo ai titolari della società Porto Flavia e al funzionario comunale responsabile di aver avallato la sua costruzione malgrado una serie di illegittimità. Dieci mesi di arresto è la pena inflitta a Dario, Vincenzo, Cristina e Daniele Locci, colpevoli di abusi edilizi e violazioni ambientali, un anno per Lamberto Tomasi che i giudici hanno riconosciuto colpevole di abuso d’ufficio. Per il dipendente comunale di Iglesias è scattata anche l’interdizione dai pubblici uffici per la durata della pena, ma è l’ordine di ripristino dei luoghi firmato dal tribunale che ora pende sulla testa della società costruttrice in attesa dei successivi gradi del giudizio penale. Comunque sia una vittoria per le associazioni ecologiste  che si sono battute per fermare la realizzazione di quello che è apparso subito come un autentico scempio in una costa di straordinaria bellezza come quella di Nebida, fin’allora intatta. Per ricostruire questa vicenda di ordinaria speculazione bisogna risalire al 2001, quando la ditta Dario Locci di Domusnovas riesce a ottenere dal Comune di Iglesias il via libera per realizzare un residence di tre piani. Sembrava tutto in regola. Poi, nel 2003, la concessione edilizia passa alla società Porto Flavia, titolari sono ancora i Locci. Parte la richiesta per una variante e dal comune di Iglesias arriva ancora una volta l’autorizzazione: stando al progetto l’edificio sembrerebbe compatibile con gli strumenti urbanistici e le norme di tutela, nella realtà compare un ecomostro di sette piani, con seminterrato e mansarde, che s’affaccia

 

sul faraglione del Pan di Zucchero. E’ un terribile refuso ambientale, che macchia un paesaggio naturale incomparabile, talmente vistoso da aprire la strada a una sequenza di denunce e di proteste pubbliche. Il pm Andrea Massidda valuta gli atti e ottiene dal gip Giorgio Altieri il sequestro dell’edificio, un provvedimento che regge alla prova del Riesame e anche a quella della Cassazione. L’inchiesta giudiziaria va avanti e accerta come la concessione di nuove volumetrie, contenuta nella variante, risulti in pieno contrasto con gli indici stabiliti, con le altezze e le volumetrie possibili. Il magistrato passa al setaccio la filiera di varianti, di richieste di variante e conseguenti bocciature, diffide e modifiche che segnano il cammino del progetto, andato avanti nonostante l’area fosse coperta da tutele rigorose. Infine stabilisce che sono stati commessi reati e decide per la richiesta di rinvio a giudizio di tutti i responsabili.

La moschea dedicata a Gesù

La scelta di un imam in Giordania: è la prima volta nel mondo musulmano

GIACOMO GALEAZZI fonte LA STAMPA

CITTÀ DEL VATICANO
Il nazareno in moschea. E la Giordania diventa il Paese mediorientale campione del dialogo islam-cattolicesimo. Giordano è il principe Ghazi Bin Muammad Bin Talal, considerato in Vaticano uno fra gli interlocutori musulmani più affidabili. E giordano è l’imam di Madaba, città alle porte di Amman, Jamal Al Sufrati, che ha deciso di intitolare la sua moschea a Gesù. Figlio di Dio per i cristiani, profeta per i musulmani.

Si chiama «La moschea di Gesù Cristo» ed è la prima nel mondo musulmano contemporaneo ad essere intitolata al Messia dei cristiani. «Il mondo arabo è pieno di moschee che portano i nomi dei profeti tranne quello di Gesù. La moschea vuole portare un messaggio di convivenza e tolleranza», spiega l’imam spingendo più in là lo scontro di civiltà. Tre mesi fa Benedetto XVI aveva esortato in tv una donna musulmana della Costa D’Avorio a «far sentire la voce di Gesù, che anche lei crede come profeta». Ora nel nome di Cristo «uomo della pace» un ponte sostituisce un muro.

 

Rinnovabili, nasce il comitato contro gli impianti nelle aree verdi

Che le energie pulite e rinnovabili siano cosa buona, e che troppo poco vi si investa dalle nostre parti, non si discute. Allora perché un gruppo di cittadini e associazioni ha sentito il bisogno di creare un “Comitato nazionale contro il fotovoltaico e l’eolico nelle aree verdi”, che fra le altre cose rivendica un netto taglio agli incentivi statali ed una moratoria sulla costruzione dei nuovi impianti industriali fotovoltaici a terra ed eolici? Perché da sempre più regioni d’Italia si levano cori di protesta contro le distese di pannelli solari o di pale eoliche? Il Comitato, nato ufficialmente pochi giorni fa con la creazione di una pagina Facebook che ha in breve superato i 1200 iscritti, rappresenta in realtà l’unione di varie vertenze da anni attive sui territori. E non è che l’ultimo nato. Le ragioni che spingono a ribellarsi al sistema dei maxi-impianti sono fondamentalmente di due tipi. La prima è di tipo prettamente paesaggistico. Spesso infatti, in nome del rispetto dell’ambiente e dell’ecologia si costruiscono impianti che, se da un lato forniscono energie non inquinanti, dall’altro deturpano i paesaggi, rovinano le colline e le zone costiere. “Dobbiamo batterci sia per noi stessi che per le bellezze naturali d’Italia – si legge in una nota del neonato comitato – prima vanto e attrazione turistica, ora deturpate da questi mostri che dovrebbero produrre energie alternative ‘pulite’, non distruttive del territorio e che pertanto pulite non sono”. C’è poi una seconda ragione, di tipo etico. I maxi-impianti necessitano di grandi investimenti e fanno girare molti soldi. Sono un business, e come ogni business attirano investitori di ogni risma, dalle mafie, alle multinazionali estere, agli imprenditori collusi. Inoltre riproducono un modello di produzione energetico centralizzato, simile a quello nucleare. La caratteristica innovativa delle energie rinnovabili è invece proprio quella di essere potenzialmente democratiche. Una rete di impianti di produzione domestica è ad oggi una soluzione percorribile, che consentirebbe ad ogni ‘nodo’ di immettere la propria energia nel circuito, mettendo fine ai meccanismi di dipendenza energetica dei cittadini verso i produttori centrali. Pur con toni a volte eccessivamente aspri, e con richieste probabilmente eccessive – come il taglio agli incentivi statali – il “Comitato nazionale contro il fotovoltaico e l’eolico nelle aree verdi” ha il merito di porre l’accento su una questione fondamentale. Per affrontare il vero cambiamento è necessaria un drastica inversione di rotta; bisogna comprendere che la soluzione non giungerà dagli stessi meccanismi e dalle stesse dinamiche che hanno condotto alla situazione attuale; bisogna uscire dalla politica del ‘male minore’ ed abbracciare quella del ‘bene comune’, che tuteli l’ambiente e la vita in toto senza privilegiarne di volta in volta un aspetto a scapito di altri.

E’ ORA DI DIRE BASTA!!!

In Italia, la Banca Centrale a fine 2010 dichiara che il 10 per cento delle famiglie possiede il 45 per cento della ricchezza, mentre c’è un 50 per cento delle famiglie che in totale arriva a mettere insieme il 10 per cento della ricchezza totale. In Italia non è possibile scegliere i propri rappresentanti in Parlamento, ma si può solo votare persone scelte da qualcun altro e troppo spesso pregiudicate, sotto inchiesta o contraddistinte dalla partecipazione a vicende perlomeno torbide. In Italia la corruzione pubblica ha raggiunto livelli incredibili (come dichiarano ormai ogni anno i giudici della Corte dei Conti) ed i guadagni di Mafia, Camorra, Ndrangheta, sommati al mancato gettito determinato dall’evasione delle tasse basterebbero ad azzerare il deficit pubblico in pochissimi anni.     In Italia avremmo potuto ripianare una gran parte del debito pubblico se avessimo fatto pagare per il rientro dei capitali illegalmente portati all’estero una multa analoga a quella di Gran Bretagna o Stati Uniti.

Tutto è sotto gli occhi di tutti da circa dieci anni, eppure in due settimane la finanziaria è passata da 30 a quasi 80 miliardi di euro, come se ci fossero state cose scoperte all’improvviso. A me sembra, invece, che siamo nella situazione in cui dei medici incapaci si accorgono di un tumore e delle sue mille metastasi solo dopo aver preso i soldi per un’operazione inutile e dannosa, evitabilissima semplicemente leggendo i referti delle analisi, ma il paziente, nel frattempo è talmente peggiorato che le speranze di salvarlo sono ridotte al lumicino. Nessuno ha battuto ciglio: il Parlamento in tre giorni ha approvato il DPEF ed il Presidente della Repubblica, pronto con penna e calamaio, l’ha firmato a tempo di record. La borsa, però, non ha abboccato, i titoli di stato sono comunque ai loro minimi storici. Chi si era illuso che la stessa classe politica che ci ha condotto con ottimismo alla catastrofe fosse credibile per il risanamento ha avuto la sua risposta: devono andare tutti a casa. Nella finanziaria non c’è quasi niente di costruttivo o su cui poggiare nuovi scenari di sviluppo, c’è solo distruzione e privazione. Tutto a danno delle categorie deboli. Un lento, lentissimo prelievo, fatto in modo da non rendere percepibile la sua complessiva entità, fatto sui grandi numeri: quelli che rendono ogni famiglia inconsistente, impalpabile, ogni lavoratore una matricola, ogni dipendente  un potenziale precario. Un ‘prelievo’ fatto da chi ha perso ogni legame con la realtà fatta di latte e pane, di libri di scuola e di tumori all’apparato respiratorio, di mortadella e problemi cardiovascolari o diabete.  

Questi politici da baraccone che, alternandosi al potere, hanno inquinato ogni settore della società per garantirsi prebende e rimborsi, gettoni di presenza e tangenti, devono uscire di scena, quanto prima. Hanno fatto abbastanza danni.

I medici che non guardano l’orologio negli ospedali o nelle ASL e salvano vite o curano infermi con mille sacrifici, in condizioni disagevoli prima o poi si stancheranno di fare da parafulmine. Gli insegnanti delle scuole pubbliche che hanno visto trasformare il loro ruolo fondamentale nella crescita e nello sviluppo di un paese in qualcosa di accessorio, quasi inutile, prima o poi alzeranno la testa. I dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni che hanno regolarmente vinto un concorso, prima o poi, faranno valere la loro preparazione distinguendosi dai raccomandati. Le famiglie, specie quelle che hanno bambini piccoli, si ribelleranno a chi ipoteca il futuro dei loro figli e furbescamente sposta il pagamento di gabelle e tasse in là nel tempo e si ricorderanno che l’evasione c’è perché troppo spesso in passato è stato detto che le tasse non vanno pagate o, peggio, eluse proprio da chi doveva garantire il rispetto della legge.

I giovani non accetteranno che ci sia un’Italia in cui tutto è permesso né che la nostra storia e la nostra dignità come Popolo venga sempre derisa e infangata da chi dovrebbe difenderla ed onorarla. Serve un drastico cambio di scenario, una profonda riscrittura delle regole del vivere quotidiano, svuotate negli ultimi vent’anni, serve ricostruire il rapporto causa-effetto fra reato e pena, lavoro e benessere.

Chi prepara le tasse future e inquina il mondo in ogni sua dimensione: etica, ambientale, umana ed animale, deve uscire di scena perché ha tradito i propri figli e sta togliendo aria pulita ai propri nipoti. Per le sfide del futuro ci vogliono persone semplici e di buon senso che capiscano il nesso tra inquinamento e malattie, tra violazione dell’etica e diffusione della malavita, è ora che gli attuali attori della politica vadano a lavorare, magari facendo cose socialmente utili come lo smaltimento delle eco BALLE!!!